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9.27.2016

Ittiologo


Marmorata del Toce recuperata per spremitura



Chi è e che cosa fa un ittiologo? Di sicuro questa professione ha un nome particolare e non facile da ricordare, ma anche la sua parte pratica non è da meno. La sua "stranezza" deriva dal fatto che si tratta di un termine derivato dal nome usato nel greco antico per pesce. L'ittiologo è infatti una persona che si dedica alla salute dei pesci, una sorta di medico di questo tipo di fauna marina. Quella dell'ittiologo è una professione oggi abbastanza rara, ma che potrebbe rappresentare una interessante nicchia specialistica in alcuni campi di lavoro se le amministrazioni pubbliche dedicassero pù attenzione alle nostre acque ed alla natura nel suo complesso.




 
 
L'ittiologia è il ramo della zoologia che studia gli organismi comunemente intesi come "pesci", ovvero i pesci ossei quelli cartilaginei e gli Agnatha,*** che costituiscono il gruppo di vertebrati più numeroso, viventi nell'idrosfera. Mentre una maggioranza delle specie è stata probabilmente scoperta e classificata, approssimativamente 250 nuove specie sono ufficialmente registrate dalla scienza ogni anno. Secondo il FishBase, fino al 2011 sono state catalogate 32.100 diverse specie di pesce. Nel mondo vi sono più specie di pesce rispetto a tutti gli altri tipi di vertebrati: mammiferi, anfibi, rettili e uccelli.




 
 
***Gli Agnati (Agnatha Cope, 1889) rappresentano un gruppo di Vertebrati acquatici privi di mandibole e mascelle; ad oggi il valore sistematico di tale raggruppamento è caduto in quanto, se la presenza di un'arcata orale incernierata è considerata una sinapomorfia ed è quindi indice di un gruppo tassonomico (l'infraphylum Gnathostomata), così non si può dire della sua assenza: gli agnati rappresentano più una controparte parafiletica dei vertebrati gnatostomi piuttosto che un taxon.

I resti fossili più datati risalgono all'Ordoviciano e da queste specie pare si evolse per poi affermarsi il più grande ed eterogeneo gruppo degli Gnatostomi (Condroitti, Osteitti, Rettili, Anfibi, Uccelli e Mammiferi).
Vi erano inclusi i raggruppamenti Cyclostomata (parafiletico, comprendente gli ordini Myxiniformes e Petromyzontiformes) e gli ordini Arandaspida, Astraspida, Eterostraca, Anaspida, Galeaspida, Osteostraca, Telodonta (riuniti nel gruppo degli Ostracodermi, attualmente privo di valore tassonomico, e tutti estinti).






 
 
 
 
Si tratta di Vertebrati acquatici ancestrali, branchiati, dal corpo fusiforme o serpentiforme ed endoscheletro cartilagineo.
A differenza dei vertebrati Gnatostomi non hanno mandibole, sono dotati di una narice impari mediana (monorrini), i filamenti branchiali di origine endodermica sono racchiusi in tasche branchiali interne alle arcate branchiali (Endobranchiati) anziché esterne ad esse come avviene negli Gnathostomata (ectobranchiati). Le pinne sono ridotte, così gli occhi e la relativa porzione cefalica.

Le classi riunite nel gruppo degli ostracodermi erano caratterizzate da un dermascheletro di piastre ossee e per questo incluse in un unico raggruppamento; anche alla luce di sinapomorfie antecedenti condivise fra i ciclostomi e gli ostracodermi questi gruppi non sono più considerati di valore tassonomico in quanto polifiletici.
Le specie viventi, un tempo inserite nella superclasse Cyclostomata (in riferimento alla forma circolare dell'apertura boccale), appartengono agli ordini Petromizontiformi e Missinoidi. Il primo ordine comprende le Lamprede: la Lampreda di fiume (Lampetra fluviatilis) e la Lampreda marina (Petromyzon marinus). Dei Missinoidi sono note le missine (Myxine sp.) e i grossi Bdellostoma.

