Gli interventi di contenimento delle specie aliene presenti nelle nostre acque continuano a moltiplicarsi.
Ormai su tutto il territorio nazionale si contano sempre più piani e progetti che tentano di porre rimedio a questo problema.
E' di nuovo il turno della Toscana: dopo Arezzo tocca a Firenze, con l'attuazione di un piano di contenimento degli esotici (in particolare Siluri e Channel)che interesserà le acque dell'Arno cittadino
Vi invitiamo quindi a leggere questo articolo apparso su "GREEN REPORT", che ci spiega come e dove verranno fatti questi interventi.
Pare da evidenziare soprattutto la sorte che spetterà al materiale raccolto durante le pesche di selezione. A questo proposito riportiamo uno stralcio dell'articolo.
"...Le operazioni di cattura sono assolutamente innocue per gli animali e si compiono tramite elettrostorditore e reti a tramaglio, lungo tratti di lunghezza di circa 500 metri di fiume, nel tratto cittadino dell'Arno. Gli animali prelevati sono tenuti in vita in acqua per il tempo necessario al completamento della sessione di cattura, al termine della quale vengono liberati in un apposito bacino di stoccaggio, ovviamente isolato dalle acque pubbliche..."
Quindi niente uccisioni di massa di questi animali, ma il trasporto in un'area loro destinata.
Speriamo che almeno questo importante particolare allevi le preoccupazioni di quelli che si oppongono a questo genere di intervento proprio perchè non vogliono vedere uccisi questi animali.
Qui il link all'intero articolo
http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=12677&mod=greentoscana
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10.11.2011
9.14.2011
Precisazioni sul progetto "Pesca di Selezione"
In molti, a seguito della pubblicazione dell'intervista, ci hanno contattato e chiesto lumi riguardo alla deroga sulla pesca col vivo, soprattutto temendo ripercussioni sulle popolazini di lucci della zona. Anche su alcuni spazi web è nata la discussione, così ho pensato di chiedere di nuovo speigazioni ai fautori del progetto, L'Arci Pesca Fisa di Arezzo.
La mia domanda è stata semplice: la deroga alla pesca col vivo, non potrebbe rappresentare un pericolo per la popolazione di esocidi? Quali contromisure avete preso per evitare che questo avvenga?
Pronta la risposta del Comitato dell'Arci, che noi vi riportiamo testualmente.
(L'intervista al Comitato Arci Pesca Fisa di Arezzo sul progetto "Pesca di selezione" potete leggerla cliccando QUI)
I dubbi che hanno espresso i lettori sono corretti e direi anche apprezzabili perchè indicano che c'è stata una crescita notevole nella sensibilità
rispetto alla tutela del patromonio ittico. E questo ci piace molto.
Il rischio che viene paventato per il luccio è stato valutato da noi e direi contenuto al massimo. Ti spiego.
Il regolamento scritto da noi e approvato dalla nostra Amministrazione provinciale prevede l'assoluto divieto, nell'esercizio della Pesca di Selezione, di trattemimnento di qualsiasi altro pesce diverso dal Siluro. Per ulteriore tutela degli esocidi è stata definita inoltre un'area di applicazione del progetto ben precisa: si tratta di un tratto di Arno relativamente contenuto e di un breve tratto del Canale Maestro della Chiana, zone queste non votate alla presenza e alla pesca del luccio e facili da controllare con le guerdie ittiche della nostra associazione (me compreso).
Già dalla presentazione preliminare del progetto (Novembre 2010) abbiamo sottolineato che zone come Montedoglio, aree molto vocate alla presenza e alla pesca del luccio non dovevano essere incluse nell'areale di applicazione della Pesca di Selezione.
Se qualcuno abuserà di questa deroga che ci è stata data, abusando quindi della fiducia accordataci, sarà sanzionato. Ma questo vale per qualsiasi violazione commessa anche al di fuori di un progetto qualsiasi. Al corso saremo molto precisi e chiari su questo ed altri punti che ci stanno molto a cuore, come a voi.
Un'ultima cosa: la nostra Provincia vieta l'uso dell'esca viva perchè questa pratica piscatoria poteva, più o meno in buona fede, diventare veicolo di immissione di alloctoni (v. pseudorasbora parva). la deroga concessa non contraddice lo spirito della norma perchè nel nostro regolamento si impone di reperire l'esca viva nel luogo di pesca stesso.
Grazie per il vostro interesamento.
La mia domanda è stata semplice: la deroga alla pesca col vivo, non potrebbe rappresentare un pericolo per la popolazione di esocidi? Quali contromisure avete preso per evitare che questo avvenga?
Pronta la risposta del Comitato dell'Arci, che noi vi riportiamo testualmente.
(L'intervista al Comitato Arci Pesca Fisa di Arezzo sul progetto "Pesca di selezione" potete leggerla cliccando QUI)
I dubbi che hanno espresso i lettori sono corretti e direi anche apprezzabili perchè indicano che c'è stata una crescita notevole nella sensibilità
rispetto alla tutela del patromonio ittico. E questo ci piace molto.
Il rischio che viene paventato per il luccio è stato valutato da noi e direi contenuto al massimo. Ti spiego.
Il regolamento scritto da noi e approvato dalla nostra Amministrazione provinciale prevede l'assoluto divieto, nell'esercizio della Pesca di Selezione, di trattemimnento di qualsiasi altro pesce diverso dal Siluro. Per ulteriore tutela degli esocidi è stata definita inoltre un'area di applicazione del progetto ben precisa: si tratta di un tratto di Arno relativamente contenuto e di un breve tratto del Canale Maestro della Chiana, zone queste non votate alla presenza e alla pesca del luccio e facili da controllare con le guerdie ittiche della nostra associazione (me compreso).
Già dalla presentazione preliminare del progetto (Novembre 2010) abbiamo sottolineato che zone come Montedoglio, aree molto vocate alla presenza e alla pesca del luccio non dovevano essere incluse nell'areale di applicazione della Pesca di Selezione.
Se qualcuno abuserà di questa deroga che ci è stata data, abusando quindi della fiducia accordataci, sarà sanzionato. Ma questo vale per qualsiasi violazione commessa anche al di fuori di un progetto qualsiasi. Al corso saremo molto precisi e chiari su questo ed altri punti che ci stanno molto a cuore, come a voi.
Un'ultima cosa: la nostra Provincia vieta l'uso dell'esca viva perchè questa pratica piscatoria poteva, più o meno in buona fede, diventare veicolo di immissione di alloctoni (v. pseudorasbora parva). la deroga concessa non contraddice lo spirito della norma perchè nel nostro regolamento si impone di reperire l'esca viva nel luogo di pesca stesso.
Grazie per il vostro interesamento.
9.08.2011
"Pesca di selezione" -- Contenimento siluri Arno aretino
Siamo andati ad intervistare il Comitato Provinciale Arci Pesca Fisa di Arezzo per chiedere lumi in merito al progetto "Pesca di selezione".
Questo piano si è reso necessario a seguito dell'esplosione demografica della popolazione di siluri nel tratto Aretino dell'Arno.
