3.22.2017

Trota lacustre: la genesi



Trota Lacustre. La genesi.
Articolo e fotografie di Marco Altamura





Nella formazione e nella crescita di uno spinner sono molti i fattori che intervengono a determinare la predilezione o meno per un certo predatore piuttosto di un altro ; mi spiego meglio : fin da quando iniziai il mio rapporto d’amore con la pesca nei lontani anni ’70 , il pesce che più di altri contribuì a farmi innamorare di questa splendida disciplina fu la trota . Questo lungo processo di crescita fu senza dubbio facilitato da alcune scelte di vita che io e la mia famiglia facemmo in quei tempi . Infatti l’aver avuto una seconda casa in Val Seriana incise non poco nel determinare la mia predilezione verso i salmonidi che catturavo lungo fiumi , torrenti e riali di quel comprensorio montano . Questa sorta di “imprinting” ha finito per condizionare in positivo tutta la mia carriera di pescatore prima e di lanciatore poi ; le coloratissime fario e gli stupendi salmerini di fontana erano i soggetti preferiti delle mie prime uscite in pesca e l’esperienza maturata nelle acque correnti prima nella pesca al tocco con esche naturali e subito dopo nello spinning in torrente contribuirono alla formazione di tutto quel bagaglio di esperienza che ancora oggi mi porto appresso . Indubbiamente l’insidiare i salmonidi a quei tempi era molto più gratificante di quello che può essere la realtà di oggi giorno : in quegli anni frequentavo principalmente i riali delle piccole valli laterali che ancora non conoscevano le scellerate immissioni di materiale pronta-pesca tipiche dei nostri giorni .
Le trote ruspanti di quegli anni avevano pinne sviluppatissime e colori meravigliosi ; provenienti quasi esclusivamente dal ceppo “mediterraneo” , erano caratterizzate da purezza genetica e straordinario comportamento in canna : pesci indomabili , estremamente timidi e abituati a guadagnarsi i propri spazi nel torrente a scapito degli individui più deboli . Ben presto queste caratteristiche di rusticità e di aggressività delle mie prede accelerarono il mio avvicinamento al mondo delle esche artificiali che a quei tempi era rappresentato quasi esclusivamente dai cucchiai rotanti che la facevano da padroni e da qualche ondulantino da utilizzare nelle pozze più profonde ; ben lontani dalla moderna specializzazione portata al parossismo , non si conoscevano ancora le peculiarità catturanti dei piccoli minnows e , men che meno , delle soft-baits che oggi ci regalano meravigliose catture . Si catturava tanto e bene affidandosi principalmente al capostipite indiscusso del moderno spinning : il cucchiaio rotante . Tuttalpiù potevano variare le dimensioni e i pesi , mantenendo però inalterata l’efficacia di quelle che allora erano definite  “esche cromocinetiche”.
 La vicinanza del lago d’Iseo o Sebino alla mia seconda casa , ben presto mi fece apprezzare anche lo spinning in acque ferme nelle quali insidiavo principalmente persici reali , cavedani e lucci ; nel frattempo iniziavo a sentire dalle voci dei vecchi pescatori locali i racconti di catture costituite da un predatore dal carattere sfuggente e avvolto da un alone di mistero quale era la fantomatica trota Lacustre . Si insinuarono allora in me i prodromi di una fantastica sfida che  tutt’oggi raccolgo nei confronti di quel meraviglioso predatore pelagico che risponde al nome di Salmo Trutta Lacustris ma  che i locali chiamavano più semplicemente “Trutta” , quasi a voler affermare che quello era l’unico pesce appartenente al genere Salmo Trutta e degno di fregiarsi di tale appellativo . Da qui ad appassionarmi in maniera quasi esclusiva a questo predatore il passo fu breve : le prime uscite mirate a questo salmonide vedevano come teatro naturale l’ambiente lacustre dell’alto Sebino nei comuni di Lovere e Pisogne dove l’apporto di acque fresche e ossigenate del tributario fiume Oglio ne facilitavano  la presenza . 
Ad onore del vero questi primi tentativi non furono coronati da costanti successi , tuttavia servirono a farmi capire ed apprezzare le abitudini e i comportamenti di questo fantastico super predatore ; ben presto iniziai a spostarmi anche su altri bacini lacustri , in primis il Lario , che vantava una secolare tradizione di pesca alla Lacustre da parte di pescatori che la insidiavano principalmente con l’ausilio del natante impiegando la tecnica della Molagna o Trotiera . Nei primi anni ’80 tentare di insidiare questo pesce da riva e con la canna da spinning era considerato da tutti quantomeno un azzardo tanto da farmi apparire come un vero e proprio visionario sognatore ( in seguito presi coscienza di essere un precursore insieme a pochi altri di tale tecnica ) . La cerchia di amici pescatori che inizialmente mi accompagnarono nelle mie uscite invernali pian piano si assottigliò quasi completamente avviliti  e frustrati dall’esito quasi sempre negativo delle stesse ; non veniva accettato di buon grado il sacrificio di ore ed ore passate a lanciare nel vuoto senza alcun risultato e con l’aggravante non di poco conto di operare in  condizioni atmosferiche il più delle volte avverse . Lo sprone che mi faceva sopportare tutte queste difficoltà era ed è rappresentato dalla gioia e dall’immensa soddisfazione che dà anche una sola cattura di tale pesce così straordinariamente bello , combattivo ed affascinante .
