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2.05.2017

Trote lacustri in inverno


12 Kg


Articolo di Marco Altamura fotografie di Marco Altamura e Walter Scandaluzzi

Prefazione di Walter Scandaluzzi

La Trota lacustre è una fario o una marmorata(diversi sono i pareri degli ittiologi) discesa nei grandi laghi del Nord  da fiumi e torrenti che si immettono in essi ed è caratterizzata da macchie a forma d Y. Da non confondersi colle lacustri del Nord Europa immesse in qualche spot. In tempi remoti qualche soggetto ha passato ampiamente i 20 kg; Attualmente ho notizie di un esemplare del 2014 preso da un professionista colle reti e di una altra di 5 Kg del 2015 la cui foto mi è stata recapatita da uno chef pescatore di mia conoscenza.
Purtroppo entrambe riposano nel limbo celeste attualmente. Essa deve essere considerata al vertice della catena alimentare lacustre come il luccio di cui supera anche la voracità. Per un pescatore colla canna è da considerarsi il TOP dei TOP . Il celebre Marco Altamura è uno dei pochi che con costanza si dedica a tentare la sua cattura colla tecnica regina adatta cioè lo spinning specialmente nel lago Maggiore o Verbano ma anche altrove.


Finalmente !!! Dopo essere faticosamente sopravvissuto alla stagione calda ed aver effettuato varie catture di predatori come black bass , persici reali , lucci , trote in acque correnti , cavedani e lucioperca , finalmente è arrivato il freddo , quello vero , fatto di prati bianchi di brina ghiacciata e di spiagge deserte , di passanti della canna incrostati di ghiaccio e di solitudine .
Non rinnego certo le svariate catture tipiche della bella stagione , amante come sono dello spinning a 360°, tuttavia ( chi ha letto i miei articoli fino dagli anni ’80 lo sa bene ) , esiste un solo predatore  in grado di trasmettermi emozioni intense ed uniche e si chiama Trota Lacustre . Questo superbo predone ai vertici della catena alimentare dell’ecosistema in cui vive , presuppone la pratica di uno spinning estremamente tecnico fatto di sacrificio e di conoscenza non comuni ; la catalogazione di tutte le catture avvenute nei decenni nei quali mi sono dedicato a questa meravigliosa tecnica , mi ha aiutato non poco a cercare di capire il più possibile del comportamento e delle abitudini di questo fantastico pesce . Personalmente pongo la Lacustre , ancor più del luccio , al vertice dell’ecosistema-lago in quanto nell’arco di più di un trentennio di pratica di tale pesca , ho avuto modo di assistere ad episodi di predazione da parte di grossi esemplari di Lacustre che per “ferocia” e “cattiveria” non hanno nulla da invidiare al re delle acque dolci . Un grosso esemplare di questo pregiato salmonide che sia attivo in modalità predatoria infatti , non pone termine alla sua finestra di attività fino all’esaurimento del pesce-foraggio disponibile : ho catturato Lacustri che prima di essere liberate rigurgitavano manciate di alborelle e , nonostante ciò , non  disdegnavano un indifeso minnow ben presentato !
Per tornare ad aspetti più pratici e meno nozionistici , grande è stata quest’anno l’attesa che mi ha separato dalla fatidica data di apertura della pesca alla Trota Lacustre ; sul Verbano ed in genere nelle acque dove vige la Convenzione Italo-Elvetica , tale data è fissata per il giorno venti dicembre ed è questo un appuntamento per me assolutamente irrinunciabile . I primi giorni sono caratterizzati da un grande “traffico” di barche che insidiano questo salmonide con l’antica tecnica della Molagna o Trotiera ; in genere evito di affollare le sponde del Maggiore in questi primi giorni per riservarmi le uscite nei giorni successivi , quando l’euforia dell’apertura si è placata e le rive ritornano ad essere deserte e silenziose . “Conditio sine qua non” infatti per avere speranze di successo in questo tipo di spinning dalla riva è senza dubbio un approccio silenzioso e circospetto ;Col freddo intenso mi copro bene bene, unisco scarponi che tengono l' acqua, mi bardo il viso con una generosa sciarpa e la "caciola" (berretto di lana) e parto in caccia dell' argentea trota dei miei sogni sopra sopra moli e spiagge deserte.
 In pieno inverno  non è inusuale trovare il nostro avversario nell’immediato sotto sponda nelle spiagge a media granulometria che digradano dolcemente verso i fondali più marcati . E’ buona norma quindi effettuare  i primi lanci parallelamente alla riva per poi coprire a raggiera un perfetto angolo piatto . Spesso i grossi esemplari della specie ispezionano sornioni i bassi fondali vicino alla costa dove talvolta trovano i piccoli pesci di cui si nutrono , insieme ai gamberi sempre più presenti nelle acque dei nostri laghi prealpini . Con simili premesse , e fedele ad un comportamento ormai consolidato negli anni , affronto le mie prime uscite a Lacustri verso la fine dell’anno approfittando delle festività natalizie . Anche il 2016 non ha fatto eccezione e così , armato della mia fedele Inova Rapture da mt. 2,40 ad azione H , mi sono recato sulle rive ghiacciate del Verbano in cerca di emozioni.
In inverno infatti , grazie al rimescolamento degli strati d’acqua ( epilimnio – metalimnio o termoclino -- ipolimnio ) ,  nel primo strato che coincide con la superficie del bacino l’acqua risulta più fredda e maggiormente ricca di ossigeno disciolto grazie all’azione del moto ondoso che rende le trote  più attive rispetto ad una giornata con assenza totale di brezze periodiche . Ovviamente è proprio in questo strato superficiale che andranno ricercati i salmonidi che troveremo li sino alla primavera quando l’azione riscaldante del sole le farà nuovamente sprofondare negli abissi lacustri dove trascorreranno tutta la stagione calda . . le prime tre uscite , complice anche un clima particolarmente mite , mi hanno regalato solo qualche grosso cavedano lacustre
.I golosi ciprinidi non hanno  resistito ai miei artificiali (specialmente lipples cioè senza paletta ma anche altri artificiali)  recuperati lentamente appena sotto il pelo dell’acqua. E’ questo il momento ideale per impiegare i miei amati minnow, lipless , minnow o comunque artificiali che esplicano la loro azione ottimale dalla superficie ad un massimo di 70/80 cm sotto di essa ;
posso assicurare che ferrare una grossa lacustre magari a 30/40 metri di distanza che ha aggredito ferocemente un lipless è un’esperienza che ogni spinningofilo almeno una volta nella vita deve assolutamente provare ! Finalmente le previsioni meteorologiche consultate sul web mi confermano un fronte freddo avanzare nella parte occidentale del nord Italia e quindi , con rinnovata ed incrollabile determinazione , decido per un’uscita ; scelgo una porzione di litorale a spiaggia con fondale basso per circa una decina di metri da riva ed un notevole salto di profondità oltre il gradino . Purtroppo , anche se il freddo è pungente e le rive sono imbiancate dalla brina mattutina , noto una totale assenza di vento che unita all’estrema limpidezza dell’acqua , rendono la situazione ancora più complessa e mi obbligano ad un avvicinamento modello “marines”.
Decido di iniziare con un Dexter Rapture che , con i suoi ventotto grammi di peso , mi consente lanci da record ma al contempo mi costringe ad alzare di molto la vetta della canna durante gli ultimi metri di recupero , pena l’inevitabile incaglio sulle rocce del fondo.  Perlustro così la prima spiaggia senza registrare alcunché ; mi sento un po’ “arrugginito” visto che è dal febbraio precedente che non catturo una Lacustre in lago  ( ne ho prese in risalita sul Toce in settembre , ma questa è un’altra storia ) , e la voglia di percepire l’inconfondibile attacco da parte del salmonide è tanta . Mi sposto in una spiaggia che rimane completamente in ombra da novembre a febbraio e dove , negli anni , ho conseguito svariate catture di Lacustri