 
Come branca della zoologia l'ittiologia studia i pesci dal punto di vista evolutivo-filogenetico, morfologico, anatomico, fisiologico, ecologico, etologico e sistematico.
Come branca della paleontologia l'ittiologia studia anche i pesci, vissuti in ere geologiche passate, o meglio i loro resti fossili.



Non si può tuttavia diventare ittiologo e arrivare a svolgere questa professione senza una adeguata preparazione. Coloro che vogliono dedicarsi a questo settore devono infatti per lo meno conseguire una laurea in scienze biologiche o biologia marina e successivamente frequentare un master.


Di sicuro l’ittiologia, cioè la scienza che studia i pesci e tutte le loro caratteristiche, fisiologiche, genetiche, anatomiche, etc., praticamente tutti i pesci ossei e cartilaginei, in alcuni contesti può rappresentare un interessante sbocco di lavoro. Vediamo quindi attraverso questa piccola guida come cominciare a lavorare con ittiologo, come abbracciare la professione e compiere tutti i primi passi necessari.
Pseudorasbora alloctona

Si può il più delle volte interessare dalla fauna locale, di specie autoctone o particolari, anche in via di estinzione, o essere interpellato ogni qual volta si presenti un problema che riguarda il ripopolamento delle specie a rischio a causa di fenomeni connessi con la pesca o con altri episodi di questo tipo.

L’ittiologo studia tutti i fenomeni che interagiscono con l’habitat naturale e le sue eventuali alterazioni, eliminando o limitandone le cause.
 


In Italia diversi ittiologi lavorano ad esempio in Lombardia, dove troviamo un complesso sistema di laghi e fiumi popolati da un’ampia varietà di pesci locali. Consiglio vivamente la visita al Parco Ittico di Zelo Buon Persico (http://www.parcoittico.it/) adatto a grandi e piccini.
Un ittiologo però però anche lavorare presso un centro ittico o un allevamento, dedicarsi alla ricerca scientifica o lavorare per case editrici specializzate, che producono materiali per amanti della pesca e professionisti che si sono molto ridotte (ho collaborato con loro) sopratutto coll' avvento del Web.. A volte può dedicarsi anche alla protezione e alla salvaguardia dei parchi marini.
Un ittiologo può inoltre lavorare anche come consulente. Sono soprattutto le amministrazioni locali ad avere bisogni di lui, quando hanno il compito di gestire laghi e fiumi presenti nel loro territorio, soprattutto se si tratta di luoghi a contatto con zone industriali o grandi insediamenti urbani che rilasciano scarichi in zona. Ma anche associazioni di pescatori usufruiscono del suo lavoro per campionamenti, (esempio campionamnto al link: http://www.provincia.biella.it/on-line/Home/Sezioni/Cacciaepesca/PianoIttico.htmlincubazioni )e gestione incubatoi ed altro tipo dove collocare le fascine nei laghi (Usate per la riproduzione del per persico reale). In pratica entrano in acqua, aiutati delle volte da volontari specializzati, e stordiscono i pesci, li classificano per specie e per numero, li misurano, e li rilasciano;

Nel caso che la cosa avvenga per fare una riproduzione artificiali trattengono delle femmine e qualche maschio; Spremono le femmine e i maschi e delicatamente con una penna di uccello mescolano le uova collo sperma. Qualche incubatoio ma pochi hanno vasche di stabulazione per gli anni successivi seno altrimenti poi liberano i soggetti.




Tra i suoi compiti possono infine esserci anche quelli di recuperare e studiare in laboratorio alcune specie ittiche in difficoltà o di ripristinare l’equilibrio di un ecosistema, immettendo pesci predatori o necessari alla catena alimentare.


Si può il più delle volte interessare dalla fauna locale, di specie autoctone o particolari, anche in via di estinzione, o essere interpellato ogni qual volta si presenti un problema che riguarda il ripopolamento delle specie a rischio a causa di fenomeni connessi con la pesca o con altri episodi di questo tipo.
Marmorata
L’ittiologo studia tutti i fenomeni che interagiscono con l’habitat naturale e le sue eventuali alterazioni, eliminando o limitandone le cause.