Col passare degli anni , abbandonata la frequentazione delle valli bergamasche , iniziai a prendere confidenza con gli ambienti del lago Maggiore piemontese dove i miei genitori acquistarono un appartamento ; questo fu senza dubbio l’ulteriore e definitiva spinta che mi portò a dedicarmi anima e corpo alla ricerca di questo pregiato salmonide , pur non snobbando tutti gli altri predatori delle nostre acque interne . Le acque del Maggiore , sottoposte alla regolamentazione della Convenzione Italo-Elvetica , mi davano l’opportunità di dedicarmi alla ricerca del mio pesce preferito fin dal giorno venti di dicembre , giorno nel quale si aprivano le ostilità nei confronti della Trota di Lago , e si poteva quindi insidiare questo pesce prima che in tutti gli altri grandi bacini subalpini del nord Italia . Il fatto di avere un punto di appoggio sul posto mi facilitò non poco , consentendomi di pescare nei momenti più propizi ( alba e tramonto ) e , soprattutto , di inanellare una serie di uscite consecutive sfruttando al massimo le condizioni più favorevoli allorquando queste si presentavano . I periodi temporali di fine dicembre , gennaio , febbraio fino a metà marzo sono i miei preferiti per praticare questo tipo impegnativo di spinning soprattutto perché in tale periodo le Lacustri occupano la colonna d’acqua più superficiale e risulta ottimale l’utilizzo di minnows lipless e di ondulanti dalla forma stretta ed allungata , entrambe categorie di artificiali veramente efficaci per la ricerca di questo pesce .
L’azione di pesca si conduce a piede asciutto con lunghi lanci a raggera , prima paralleli alla costa e in seguito rivolti verso il centro lago facendo lavorare gli artificiali nei primi ottanta centimetri d’acqua , dove cioè il nostro salmonide è solito cacciare i pesci foraggio nel suo continuo  peregrinare tipico dei pesci ittiofagi e pelagici . Le tipologie degli spot più promettenti risultano essere quelle a spiaggia di media granulometria e con fondale digradante , le foci dei torrenti tributari , le rive a picco su specchi d’acqua ad alta profondità e i manufatti quali porti , imbarcadero , pontili e quant’altro possa fungere da riparo alla massa stabulante che nei mesi freddi cerca riparo in questi siti . Dal punto di vista delle condizioni atmosferiche , giova ricordare che la trota Lacustre è un pesce lucifugo che predilige cacciare in una situazione di scarsità di luce ; scarsità di luce che possiamo riscontrate all’alba o , meglio ancora , al crepuscolo .
In giornate chiare e soleggiate andrà data preferenza alle rive in completa ombra dove i nostri blasonati pesci amano sostare e cacciare . Una menzione particolare la meritano assolutamente le giornate perturbate con pioggia ed ancora meglio precipitazioni di tipo nevoso ; in questi frangenti il nostro salmonide sarà attivo durante tutto il giorno ampliando di molto le sue finestre di attività predatoria . Altro fattore ambientale fondamentale per l’esito delle nostre uscite è rappresentato dalla presenza o meno di sferzanti venti periodici e brezze tese tipiche delle giornate invernali ; questo moto ondoso facilità ed aumenta il tasso di ossigeno disciolto dell’acqua rendendo i salmonidi molto aggressivi e famelici nei confronti delle nostre insidie . Questo breve escursus rivolto al come e da quando mi sono appassionato a questo spinning estremamente tecnico non può ritenersi completo se non accennassi al tipo di attrezzatura necessaria per pescare correttamente : in primis la scelta della canna è l’elemento che maggiormente condizionerà il buon esito delle uscite . Nei lunghi anni di gavetta sul campo ( non finisce mai ! ) ho attraversato momenti e convinzioni anche diametralmente opposte tra loro . Ho iniziato con l’utilizzo di una canna “allround” con azione MH quando ancora non esistevano i multifili trecciati e non posso negare che qualche bel pesce l’ho perso anche a causa dell’attrezzatura ; con il progredire del tasso tecnico dei materiali ho utilizzato canne assemblate da abili artigiani che mi montavano a regola d’arte grezzi provenienti dagli USA o dal Paese del Sol Levante ; il combo rappresentato da una canna “morbida” abbinata all’uso di un trecciato potrebbe , a prima vista , apparire la soluzione migliore per questo tipo di pesca .

