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12.24.2015

Fauna ittica della provincia di Vercelli in acque di pianura


Questo e altri articoli sulle acque della provincia di Vercelli (che scriverò prossimamente) sono tratti da un volume edito nel 2007 e quindi alcuni dati , con rilevamenti fatti da ittiiologi con elettrostorditore  e solo in alcuni spot per mia esperienza piscatoria non sono attuali e quindi segnalerò il mio parere. Invito i lettori che hanno esperienze plurime in tali acque di lasciare un commento (anche se contrario al mio) in base alle loro esperienze. Grazie


Tralascio alcuni pesci obiettivamente poco presenti e comunque di nessun interesse alieutico come l’ anguilla che risulta assente ma che vi è scritto non è a rischio di estinzione mentre invece una recente direttiva europea dispone come pesce da non trattenere. Tralascio il cobite comune e mascherato assieme con la Lampreda padana, la sanguinerola e la savetta. Per questo ultimo pesce il libro dà presenza solo nel T. Cervo vicino Buronzo mentre almeno in passato se ne pescavano abbastanza anche nel Sesia. Considerata vulnerabile io attualmente la definirei a codice ultra rosso. Viene segnalato a non trattato in scheda il lucioperca che è presente nel Sesia dopo la città capoluogo di Provincia e in qualche suo affluente nella parte terminale e soprattutto mancano gli Aspi che attualmente sono i pesci più insidiati del Sesia. Inoltre qualche pigo era presente in quegli anni specie nel Sesia.
Foto di catture di quegli anni nel Sesia per evidenziare la diverficazione delle specie



 -Alborella: Il libro dice che non è a rischio di estinzione mentre io sostengo che già ai tempi stava calando e attualmente è a codice rosso con presenza discreta in qualche roggia/fosso e con esemplari di piccola taglia.



-Barbo comune: considerato a basso rischio ma attualmente sono in grandissimo aumento gli ibridi col barbo europeo con soggetti di tutte le taglie; la distinzione è molto difficile causa i vari incroci plurimi perpetuati nel tempo.


Barbo 2015 nell' Elvo
Barbo 2013 nel Sesia

Video :https://www.youtube.com/watch?v=Q2rUE8jjeuY
https://www.youtube.com/watch?v=cn1eGkmLxEM



-Cavedano: Classificato non a rischio mentre sostengo che negli ultimi anni deve essere messo ad alto rischio;


Cavedano 2015 a gattinara nel Sesia
 Si catturano molto più facilmente soggetti di medio-grosso calibro che di piccola pezzatura anche se capita come nel primo video sotto


https://www.youtube.com/watch?v=3J0MRGg-43c


-Ghiozzo Padano: Con mia grande sorpresa lo vedo in piantina dislocato in molti punti da Serravalle Sesia a valle  ma considerato vulnerabile e mi astengo da alcun giudizio


-Gobione: Considerato a basso rischio viene da me classificato attualmente almeno a rischio medio.



-Lasca Considerata vulnerabile era già ai tempi in codice ultra rosso ed attualmente è una chimera.


-Luccio: Considerato vulnerabile e concordo con ciò ma stranamente nella cartina è segnalato solo a Quinto Vercellese mentre sicuramente sia allora sia adesso è presente in molteplici acque anche a valle di detto paese anche se in presenza ridotta rispetto a 10 anni fa.

Il defunto mio negoziante e sotto la moglie con 2 lucci delle lanche del Sesia a Prarolo




--Persico Reale:  Considerato a basso rischio contesto ampiamente la cosa mettendo in evidenza che già negli anni della pubblicazione del libro era in netto calando ed adesso ancor di più. Inoltre la cartina lo segnala solo in 3 spot mentre io sostengo che la sua presenza, seppur non in maniera massiccia, era dislocata in molte più acque di quelle segnalate.


-Scardola: Segnalata non a rischio di estinzione ma sicuramente già in calo ai tempi con sempre meno esemplari . Come per il luccio era in un numero maggiore di spot.

