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8.16.2015

Blog di pesca: Fishing articles of old

Eccovi miei antichi pensieri risalenti ad inizi anni 2000 e scritti in spinning online di Giuseppe Boschetti e Michele Marziani  (http://pescambiente.blogspot.it/2015/04/pesca-col-marziano.html
Che potete anche leggere al link:

Ma senza foto_



---Pesca controcorrente


Quando dico contro corrente non intendo una forma di recupero contro la corrente dell'acqua ma semplicemente dico così per non intitolare il "pezzo giornalistico" malafede. Infatti intendo sfatare incominciando adesso una serie di luoghi comuni determinati anche dalla stampa giornalistica che mi sembrano fatte ad arte per vendere dei prodotti.
Cominciamo con il detto "il pesce vede il filo".
Ma se ho visto prendere cavedani con lo 0.22, barbi con lo 0.40, delle carpe è meglio non parlare su cosa abboccano e lo stesso per i siluri. Inneschi a passata un bel verme e prendo cavedani con il terminale 0.14-0.16. Innesco sullo stesso amo del 18 un bel bigattino e non prendo più niente. 

Quale è la deduzione logica allora: il pesce non vede il filo ma nota la differenza di caduta e di andazzo nella corrente del bigattino innescato rispetto a quelli usati per la pasturazione. Infatti il peso specifico dell'amo rispetto al bigattino è molto maggiore a quello di qualsiasi altra esca e l'attrito dell'acqua su un filo di "alto diametro" fa sì che il pesce ma forse dire il cavedano esclusivamente noti la differenza fra il bigattino innescato e quelli usati per la pastura.
Perciò sarebbe almeno logico quando si dice "il pesce vede il filo" mettere almeno delle virgolette e non fare credere alla gente che usare uno 0.06 in pesche diverse da quella destinata al cavedano in acque chiare sia meglio che usare lo 0.08-0.10.
Perché tanto ormai lo sappiamo tutti che molti pezzi giornalistici sono fatti ad uso e consumo delle case produttrici di materiale da pesca o di grossi magazzini.


---Aipo muovi il c….

Cosa fanno per la gestione delle acque i vari produttori & c. ?
Il 30 Giugno 2001, sono andato per volta a pescare con Giuseppe. Il luogo è stato il lago Ripalta ad Asigliano che vi propongo come itinerario TOP nell' apposita sezione. Un discreto numero di Black Bass aveva abboccato agli artificiali specialmente di Boschetti che è un "principe" di detta specie. Ma cosa c'è ne frega di quello che fate tu e il Boschetti direte voi? Il fatto è che detto lago è rimasto l' unico posto buono nel raggio di parecchie decine di Km! Qualche posto decente resiste e la nostra redazione fa del suo meglio per proporveli ma di posti direi "sicuri" nisba mentre fino a pochi anni fa………..Inoltre essendo anche consigliere e adetto CAGeP (coordinamento Associazioni gestionali Piscatorie) ho ricevuto in settimana delle e-mail da parte di gruppi (Pesca Ambiente di Fossano e Fly della Toscana) in cui mi si chiedeva aiuto od informazioni su come combattere le dighe e i prelievi idrici .La mia mente girava ed il mio spirito era sempre più malinconico al pensiero che più che più formare raggruppamenti di protesta (molti difficili da organizzare) e inoltrare denunce, senza molte possibilità di successo, non si potesse fare.
La pesca è allo sfascio! Inquinamenti vari che hanno raggiunto l' apice negli anni ""70 ma che seppur in modo "episodico" continuano ad esistere, alluvioni disastrose a causa di cementificazioni selvagge
, siluri e cormorani che non sono neanche classificati extra-comunitari con tanto di espulsione presunta e per buon ultimo una vera invasione di richieste per la costruzione di centraline idroelettriche stanno distruggendo quello che resta del patrimonio ittico italiano.
Le associazioni di pesca serie (non ci metto la FIPSAS fra queste) si stanno battendo ma più tanto non riescono a fare anche perché le istituzioni se ne fregano ed i verdi sono solo a caccia di voti e ben si sa che gli uccelli (niente battutine ironiche per favore) tirano di più dei pesci.
Ed allora cosa fare? Io ci ho pensato molto ed un buon vinello mi ha aperto la mente su chi ha più interesse che la pesca continui in maniera almeno decente.
Forse ci voleva poco, forse il messaggio non giungerà a chi di dovere ma
AIPO muovi il c…….
Chi è l' AIPO? Ma i produttori di materiale da pesca. Industriali e commercianti che vivono sulla pesca e che quindi si devono dare da fare per sostenere la stessa. Se la pesca è in declino anche loro sono in declino e quindi in nome di "DIO DENARO" di cui loro sono i più diretti benificiari SI DIANO DA FARE!!!!!!