; il freddo intenso degli ultimi giorni ha contribuito ad imbiancare la sabbia ed una nebbia densa sale dalla superficie dell’acqua che risulta più calda della temperatura esterna . Sono costretto ad ungere i passanti della canna con grasso di foca per limitare le concrezioni di ghiaccio che si formano ad ogni lancio ;
ripeto questa operazione ogni ora circa . Decido di cambiare artificiale e opto per lo Slash Stick di Rapture di colore giallo ; questo lipless mi consente lanci abbastanza lunghi senza avere il peso rilevante del Dexter e risulta l’artificiale ottimale per questa spiaggia a basso fondale.
 Inizio a perlustrare lo spot con lanci paralleli alla riva dove però non registro alcunché ; man mano che i miei lanci convergono verso il centro lago ne aumento anche la gittata raggiungendo circa i trenta metri dalla riva . L’azione del lipless imita alla perfezione il movimento incerto di un pesciolino ferito che cerca di raggiungere il riparo del sotto riva e , di tanto in tanto , una leggera jerkata impressa con il vettino della canna lo fa spanciare creando bagliori di luce invitanti . Dopo diversi lanci effettuati a coprire completamente lo spot e agevolato dalla superficie dell’acqua perfettamente piatta,  scorgo con la coda dell’occhio sulla mia destra a circa venti metri da riva un impercettibile cerchio sull’acqua che tradisce la presenza di un pesce in superficie intento a ghermire qualche raro insetto : immediatamente recupero con frenesia e rilancio il mio artificiale in zona . Ho soltanto il tempo di effettuare un paio di giri di manovella del mulinello che avverto una botta secca e violenta in canna alla quale rispondo con una fulminea e robusta ferrata : la mia Inova si incurva e rivivo nuovamente quella fantastica sensazione che solo questo pesce è in grado di trasmettermi . Attraverso l’acqua trasparente scorgo la sagoma argentea del salmonide che cerca disperatamente di liberarsi dall’inganno e subito dopo sono costretto ad allentare la frizione micrometrica del mulinello per meglio assecondare le fughe disperate del pesce . Fortunatamente lo spot non presenta ostacoli naturali che potrebbero servire da riparo per il salmonide anche se la sua strenua difesa potrebbe lacerargli l’apparato boccale facendogli riguadagnare la libertà ( è successo più di una volta ! ) .
Mi tranquillizzo vedendo che l’ancoretta di coda dell’artificiale ha fatto salda presa sia sulla parte superiore che in quella inferiore “cucendo” di fatto la bocca . Il combattimento volge al termine e finalmente riesco a spiaggiare il mio pesce che stremato si lascia trascinare sul bagnasciuga ; si tratta di un maschio di Lacustre geneticamente puro che ora mi mostra tutta la sua superba bellezza . Mi bagno le mani , scatto qualche veloce foto a testimonianza della cattura , riossigeno il pesce con movimenti ritmici in acqua e lo libero di nuovo nel suo ambiente naturale . L’impalpabile polvere d’argento che mi rimane sulle mani certifica inequivocabilmente che il fantasma del lago ha voluto concedersi ancora una volta per farsi ammirare ! Soddisfatto per la cattura mi rifugio al caldo dell’auto per sorseggiare dal thermos una buona tazza di the caldo . Dopo aver smaltito l’adrenalina della cattura , decido di spostarmi di alcuni chilometri per ispezionare altri spot ; la giornata serena mi complica non poco la scelta e devo giocoforza ripiegare in luoghi in ombra o aspettare che il sole nel suo arco eclissi dietro le montagne .
Convengo che quest’ultima sia l’ipotesi più plausibile e quindi cerco di impiegare il tempo cambiando qualche ancorina agli artificiali e riscaldandomi un po’ in macchina . Finalmente , verso le ore sedici , il sole sparisce dietro i monti ed io sono pronto ad affrontare una lunga spiaggia che ora si presenta fredda e in penombra : la situazione ottimale . Qui il fondale precipita subito dopo pochi metri e quindi decido di ritornare ad usare il mio Dexter che con i suoi ventotto grammi mi consente lanci lunghissimi e precisi ; nel frattempo si è alzata una leggera brezza gelida che mi “taglia” la faccia ma che mi agevola non poco nella ricerca della Lacustre che in queste condizioni risulta maggiormente attiva e ben disposta agli attacchi . Eseguo lanci da record pur con il vento che mi soffia contro ma la prima porzione di spiaggia non mi da alcun esito positivo ; percepisco che in queste condizioni ambientali la cattura non è un’utopia e quindi mi concentro maggiormente cercando di rendere la mia azione la più efficace possibile . Ormai la luce scarseggia e non mi rimangono molti lanci utili ; decido quindi di spostarmi di un centinaio di metri sulla mia destra fino a raggiungere una  altra parte di lago .
Ora il vento si è fatto più sostenuto e fatico non poco a gestire l’inevitabile filo in bando che si crea ad ogni lancio : più è grande la distanza e più è evidente la “pancia” del filo che , in caso di attacco da parte della trota , potrebbe farmi portare la ferrata in grave ritardo . In uno degli ultimi recuperi , a circa venti metri da me , finalmente percepisco il tanto sospirato attacco del predatore che subito , senza che io abbia il tempo di organizzare nulla , si esibisce in due salti spettacolari fuori dall’acqua , ferrandosi di fatto da sola . Mi sembra di aver visto che il pesce ha attaccato il lipless nella parte centrale e quindi è la prima ancora ad assicurare la presa ; ora l’acqua mossa non mi consente di vedere bene attraverso essa e quindi , non avendo assicurazione visiva sulla salda presa dell’armatura , affretto il più possibile le fasi del combattimento .
Nella quasi totale oscurità vedo il pesce compiere qualche salto sulla riva ghiacciata e finalmente posso assaporare il lato dolce della cattura : a pochi metri da me giace esausta la protagonista assoluta dei miei sogni alieutici ! Sua Maestà la Lacustre è venuta ancora una volta a farmi visita . Veloci foto ed un ultimo sguardo al “mio” lago porgono fine ad una giornata semplicemente fantastica ! Una giornata nella quale ben due bellissimi pesci hanno alimentato ancora di più la mia voglia di insidiare questo stupendo pesce che più di ogni altro è capace di farmi sognare ad occhi aperti. Grazie.