-Tinca: Non ha rischio di estinzione!!! Credo che questo sia il colmo!!! Erano già poche prima anche se situate in altre acque di quelle segnalate.




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_triotto: Nel libro citata come una delle specie non in via estinzione mentre allora era già in declino e attualmente è una chimera anche Lui come la lasca



-Vairone: Messa a basso rischio nel libro ed effettivamente allora era ancor ben presente mentre adesso la specie ha avuto un crollo verticale.


Video: https://www.youtube.com/watch?v=SYtg7yI1CXI

-Carassio: Segnalato in pochi posti mentre invece era ben presente nel Sesia, nel Po ed in acque comunicanti. Forse in declino.



-Carpa: Qua giungiamo veramente ad un assurdo visto che vi scritto di popolazioni scarse e relegate in pochi corsi di acqua mentre invece sia allora, sia adesso è una delle specie più presenti in molte acque.

Video: https://www.youtube.com/watch?v=wCn1x47rU-8

https://www.youtube.com/watch?v=DJWbQWWUA6M

-Pseudorasbora: presente quasi ovunque in pianura e in alcuni posti in maniera abbondante sia allora sia adesso


-Rodeo amaro: vedasi Pseudorasbora con anche presenze maggiori in qualche acqua. Quasi impossibile da prendere coll’ amo a causa delle sue minuscole dimensioni.





-Siluro: Viene considerata specie invasiva anche se và detto che secondo alcuni “silurman” di vecchia generazione è in calo. Il suo areale però si è ampliato ed è presente nel Sesia, nel Po, nei tratti medio-terminali delle acque che affluiscono nei 2 fiumi. Nel Cervo ad esempio è già presente da molti anni con esemplari di media dimensione a valle della diga di Formigliana.