Ringraziando il Comitato per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande, vi lasciamo da subito all'intervista che spiega in modo dettagliato tutti gli aspetti della vicenda: su quali basi scientifiche poggia, quali sono gli obiettivi e in che modo saranno coinvolti i pescatori sportivi.
Purtroppo anche in questo caso c'è chi deve porre rimedio ai danni causati dalla stupidità altrui, ma ben vengano persone come queste che spendono il loro tempo nel tentativo di risanare quello che è il nostro patrimonio ambientale.
Il progetto è stato approvato dalla Provincia di Arezzo con delibera di Giunta 451 del 3-8-2011
Qual è la situazione siluro nell'Arno aretino? Da quanto sappiamo nelle vostre acque il glano era presente in modo limitato; cosa è successo negli ultimi anni? A cosa imputate l'esplosione demografica della specie?
R: La situazione dell'Arno aretino è preoccupante a detta degli ittiologi che proprio nel 2011 hanno competato un complesso lavoro di aggiiornamento della carta ittica. stiamo vivendo una fase in cui, dopo un lungo periodo di latenza, la diffusione del Siluro ha raggiunto livelli significativi.
tenete conto che l'asta dell'Arno scorrente in territorio aretino è interrotta da ben 2 dighe insormantabili (da monte a valle: diga di Levane, diga di La Penna) e da almeno 4 dighe/briglie nel tratto superiore. al momento attuale, diversamente da quanto registrato fino a 1/2 anni fa, il siluro ha fatto la sua comparsa (immaginate voi quale sia stato il veicolo...) fino sopra la seconda grande diga e ormai le catture di siluri sono all'ordine del giorno fino all'inizio del corso torrentizio del nostro Arno, ovvero fino al centro abitato di Castelluccio (comune di Capolona situato nel basso Casentino).
l'ittiologo che segue il nostro progetto da un punto di vista scientifico non è ottimista circa l'impatto che questa nuova popolazione ittica possa avere nel nostro fiume e paventa scenari simili a quelli dell'Arno fiorentino. Voi mi chiedete a cosa possa essere imputato l'incremento del numero di siluri.
credo che nel nostro Arno si verifichi quello che è già successo altrove: introduzioni di siluri, acclimatazione, l'ambiente ostitante che riesce in una fase iniziale a sostenere da un punto di vista alimentare la nuova popolazione di alloctoni, incremento esponenziale del numero dei siluri, impatto nelle popolazioni di autoctoni, ecc. ecc. una storia già vista. purtroppo.
Avete condotto degli studi prima di stendere un piano di intervento? Se si, cosa hanno evidenziato?
R: Quanto agli studi ho già detto sopra. gli stordimenti condotti dagli ittilogi incaricati dalla Provincia di Arezzo hanno evidenziato un incremento del numero dei siluri e soprattutto ne hanno rilevato la presenza in zone (v. Canale Maestro della Chiana, un affluente dell'Arno) nelle quali non era censito nei rilievi del 2008.
Una cosa che mi ha colpito molto è la notizia che voi, unitamente alla Provincia, avete organizzato dei corsi rivolti a tutti i pescatori muniti di licenza B, proprio per sensibilizzarli al problema. Con quali modalità verranno effettuati questi corsi e cosa imparerà chi deciderà di partecipare?
R: I corsi si terranno a partire dal mese di Settembre. il corso si prefigge in linea generale di responsabilizzare tutti i pescatori alla tutela del nostro ecosistema fluviale. In particolare prevedono una parte normativa (spiegazione dettagliata del regolamento per la pesca di selezione) e una parte
scientifica a cura dell'ittiologo finalizzata alla conoscenza della biologia Silurus Glanis. La partecipazione al corso abilita all'esercizio della pesca in deroga al divieto di utilizzo di esche vive o morte, solo per realizzare le finalità (monitoraggio e contenimento del Siluro) del progetto.
Un punto che spesso si rivela spinoso quando si parla di piani di contenimento e soprattutto di divieto di rilascio di specie esotiche è lo stoccaggio del materiale prelevato. Un animale come il siluro che può raggiungere lunghezze e pesi da brivido, non può essere gettato nel cassonetto dell'immondizia come un qualsiasi rifiuto organico, né può essere abbandonato sulla sponda o peggio gettato morto in acqua. Come dovrà comportarsi il pescatore dopo la cattura, qualora decidesse di non cibarsi della sua preda?
R: Il problema che ci ponete è serio. Al momento tuttavia non ci sono da noi siluri di taglia che possa creare difficoltà insormantabili di smaltimento.
Forniremo ai pescatori di selezione borse termiche per la conservazione delle catture, in attesa che poi l'ittiologo possa esaminare il contenuto stomacale. da esperienze recenti ci risulta che i siluri catturati ad oggi siano stati consumati dai pescatori o da loro conoscenti. I nostri pescatori hanno dimostrato un buon livello di maturità e di responsabilità.
Il piano sta prendendo il via in questi giorni, avete già potuto tastare il polso della comunità dei pescatori in merito?
R: Noi siamo un'Associazione di pescatori. Le nostre iniziative nascono (ed è un preciso dovere il nostro, dovere di rappresentanza!) dalle esigenze dei pescatori. Nei mesi scorsi abbiamo dovuto contenere la grande aspettativa dei pescatori in merito a questo nostro progetto dato che i necessari passaggi burocratici parevano rallentarne la realizzazione. Ci è stata mossa sempre e soltanto una critica: perchè non abbiamo agito prima?
Avete un sito web attraverso il quale anche i nostri lettori possono avere maggiori informazioni sul progetto ed eventualmente seguirne lo sviluppo?
R: Presto il nostro sito www.arcipescando.altervista.org sarà aggiornato con i contenuti del progetto.
D.M.
N.B Potete leggere alcune precisazioni in merito alla deroga al divieto di pesca con esca viva cliccando QUI
Questo piano si è reso necessario a seguito dell'esplosione demografica della popolazione di siluri nel tratto Aretino dell'Arno.
Ringraziando il Comitato per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande, vi lasciamo da subito all'intervista che spiega in modo dettagliato tutti gli aspetti della vicenda: su quali basi scientifiche poggia, quali sono gli obiettivi e in che modo saranno coinvolti i pescatori sportivi.
Purtroppo anche in questo caso c'è chi deve porre rimedio ai danni causati dalla stupidità altrui, ma ben vengano persone come queste che spendono il loro tempo nel tentativo di risanare quello che è il nostro patrimonio ambientale.
Il progetto è stato approvato dalla Provincia di Arezzo con delibera di Giunta 451 del 3-8-2011
Qual è la situazione siluro nell'Arno aretino? Da quanto sappiamo nelle vostre acque il glano era presente in modo limitato; cosa è successo negli ultimi anni? A cosa imputate l'esplosione demografica della specie?