1.17.2016

Silver trout (Trota Lacustre)

Silver Trout

Testo e fotografie di Marco Altamura



Sono passati più di trent’anni da quando ventenne insidiavo le mie prime Lacustri a spinning sul Sebino; la spensieratezza dei vent’anni e l’entusiasmo tipico di quell’età non sono affatto cambiati e ancora oggi, dopo tanto tempo passato a praticare questo specifico tipo di pesca, ci metto lo stesso impegno e la stessa determinazione al fine di perfezionarne la tecnica e migliorarne i risultati. Anche la stampa di settore agli inizi degli anni ’80 era agli albori nel trattare un argomento che fino ad allora era esclusivamente di pertinenza di chi praticava la pesca professionale o al più la tecnica della trotiera o molagna sui grandi laghi prealpini. Ricordo con un velo di tristezza i primi articoli redatti sull’argomento dal compianto Giorgio Brivio, grande estimatore ed antesignano di tale tecnica volta ad insidiare la “Regina degli abissi”a spinning dalla riva. Fin da quegli anni infatti, Giorgio aveva intuito che la possibilità di catturare Lacustri con la canna non era poi così remota.
Da allora fiumi di inchiostro sono stati versati, ma ne le mode passeggere, ne le tendenze del mercato sono state in grado di scalfire minimamente il fascino di questo spinning meraviglioso rivolto ad un pesce unico caratterizzato, unitamente all’altro nostro glorioso endemismo rappresentato dalla trota marmorata, da purezza genetica, rusticità e comportamento in canna estremamente sportivo ed entusiasmante. In questo lungo lasso di tempo, con il susseguirsi degli inverni durante i quali poter insidiare questo fantastico pesce, ho avuto modo di affinare la tecnica, stilare una mappatura dei vari siti, concepire gli artificiali più idonei ed individuare le situazioni ambientali più consone al miglioramento della percentuale di successi e all’incremento della mole delle prede. Per giungere agli aspetti pratici e tralasciare per il momento l’aspetto romantico di questo spinning pregno di tradizione e fascino, inizierò ad analizzare quali siano i luoghi adatti ad insidiare il nostro pregiato salmonide. Il teatro naturale nel quale pratico la mia pesca preferita è rappresentato dagli scenari meravigliosi dei grandi laghi del nord Italia; quindi Garda, Maggiore, Como ed Iseo, ma anche Idro, Orta e Novate Mezzola. Tutti bacini molto estesi dove ancora è presente l’originario ceppo autoctono di Salmo Lacustris, non ancora inquinato completamente dai geni delle trote di immissione massicciamente introdotte come pesci pronta-pesca nei bacini o nei loro tributari.
Badate bene, parlo di Lacustri geneticamente pure e non di fario “lacustrizzate”, adattatesi cioè al nuovo ambiente dove sono state introdotte. Queste trote infatti sono riconoscibili da alcune caratteristiche morfologiche che niente hanno a che spartire con il ceppo originario che viceversa vuole queste trote appartenenti alla ristretta cerchia dei pesci selvatici che rappresentano l’ultimo baluardo contrapposto all’invasione sempre più massiccia dei pesci alloctoni, così estranei ed alieni alle nostre acque. Saremo sicuri di aver catturato una vera “Trutta” come la chiamano i pescatori rivieraschi quasi ad identificare tale pesce come l’unica trota esistente degna di tale nome, quando avremo tra le mani un pesce muscoloso dalla struttura massiccia, con corpo tozzo e testa piccola munita di piccoli denti aguzzi anche sulla lingua, con pinne ventrali ed anale bordate di bianco, dorso scuro tendente al colore blu petrolio e fianchi argentei/dorati con le fatidiche macchie a forma di “x” presenti specialmente nella parte anteriore del corpo vicino alla testa, coda possente a profilo dritto e non lobato come le altre consorelle e in grado di esercitare forte propulsione; una ulteriore prova di autenticità sarà fornita da quella fine ed impalpabile polvere d’argento che il pesce ci lascerà sulle mani prima del doveroso rilascio e che altro non sono che le piccole argentee squame.
Sgombrato il campo da possibili equivoci, dedichiamoci ora alla descrizione dei siti solitamente frequentati nella stagione invernale da questi ombrosi salmonidi. Premettendo che tutti i laghi Prealpini offrono litorali estremamente eterogenei e con differenti caratteristiche ambientali, daremo la precedenza senza dubbio per la nostra ricerca a tutte le rive rivolte a nord e a tutte le zone in ombra; la Lacustre, essendo un pesce lucifugo e crepuscolare, rifugge la luce intensa e, nella stagione invernale, predilige peregrinare e cacciare nello strato d’acqua superficiale che con i venti periodici caratteristici dei laghi del nord risulta essere anche quello con la maggior percentuale di ossigeno disciolto, elemento indispensabile per l’attività predatoria del nostro pesce. Lanceremo con fiducia i nostri artificiali nelle cale digradanti e dalle spiagge sassose a fine granulometria, nonché dai litorali a picco su acque profonde, sfruttando anche le zone di entrata di fiumi e torrenti tributari, sempre da considerarsi tra gli spots più gettonati.
Anche le zone antistanti i piccoli porticcioli dove trovano riparo e svernano banchi di piccoli ciprinidi come alborelle in primis, ma anche gardons, i sempre più rari triotti e i piccoli cavedanelli, tutti pesci che rappresentano la dieta base del nostro predatore ittiofago. Strettamente correlati ai luoghi, sono da considerarsi le condizioni ambientali quali la luce, il moto ondoso, la pressione atmosferica e le sue variazioni e le temperature dell’acqua e dell’aria. Proprio per la mia lunga militanza, ho potuto riscontrare che alcuni di questi parametri si ripetono sistematicamente al verificarsi di una cattura. Considererei sicuramente il grado di luminosità come fattore prioritario abbinato alla presenza di un discreto vento che spira verso il litorale e ad una temperatura dell’acqua attestata tra i 5 e gli 8 gradi centigradi (mi riferisco ad una misurazione effettuata in superficie), unitamente ad una pressione atmosferica in calo, magari susseguente ad un lungo periodo di tempo stabile.
Le statistiche da me stilate in più di un trentennio mi dicono che le catture effettuate sono avvenute per un buon 80% sempre nei medesimi luoghi, in scarse condizioni di luminosità (alba-tramonto-cambi di luce-giornate coperte), in presenza di vento e magari sotto una coreografica precipitazione nevosa. Con ciò non posso escludere che in condizioni diverse da quelle descritte sia possibile catturare, ma il calcolo delle probabilità sarà sicuramente a favore se rispetteremo questi dettami. Quindi, riassumendo, le condizioni ottimali nelle quali effettuare un’uscita sono le seguenti: fascia oraria compresa dalle 12 fino all’oscurità, freddo intenso e cielo coperto, vento che spira verso riva, pressione atmosferica in calo, temperatura dell’acqua intorno al valore di 5 gradi centigradi e come ambiente una spiaggia sassosa a fine granulometria con fondale che digrada dolcemente verso il largo.