Video



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12.14.2015

Artificiali Rapture Trabucco

Fast & Furious : all’ultimo respiro !
Testo e fotografie di Marco Altamura





Dopo circa un anno di uscite in pesca utilizzando i materiali della linea “Rapture” di Trabucco, posso dire di aver insidiato la quasi totalità dei pesci predatori che le nostre acque interne possono ospitare: ho iniziato con le argentee trote lacustri invernali dei laghi prealpini
per passare ai lucci ed ai cavedani primaverili, ai lucioperca dei laghi fino ai persici reali ed i bass estivi  non tralasciando le selvatiche trote fario dei riali montani e le ruspanti e nobili marmorate dei grandi fiumi di fondovalle. Di volta in volta ho potuto assaporare il sottile piacere di praticare la “nobile arte” impiegando sempre un’attrezzatura adeguata alle varie situazioni che mi si presentavano; così attingendo dalla vasta gamma di attrezzature ed artificiali disponibili nel catalogo Rapture sono passato dallo spinning ultra-light per insidiare le smaliziate trote dei ruscelli montani, allo spinning leggero rivolto ai persici ed ai cavedani di lago, allo spinning medio per i lucci, le trote lacustri ed i black bass fino allo spinning  decisamente impegnativo rivolto ai grossi lucioperca e lucci che hanno messo a dura prova tutto l’insieme canna-mulinello-trecciato-artificiale regalandomi giornate di puro divertimento.
Come è risaputo, la stagione più propizia però per praticare la nostra fantastica disciplina è sicuramente la fine dell’estate ed il passaggio all’autunno quando la natura cambia radicalmente abito e si prepara al lungo periodo durante il quale tutto l’ecosistema si appresta a far fronte alla stasi invernale; questo momento magico è scandito dal progressivo abbassamento della temperatura, soprattutto da una marcata escursione termica dal giorno alla notte, e dalle abbondanti piogge che riportano vita agli ecosistemi acquatici “assonnati” dalla canicola estiva. E’ sufficiente un abbassamento della temperatura dell’acqua di un paio di gradi per riportare in piena attività predatoria tutti gli abitanti acquatici che si affannano disordinatamente in una sorta di frenesia alimentare ad immagazzinare quante più proteine è possibile per far fronte al lungo ed avaro inverno. L’anno scorso proprio  questo periodo magico ha coinciso con l’inizio della mia collaborazione con Rapture e giocoforza mi ci è voluto un po’ di tempo per organizzarmi ed essere operativo al cento percento, prendendo man mano confidenza con le nuove attrezzature ed i nuovi artificiali, compromettendo  di fatto gran parte di questo meraviglioso periodo.
Quest’anno però mi sono preparato bene per affrontare  questo irrinunciabile appuntamento ed ho affilato le armi con la concreta speranza di capitare in una di quelle magiche giornate che settembre ed ottobre sanno regalare ai lanciatori. L’obiettivo è rappresentato dai black bass e dai lucci lacustri che ora più che mai si mettono in gioco pronti ad aggredire tutto ciò che possa placare il loro gagliardo appetito e che si dimostri così sfrontato da gravitare impunemente nel loro raggio d’azione.  La mia fedele Intruder 802 MH corredata dal sempre affidabile SX-1 4000 caricato con 100 mt di trecciato Dyna Tex Spin X4 mm 0,14 è pronta ed io mi appresto alla scelta del giusto spot. Alla fine opto per una porzione di litorale dove solitamente, con livelli idrici normali, non risulta facile l’accesso anche con i wader per l’elevata profondità dell’acqua; ora però, prima delle abbondanti piogge autunnali e a causa della lunga siccità estiva, questo luogo si presenta in una veste ottimale per essere affrontato anche a piede asciutto in quanto il lago è più di un metro sotto il suo livello altimetrico abituale.
Giungo sul posto circa alle ore quindici di un pomeriggio caratterizzato da un sole velato e la giornata lavorativa mi regala concrete chances di non trovare altri lanciatori in zona. Lo spot è caratterizzato dalla sempre gradita presenza di piante e tronchi caduti in acqua e di ciuffi di alghe acquatiche posizionati a macchia di leopardo su una porzione di litorale di circa cento metri.