Un ittiologo può inoltre lavorare anche come consulente. Sono soprattutto le amministrazioni locali ad avere bisogni di lui, quando hanno il compito di gestire laghi e fiumi presenti nel loro territorio, soprattutto se si tratta di luoghi a contatto con zone industriali o grandi insediamenti urbani che rilasciano scarichi in zona e molte volte il lavoro viene svolto gratis da ittiologi giovani per farsi conoscere; io stesso ho aiutato l' ittiologo Ceccuzzi in un campionamento nel canale Cavour quasi asciutto per fargli fare la carta ittica della provincia . Esperienza interessante svolta coll'elettrostorditore da parte dei volontari dell' APD Novara

Tra i suoi compiti possono infine esserci anche quelli di recuperare e studiare in laboratorio alcune specie ittiche in difficoltà o di ripristinare l’equilibrio di un ecosistema, immettendo pesci predatori o necessari alla catena alimentare oppure suggerire di eliminarne pesci alloctoni tipo il siluro. Cosa consigliata da tutti gli ittiologi e contrastata da 4 fanatici in barba a tutte le leggi regionali che su consiglio degli ittiologi ne vietano la reintroduzione.
Interessante la vista di pesci "invisibili" dato la loro piccola grandezza come l'alloctono Rodeo Amaro o la nostrana Lampreda di ruscello oppure il ghiozzo di acqua dolce. e lo scazzone


 

Il percorso formativo può variare a seconda del settore in cui si vuole operare. Si può scegliere tra Biologia, Scienza ambientali o Zoologia.
 


Tutelare l'ambiente naturale può essere una grande opportunità, non solo per salvaguardare il patrimonio del Paese, ma anche per trovare un lavoro. Ne è convinto Maurizio Penserini, biologo ittiologo, socio fondatore del Mediterranean Trout Research Group e ricercatore dei " giardini dell'acqua" di Collagna (Reggio Emilia),(http://www.igiardinidellacqua.com/) uno dei più importanti allevamenti di trote in Italia, che con Labitalia fa il punto della situazione del settore. Ci vuole molta passione dice e del resto lo stesso Mediterranean trout research group nasce dalla passione per l'ambiente e per gli animali acquatici raggruppando professionisti nel settore della veterinaria, della biologia e delle scienze naturali.

Il percorso formativo racconta Penserini può variare a seconda del settore in cui si vuole operare. Si può, infatti, scegliere tra le facoltà di Biologia, Scienze naturali e ambientali oppure Zoologia. L 'ittiologo lavora per il recupero, produzione, allevamento e forniture di specie native a rischio di estinzione come lo storione e la trota marmorata.
Per la selezione di parchi riproduttori e miglioramento genetico delle specie allevate, ma anche per la progettazione e gestione di impianti di allevamento intensivo, semi-intensivo ed estensivo".

Il campo di lavoro -fa notare- se da una parte è molto vasto e offre diverse opportunità di lavoro, dall'altra costituisce un mercato di nicchia in cui la ricerca pura si intreccia con l'innovazione.

Ai"Giardinidell'acqua(http://www.igiardinidellacqua.com/) ricorda Maurizio Penserini- si fa anche progettazione e gestione di incubatoi di valle e impianti ittiogenici. Si effettua controllo sanitario, prevenzione e terapia nelle patologie in acquacoltura, oltre a consulenza e forniture in mangimistica e tecniche di alimentazione dei pesci allevati. E comunque un lavoro di gruppo. Il nostro lavoro sottolinea va anche nella direzione della tutela dell'habitat dei pesci. Nel nostro caso, ad esempio, se da una parte si tutelano le trote autoctone, dall'altra si opera anche per il ripopolamento attraverso l’attivazione di impianti ittiogenici.
Vasi Zug

Tra le principali strutture ittiogeniche per finalità conservazionistiche, ci sono gli incubatoi di valle di Fanano, di Fiumalbo, di Fontanaluccia a servizio della Provincia di Modena, gli incubatoi di valle di Minozzo, di Garfagno, di Roncopianigi, dell’Andrella a servizio della Provincia di Reggio Emilia, l’incubatoio di valle e impianto ittiogenico di Monchio delle Corti (Parma).