R: La situazione dell'Arno aretino è preoccupante a detta degli ittiologi che proprio nel 2011 hanno competato un complesso lavoro di aggiiornamento della carta ittica. stiamo vivendo una fase in cui, dopo un lungo periodo di latenza, la diffusione del Siluro ha raggiunto livelli significativi.
tenete conto che l'asta dell'Arno scorrente in territorio aretino è interrotta da ben 2 dighe insormantabili (da monte a valle: diga di Levane, diga di La Penna) e da almeno 4 dighe/briglie nel tratto superiore. al momento attuale, diversamente da quanto registrato fino a 1/2 anni fa, il siluro ha fatto la sua comparsa (immaginate voi quale sia stato il veicolo...) fino sopra la seconda grande diga e ormai le catture di siluri sono all'ordine del giorno fino all'inizio del corso torrentizio del nostro Arno, ovvero fino al centro abitato di Castelluccio (comune di Capolona situato nel basso Casentino).
l'ittiologo che segue il nostro progetto da un punto di vista scientifico non è ottimista circa l'impatto che questa nuova popolazione ittica possa avere nel nostro fiume e paventa scenari simili a quelli dell'Arno fiorentino. Voi mi chiedete a cosa possa essere imputato l'incremento del numero di siluri.
credo che nel nostro Arno si verifichi quello che è già successo altrove: introduzioni di siluri, acclimatazione, l'ambiente ostitante che riesce in una fase iniziale a sostenere da un punto di vista alimentare la nuova popolazione di alloctoni, incremento esponenziale del numero dei siluri, impatto nelle popolazioni di autoctoni, ecc. ecc. una storia già vista. purtroppo.
Avete condotto degli studi prima di stendere un piano di intervento? Se si, cosa hanno evidenziato?
R: Quanto agli studi ho già detto sopra. gli stordimenti condotti dagli ittilogi incaricati dalla Provincia di Arezzo hanno evidenziato un incremento del numero dei siluri e soprattutto ne hanno rilevato la presenza in zone (v. Canale Maestro della Chiana, un affluente dell'Arno) nelle quali non era censito nei rilievi del 2008.
Una cosa che mi ha colpito molto è la notizia che voi, unitamente alla Provincia, avete organizzato dei corsi rivolti a tutti i pescatori muniti di licenza B, proprio per sensibilizzarli al problema. Con quali modalità verranno effettuati questi corsi e cosa imparerà chi deciderà di partecipare?
R: I corsi si terranno a partire dal mese di Settembre. il corso si prefigge in linea generale di responsabilizzare tutti i pescatori alla tutela del nostro ecosistema fluviale. In particolare prevedono una parte normativa (spiegazione dettagliata del regolamento per la pesca di selezione) e una parte
scientifica a cura dell'ittiologo finalizzata alla conoscenza della biologia Silurus Glanis. La partecipazione al corso abilita all'esercizio della pesca in deroga al divieto di utilizzo di esche vive o morte, solo per realizzare le finalità (monitoraggio e contenimento del Siluro) del progetto.
Un punto che spesso si rivela spinoso quando si parla di piani di contenimento e soprattutto di divieto di rilascio di specie esotiche è lo stoccaggio del materiale prelevato. Un animale come il siluro che può raggiungere lunghezze e pesi da brivido, non può essere gettato nel cassonetto dell'immondizia come un qualsiasi rifiuto organico, né può essere abbandonato sulla sponda o peggio gettato morto in acqua. Come dovrà comportarsi il pescatore dopo la cattura, qualora decidesse di non cibarsi della sua preda?
R: Il problema che ci ponete è serio. Al momento tuttavia non ci sono da noi siluri di taglia che possa creare difficoltà insormantabili di smaltimento.
Forniremo ai pescatori di selezione borse termiche per la conservazione delle catture, in attesa che poi l'ittiologo possa esaminare il contenuto stomacale. da esperienze recenti ci risulta che i siluri catturati ad oggi siano stati consumati dai pescatori o da loro conoscenti. I nostri pescatori hanno dimostrato un buon livello di maturità e di responsabilità.
Il piano sta prendendo il via in questi giorni, avete già potuto tastare il polso della comunità dei pescatori in merito?
R: Noi siamo un'Associazione di pescatori. Le nostre iniziative nascono (ed è un preciso dovere il nostro, dovere di rappresentanza!) dalle esigenze dei pescatori. Nei mesi scorsi abbiamo dovuto contenere la grande aspettativa dei pescatori in merito a questo nostro progetto dato che i necessari passaggi burocratici parevano rallentarne la realizzazione. Ci è stata mossa sempre e soltanto una critica: perchè non abbiamo agito prima?
Avete un sito web attraverso il quale anche i nostri lettori possono avere maggiori informazioni sul progetto ed eventualmente seguirne lo sviluppo?
R: Presto il nostro sito www.arcipescando.altervista.org sarà aggiornato con i contenuti del progetto.
D.M.
N.B Potete leggere alcune precisazioni in merito alla deroga al divieto di pesca con esca viva cliccando QUI
8.22.2011
Intervista al Dr. Cesare Puzzi sull'avanzamento dei lavori del progetto di contenimento del siluro sul Lago di Varese
Siamo tornati ad intervistare il Dr. Cesare Puzzi per domandargli qual è lo stato dei lavori del progetto di contenimento del siluro sul Lago di Varese.
Siluro, ma non solo quello, poichè il piano di studio e intervento riguarda diverse specie aliene.
Dr. Puzzi: "Sì, infatti il siluro rappresenta la specie più “appariscente” fra le specie aliene, ma come ben sappiamo è in compagnia. Ricordiamo carassio, gardon, pesce gatto tra le più abbondanti, ma anche rodeo amaro, pseudorasbora, abramide, cobite di stagno per citarne altre che abbiamo rilevato nel corso delle indagini."
Quindi entriamo subito nel vivo e cerchiamo di fare il punto della situazione.
Dr. Puzzi: "Il punto della situazione è il seguente: siamo in pieno svolgimento del secondo anno di attività sui tre complessivi, ed è stata consegnata a fine 2010 una relazione di avanzamento lavori al Parco del Ticino e alla Provincia di Varese. Il primo anno è stato caratterizzato dalla effettuazione di campagne di controllo delle specie aliene invasive, che hanno portato alla cattura di un buon numero di pesci esotici. In particolare, sul Lago di Comabbio ne sono stati catturati circa 22 quintali, dei quali 16 q di siluro e 6 q di carassio, oltre a qualche decina di Kg di gardon. Sul Ticino sono stati catturati circa 10 quintali di siluro, e qualche esemplare di altre specie esotiche come rodeo, pseudorasbora, carassio, abramide, cobite di stagno. Sul Lago di Varese sono stati rimossi circa 21 quintali di pesci, dei quali 14 q di carassio, 3,4 di siluro, 2,8 di pesce gatto, 0,6di gardon."
Ci eravamo lasciati più di dodici mesi fa alla vigilia dell'avvio dei lavori e lei ci aveva spiegato in modo dettagliato quali sarebbero stati i vari step del progetto.
Il primo di questi era la creazione di un network per la condivisione delle informazioni raccolte nelle aree di progetto; le chiediamo quindi quali risultati ha prodotto lo studio nelle aree interessate e se sono stati creati dei protocolli di gestione per facilitare il contrasto alla diffusione delle specie aliene.