Il fondale non è eccessivamente marcato salvo in un punto preciso, in corrispondenza di un manufatto  che sprofonda in acqua ad est dello spot stesso dove ho spesso catturato ottimi black operando con il jig. Sono presenti tutte le componenti ottimali che dovrebbero garantire una frequentazione costante sia di centrarchidi che di esocidi. Tra il trecciato e l’artificiale ho deciso di interporre uno spezzone di circa un metro e mezzo di fluorocarbon spessore mm 0,30 che dovrebbe mettermi al riparo anche in caso di catture di mole considerevole. Come artificiale inizio con un minnow ad assetto galleggiante di colore giallo intenso di lunghezza 125 mm per 14 gr di peso; si tratta del glorioso Tide nella versione EVO che mi consente di ispezionare a dovere tutta quella porzione di acqua che sommerge i rami della grossa pianta caduta anni fa a causa di un fulmine; rimango a lungo nella zona “strike” facendo lavorare il minnow a galla creando ora una scia ed ora fastidiosi sciacquii che dovrebbero irritare non poco i black presenti. Finalmente, dopo alcuni recuperi infruttuosi, lancio il mio Tide a mezza strada tra la fine dei rami sommersi ed una barca ormeggiata sotto la quale i bass amano sostare per poi tendere gli agguati alle loro prede. Due brevi colpetti di cimino ad animare il minnow a galla e l’acqua esplode in un fragoroso attacco top-water!
Dopo la ferrata la Intruder ammortizza a dovere e forzo il pesce al di fuori della zona dei rami sommersi; vedo il trecciato venire lentamente verso la superficie e poco dopo il pesce compiere uno spettacolare salto fuori dall’acqua rompendo il silenzio di quel luogo. Si tratta di un bass stimato attorno ai sei etti di peso che recupero abbastanza agevolmente e, dopo le foto di rito, rilascio al suo ambiente naturale. E’ solo l’inizio e la giornata si prospetta prolifica. Cambio artificiale ed estraggo dalle tasche del mio gilet un Bowed Minnow, artificiale tanto insolito quanto tremendamente efficace: si tratta di in lipless minnow di 110 mm di lunghezza per 11 gr di peso ( ne esiste anche una versione più piccola di 90 mm per 7 gr di peso ) ma con la peculiare caratteristica, se vogliamo anomala, di avere forma ricurva e l’ancora centrale posizionata sul fianco anziché in pancia. Grazie al suo buon peso, risulta facile raggiungere distanze importanti di lancio ed il suo recupero è quanto di più soggettivo ed eclettico possa esistere nell’ampio panorama degli artificiali da bass. La sua forma infatti gli conferisce sotto trazione dei movimenti imitanti un pesciolino in difficoltà che ora compie piccoli saltelli a pelo d’acqua ed ora si immerge atterrito dall’insidia del predatore di turno. Se in zona vi è un bass lo strike è assicurato!
Oltre alla sua efficacia, è anche un’artificiale molto divertente da impiegare anche solo semplicemente per apprezzarne le evoluzioni in acqua; così inizio a perlustrare la zona caratterizzata dalla presenza di alghe acquatiche ed al quarto passaggio il bass attacca con violenza. Il primo attacco va a vuoto, ma mantenendo la dovuta calma, il proseguo del recupero mi regala il secondo attacco, questa volta definitivo. E’ un bass di piccole dimensioni che compie diverse evoluzioni fuori dal suo elemento prima di arrendersi e lasciarsi trascinare a riva su un fianco. Foto veloce e via di nuovo in acqua. Visto l’alto tasso di adrenalina che questa lure sa infondere a chi la usa, decido di utilizzarla ancora e questa volta effettuo un lancio parallelo alla riva, tra la spiaggia e la pianta sommersa: non si può dire che la fortuna mi stia voltando le spalle perché in questo caso devo aver collocato l’artificiale proprio davanti al muso di un bass. Appena il Bowed tocca la superficie, l’acqua esplode in sciacquii e zampilli ed un gorgo fa scomparire l’esca: ferro prontamente e all’altro capo del filo si materializza un altro bass di circa mezzo kilogrammo di peso che con la testa fuori dall’acqua sembra “camminare” su quest’ultima avanzando verso riva nella classica maniera di combattere tipica di questo meraviglioso pesce.