 Fissati questi caposaldi, passerei ad alcuni suggerimenti di carattere generale. Com’è facilmente intuibile, questa non è una pesca molto prodiga di catture e quindi esorto chi non è disposto a sopportare frequenti uscite a vuoto a fronte di qualche cattura di grande valore sportivo, ad orientarsi all’insidia di altri predatori meno impegnativi.
A chi fosse disposto viceversa ad affrontare spesso condizioni critiche (freddo intenso, pioggia, neve, vento, ghiaccio, ecc.) raccomando prima di tutto un abbigliamento tecnico leggero, traspirante ma estremamente caldo come una tuta termica a contatto con il corpo, una camicia in flanella, un pile sotto un giubbotto stop-wind in gore-tex, dei buoni pantaloni felpati e degli scarponcini con suola scolpita antisdrucciolo o degli stivaletti in gomma stringati (quelli usati dai cacciatori).
Un caldo copricapo in Tinsulate e un paio di guanti in pile completano il tutto. Per quanto riguarda l’attrezzatura vera e propria, elencherò ciò che personalmente utilizzo e con la quale mi trovo meglio nel praticare questo particolare tipo di spinning; uso un attrezzo da mt 2,40 (va bene anche una 2,70, dipende dalle proprie abitudini) con un range di lancio effettivo di gr 20/50 ed un line-rating di 20 libbre. Il grezzo deve essere scattante ed abbastanza rigido se intendiamo utilizzare come linea del semplice monofilo dello spessore mm0,25, più morbido e progressivo nel caso in cui imbobineremo un trecciato di spessore mm 0,15. Ho dato quindi anche delle indicazioni sul filo e allora partirei a descrivere il mulinello; si tratta di un bobina fissa di taglia 4000 con un rapporto di recupero non troppo veloce , bobina a gola larga per garantire un’ottima fuoriuscita delle spire e quindi eccellenti performances di lancio ed infine una frizione anteriore a regolazione micrometrica progressiva che non “strappi” e che mi metta al riparo da spiacevoli sorprese in caso di combattimenti con pesci di mole (con questo combo ho salpato Lacustri fino a 7 kg).
Da quando collaboro con l’Azienda Trabucco ed utilizzo attrezzature “Rapture”, mi trovo molto bene con la canna Inova in due sezioni da mt 2,40 con potenza di lancio effettiva 20/50 gr abbinata al mulinello SX-1 4000 con 7 cuscinetti a sfera ed uno a rulli per il line-roller ed un rapporto di recupero di 5.0:1 (79 cm per giro di manovella); questo combo si è sempre dimostrato all’altezza delle varie situazioni sia tecniche che ambientali (nello scorso dicembre mi ha aiutato non poco nella cattura di un luccio di 100 cm per 8,2 kg di peso facendo pienamente il suo dovere). Passiamo agli artificiali. Da sempre questo argomento è quello più amato dai lettori anche se spesso il successo di un lanciatore non dipende da esche miracolose ma piuttosto da una serie di adempienze precise che segnano la differenza e portano ad un alto grado di prestazioni. Mai come in questo caso però la scelta degli artificiali è molto importante ai fini delle catture. Personalmente faccio largo uso di minnowslipless (ho una vera e propria passione per questa categoria di minnow!) e ondulanti dalla forma allungata;  ho identificato nel peso di 28 grammi il valore ottimale dei lipless e quindi ho pescato il jolly quando ho saputo che “Rapture” produceva un lipless di questa grammatura e dalle prestazioni eccellenti, il Dexter appunto.
In pesca si è dimostrato imbattibile per il suo indice cx di aerodinamica raggiungendo nei lanci distanze da record ed essendo quindi in grado di “coprire”più acqua alla ricerca del nobile predatore pelagico; più acqua coperta = più possibilità di cattura! Dopo essere passato nel corso degli anni attraverso i vari steps naturali dell’evoluzione di un lanciatore, sono giunto ad un livello ottimale di soddisfazione facendomi costruire da abili amici artigiani alcuni minnows non reperibili in commercio le cui caratteristiche rispondevano pienamente alle mie esigenze; fino all’avvento del citato Dexter, un minnowlipless prodotto in serie di lunghezza 7,5 cm e ben 28 gr di peso con la possibilità di avere  otto colorazioni diverse caratterizzate da finiture olografiche ed occhi 3D oltre alla grande qualità ed affidabilità degli elementi di raccordo (split-ring) e delle armature.