Dr. Puzzi: "La redazione dei protocolli sarà un’attività del terzo anno, quando potranno essere tirate un po’ di conclusioni sulle migliori tecniche di controllo, con ottimizzazione dei risultati in rapporto allo sforzo di cattura.
Il network di controllo sta nascendo, ed è stata pubblicata una prima versione del sito: http://www.progettosiluro.altervista.org che sarà via via arricchito dai dati del progetto."
Le informazioni ecologiche sul siluro e le altre specie esotiche erano carenti per quanto riguarda il Lago di Varese, quindi sarebbe interessante sapere quali dati sono emersi attraverso le varie attività di studio. Le pescate selettive hanno fornito materiale utile?
Dr. Puzzi: "Senz’altro. In primo luogo la densità del siluro nel Lago di Varese non è ancora arrivata ad essere così massiccia come lo è nel Comabbio e nel Ticino. E’ questione di tempo, e dunque per il Lago di Varese pare che l’intervento di controllo possa essere particolarmente utile poiché colpisce la specie nella sua fase di espansione. I dati autoecologici sono stati raccolti e lo saranno anche per tutto il secondo anno. La loro elaborazione ed interpretazione sarà attività del terzo anno, contestuale alla produzione dei protocolli di contenimento."
Altro punto importante erano i ripopolamenti in programma per aiutare le specie autoctone in difficoltà. Ci aveva parlato di semine di lucci, alborelle e lacustri per il Lago di Varese e di marmorate, pighi e storioni cobice per il Ticino. Queste semine continuano? E soprattutto avete potuto registrare dati positivi riguardo alle popolazioni citate?
Dr. Puzzi: "Sì le semine continuano. Nel primo anno di progetto ci sono stati risultati particolarmente buoni per quanto riguarda la produzione di luccetti da ripopolamento, nei due incubatoi ittici del Tinella (Lago di Varese) e di Magenta (La Fagiana, Parco Ticino). Nell’incubatoio del Tinella sono stati prodotti e seminati nel lago circa 270.000 luccetti; nel Ticino e nel Lago di Comabbio sono stati seminati circa 90.000 luccetti prodotti dal Parco del Ticino.
Oltre ai lucci sono stati seminate tinche e storioncini cobice dal Parco Ticino, sempre prodotti nell’incubatoio della Fagiana, e sono state seminate alborelle nel Lago di Varese prodotte al Tinella.
Circa i dati positivi rispetto alle specie citate per ora non ci sono dati quantitativi, anche per la difficoltà oggettiva di avere tali dati in ambienti acquatici così vasti. Ci sono informazioni che arrivano dai pescatori, incoraggianti per lo storione del Ticino e per i lucci del Ticino stesso ma anche dei laghi di Comabbio e di Varese. L’alborella continua invece ad essere in grande crisi e le sue segnalazioni sono davvero poche."
Come ha risposto la comunità dei pescatori al progetto?
Dr. Puzzi: "Non pervenuta. Nel senso che noi non abbiamo avuto riscontri particolari. I pochi pescatori con cui siamo entrati in contatto, in particolare per i laghi di Comabbio e di Varese, erano ben contenti dell’intervento, perché sono molto affezionati ai pesci (magari anche esotici) che hanno pescato negli ultimi decenni, come i boccaloni o i persici sole, le scardole, le tinche, le anguille, il luccio. Ci sono appassionati di pesca al siluro, ma per ora, in questa area, prevalgono decisamente i pescatori contrari al siluro.
La comunità dei pescatori professionali è invece molto contenta del progetto, tanto che ne fanno pienamente parte, anche a tutela della loro attività minacciata da specie esotiche invasive di scarso pregio commerciale."
Sappiamo che parte integrante del lavoro sono proprio attività di sensibilizzazione e divulgazione e che anche i pescatori dilettanti possono prendere parte ai lavori contattando voi, il parco o la provincia.
Dr. Puzzi: "Certamente. Noi, il Parco del Ticino (Servizio Faunistico) e la Provincia di Varese (Ufficio Pesca) siamo a disposizione di chi volesse avere informazioni o partecipare in qualche modo al progetto. La piena divulgazione da parte degli Enti presumibilmente sarà realizzata nel terzo anno, quando ci saranno risultati pressoché definitivi e le idee più chiare su che cosa si possa effettivamente fare."
In cosa consisterà il lavori dei prossimi mesi?
Dr. Puzzi: "Nei prossimi mesi continueranno le pescate selettive, sia con reti che con elettropesca nell’area di progetto: Fiume Ticino, Lago di Comabbio e Lago di Varese. Al contempo si raccoglieranno dati sull’autoecologia delle specie esotiche invasive più importanti al fine della individuazione delle migliori strategie di contenimento. Oltre all’attività di campo c’è quindi un importante lavoro di laboratorio e di elaborazione dei dati raccolti.
Si aggiornerà inoltre il sito del progetto, completando con i dati il database che serve proprio al network di controllo e al coordinamento fra gli enti di gestione.
Nel frattempo si inizia a capire come dovranno essere strutturati i protocolli di controllo, avendo una buona esperienza che consente di valutare attrezzi, periodi, aree, metodi che con più efficacia permettono di intervenire contro le specie invasive."
Dottore, tracci lei un bilancio di questi mesi di lavoro. Avete riscontrato differenze rispetto a quanto pensavate di trovare?
Dr. Puzzi: "Il bilancio sino ad oggi direi che è decisamente positivo. Le attività svolte stanno rispettando il programma di lavoro e si conferma che la presenza e la diffusione di pesci esotici nei nostri ambienti è uno dei più importanti problemi relativi alla perdita di biodiversità. Stiamo raccogliendo moltissime informazioni e contiamo di arrivare in fondo al progetto con le idee chiare su che cosa si possa ragionevolmente fare per contrastare questa minaccia. E’ chiaro, e ne abbiamo piena consapevolezza, che i pesci esotici non sono eradicabili in ambienti acquatici vasti, articolati e complessi come quelli di studio. Si può però fare un contrasto efficace alle specie esotiche, evitando che prendano il completo sopravvento sulle specie native, e sostenendo con le immissioni i pesci autoctoni maggiormente minacciati.
Differenze su quanto pensavamo di trovare ce ne sono. Ad oggi, una sorpresa negativa è la rapida affermazione del gardon anche nei laghi di Comabbio e di Varese, nei quali è comparsa solo di recente, ma dove pare in rapidissima affermazione a discapito dell’autoctona scardola con la quale condivide la base alimentare (lo zooplancton) e con la quale dunque compete. Altra specie che mostra abbondanze superiori a quanto ci aspettassimo è il carassio, poco “visibile” nei laghi, ma molto abbondante nell’evidenza dei risultati delle catture.
Il siluro, specie simbolo del progetto, corrisponde grosso modo alle attese: abbondante nel Comabbio e nel Ticino, presente e in espansione nel Lago di Varese."
Ringraziandola per il tempo concessoci, le auguriamo buon lavoro e restiamo assolutamente disponibili a divulgare in futuro novità riguardo al progetto.