Dopo essersi di fatto spiaggiato suo malgrado, lo afferro per la mandibola inferiore e lo immortalo per poi rendergli la libertà. Ho ancora una trentina di metri di litorale da sondare e la mia attenzione è catturata dal rumore di una chiassosa cacciata vicino ad un natante ormeggiato; dall’acqua mossa si può ipotizzare il tranquillo pasto di quello che molto presumibilmente è un grosso bass intento a fare il pieno di proteine. Il problema è che la distanza da riva rispetto a quanto descritto è notevole e non raggiungibile con i  tradizionali artificiali da bass. Ma, come si sa, il bisogno aguzza l’ingegno e d’un tratto mi ricordo di avere nel bagagliaio dell’auto un artificiale da mare che potrebbe risolvermi il problema: dopo pochi minuti sono di ritorno tenendo tra le mani un lipless di 125 mm di lunghezza per ben 21,5 gr di peso, il Deltacode, utilizzato principalmente in mare per la ricerca di grosse spigole, serra e barracuda. Conscio che non è proprio quel che si definisce una” bass lure” (considerando anche la livrea “marina”), in tutta fretta lo aggancio al moschettone e, grazie alle sue straordinarie doti aerodinamiche, lo proietto come un missile nei pressi della zona interessata dall’episodio della predazione. Purtroppo non avverto nessun attacco nei lanci a seguire e quando ormai penso di avere perso un’ottima occasione, il pesce compie un’altra fragorosa cacciata sulla quale prontamente lancio la mia insidia; l’attacco avviene molto velocemente e questa volta la ferrata è tempestiva ed energica, ed anche la mole del pesce è decisamente più interessante di quella delle catture finora effettuate, in linea con le potenzialità di questo spot.
La grande distanza dalla riva consente al grosso pesce di dare sfogo a tutto il suo variegato repertorio di acrobazie sia acquatiche che aeree e consente anche a me di godermi una bella cattura utilizzando un’attrezzatura che ne esalta le caratteristiche di strenue combattente. Dopo un lasso di tempo che noi lanciatori vorremmo non finisse mai, sono pronto per la presa mandibolare e per fotografare questa meraviglia, un bass che supera il kilogrammo di peso; scatto alcune foto cercando di non farmi prendere dall’emozione ( pesco da quasi mezzo secolo ma ogni volta che conseguo una cattura è come fosse la prima !!! ) e poi mi affretto a riossigenare in acqua il pesce provato dal prolungato stress della cattura. Infine lo vedo scomparire nelle profondità del suo lago e provo un sottile piacere. Nell’arco di questa uscita mi accorgo di aver trattato male un artificiale a me molto caro che mi ha consentito di conseguire risultati rilevanti: parlo dello spinnerbait, e anche se non rimane molto spazio per utilizzarlo decido di provarci. Opto per uno Sniper Single Blade con finitura Hot Tiger e paletta brunita, considerando l’alto tasso di luminosità della giornata. Lo scelgo pesante mezza oncia ( 14 gr ) e lo proietto coprendo a raggiera tutta la zona interessata dalle alghe acquatiche; in una di queste proiezioni verso le varie imbarcazioni ormeggiate avverto nel recupero una trazione innaturale e subito dopo “qualcosa” di vivo all’altro capo; capisco subito non trattarsi di un altro black ed infatti un piccolo esocide si manifesta ai miei occhi  contorcendosi su se stesso e dando continue testate nell’intento di liberarsi dall’inganno.
Vedo chiaramente il grosso amo ed il “trailer hook” ben piantati nella tagliente bocca del luccio e prevedo un rilascio non dei più agevoli; con una pinza a becco lungo lo libero dagli ami, lo riossigeno abbondantemente per poi rilasciarlo  rallegrandomi vedendolo ripartire a mille verso la libertà. Teoricamente lo spot ha offerto quanto era nelle sue potenzialità e non c’è più spazio per proseguire la pescata. Nel ritornare all’auto e nel riporre tutta l’attrezzatura, pian piano si fa strada nella mia mente, sorretto dalla voglia non ancora appagata di pescare, di tentare la cattura di qualche bella trota nel vicino fiume disposta ad apprezzare il mio menù. Questo pensiero inoltre trova un fertile terreno nella concreta convinzione che in questo periodo le trote sentono pressante l’istinto della riproduzione e risalgono a frotte le acque del grande fiume dalle fredde linfe rigeneratrici. Detto fatto, avendo ancora un paio d’ore di luce, mi dirigo in auto verso il luogo prescelto e, dopo aver calzato i cosciali, intraprendo il percorso che in dieci minuti a piedi mi conduce sulle rive del fiume.
Questo tratto dista dalla foce in lago circa tre kilometri che in autunno si trasformano in una sorta di autostrada per i salmonidi che risalgono fino ad ammassarsi ai piedi della prima grande rapida impegnativa; ed è qui che solitamente un considerevole numero di pescatori attendono questa migrazione proponendo ai pesci ogni sorta di insidia per catturarli.