PDF molto intressante
 
 
http://www.pescaaltavallescrivia.org/file/pdf/Salmerino_Genova_dicembre_2014_def.pdf





Attraverso l'attività di assistenza ittiologica dalle regioni Alpine a quelle insulari, attraverso la conduzione e la direzione tecnica di ben 26 impianti ittiogenici, è già in corso il recupero di alcune varietà native di trota fario, di trota macrostigma e di trota marmorata per le politiche di ripopolamento e di reintroduzione nelle acque di competenza. Di sicuro è un lavoro, nella maggior parte dei casi, dove un guadagno sostanziale avviene dopo molti anni di pratica con gudagni modesti.
 
 
 
Credo che il grande mistero di questo ramo della scienza sia lo studio dell anguille o meglio come dopo la schiusa dell'uovo il giovane (che ha una caratteristica forma fogliforme e che prende il nome di leptocefalo)
fa il medesimo percorso fatto dalla madre al contrario per tornare in Europa nell'esatto luogo da dove essa proveniva, impiegando circa 3 anni per effettuare tutto il viaggio ed arrivando allo stadio di "ceca".
Nel mio acquario
Idem dicasi al contrario però per il salmone che ritorna al luogo dove è nato dopo una vita passata nel mare.

Parecchi gli studi anche non sui pesci ma sempre in ambito "acqua" come quello fatto dal noto Gilberto Forneris (Università di Torino) assieme al collega Merati sui sistemi di massificazione dei fiumi che manco a dirlo quello più costoso e meno efficace è il più praticato.



Peccato che ho perso il libricino avuto dalle sue mani in un convegno.

 
 
Link utili: http://www.aiiad.it/



Società di ittiologi:http://www.graia.eu/
 
Sito internet molto bello: http://www.ittiofauna.org/attivita/associazione/relazioni/index.htm

con 2 miei interviste al Web Master al link : http://pescambiente.blogspot.it/2011/11/l-del-web-intervista-stefano-porcellotti.html

https://pescambiente.blogspot.it/2017/06/ittiolo-italiano-della-provincia-di.html



Migrazione anguille
  https://www.youtube.com/watch?v=Xu6SWgplBNc


Migrazione salmoni
 
 
https://www.youtube.com/watch?v=EF9UGNn905Q


Servizio televiso di ittiologo
 
 
https://www.youtube.com/watch?v=hNJNFB4csg0


Incubatoio di Morgex (valle Aosta)
 
 
https://www.youtube.com/watch?v=hNJNFB4csg0




Allevamenti










2.11.2010

ittiologo


Durante questi anni è diventata essenziale per la pesca la figura dell' ittiologo. Si potrebbe definire il medico dei pesci ma l'ittiologia è il ramo della zoologia dedicato ai pesci e, quindi, al gruppo di vertebrati più numeroso viventi nell'ambiente "liquido". Come branca delle scienze naturali l'ittiologia studia i pesci dal punto di vista filogenetico, morfologico, anatomico, fisiologico, ecologico, etologico e sistematico e in alcuni casi offre soluzioni ai problemi legati ai nostri amici pinnuti. Gli animali studiati dagli ittiologi sono i pesci ossei (Actinopterygii), quelli cartilaginei (Chondrichthyes) e gli agnati.


In parecchi recuperi nei canali in gestione al CAGeP ho avuto modo di conoscere un giovane ittiologo di Varese, il Dott. Pietro Ceccuzzi che collaborava ed allo stesso tempo ne traeva giovamento per il futuro della sua carriera. Mi sono chiesto più volte "Ma come si diventa ittiologo, cosa fa, quanto guadagna?" e cosi ho pensato di fargli una intervista. Le immagini sono state fatte durante un recupero nel Canale Cavour presso Biandrate in gestione al CAGeP. Da segnalare anche che il Dott Pietro ha scritto un libricino sui pesci e acque della provincia di Novara cioè in pratica la carta ittica presentato in una serata di gala presenti l'assessoressa provinciale di Novara e l' assessore regionale Piemonte.