Ricordiamo ai lettori che sul sito è presente l'intervista rilasciataci dal Dr. Puzzi all'avvio del progetto. Potete leggere questa intervista cliccando QUI
Siluro, ma non solo quello, poichè il piano di studio e intervento riguarda diverse specie aliene.
Dr. Puzzi: "Sì, infatti il siluro rappresenta la specie più “appariscente” fra le specie aliene, ma come ben sappiamo è in compagnia. Ricordiamo carassio, gardon, pesce gatto tra le più abbondanti, ma anche rodeo amaro, pseudorasbora, abramide, cobite di stagno per citarne altre che abbiamo rilevato nel corso delle indagini."
Quindi entriamo subito nel vivo e cerchiamo di fare il punto della situazione.
Dr. Puzzi: "Il punto della situazione è il seguente: siamo in pieno svolgimento del secondo anno di attività sui tre complessivi, ed è stata consegnata a fine 2010 una relazione di avanzamento lavori al Parco del Ticino e alla Provincia di Varese. Il primo anno è stato caratterizzato dalla effettuazione di campagne di controllo delle specie aliene invasive, che hanno portato alla cattura di un buon numero di pesci esotici. In particolare, sul Lago di Comabbio ne sono stati catturati circa 22 quintali, dei quali 16 q di siluro e 6 q di carassio, oltre a qualche decina di Kg di gardon. Sul Ticino sono stati catturati circa 10 quintali di siluro, e qualche esemplare di altre specie esotiche come rodeo, pseudorasbora, carassio, abramide, cobite di stagno. Sul Lago di Varese sono stati rimossi circa 21 quintali di pesci, dei quali 14 q di carassio, 3,4 di siluro, 2,8 di pesce gatto, 0,6di gardon."
Ci eravamo lasciati più di dodici mesi fa alla vigilia dell'avvio dei lavori e lei ci aveva spiegato in modo dettagliato quali sarebbero stati i vari step del progetto.
Il primo di questi era la creazione di un network per la condivisione delle informazioni raccolte nelle aree di progetto; le chiediamo quindi quali risultati ha prodotto lo studio nelle aree interessate e se sono stati creati dei protocolli di gestione per facilitare il contrasto alla diffusione delle specie aliene.
Dr. Puzzi: "La redazione dei protocolli sarà un’attività del terzo anno, quando potranno essere tirate un po’ di conclusioni sulle migliori tecniche di controllo, con ottimizzazione dei risultati in rapporto allo sforzo di cattura.
Il network di controllo sta nascendo, ed è stata pubblicata una prima versione del sito: http://www.progettosiluro.altervista.org che sarà via via arricchito dai dati del progetto."
Le informazioni ecologiche sul siluro e le altre specie esotiche erano carenti per quanto riguarda il Lago di Varese, quindi sarebbe interessante sapere quali dati sono emersi attraverso le varie attività di studio. Le pescate selettive hanno fornito materiale utile?
Dr. Puzzi: "Senz’altro. In primo luogo la densità del siluro nel Lago di Varese non è ancora arrivata ad essere così massiccia come lo è nel Comabbio e nel Ticino. E’ questione di tempo, e dunque per il Lago di Varese pare che l’intervento di controllo possa essere particolarmente utile poiché colpisce la specie nella sua fase di espansione. I dati autoecologici sono stati raccolti e lo saranno anche per tutto il secondo anno. La loro elaborazione ed interpretazione sarà attività del terzo anno, contestuale alla produzione dei protocolli di contenimento."
Altro punto importante erano i ripopolamenti in programma per aiutare le specie autoctone in difficoltà. Ci aveva parlato di semine di lucci, alborelle e lacustri per il Lago di Varese e di marmorate, pighi e storioni cobice per il Ticino. Queste semine continuano? E soprattutto avete potuto registrare dati positivi riguardo alle popolazioni citate?
Dr. Puzzi: "Sì le semine continuano. Nel primo anno di progetto ci sono stati risultati particolarmente buoni per quanto riguarda la produzione di luccetti da ripopolamento, nei due incubatoi ittici del Tinella (Lago di Varese) e di Magenta (La Fagiana, Parco Ticino). Nell’incubatoio del Tinella sono stati prodotti e seminati nel lago circa 270.000 luccetti; nel Ticino e nel Lago di Comabbio sono stati seminati circa 90.000 luccetti prodotti dal Parco del Ticino.
Oltre ai lucci sono stati seminate tinche e storioncini cobice dal Parco Ticino, sempre prodotti nell’incubatoio della Fagiana, e sono state seminate alborelle nel Lago di Varese prodotte al Tinella.
Circa i dati positivi rispetto alle specie citate per ora non ci sono dati quantitativi, anche per la difficoltà oggettiva di avere tali dati in ambienti acquatici così vasti. Ci sono informazioni che arrivano dai pescatori, incoraggianti per lo storione del Ticino e per i lucci del Ticino stesso ma anche dei laghi di Comabbio e di Varese. L’alborella continua invece ad essere in grande crisi e le sue segnalazioni sono davvero poche."
Come ha risposto la comunità dei pescatori al progetto?
Dr. Puzzi: "Non pervenuta. Nel senso che noi non abbiamo avuto riscontri particolari. I pochi pescatori con cui siamo entrati in contatto, in particolare per i laghi di Comabbio e di Varese, erano ben contenti dell’intervento, perché sono molto affezionati ai pesci (magari anche esotici) che hanno pescato negli ultimi decenni, come i boccaloni o i persici sole, le scardole, le tinche, le anguille, il luccio. Ci sono appassionati di pesca al siluro, ma per ora, in questa area, prevalgono decisamente i pescatori contrari al siluro.
La comunità dei pescatori professionali è invece molto contenta del progetto, tanto che ne fanno pienamente parte, anche a tutela della loro attività minacciata da specie esotiche invasive di scarso pregio commerciale."
Sappiamo che parte integrante del lavoro sono proprio attività di sensibilizzazione e divulgazione e che anche i pescatori dilettanti possono prendere parte ai lavori contattando voi, il parco o la provincia.
Dr. Puzzi: "Certamente. Noi, il Parco del Ticino (Servizio Faunistico) e la Provincia di Varese (Ufficio Pesca) siamo a disposizione di chi volesse avere informazioni o partecipare in qualche modo al progetto. La piena divulgazione da parte degli Enti presumibilmente sarà realizzata nel terzo anno, quando ci saranno risultati pressoché definitivi e le idee più chiare su che cosa si possa effettivamente fare."
In cosa consisterà il lavori dei prossimi mesi?
Dr. Puzzi: "Nei prossimi mesi continueranno le pescate selettive, sia con reti che con elettropesca nell’area di progetto: Fiume Ticino, Lago di Comabbio e Lago di Varese. Al contempo si raccoglieranno dati sull’autoecologia delle specie esotiche invasive più importanti al fine della individuazione delle migliori strategie di contenimento. Oltre all’attività di campo c’è quindi un importante lavoro di laboratorio e di elaborazione dei dati raccolti.