---L' ora del terrore

Arriva l'autunno ma anche .......

Fino a qualche anno fa l'autunno era il momento che aspettavo con impazienza. Si avvicinavano le piogge autunnali e i pesci ritornavano a muoversi con frenesia alla ricerca delle larve trasportate dalle acque sempre alte . Ogni minimo calo di livello che permetteva di stare in pesca era un momento buono per fare belle catture di cavedani, barbi, lasche, savette, pighi e minutaglia varia. Avevo il mio bel da fare a stare dietro a questo e quel torrente per trovare i posti migliori assieme alla ricerca dei funghi chiodini che a me piacciono come i porcini. Qualche giorno di ferie era già riservato a ottobre fin dall' inizio dell' anno.
Ora invece arriva "
l' ora del terrore"! Le pioggie si abbattono più copiose e in minor tempo che prima; Fiumi e torrenti trasportano masse d' acqua incredibile che travolgono tutto, pesci compresi, incanalate come sono da cementificazioni scellerate e non trovando più casse d' espansione naturali vanno a fare distruzione dove è più labile la protezione delle rive.
Laghetti a pagamento vicini a qualche corso d' acqua vengono spazzati via dalla furia delle acque e qualche pesce del Turbeistan, immesso come attrazione, và ad ingrossare la già lunga schiera di pesci stranieri che popola le nostre acque. 
E si grida alla calamità naturale ricominciando di nuovo a cementificare e a ritornare sugli errori di prima. Ma di errori si tratta o di soldoni?
Da più parti infatti si è segnalato l' inutilità di massicciate da tutte le parti e invece si continua sulla stessa strada. Allora viene da pensare che Verrà fuori anche "massiciata pulita" fra un po'. Guariniello ittico DOVE SEI?
Inoltre a chi danno in appalto sti' lavori; ho visto lame spianate con la ghiaia, l' altro giorno ho sentito che nel Po a Casale con le ruspe

buttavano le piante in acque adirittura! A Cameri vi è una diga di pietre sul Ticino per dare acqua al Naviglio Langosco. Quando il fiume và in piena la diga logicamente crolla, vanno le ruspe a risistemarla e tutti si pensa che mettano le pietre del fiume. NO, la rifanno con ghiaione! Cosi' altri EURO anche per la ghiaia senza contare che essendo di poco peso và a tappare i buchi e le lame del tratto seguente del fiume. A Formigliana sul Cervo hanno fatto delle risaie a 50 mt dal torrente e una bella massicciata a protezione della risaia. Ripeto: A protezione della risaia!!!!!!
E il vero terrore deve ancora incominciare!!!!!!
Le temperature dopo si abbassano, l' acqua torna normale ed ecco apparire LORO, 
I terminator alati.
A migliaia si abbattono sui sopravissuti e ne decimano le file in maniera impietosa ed anzi si pavoneggiano di fronte a esseri dalle due gambe che si credono fautori della verità assoluta in campo ambientale e che comunemente si fanno chiamare verdi. 

Ma il loro vero colore sarebbe il 
grigio come la nebbia che ofusca il loro cervello e fa considerare degli uccelli alloctoni meglio dei pesci.
A Sondrio ai maledetti (non oso neanche nominarli) gli hanno sparato. E dalle altre parti ? Perché gli uffici Pesca-la FIPSAS-le associazioni non si attivano anche loro con una seria campagna contro questo fragello alato che ha dato il colpo finale alla già depauperata fauna ittica del nostro continente?