Quando viceversa non mi è richiesto di raggiungere lunghe distanze, utilizzo volentieri il Trouter sempre di “Rapture”, un classico minnow con paletta direzionale ed assetto affondante di lunghezza 8,5 cm e 18 gr di peso; anche per questo artificiale sono previste 8 colorazioni e le medesime caratteristiche citate per il Dexter. Per ciò che riguarda gli ondulanti, ho avuto buoni riscontri utilizzando il Wind Rider Dressed sempre di “Rapture” da 21 e 28 gr in finitura argento/blu; si tratta di un ondulante molto massiccio pensato per lo spinning in mare ma ottimo anche per le acque interne insidiando aspi e trote, anch’esso in grado di raggiungere distanze importanti con la caratteristica di avere anche un ulteriore elemento di richiamo identificato in un teaser posizionato sull’ancorina di colore bianco/giallo.
Infine, per chiudere l’argomento “artificiali”, ricordo che per praticità di utilizzo connetto le mie lures alla linea principale mediante un piccolo ma robusto moschettone in acciaio inox che mi fornisce ampie garanzie di tenuta.
Una raccomandazione assolutamente  necessaria è quella di non arrendersi e di non scoraggiarsi anche se si faranno tante uscite a vuoto in quanto, come ho già sottolineato, questa è una pesca molto gratificante solo in termini qualitativi e non di quantità. Perseverare è un “must” indissolubile e crearsi una storicità ci aiuterà a vedere un po’ più chiaramente quando ci troveremo dinnanzi una grande estensione d’acqua senza apparenti punti di riferimento.Non dimenticate di mettere in tasca una macchina fotografica digitale per immortalare momenti unici che solo la pesca alla Lacustre in inverno è in grado di regalarci. Per ultimo, ma non certo per importanza, vorrei dedicare questo scritto alla memoria di un grande pescatore quale è stato Giorgio Brivio il quale fino dagli anni ‘70/’80 aveva descritto e dato indicazioni su questo tipo di spinning meraviglioso precorrendo i tempi; mi auguro veramente di cuore che da lassù egli continui a catturare splendide Lacustri e magari  sorseggi un buon bicchiere di cognac davanti un fuoco sorridendo sullla caducità delle cose terrene!















2.09.2012

La trota




Maschio di Lacustre del lago di Mergozzo

I salmonidi sono una importante famiglia appartenenti all’ ordine dei Salmonidae. Questa famiglia è presente in tutto l’emisfero boreale, nelle zone temperate e fredde e fino alle zone polari, sia nei mari che nelle acque interne. Sono stati largamente introdotti in tutte le parti del mondo con caratteristiche climatiche idonee.
Prediligono acque fresche e ben ossigenate.

Acqua Salmonidi Video


Etimologia - Latino, salmo, -onis = pesci simili alla trota.

Il gruppo comprendeva originariamente soltanto salmoni, salmerini e trote. In base ad una più attenta analisi la famiglia è stata recentemente ampliata con l’inserimento delle specie appartenenti alle famiglie dei Coregonidi e dei Timallidi, riconsiderate come sottofamiglie. I Salmonidi risultano pertanto formati da tre sottofamiglie: i Salmonini, i Coregonini ed i Timallini.


Marzo 1999-Dora Baltea vicino Ivrea Kg 10.200
Al gruppo appartengono 11 generi con circa 66 specie, molte delle quali originarie delle acque europee od introdotte dall’uomo per scopi alieutici o commerciali.
Coregoni: La sottofamiglia comprende due generi e circa 70 specie, alcune probabilmente estinte. Solo due generi sono presenti nelle acque interne europee. In Italia sono presenti il coregone Lavarello e Bondella. Alquanto singolare è il motivo dell’ introduzione della Bondella. Furono prima introdotti dalla Svizzera i Lavarelli ma questi diventano anche un paio di Kg; Erano troppo grossi per le massaie del lago di Como e cosi’ furono introdotti i coregoni Bondella che arrivano all’ incirca a 6 etti .