Si aggiornerà inoltre il sito del progetto, completando con i dati il database che serve proprio al network di controllo e al coordinamento fra gli enti di gestione.
Nel frattempo si inizia a capire come dovranno essere strutturati i protocolli di controllo, avendo una buona esperienza che consente di valutare attrezzi, periodi, aree, metodi che con più efficacia permettono di intervenire contro le specie invasive."
Dottore, tracci lei un bilancio di questi mesi di lavoro. Avete riscontrato differenze rispetto a quanto pensavate di trovare?
Dr. Puzzi: "Il bilancio sino ad oggi direi che è decisamente positivo. Le attività svolte stanno rispettando il programma di lavoro e si conferma che la presenza e la diffusione di pesci esotici nei nostri ambienti è uno dei più importanti problemi relativi alla perdita di biodiversità. Stiamo raccogliendo moltissime informazioni e contiamo di arrivare in fondo al progetto con le idee chiare su che cosa si possa ragionevolmente fare per contrastare questa minaccia. E’ chiaro, e ne abbiamo piena consapevolezza, che i pesci esotici non sono eradicabili in ambienti acquatici vasti, articolati e complessi come quelli di studio. Si può però fare un contrasto efficace alle specie esotiche, evitando che prendano il completo sopravvento sulle specie native, e sostenendo con le immissioni i pesci autoctoni maggiormente minacciati.
Differenze su quanto pensavamo di trovare ce ne sono. Ad oggi, una sorpresa negativa è la rapida affermazione del gardon anche nei laghi di Comabbio e di Varese, nei quali è comparsa solo di recente, ma dove pare in rapidissima affermazione a discapito dell’autoctona scardola con la quale condivide la base alimentare (lo zooplancton) e con la quale dunque compete. Altra specie che mostra abbondanze superiori a quanto ci aspettassimo è il carassio, poco “visibile” nei laghi, ma molto abbondante nell’evidenza dei risultati delle catture.
Il siluro, specie simbolo del progetto, corrisponde grosso modo alle attese: abbondante nel Comabbio e nel Ticino, presente e in espansione nel Lago di Varese."
Ringraziandola per il tempo concessoci, le auguriamo buon lavoro e restiamo assolutamente disponibili a divulgare in futuro novità riguardo al progetto.
Ricordiamo ai lettori che sul sito è presente l'intervista rilasciataci dal Dr. Puzzi all'avvio del progetto. Potete leggere questa intervista cliccando QUI
3.26.2010
ittiologo Cesare Puzzi sul progetto di contenimento delle specie alloctone nel Lago di Varese (di Damiano Merlini)
Eccoci con il Dr. Cesare Puzzi, veterinario ittiologo presso GRAIA s.r.l (www.graia.eu), una delle maggiori società italiane ad occuparsi di ecologia acquatica, acquacoltura, ingegneria ambientale e ittiologia.
Siamo qui per parlare del progetto di contenimento del Siluro nel Lago di Varese e di tutto il piano di recupero messo in piedi per queste acque.
Dr. Puzzi, prima di tutto la ringrazio per la sua disponibilità nel rispondere a queste mie domande e vorrei subito chiederle da dove nasce questo progetto e attraverso quali collaborazioni lo porterete avanti.
Grazie a Lei per la divulgazione che potrà dare al progetto, che come ogni altro progetto di questo genere può dare risultati a lungo termine soprattutto per le attività di sensibilizzazione e divulgazione. Il progetto nasce dall’evidenza dell’espansione di specie ittiche esotiche nelle nostre acque e dall’esigenza di tutelare la fauna autoctona e la biodiversità, con particolare attenzione alle aree protette. E’ una iniziativa della Provincia di Varese, Servizio Pesca, che è il capofila di progetto e che agisce in partenariato con il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Prevede la collaborazione della Cooperativa Pescatori del Lago di Varese, dell’incubatoio ittico del Tinella, della FIPSAS di Pavia. Siamo poi coinvolti noi di GRAIA per la supervisione scientifica e la consulenza tecnica e la Fondazione Cariplo che cofinanzia il progetto.
L’area di intervento è data da ambienti compresi in Zone di Protezione Speciale (ZPS), Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Riserve Naturali, poiché l’obiettivo principale è la tutela della biodiversità. Si andrà ad operare sul Lago di Varese (ZPS), Lago di Comabbio (SIC), Palude Brabbia (Riserva Naturale), Fiume Ticino (ZPS e vari SIC).
Il dato di partenza, data la progressiva espansione del siluro, è anche la dimostrata pericolosità delle specie aliene, animali o vegetali, per gli ecosistemi. In ambito acquatico il siluro è particolarmente invasivo, come dimostrato dai lunghi studi effettuati sul Ticino dal Parco Lombardo nel corso di due progetti Life Natura: uno relativo alla conservazione della Trota marmorata e del Pigo, l’altro relativo allo Storione cobice. In entrambi i progetti il siluro del Ticino è stato ampiamente studiato, nei suoi vari aspetti di autoecologia e di rapporti interspecifici, ed è stato messo a punto un protocollo di contenimento.
Se le è possibile può spiegarci quali sono i passaggi di questo piano? Immagino che siate partiti dallo studio dell'impatto delle specie aliene sull'ecosistema, qual è il passo successivo?
Il progetto prevede la creazione di un network per il controllo del siluro nelle aree di progetto in favore della biodiversità. Quindi in primo luogo una condivisione delle conoscenze raccolte e una scelta di lavorare insieme per l’obiettivo comune di fronteggiare le specie aliene. Il loro impatto è ampiamente documentato da tantissimi studi e ricerche e dai maggiori Enti di gestione e di ricerca vengono suggerimenti e sollecitazioni a contrastare tali specie. Quindi, accertato che l’obiettivo generale va nella direzione giusta, sono state individuate azioni specifiche di contrasto, con la consapevolezza che non sarà possibile eradicare le specie aliene, ma che si potrà contrastare la diffusione di quelle più invasive e favorire le specie autoctone. Gli Enti potranno disporre di indicazioni e di protocolli gestionali di contrasto delle specie aliene che ottimizzino gli sforzi e massimizzino i risultati.
Sulla stampa si è dato molto risalto al Siluro, ma non è l'unica specie alloctona e invasiva prensente nelle acque del lago. Quali sono le altre? E quali i danni che portano alla bio-diversità tipica di questo ambiente?
Le altre specie ittiche aliene sono numerose, con diversi gradi di invasività e di pericolosità. Nel Lago di Varese e di Comabbio le più diffuse sono il carassio, il pesce gatto, il gardon, il lucioperca e il persico sole , considerando la carpa para-autoctona. Nel Ticino ci sono anche l’aspio, l’abramide, la pseudorasbora, il rodeo amaro, il cobite di stagno orientale. Ognuna di esse può causare un danno alla biodiversità locale, in vari modi: predazione diretta, competizione alimentare, competizione per i rifugi, ibridazione. Ad esempio il gardon, nell’ambito del progetto life su marmorata e pigo, è stato dimostrato che si incrocia con il pigo, ma anche con il triotto, dando luogo a prole fertile. Ciò comporta un rimescolamento fra tre specie anticamente separatesi, che può portare alla perdita di due patrimoni genetici, del pigo e del triotto.