L’allungamento pari a zero dei multifibra infatti garantirebbe ferrate sicure anche a grandi distanze  ma , come sempre avviene , occorre guardare anche l’altra faccia della medaglia . Due sono i punti deboli di questa scelta : la “rigidità” dell’insieme durante il combattimento con i grossi calibri della specie fatto di frequenti salti fuori dall’acqua porrebbe in grave pericolo la resistenza del pur coriaceo apparato boccale dei salmonidi causandone la slamatura ; le condizioni atmosferiche estreme ( vento , ghiaccio , ecc… ) metterebbero in seria difficoltà la proverbiale morbidezza dei multifibra che imbevendosi d’acqua finirebbero per irrigidirsi e quindi ghiacciare,  con conseguenze anche nella fase di lancio facilmente intuibili . Cosi , abbandonata l’ipotesi di utilizzo di canna morbida-filo trecciato , dopo non poche sperimentazioni sono giunto a decifrare il rebus utilizzando una canna “rapida” ad azione H abbinata a un monofilo di spessore mm 0,255 con bassi valori di allungamento che mi concede un minimo di elasticità sia in ferrata che in fase di lancio e , al contempo , mi garantisce ferrate sicure anche a grandi distanze . L’avvicinamento a quel che io definisco la perfezione non è stato ne facile ne veloce , ma ora , dopo quarant’anni di pratica sul campo e di test di diversi materiali , posso affermare di aver trovato il combo ottimale per affrontare la pesca a spinning alla Lacustre . La collaborazione con il marchio dinamico Rapture mi ha dato l’opportunità di utilizzare un attrezzo da me definito semplicemente eccezionale e adatto alle mie esigenze ; si tratta della canna denominata Inova e nella fattispecie del modello in due sezioni ad innesto da mt. 2,40 con azione H e con potenza di lancio 20/50 grammi .
Si tratta di un blank estremamente reattivo ma al contempo docile con il pesce in canna ; caratterizzato da grande potenza in caricamento , da rapida risposta in ferrata e capace di assecondare , con una grande riserva di potenza anche nella parte bassa , il più indemoniato dei salmonidi lacustri . Per completare il combo sto usando con grande piacere come mulinello il top di gamma Rapture , l’SX-1 nella versione 4000 che al perfetto imbobinamento sia del monofilo che del trecciato abbina una frizione a regolazione micrometrica estremamente “dolce” e progressiva capace di assecondare tutte le sfuriate del pesce . A livello di monofili ed artificiali le scelte sono molto soggettive e personali così mi limiterò a citare i due minnows lipless che mi hanno regalato anche recentemente diverse catture di belle Lacustri : il primo lipless è il Dexter , che con i suoi 28 grammi di peso e la sua compattezza garantisce lanci infiniti ed è già entrato nelle piacevoli abitudini dei lanciatori nostrani . Il secondo è lo Slash Stick , un altro lipless dal peso più contenuto ( 16,5 gr.) che utilizzo quando non ho bisogno di raggiungere grandi distanze ma , al contempo , mi serve un movimento accattivante in acqua . Naturalmente queste sono indicazioni strettamente personali , ma penso possano aiutare chi dovesse appassionarsi all’insidia di questo meraviglioso pesce che risponde al nome di trota Lacustre .






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