---Pietro quale è l'iter scolastico per diventare ittiologo? E quale l'iter di "apprendistato"

-- Il mio iter scolastico è stato un po'anomalo, infatti ho iniziato con il Liceo Artistico per poi iscrivermi alla Facoltà di Scienze dell'Università degli Studi dell'Insubria. Dopo aver conseguito la Laurea in Biologia a pieni voti all'inizio del 2004, con una tesi sulla biologia e l'ecologia del pesce gatto (I.melas)nel lago di Varese ho cercato di spingere sempre più in la le mie conoscenze sia sul campo che sui libri. Ora sono uno dei responsabili tecnici di un piccolo incubatoio di trote dell'Associazione di Pescatori "Tinella '72" alle foci del Torrente omonimo sulle rive del Lago di Varese e collaboro con altri incubatoi sparsi un per la Provincia ed in Piemonte. Grazie alla mia passione e spero anche per le mie competenze ,il Presidente dell'APD Novara e del CAGeP nonché vicepresidente della consulta regionale piemontese di pesca Renato Pellò, mi ha contattato come "consulente" ed ora, nel 2006, sto collaborando, a titolo gratuito, alla stesura della Carta Ittica della Provincia di Novara. La mia principale attività comunque resta quella della ricerca in Università dove sto portando a termine il Dottorato e lavorando nell'impianto sperimentale di allevamento della spigola (D.labrax) del Dipartimento di Biotecnologie. Molti mi chiedono che senso abbia allevare il branzino a Varese, io credo che sia una bella sfida, in più a livello scientifico ci permette di avere a disposizione uno stock di pesci per la sperimentazione e per la raccolta dei dati. Il mio sogno più grande resta quello di poter lavorare sulle popolazioni di pesci autoctoni del "mio lago" quello di Varese che purtroppo hanno subito un forte decremento negli ultimi anni e che hanno bisogno di una gestione più oculata.

---Una volta laureato quali sono le prospettive di lavoro e di guadagno?

-- Poco molto poco; attualmente ricevo solo qualche centinaio di euro dall' università. Se si riesce ad affermarsi poi si può anche guadagnare scrivendo testi o con collaborazioni varie con gestori di acque di varia natura; privati, consorzi, amministrazioni pubbliche. Si può diventare dipendenti di qualche amministrazione ma è dura. Credo che l'unico mezzo per potersi affermare nel mondo dell'ittiologia sia la coltivazione della propria passione. Poi intervengono fattori di fortuna, professionalità e volontà ad imparare sempre restando sempre umili, mantenendo sempre i contatti sia con le persone che gestiscono gli allevamenti o la pesca sul campo (i volontari delle associazioni come CAGeP o FIPSAS) e nello stesso tempo le Amministrazioni Locali. Penso che questo sia il punto cardine della faccenda.

--- Prospettive future..??

-- Non so spero solo di poter continuare a lavorare con i pesci.

--- Cosa fa praticamente un giovane ittiologo? E un vecchio ittiologo? Ti ho visto nell' ultimo recupero portarti dietro un piccolo acquario, mettervi i pesci e fotografarli....vi è anche una sezione per la fotografia negli studi ?

-- Ma quello che hai visto tu l'altro giorno era sicuramente uno dei momenti importanti e più belli della professione, il contatto con la fauna ittica, l'osservazione del pesce, il recupero dei dati che poi serviranno per poter tirare delle conclusioni sullo stato della popolazione di pesci che si sta studiando. Una delle cose più belle di quando si fanno recuperi di pesci per scopi scientifici sono le sorprese nel ritrovare magari esemplari rari, o viceversa alloctoni che li non dovrebbero starci; Qua abbiamo rilevato ad esempio la presenza del Rodeo Amaro, della Pseudorasbora e del luccioperca. Li quindi scatta l'importanza della documentazione fotografica di quello che si trova sul campo, credo che ogni buon ittiologo debba avere un proprio e ben fornito archivio fotografico.