Quali saranno le attività che fungeranno da contrasto diretto alla diffusione di queste specie? Avete previsto pesche selettive?
Sì, la pesca selettiva negli ambienti di progetto sarà effettuata intensamente. Saranno catturati i siluri (e gli altri esotici indesiderati, che le normative regionali lombarda e piemontese impongono di sopprimere) con reti a grande maglia nei laghi, con elettropesca sulle rive in periodo di frega, con elettropesca in fiume sui rifugi e sulle freghe. Laddove manchino informazioni ecologiche sul siluro o su altre specie, come nel Lago di Varese, le pescate produrranno molto materiale biologico sul quale studiare. Vogliamo sapere che cosa mangiano, quando si riproducono, dove depongono le uova, quante ne depongono, quanto crescono in lunghezza e in peso, che comportamenti assumono. Conoscere bene questi aspetti permetterà di combattere meglio i pesci indesiderati.
Una delle peculiarità di questo ambizioso progetto è quella di tentare la strada della reintroduzione di specie autoctone che fungano da naturali competitori e vadano ad occupare nicchie ecologiche ora occupate da pesci alloctoni. Quali saranno le specie di cui tenterete la reintroduzione?
Più che una reintroduzione si tratta di ripopolamento, poiché le nostre specie-bersaglio sono rarefatte o in declino, ma ancora ci sono. Si andranno a seminare molti lucci, una specie che soffre moltissimo la competizione del siluro. Consideri che la campagna di semina del luccio è in corso in questi giorni e che l’incubatoio del Tinella ne ha prodotti circa 300.000, e l’incubatoio del Parco Ticino, localizzato presso il Centro Parco della Fagiana a Magenta ne ha prodotti altri 200.000.
Le semine vengono fatte in modo molto capillare, distribuendo poche unità alla volta nei canneti per ottimizzarne la resa. Nel Lago di Varese viene inoltre seminata l’alborella e la trota lacustre. Nel Ticino vengono poi seminati giovani di trota marmorata, di pigo, di storione cobice.
Avete previsto anche attività formative e di informazione rivolte a quanti si interessano a questi temi? Penso in particolare ai pescatori dilettanti che vivono il lago da vicino.
Sì, sono previsti momenti di divulgazione e di sensibilizzazione. Sarà a breve pubblicato anche sul web il progetto con il suo avanzamento dei lavori. Il progetto ha durata triennale e periodicamente ci saranno aggiornamenti. I pescatori dilettanti che vivono il lago da vicino possono partecipare al progetto contattando la provincia, il parco o noi in qualsiasi momento.
L'argomento alloctonia è molto dibattuto anche tra i pescatori sportivi. C'è chi in loro vede una delle principali cause del declino di molti ambienti, altri invece sostengono che la loro diffusione è una conseguenza del calo drastico di altre specie, dovuto principalemente ad inquinamenti chimico-batteriologici e dalla sistematica distruzione e antropizzazione degli ecosistemi acquatici. Lei che è così vicino a questi temi e che ha a disposizione dati scientifici, quale idea si è fatto?
Personalmente sono convinto che il declino di molti ambienti abbia come prima causa la distruzione o l’alterazione dell’habitat acquatico: rettificazione delle sponde, argini, derivazioni idriche, inquinamenti, frammentazioni di ogni tipo, distruzione dei canneti lungo le sponde lacustri. Queste sono le cause vere del declino dei nostri pesci.
Ad esse se ne sommano altre: le specie esotiche, che in ambienti alterati hanno il sopravvento sulle specie autoctone grazie alla loro adattabilità e versatilità, i cormorani che in alcuni casi fanno un completo repulisti dei pesci o lasciano banchi massacrati dalle beccate.
Ma ricordiamoci che prima di tutto c’è l’habitat acquatico da recuperare.
Molti pescatori ritengono che le leggi che obbligano alla soppressione della fauna alloctona siano un errore e che siano solo un modo per impoverire ulrteriormente le nostre acque. Da studioso, pensa che questo obbligo possa essere effettivamente utile al controllo sulla proliferazione di questi animali?
No. L’obbligo alla soppressione non è particolarmente utile al controllo sulla proliferazione degli esotici (anche se la rimozione di grossi siluri da un piccolo lago a qualcosa serve). E’ però estremamente importante il messaggio che le norme trasmettono: “Questi pesci sono dannosi e vanno soppressi. Pensaci bene prima di portare in giro queste o altre specie esotiche, perché potresti portare un danno all’ecosistema, alla biodiversità e dunque a tutti noi!”
Ringraziandola ancora per la gentilezza e per il tempo dedicatoci vi invitiamo a visitare il sito di GRAIA S.R.L (http://www.graia.eu) per avere tutte le informazioni relative alle attività svolte da questa società.
Damiano Merlini
Siamo qui per parlare del progetto di contenimento del Siluro nel Lago di Varese e di tutto il piano di recupero messo in piedi per queste acque.
Dr. Puzzi, prima di tutto la ringrazio per la sua disponibilità nel rispondere a queste mie domande e vorrei subito chiederle da dove nasce questo progetto e attraverso quali collaborazioni lo porterete avanti.
Grazie a Lei per la divulgazione che potrà dare al progetto, che come ogni altro progetto di questo genere può dare risultati a lungo termine soprattutto per le attività di sensibilizzazione e divulgazione. Il progetto nasce dall’evidenza dell’espansione di specie ittiche esotiche nelle nostre acque e dall’esigenza di tutelare la fauna autoctona e la biodiversità, con particolare attenzione alle aree protette. E’ una iniziativa della Provincia di Varese, Servizio Pesca, che è il capofila di progetto e che agisce in partenariato con il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Prevede la collaborazione della Cooperativa Pescatori del Lago di Varese, dell’incubatoio ittico del Tinella, della FIPSAS di Pavia. Siamo poi coinvolti noi di GRAIA per la supervisione scientifica e la consulenza tecnica e la Fondazione Cariplo che cofinanzia il progetto.
L’area di intervento è data da ambienti compresi in Zone di Protezione Speciale (ZPS), Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Riserve Naturali, poiché l’obiettivo principale è la tutela della biodiversità. Si andrà ad operare sul Lago di Varese (ZPS), Lago di Comabbio (SIC), Palude Brabbia (Riserva Naturale), Fiume Ticino (ZPS e vari SIC).
Il dato di partenza, data la progressiva espansione del siluro, è anche la dimostrata pericolosità delle specie aliene, animali o vegetali, per gli ecosistemi. In ambito acquatico il siluro è particolarmente invasivo, come dimostrato dai lunghi studi effettuati sul Ticino dal Parco Lombardo nel corso di due progetti Life Natura: uno relativo alla conservazione della Trota marmorata e del Pigo, l’altro relativo allo Storione cobice. In entrambi i progetti il siluro del Ticino è stato ampiamente studiato, nei suoi vari aspetti di autoecologia e di rapporti interspecifici, ed è stato messo a punto un protocollo di contenimento.