Ovviamente la stragrande maggioranza di trote presenti   provenienti dal vicino lago sono grosse lacustri geneticamente pure che vanno poi a mescolarsi con le popolazioni stanziali di fario e marmorate. La grande differenza di temperatura dell’acqua rispetto a quella del lago, invoglia anche folte schiere di ciprinidi, esocidi e percidi a risalire il fiume fino alle prime rapide; questo consente di pescare in uno spot sempre ben popolato da pesci, sia predatori che prede. Inoltre, a favore delle regole non scritte della natura, questo luogo rimane impraticabile per parte della primavera e tutta l’estate a causa dello scioglimento delle nevi presenti in quota che intorbidiscono non poco le acque rendendole del tutto infruttuose e questo salvaguarda e mette al riparo l’intero ecosistema preservandolo da un eccessivo prelievo. Ora l’acqua è cristallina, il sole è basso all’orizzonte e sto attento a non proiettare le ombre lunghe in acqua per non allarmare i pesci presenti. Decido di iniziare aggredendo lo spot a monte con un cucchiaio rotante con paletta inserita direttamente sull’asse: lo Spinner MRT infatti per questa sua caratteristica, regge bene anche le forti correnti rimanendo in pesca anche nelle situazioni più estreme. Di solito se la trota è presente non tarda ad aggredire l’artificiale; non succede nulla e continuo ad affrontare lo spot lanciando trasversalmente la corrente e scendendo man mano di alcuni metri. Niente! Giunto ormai alla fine del correntone dove l’acqua degrada fino a circa trenta centimetri di profondità, decido di provare uno spoon facente parte delle novità Rapture per il biennio 2015/16; aggancio al moschettone la versione da 5 gr con finitura Silver Shinner ed inizio ad effettuare lanci a scendere che sondano il sottoriva. Intanto il sole si è eclissato dietro la montagna e tutto lo spot è in ombra. Dopo il lancio “accompagno” verso valle l’ondulante percependo le asperità del fondo direttamente in canna, facilitato soprattutto dal trecciato che ho in bobina; durante uno degli ultimi recuperi apparentemente identico agli altri seguo con la coda dell’occhio l’artificiale che per merito di un recupero lento e regolare viene verso di me. Giunto ad una decina di metri dalla riva, in una profondità di circa 50 cm, sono in grado di scorgerlo distintamente e all’improvviso riconosco subito dietro la sagoma inconfondibile di una grossa trota e ad occhio ne stimo il peso di circa tre kg; ormai non ho più molto spazio di recupero e il pesce non si decide ad aggredire. Con gesto fulmineo ed inaspettatamente scatta ed afferra l’artificiale davanti ai miei occhi rapiti lasciandomi attonito.
Dopo un brevissimo tempo di comprensibile stupore porto una ferrata fulminea e poderosa scatenando nel grosso pesce una reazione violenta e pericolosa per l’esito del combattimento: la ferrata a così breve distanza ha in parte compromesso la capacità di ammortizzare le sfuriate violente del pesce che ora tenta anche di compiere alcune capriole a pelo d’acqua. Devo prendere subito una decisione, così esco dall’acqua e indietreggiando porto il pesce in una spanna d’acqua, getto la canna in terra e letteralmente mi butto sul pesce che finalmente è tra le mie mani. Rimango estasiato dalla sua superba bellezza e finalmente realizzo che è solo mio! Si tratta di un’esemplare maschio di trota lacustre con un becco ricurvo a causa dell’approssimarsi della riproduzione e con grandi pinne ben sviluppate che rivelano la sua indole innata di grande nuotattrice pelagica. Davanti ai miei occhi ho 64 cm di argento vivo ! All’improvviso scorgo la presenza dietro di me di una donna con un bambino e ne approfitto per immortalare questo momento che chissà quante volte vorrò rivivere nei miei sogni più intimi. Le porgo la macchina fotografica e la invito ad effettuare alcuni scatti; dopo questo rituale  libero il pesce dall’artificiale, mi bagno bene le mani, lo riossigeno per circa cinque minuti e lo guardo scomparire nelle sue gelide acque. Ci sarebbe ancora luce per proseguire, ma sono più che soddisfatto così. Tornando all’auto penso che sono un uomo fortunato che fin da ragazzo ha imparato a gioire per queste cose. Oggi ho avuto la buona sorte dalla mia parte e in un pomeriggio ho catturato quattro bass, un luccio e soprattutto una trota di rara bellezza, un pesce “vero” che in un contesto di sofisticazioni in tutti i campi e a tutti i livelli, ha saputo farmi vivere ed apprezzare una contentezza d’altri tempi.