Thymallinae.
Noto come Temolo è presente in Italia con le pinne di riflesso azzurre (autoctono) e quelle rosse (alloctono).



Salmonidae: La sottofamiglia comprende 6 generi e circa 108 specie,alcune probabilmente estinte. Tutti i generi, tranne uno ,sono presenti nelle acque interne europee.

Carpione

La trota assieme al Carpione (endemico del lago di Garda) e al carpione del Lago Fibreno sono i salmonidi presenti in italia. Il carpione del Garda è una specie che si nutre prevalentemente di zooplancton e, in alcuni periodi, di crostacei bentonici, raggiungendo circa 40 cm di lunghezza e 0,5/0.6 kg di peso.. L’habitat riproduttivo del carpione del Garda è costituito da acque limpide e ben ossigenate poste a profondità superiori a 50-80 metri e fino a 200-250 metri. Esistono due diversi periodi riproduttivi in ogni anno, che sembra interessino aree distinte del lago. Il Carpione del lago del Fibreno è un salmonide che non supera i 20 cm di lunghezza.
Carpione lago Fibreno

Ha abitudini lucifughe: predilige le acque più profonde del lago, dove solitamente staziona, ed è stato osservato in cunicoli sotterranei artificiali facenti parte di un mulino in disuso come riprova della tendenza a frequentare le acque povere di luce; ciò confermerebbe la credenza dei pescatori locali, secondo i quali il carpione del Fibreno vive almeno in parte dell’anno nel sistema carsico sotterraneo che alimenta il bacino lacustre. Per la riproduzione, che ha luogo durante un lungo periodo invernale-primaverile, utilizza come aree di frega substrati con fondo ghiaioso.




Ma anche per le trote troviamo in Italia diverse specie

Video trota torrente Trebbia 

Fario


Difficile definirne la classificazione esatta attraverso la livrea se non si è un ittiologo dato che è oggetto di allevamento e svariati incroci. Possiamo trovare la fario atlantica (alloctone) o quella mediterranea (autoctona) ed anche le macrostigma cioè trote endemiche di una tale zona come in Sardegna. Immessa da adulta molte volte non procrea o per meglio dire “è una cattiva madre”.
Essa è tipica dei torrenti di montagna e collina ma scende anche a valle incrociandosi colla trota marmorata.



La trota Fario
Caratteristiche: di forma allungata e affusolata ha una coda dal profilo rettilineo e molto ampia, grazie alla quale riesce a stare a lungo controcorrente con il muso verso monte per localizzare il cibo. Preferisce acque limpide, fresche e di conseguenza molto ossigenate. La presenza stessa di questo salmonide in un fiume ha indice spesso della buona qualità dell’acqua. Il colore della sua livrea dipende dall’ambiente in cui abita. In piccoli correnti sarà di colore bruno con numerose e vistose macchie rosse. In acque ricche di calcio invece ha una stupenda livrea color crema con una quantità minore di puntini rossi.
Dimensioni: variano a seconda dell’habitat. Nei grandi fiumi di fondovalle e nei grandi laghi pur superare anche i 4 kg di peso.


si ciba prevalentemente di insetti e crostacei. Raggiunta una certa età e una dimensione di tutto rispetto diventa esclusivamente carnivora e si ciba di piccoli pesci.

Inquadramento: La trota fario presenta livree diversissime all’interno delle sue popolazioni. Di solito, queste livree sono riconducibili a due ceppi principali di origine: il ceppo mediterraneo e quello atlantico. Per quanto riguarda il primo, si crede che sia “autoctono” e cioè che le trote di tale ceppo siano originarie della nostra penisola, ma non tutti gli studiosi sono d’accordo, tanto che molti credono che la trota mediterranea provenga da oltralpe. Il secondo ceppo, invece, è stato introdotto in Italia negli scorsi decenni con massicci ripopolamenti in fiumi e torrenti. Oggi, i due ceppi, si sono quasi totalmente ibridati, con una netta prevalenza della trota detta “atlantica” che risulta molto più resistente a condizioni di vita difficili rispetto alla trota considerata autoctona.

La trota fario di ceppo mediterraneo 

Caratteristiche fenotipiche:
macchia preopercolare scura, ben definita, circondata generalmente da macchiettatura nera;
macchie opercolari non fuse e di forma irregolare;
macchie parr verdastro-azzurre lungo i fianchi riscontrabili anche in adulti di 5-6 anni;
livrea con macchie scure a forma irregolare, fitte e con disposizione casuale;
macchiettatura fine diffusa sui fianchi e sulle pinne dorsali e sulla pinna , corpo slanciato e snello, testa abbastanza grande.




La trota fario di ceppo atlantico 

Caratteristiche fenotipiche:
assenza di macchie “parr” oppure grandi e non sul ventre;
punti rossi e punti neri con areola e disposizione regolare quasi geometrica, lungo linee e diagonali immaginarie;
macchie opercolari tondeggianti e mai fuse;
corpo relativamente tozzo, testa piccola.


Video sub trota 

L’incrocio tra i due ceppi

Caratteristiche fenotipiche:
numerosissime macchie rosse circondate da bordo bianco lungo la linea laterale;
numerosissimi punti rossi circondati da bordo bianco distribuiti lungo tutto il corpo;
macchie scure meno fitte sempre circondate da bordo bianco;
macchie parr presenti solamente lungo la linea laterale solitamente riscontrabili in giovani individui.

Marmorata


                                                     

E' la trota dei grossi fiumi e torrenti di fondovalle che confluiscono nel Po in sponda orografica sinistra. Difficilmente è immessa da adulta. Livrea come dice il nome.Record saputo di 25 kg circa….ovviamente nella notte dei tempi. Secondi esperti è la specie più timida e paurosa.