Se le è possibile può spiegarci quali sono i passaggi di questo piano? Immagino che siate partiti dallo studio dell'impatto delle specie aliene sull'ecosistema, qual è il passo successivo?
Il progetto prevede la creazione di un network per il controllo del siluro nelle aree di progetto in favore della biodiversità. Quindi in primo luogo una condivisione delle conoscenze raccolte e una scelta di lavorare insieme per l’obiettivo comune di fronteggiare le specie aliene. Il loro impatto è ampiamente documentato da tantissimi studi e ricerche e dai maggiori Enti di gestione e di ricerca vengono suggerimenti e sollecitazioni a contrastare tali specie. Quindi, accertato che l’obiettivo generale va nella direzione giusta, sono state individuate azioni specifiche di contrasto, con la consapevolezza che non sarà possibile eradicare le specie aliene, ma che si potrà contrastare la diffusione di quelle più invasive e favorire le specie autoctone. Gli Enti potranno disporre di indicazioni e di protocolli gestionali di contrasto delle specie aliene che ottimizzino gli sforzi e massimizzino i risultati.
Sulla stampa si è dato molto risalto al Siluro, ma non è l'unica specie alloctona e invasiva prensente nelle acque del lago. Quali sono le altre? E quali i danni che portano alla bio-diversità tipica di questo ambiente?
Le altre specie ittiche aliene sono numerose, con diversi gradi di invasività e di pericolosità. Nel Lago di Varese e di Comabbio le più diffuse sono il carassio, il pesce gatto, il gardon, il lucioperca e il persico sole , considerando la carpa para-autoctona. Nel Ticino ci sono anche l’aspio, l’abramide, la pseudorasbora, il rodeo amaro, il cobite di stagno orientale. Ognuna di esse può causare un danno alla biodiversità locale, in vari modi: predazione diretta, competizione alimentare, competizione per i rifugi, ibridazione. Ad esempio il gardon, nell’ambito del progetto life su marmorata e pigo, è stato dimostrato che si incrocia con il pigo, ma anche con il triotto, dando luogo a prole fertile. Ciò comporta un rimescolamento fra tre specie anticamente separatesi, che può portare alla perdita di due patrimoni genetici, del pigo e del triotto.
Quali saranno le attività che fungeranno da contrasto diretto alla diffusione di queste specie? Avete previsto pesche selettive?
Sì, la pesca selettiva negli ambienti di progetto sarà effettuata intensamente. Saranno catturati i siluri (e gli altri esotici indesiderati, che le normative regionali lombarda e piemontese impongono di sopprimere) con reti a grande maglia nei laghi, con elettropesca sulle rive in periodo di frega, con elettropesca in fiume sui rifugi e sulle freghe. Laddove manchino informazioni ecologiche sul siluro o su altre specie, come nel Lago di Varese, le pescate produrranno molto materiale biologico sul quale studiare. Vogliamo sapere che cosa mangiano, quando si riproducono, dove depongono le uova, quante ne depongono, quanto crescono in lunghezza e in peso, che comportamenti assumono. Conoscere bene questi aspetti permetterà di combattere meglio i pesci indesiderati.
Una delle peculiarità di questo ambizioso progetto è quella di tentare la strada della reintroduzione di specie autoctone che fungano da naturali competitori e vadano ad occupare nicchie ecologiche ora occupate da pesci alloctoni. Quali saranno le specie di cui tenterete la reintroduzione?
Più che una reintroduzione si tratta di ripopolamento, poiché le nostre specie-bersaglio sono rarefatte o in declino, ma ancora ci sono. Si andranno a seminare molti lucci, una specie che soffre moltissimo la competizione del siluro. Consideri che la campagna di semina del luccio è in corso in questi giorni e che l’incubatoio del Tinella ne ha prodotti circa 300.000, e l’incubatoio del Parco Ticino, localizzato presso il Centro Parco della Fagiana a Magenta ne ha prodotti altri 200.000.
Le semine vengono fatte in modo molto capillare, distribuendo poche unità alla volta nei canneti per ottimizzarne la resa. Nel Lago di Varese viene inoltre seminata l’alborella e la trota lacustre. Nel Ticino vengono poi seminati giovani di trota marmorata, di pigo, di storione cobice.
Avete previsto anche attività formative e di informazione rivolte a quanti si interessano a questi temi? Penso in particolare ai pescatori dilettanti che vivono il lago da vicino.
Sì, sono previsti momenti di divulgazione e di sensibilizzazione. Sarà a breve pubblicato anche sul web il progetto con il suo avanzamento dei lavori. Il progetto ha durata triennale e periodicamente ci saranno aggiornamenti. I pescatori dilettanti che vivono il lago da vicino possono partecipare al progetto contattando la provincia, il parco o noi in qualsiasi momento.
L'argomento alloctonia è molto dibattuto anche tra i pescatori sportivi. C'è chi in loro vede una delle principali cause del declino di molti ambienti, altri invece sostengono che la loro diffusione è una conseguenza del calo drastico di altre specie, dovuto principalemente ad inquinamenti chimico-batteriologici e dalla sistematica distruzione e antropizzazione degli ecosistemi acquatici. Lei che è così vicino a questi temi e che ha a disposizione dati scientifici, quale idea si è fatto?
Personalmente sono convinto che il declino di molti ambienti abbia come prima causa la distruzione o l’alterazione dell’habitat acquatico: rettificazione delle sponde, argini, derivazioni idriche, inquinamenti, frammentazioni di ogni tipo, distruzione dei canneti lungo le sponde lacustri. Queste sono le cause vere del declino dei nostri pesci.
Ad esse se ne sommano altre: le specie esotiche, che in ambienti alterati hanno il sopravvento sulle specie autoctone grazie alla loro adattabilità e versatilità, i cormorani che in alcuni casi fanno un completo repulisti dei pesci o lasciano banchi massacrati dalle beccate.
Ma ricordiamoci che prima di tutto c’è l’habitat acquatico da recuperare.
Molti pescatori ritengono che le leggi che obbligano alla soppressione della fauna alloctona siano un errore e che siano solo un modo per impoverire ulrteriormente le nostre acque. Da studioso, pensa che questo obbligo possa essere effettivamente utile al controllo sulla proliferazione di questi animali?
No. L’obbligo alla soppressione non è particolarmente utile al controllo sulla proliferazione degli esotici (anche se la rimozione di grossi siluri da un piccolo lago a qualcosa serve). E’ però estremamente importante il messaggio che le norme trasmettono: “Questi pesci sono dannosi e vanno soppressi. Pensaci bene prima di portare in giro queste o altre specie esotiche, perché potresti portare un danno all’ecosistema, alla biodiversità e dunque a tutti noi!”
Ringraziandola ancora per la gentilezza e per il tempo dedicatoci vi invitiamo a visitare il sito di GRAIA S.R.L (http://www.graia.eu) per avere tutte le informazioni relative alle attività svolte da questa società.
Damiano Merlini
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