I canali vanno in asciutta e se non sono gestiti da associazioni chi pensa a salvare i pesci che si sono immessi? Tu, amico pescatore, forse che non sai neanche quando e dove?
TU PAGA E ZITTO!!!!!!
Anche perché sono capaci di fare anche nella tua regione una legge regionale come quella lombarda nuova dove non hanno stabilito subito le misure minime e i periodi di divieto demandandoli a dopo con il risultato che non si sa se attualmente (settembre 2001) valgono quelli di prima o adirittura non ci sono.
E della storia che in una riserva di caccia, anche le acque nella riserva, in periodi di caccia, diventano riserva anche loro che ne dici amico pescatore?
Non la so bene però sembra che ci sia in discussione anche questa!!!


_---Basta con stè trote

BASTA BASTA BASTA BASTA CON STE' TROTE!

Ma possibile che nel mondo delle acque esistono solo trote!

Io personalmente preferisco e di molto prendere prendere un bel barbo o un bel pigo che quattro trote di cui cinque sono di immisione. 
Non capisco sinceramente questo accanimento alla ricerca della trota; alla ricerca della trota autoctona da parte dei "Puristi"; non capisco tutto quello spendere di soldi da parte di associazioni, province, ecc. allo scopo di tentare di salvare ceppi autoctoni di trota. 
MI SEMBRA UNA BATTAGLIA GIA' PERSA IN PARTENZA. 
Io amo prendere tutti i tipi di pesce e faccio distinzione di essi sulla capacità difensiva di una specie rispetto all'altra oppure alla difficoltà di cattura.

Ebbene devo dire che la trota iridea ha notevoli capacità difensive ma il grosso difetto di essere alloctona e secondo me di essere una preda molto molto molto facile da catturare per un pescatore di media esperienza.
Altresì la cugina fario vanta una più difficile abboccata se disturbata (è molto più diffidente sarebbe meglio dire) ma una difesa meno agguerrita. Il preferire l'immissione di una o dell'altra specie dipende attualmente solo dalle leggi e dal costo minore dell'iridea rispetto alla fario visto che ambedue (salvo rari casi) risultano sterili nei soggetti di allevamento.
Il problema stà proprio qua: Sono STERILI al 99% tutte le trote o "cattive madri"  e quindi neanchè quelle che si salvano dalle mattanze post-immissioni non offrono nessun beneficio all' ambiente che loro presenza. E se per caso (non tanto per caso) sono immesse in acque normali fanno più danni che vantaggio.
Ma un barbo, che tira di più, ha l'aria più simpatica, è più economico anche vedendola sotto il punto di vista di una sua più probabile immissione (non è molto buono da mangiare) è forse da buttare via? 

MA PERCHE' ALLORA NON IMMETTIAMO PIU' BARBI O ALMENO PREMIAMO SUGLI ALLEVATORI PER LA LORO RIPRODUZIONE ARTIFICIALE LASCIANDO UN PO' PERDERE QUESTA BENEDETTA TROTA? 
MA POSSIBILE CHE I PESCATORI DEBBANO ESSERE CONSIDERATI TUTTI DEI "PEZZENTI" CHE NON HANNO I SOLDI PER ANDARE A COMPRARE 3 TROTE AL SUPERMERCATO PER MANGIARLE? 

E' appunto questa mentalità che bisogna cambiare

. Perdere qualche socio "avido" per una gestione più consona alle esigenze delle acque. Personalmente alla prossima assemblea APD chiederò di trasformare tutte le Fario in Iridee(Tanto è lo stesso) e con il risparmio immettere barbi-pighi ecc. Mi sembra il primo passo che possà fare come associato anche perché non sarebbe meglio tentare di ripolare i nostri disastrati fiumi con pesci meno pregiati ma di sicura riproduzione, che impegnino di più il pescatore alla loro ricerca, che lo facciano divertire alla loro cattura(tirare fuori un bel barbo è certamente "godurioso come agganciare una iridea e un cavedano bello tira come una fario) e che sicuramente inducano a una loro reintroduzione in acqua più una una "culinaria" trota? Le trote le lasciamo alla montagna e basta.

--Parità di diritti


E ora di pensare seriamente a piani di reintroduzione di TUTTI i pesci !

Ieri sono andato prima sul naviglio di Ivrea, poi sul Sesia ad Oldenico e infine sul Rovasenda a Villarboit, alla ricerca di arborelline per la pesca con il vivo.
Ritengo che almeno a passata peschi decentemente (adesso mi porto dietro pure gli occhialie faccio montaturine da 10-12 pallini per mezzo grammo ) ed allora come mai non ho visto neanchè un arborella? In questo periodo pochi anni fa le arborelle ti becchettavamo sul mais adirittura!