Lacustre
Non è altro che una fario o una marmorata (pareri diversi degli ittiologi) che si immette in un grande lago e ha segni sul dorso a forma di “Y”. Da non confondersi colla lacustre dei laghi del Nord Europa e immessa in qualche posto. Record. In tempi antichi oltre i 20 Kg. In tempi recenti sicuramente un esemplare di 12 Kg nel Verbano, presa da un pescatore professionista pochi anni or sono.




Iridea ovvero la trota americana.
Salvo sporadici casi non si riproduce da noi ma è molto presente causa intense immissioni. E’ la trota che troviamo generalmente nei banchi di pescheria. E’ la più facilmente allevabile (fecondazione artificale), quella a più basso costo rispetto alle altre due. In qualche laghetto a pagamento sono presenti anche esemplari sui 10 Kg.



Generalmente all’apertura vengono immesse iridee o fario adulte. Essa avviene solitamente l’ultima domenica di febbraio o in alcune parti (Friuli ad esempio) l’ ultima di marzo.
Per i laghi alpini passiamo a giugno e la tratteremo a parte.


Iridea "rosa" del Trebbia 

Le tecniche che si usano sono generalmente 3 cioè al tocco, a spinning o a mosca; Si può usare anche il galleggiante in luoghi idonei.


Innanzitutto dovremo idealizzare dove andare; possiamo andare in luoghi che siano stati “seminati” e di sicuro troveremo tanti colleghi mentre in luoghi che non lo sono la concorrenza sarà molto minore. Poi dobbiamo decidere se andare in minuscoli torrentizi, in torrenti di quota o di fondovalle o nei grandi fiumi come il Toce o la Dora Baltea. Le probabilità di cattura saranno maggiori più si salirà di quota ma minori come taglia.

Marmorata del Po


Dovremo avere stivali chiodati od almeno con suola antiscivolo, le speciali babbucce da infilare sopra le calze e non abbiate pudore ad indossare le mutande lunghe di lana, guanti con pollice ed indice tagliati e mettere nelle tasche del giubbotto gli “scaldini”(che potremo anche usare per i piedi). Pescare col freddo vuol dire “capottare” in partenza. Se intendiamo andare in posti colla neve o ruscelli scoscesi è meglio essere in due. Una scivolata non solo può compromettere la pescata ma anche la vita. L'occhiale polarizzato consente al pescatore di individuare le trote ed è quasi indispensabile.





Spinning

Più saliamo di quota, più troviamo trote di misura slanciata e allungata. Questo perché la maggior parte del loro cibo sono insetti, mentre verso valle e sul piano hanno a disposizione più cibo e soprattutto piccoli pesci da cacciare.

Avvertiamo subito che lo spinning rende meglio con acque calde e trote più propense ad inseguire ma ha comunque la sua validità anche all’ apertura. In commercio sono disponibili svariati modelli di esche artificiali. Si era soliti racchiudere queste esche in rotanti, ondulanti e minnows però ultimamente hanno sempre più preso piede anche le esche siliconiche. Quelle più usate restano le esche rotanti comunemente dette “cucchiaini”.


I motivi sono principalmente la maggior facilità d’uso e prezzo più accessibile delle altre oltre al fatto che vengono anche considerate le più catturanti. Si tratta di marchingegni realizzati completamente in metallo costituiti da un asse sul quale è infilato una zavorra e una e qualche volta due palette innestate direttamente oppure indirettamente tramite un apposito “cavallotto ad “U”. Alla base dell’asse viene inserita un’ancorina che si può sostituire con una amo singolo per le zone No Kill. Quelle innestate direttamente (Una volta solo la ditta Martin) sono considerati i migliori da parecchi anche se tendono ad ingarbugliarsi di più e a girare un attimo in ritardo. . Di relativa importanza è il colore della paletta e quasi nulle le decorazioni realizzate su di essa. A onor del vero in pieno sole andrebbero usati colori dorati (ma le fario rustiche in pieno sole non dovrebbero starci) e per il restante palette argentate. il potere attrattivo dei rotanti è legato, in gran parte, alle vibrazioni emesse e non ai colori anche perché girando viene una assieme tra il colore di fondo e i puntini o le decorazioni varie. Ma procediamo con ordine.


Una volta in acqua però, l’esca sfarfalla vistosamente anche durante la calata verso il fondo e non è raro riuscire ad agganciare qualche trota proprio in certi istanti coi tipo Martin.

Trota con minnow 

La paletta può essere rotondeggiante (a goccia) o allungata (a foglia di salice). Quelle a forma di foglia di salice sono adatte per essere utilizzate in acque mosse ove c’è bisogno che il rotante, spinto in superficie dalla forza della corrente, riesca a resistere e stia il più possibile vicino al fondo. Quelli ovalizzati sono adatti ad acque tranquille. Tra tutti questi tipi di rotanti ce n’è uno strano. Ha la paletta a goccia inserita sul cavallerino, ma ciò che lo contraddistingue è la zavorra, cioè il corpo. E’ a forma di campana e ruota su sé stesso oltre a potervi inserire delle volte essenze aromatiche (ex Netts) oppure al suo interno ha delle piccole sfere di metallo in grado di aumentare l’intensità delle vibrazioni emesse. E’ il classico Vibrax, anche se, come ogni cosa ha molte imitazioni.



Ci sono poi i Tandem e cioè quei rotanti che presentano due palette, ma a dir la verità, per la trota, almeno pescando in torrente vengono usati poco e direi a torto. I siliconici sono da usare in pareti a strapiombo facendoli ballonzolare oppure nei casi disperati.
Mulinelli del N 1000 caricati con filo del 0.20 per i torrenti mentre saliremo a un N 2500 e filo anche del 0.28 per tentare trote grosse in fiumi di fondovalle.