8.06.2015

Pesca al lago di Cavedine (TN)

Lo scarso sfruttamento turistico ha conservato le caratteristiche di naturalità originarie di questa frazione, che si distingue per il silenzio e la serenità dei luoghi.Il lago di Cavedine è citato nel racconto "Senso" di Camillo Boito. Il Lago di Cavedine. Formato da uno spumeggiante torrente Rimone(io lo chiamerei canale)
, si trova a 28 km da Trento e a 24 da Riva del Garda, all’altitudine di 241 metri, è lungo 2,5 km, largo 0,6 km, profondità massima m. 24, ha una superficie di oltre 1 kmq ed una circonferenza di km. 6.  Bello per tanti motivi. Incastonato in una sorta di dolce valletta naturale, chiusa a sud da una collinetta, con lo sfondo a nord della Paganella e ad ovest degli strapiombi della Valle del Sarca. Lo si può “circumnavigare a piedi” percorrendo il bordo di una strada poco frequentata dalle auto, ad est; per un sentiero boscoso, ad ovest. Ottimo punto di partenza per escursioni a piedi nelle marocche, le pietrose “ruine” dantesche che conservano ancor oggi impronte di dinosauri, vero e proprio paesaggio lunare di rarissima bellezza.

SUPERFICIE  1,1 kmq
LUNGHEZZA 600 m.
QUOTA S.L.M. 240 m.
PROF. MAX. 60 m.
BACINO IDROGRAFICO del Fiume Sarca
Tipi di pesce più presente
COREGONI
TROTE/ PERSICI
BOTTATRICI
LUCCI
MINUTAGLIA assortita
La formazione del lago di Cavedine risale al 1° sec. d.C. , quando un’ imponente frana staccatasi dai monti Brento e Casale sconvolse la piana del Sarca, portando alla formazione anche di altri bacini lacustri minori.
Immerso in un aspro paesaggio e circondato dai massi della frana (“Marocche”) , il lago si posiziona in un area poco frequentata dal turismo di massa e lontana dal traffico urbano.
Il lago è a Nord di Riva del garda e facilmente raggiungibile da due diramazione della Strada Statale 45 bis; una nei pressi dell’abitato di Pietramurata, e l’altra nei pressi di Dro.

Immissario del lago è il fiume canale Rimone, emissario del lago di Toblino; In effetti il lago di Toblino ha acqua del vicinissimo lago di Massenza che è acqua che arriva da altri 2 laghi più a nord  e cioè del lago di Molveno e del lago di Ponte Pià. Questo ultimo  lago fu creato nel 1956 sbarrando la stretta forra in cui scorre il fiume Sarca vicino a Ponte Pià.  In seguito dal lago di Cavedine l' acqua esce e và a finire nel lago di Garda attraverso conduttore sotteranee.
La specie ittica più presente nel lago è senza dubbio il lavarello o coregone, con taglie spesso superiori al chilo e mezzo di peso, ma si hanno notizie di catture che sfioravano i quattro chilogrammi (??? di questa affermazione appresa da un sito ho dei forti dubbi***) . Il coregone viene pescato: dalla riva con le tradizionali canne “in verticale” usando come esca normalmente tre “moschette” di vari colori, e dalla barca con il galleggiante(a passata) con esca le camole del miele o i lombrichi. Il periodo in cui si ottengono le catture più numerose è tra aprile – maggio e settembre.