--- A tua conoscenza gli ittiologi sono anche pescatori?

-- Io lo sono, anche se negli ultimi due anni ho pescato proprio poco, sia a livello di quantità che a livello di numero di volte.

--- Quali sono le situazioni ittiche che ti preoccupano di più per la zona che conosci? Io sono molto allarmato dalla quasi scomparsa dei piccoli ciprinidi nostrani come triotto, alborella, gobione e anche del vairone da qualche parte oltre che situazione del cavedano che definirei drammatica in Piemonte e nei grandi laghi in generale.

-- Per quanto riguarda il lago di Varese e zone limitrofe le problematiche sono veramente tante e molto difficili da risolvere. Innanzi tutto credo che la mancanza dell'alborella (A. alburnus alborella), ormai da più di 10 anni, nel lago sia uno dei problemi più grandi. Noi come Associazione in collaborazione con la Provincia e GRAIA abbiamo avviato un progetto di reimmissione di questa specie nel lago e sembra che si inizino a vedere i primi risultati; solo nel 2005 abbiamo prodotto circa 800.000 uova di alborella, poi liberate nel lago dopo la schiusa. Un'altra specie secondo me in pericolo è il pesce persico (P.fluviatilis), che negli ultimi anni ha subito un declino vertiginoso, dovuto a molti fattori come la pesca eccessiva, da parte di dilettanti e professionisti, la
competizione con specie alloctone (siluro, pesce gatto, gardon) e la mancanza di pesce foraggio. Il persico era una specie che fino agli anni ‘70-80 ha mantenuto viva l'economia rivierasca pensa che negli anno ‘60 rappresentava circa il 35% del pescato totale, e si parla di tonnellate ora si parla solo di alcuni quintali. L'anno scorso abbiamo iniziato a riprodurre anche questa specie immettendo in lago quasi 1 milione di avannotti. Anche la scardola (S. erythrophthalmus), che di solito è un pesce molto resistente a condizioni ambientali sfavorevoli ha subito nell'ultimo decennio una forte flessione, forse a causa del cambiamento delle condizioni trofiche del lago in continuo miglioramento. In più la popolazione non risulta ben strutturata nelle varie classi di età, in alcune annate infatti la riproduzione non è andata a buon fine. Pensa che nel lago anche il luccio (E.lucius) ed il lucioperca (S.lucioperca) ormai sono difficili da reperire. Il problema di fondo a mio avviso sta nel fatto che gli sforzi economici della Comunità Europea e delle Amministrazioni Regionali si concentrano sulle specie più "famose" ed importanti per la conservazione della
biodiversità come la mormorata o il pigo. Di conseguenza molte delle specie meno "famose" che magari subiscono anche forti riduzioni a livello locale, vengono poco considerate. Tuttavia la Provincia di Varese risulta un'isola felice; infatti l'Amministrazione Provinciale ha sempre contribuito con fondi a piccoli e grandi progetti rivolti alla conservazione delle specie ittiche. Per quanto riguarda le popolazioni del cavedano (L.cephalus)del lago Verbano, come ti dicevo in privè, stanno passando una situazione normale a mio avviso; infatti molti degli scarichi fognari sulle quali questa specie opportunista viveva sono stati collettati, quindi è logico che se ne vedano meno girare sulle rive del lago, devono cercarsi altre fonti di cibo in più saranno anche calati visto che meno cibo uguale meno pesce.

---Pietro ti ringrazio anche a nome dei lettori. Se qualcuno ha bisogno di te come può contattarti?

-- Grazie a te, se qualcuno avesse bisogno di contattarmi lascio la mia mail pietro.ceccuzzi@uninsubria.it

Walter Scandaluzzi




Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...