La pesca al tocco

La canna sarà teleregolabile che dà la possibilità di fare arrivare l’esca proprio dove pensiamo sia la trota.
Questa canna dà la possibilità di pescare a diverse lunghezze: la possiamo bloccare a nostro piacimento con le apposite boccole. Arrivano anche a 13 metri ma diciamo che per un dilettante 8-9 metri sono più che sufficienti. Dovrà essere rigida per sentire meglio le tocche. La teleregolabile dà la possibilità di fare arrivare l’esca proprio dove pensiamo sia la trota.

Da www.robertobarbaresi.it



Questa canna dà la possibilità di pescare a diverse lunghezze: la possiamo bloccare a nostro piacimento con le apposite boccole. Questa canna ha la prerogativa di fare arrivare l’esca proprio dove pensiamo sia la trota diciamo quasi in verticale. Mai lanciare come con le bolognesi e al massimo fare piccoli lanci a pendolo.
Le lenze a corona sono chiamate così perché vengono realizzate con una lunga serie di pallini di piombo.
Data la loro particolare forma, in cui il peso, che può raggiungere anche i quindici grammi non è concentrato ma viene distribuito su un lungo tratto di lenza, offrono il vantaggio di ridurre moltissimo le probabilità d’incaglio sul fondo mantenendosi estremamente morbide nella discesa fra i sassi o gli ostacoli. Ecco le più note: La sua costruzione è molto semplice; sul primo spezzone di filo montate una girella del n.16 oppure fate un anello e montate un moschettone con girella sul filo che arriva dal mulinello.
Schiacciate N.8 pallini del 3.75 e montate la seconda girella n.16.
Sul secondo spezzone schiacciate N.10 pallini sempre della stessa misura ed infine mettete un'altra girella.

Da www.robertobarbaresi.it


Corona caricata
E’ costituita da uno spezzone di filo del 0,22 lungo un metro, su cui vengono fissati 22 pallini del n.4 del tipo extraduro. Devono essere schiacciati, partendo dall’alto, i primi 8 ad una distanza l’uno dall’altro di 6 centimetri; dal nono al dodicesimo a 5 centimetri e proseguendo poi con i restanti sempre a scalare fino ad una distanza di 1 centimetro. Agli estremi vanno montate due girelle dal n.12 al n.18 che permettono una migliore rotazione. Il terminale in genere deve essere tra i 10 e i 40 centimetri

Di Cesano
E’ costituita da uno spezzone di filo lungo circa un metro con diametro del 0,22, partendo dal basso, si schiaccerà 15 pallini del n.4 del tipo extraduro ad una distanza di 6 centimetri l’uno dall’altro. Il terminale è di 30 centimetri. Naturalmente, anche la corona di Cesano può essere modificata adattandola alle diverse condizioni di corrente, variando la misura dei pallini senza modificare la distanza.

Di ricerca
È costituita da uno spezzone di filo del 0,20, alle cui estremità ci sono due girelle del n.14, lungo intorno a un metro. Sullo spezzone di filo vanno fissati 30-40 pallini del tipo extraduro tutti della stessa misura ad una distanza di 2 centimetri l’uno dall’altro, gli ultimi otto in fondo un po’ più ravvicinati per rendere la corona più equilibrata e per mantenere meglio l’esca sul fondo. Il terminale deve essere lungo da 20 a 30 centimetri del diametro del 0,18.



3 girelle
La sua costruzione è molto semplice; sul primo spezzone di filo montate una girella del n.16 oppure fate un anello e montate un moschettone con girella sul filo che arriva dal mulinello.
Schiacciate N.8 pallini del 3.75 e montate la seconda girella n.16.
Sul secondo spezzone schiacciate N.10 pallini sempre della stessa misura ed infine mettete un'altra girella.

Seguono comunque quella da canale, ½ corona, concentrata corta, la caricata corta e da Bujet.

La spiralina.
È costituita da uno spezzone di filo del 0,20 alle cui estremità ci sono delle girelle per migliorare la rotazione, la zavorra è costituita da un filo di piombo avvolto a spirale su un tubicino di gomma cavo che permetta lo scorrere del filo. Il diametro del filo di piombo varia a seconda delle condizioni in cui ci troviamo a pescare, maggiore è il diametro, maggiore è anche il peso quindi una spirale corta ma tozza è ottima per correnti forti, invece se il filo è fine avremo una lenza che si adatta meglio ad acque tranquille.



Il Pallettone
Il pallettone o cicca, è una zavorra costituita da una sfera di piombo con al centro un buco per far si che scorra sul filo.
Naturalmente, il pallettone non è in grado di sostituire le altre lenze, ma è l’unico in grado di "bucare" la corrente portando l’esca tra i sassi e dove l’acqua è più calma. La montatura è semplicissima, costituita da uno spezzone di filo lungo intorno ad un metro di buon filo sul quale si infila un tubetto di plastica che ha la funzione di salva nodo (dato che il pallettone scorre sul filo rischierebbe di tagliare il nodo con la girella), oppure si schiaccia un piombino. Il terminale, del 0,18 può essere lungo anche 70/80 cm.



Galleggiante
Particolarmente indicato per la pesca a canna lunga lontano da riva. Sullo spezzone di lenza della corona viene messo un galleggiante a pera intagliato che sostenga il totale del peso. Può essere lanciato e controllato a distanza.

Mulinelli e fili come nello spinning anche se potremo scendere un po’ in alta montagna ove le dimensioni del la trota sono minori.
Come esche i classici vermi e camole oltre ai mortasassi e ai caimani e dove permesso al pesciolino vivo o morto.

Per la pesca al tocco vi rimandiamo anche ad alcuni articoli dell’ amico Roberto:
http://www.robertobarbaresi.it/spiraline_torrente.htm
http://www.robertobarbaresi.it/spiralina_yo_yo.htm
http://www.robertobarbaresi.it/pesca_pesante.htm
http://www.robertobarbaresi.it/prime_tocche_in_torrente.htm
http://www.robertobarbaresi.it/strategie_inizio_stagione.htm

Per la pesca a mosca niente di meglio che:
http://www.pipam.org/index.php
http://www.pescaconlamosca.it/strategie/apertura


Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...