Oltre al coregone sono presenti la trota Fario, il pesce Persico (reale), lucci, cavedani, carpe, e tinche. Ultimamente in questi anni è apparsa la bottatrice introdotta abusivamente da qualcuno, che oltre a commettere un illegalità non ha pensato che questo pesce si ciba di macroinvertebrati mettendo in discussione l’equilibrio del lago.

In sostanza un ottimo lago per lo spinning, col Mort Manieè e col vivo ma solo quello  autoctono  e discreto per la pesca col galleggiante, meglio se scorrevole, e a fondo magari facendo ledgering col Method. Per la pesca al luccio a spinning leggere il link:
http://pescambiente.blogspot.it/2012/10/artificiali-da-luccio.html






Nel 2015 è stato preso un luccio di 10 kg che vedete nella foto sotto e potete verificare  in internet al link:

http://www.valledeilaghi.it/jcms/201505136203/articoli-di-valle/pesca-da-record-lago-di-cavedine.htm


Info: Famiglia cooperativa lago Valle di Cavedine
 Via Don Negri  N 24
38073 Cavedine
Tel: 0461/568517

Regolamento 2015 vedibile al link 

http://www.valledeilaghi.it/jcms/200904081384.htm

che dice:

 Nella Valle dei Laghi, ovviamente, molti gli iscritti alle diverse associazioni di pesca, anche se la maggiore società (e concessionaria delle acque fluviali e lacuali della zona), è la storica «Società Pescatori Basso Sarca», con sede al Lago Bagatol nel comune di Dro. Società fondata nei primi anni ’50, ora presieduta Stefano Trenti che coordinata l’attività di ben 734 soci (tra le quali ben 30 signore). Gli specchi lacuali di competenza sono S.Massenza, Toblino, Lagolo, Cavedine e Tenno. A questi possono accedere i residenti dei sei comuni della Valle dei Laghi (Terlago, Vezzano, Padergnone, Calavino, Lasino, Cavedine), e quelli dei comuni di Drena, Dro, Arco, Riva del Garda e Tenno. La pesca è consentita dal 1° gennaio al 30 settembre (tranne il giovedì), e un eventuale permesso di pesca per gli “esterni” costa 14 euro al dì. Il costo annuale di permesso alla pesca, per i residenti degli undici comuni citati è di 95 euro, mentre è di 120 euro per gli extra-comunali. Il Lago di Cavedine è senz’altro il miglior per pescare, vista la grande quantità e varietà a disposizione (lavarello, persico, cavedano, trota, luccio, barbo, carpe, alborella, bottatrice, temolo). Per ogni giorno di pesca, con un massimo di due canne a disposizione per pescatore, si possono catturare sino a cinque esemplari (quattro se coregoni, tre se lucci, due se tomoli). L’esca consentita è quella con camole finte, con la tecnica dell’amo al fondo oppure su galleggiante. In un anno, un singolo pescatore, non può catturare più di 200 esemplari di salmoidi, rigorosamente segnati sull’apposito libretto-permesso di pesca. Pressoché quotidiani i controlli dei guardiapesca o degli agenti forestali, per rispettare le norme di pesca e per un giusto equilibrio ittico-naturale.






Bar Pizzeria Windsurf, via lungo Lago, 25 Tel. 0461/568340
Sarche, Hotel Ideal, via Caffaro, 41 Tel. 0461/564131
Bar Parete Zebrata, Gaggiolo, 4 – Tel. 0464/507146.
Hotel Stella Alpina – Lago di Tenno – tel. 0464/502121
Hotel Bella Speranza, Ville del Monte – tel. 0464/502120
Mangiare e dormire essendo la zona vicina al lago di Garda non vi è problema per ciò con sistemazioni e ristoranti adatti a tutte le tasche.

*** Da Wikypedia “Il coregone Laverello può raggiungere i 70 cm di lunghezza, ma la taglia più comune è di 30-40 cm.



Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...