E NOI PENSIAMO ALLE TROTE?
Ho preso 2 cavedani medi (reimessi) nel Rovasenda ma manco un vaironcello, un gobione, un barbetto (quello finiva nel mio acquario ) E noi pensiamo alle trote?
Nel Sesia l' acqua era limpida; Ho visto 4 grosse carpe di un 5-6 kg. ma manco un vaironcello, un cavedanello ecc E NOI PENSIAMO ALLA TROTA?
E ora di pensare seriamente a piani di reintroduzione di TUTTI i pesci che stanno subendo gravi regressi e non solo pensare alla Trota a cui anch'io ambisco ma come normale preda e non in una visione "soave" di essa.
Il pescatore deve capire che non esiste solo la Trota come preda seria da reimmettere e pensare ad equilibrare un ambiente perduto. Perché và da sé che è inutile salvaguardare la Marmorata se poi essa non trova il cibo preferito (i piccoli vaironi). Cosa mangia stà poveretta poi?
Basta con le aperture dove si immettono tonnellate di Trote Sterili che dopo 4 giorni sono già state tutte prese. Ed ai lucci non pensiamo? Qua tanto è lo stesso pensarci o no dato che anche se fosse non troverebbero più cavedanelli da mangiare.
BASTA BASTA BASTA CON STE' TROTE!!!!! NOI CAVEDANI associati CON I BARBI, le TINCHE (le carpe sono quasi al livello delle Trote), I PIGHI
, LE SAVETTE, I GOBIONI, LE ARBORELLE e i VAIRONI uniti in regolare associazione detta "i dimenticati" alleati della spett. ass "i dimenticati pregiati" che è formata da LUCCI, CARPIONI, AGONI,BOTTATRICI, STORIONI, CHEPPIE

CHIEDIAMO

PARITA' DI DIRITTI
















4.05.2015

Pesca col Marziano

Ero li' tranquillo in giardino e il mio gatto diventa verde.....

Strabuzzo gli occhi ed ecco che appare Lui


IL MARZIANO PESCATORE


Per Marziano si intende Michele Marziani (MM come Morto Manovrato….già le iniziali sono simbolo di pesca….) nato nel 1962 a Rimini ma vissuto per tanti anni a Gozzano. Ha studiato a Novara, ha vissuto sul lago Maggiore, a Intra

e a Fondotoce, e ha passato tantissime vacanze estive nella baita di famiglia in valle Antrona.  Michele è forse sconosciuto ai giovani alieutici ma era una delle firme più prestigiose delle riviste di pesca degli anni Ottanta e Novanta del Novecento. Ha scritto articoli soprattutto per Pesca In. Poi per Il Pescatore d'Acqua Dolce, La vie della Pesca e Pescare.





 Video Lago Maggiore Verbania
https://www.youtube.com/watch?v=Exe9fwT7wPY

- Io ho fatto pochi articoli tecnici anche per non entrare in conflitto aperto con dei “gurù” che insegnavano magari a prendere cavedani collo 0.08 e bigattino singolo mentre io sono dell’ opinione di pescarli collo 0.18 ma innescando esche voluminose dove già il bigattino a grappolo è.  Questo dopo sperimentazioni varie. Quindi scrivevo itinerari immettendo in esso le problematiche dell’ acqua in questione, la legislazione, la parte ambientale e cercavo di lodare associazioni a me care come l’ APD Novara, Il CAGeP (di cui fui consigliere fondatore e della prima legislazione) e l’ attuale Fishing Tour che è una unione di acque novaresi formata da acque FIPSAS e del CAGeP.
-Tu invece come li impostavi?


La mia è sempre stata una scrittura giornalistica, quello facevo allora di mestiere: il giornalista di pesca. Mai stato interessato alle tecniche, molto di più ai luoghi, alle acque, ai pescatori, alle gestioni, a quello che stava intorno alla pesca. Poi mi sono stancato. Sono andato in crisi con il giornalismo: scrivevo, che era la cosa che mi piaceva di più al mondo, eppure ero infelice. Così ho cambiato strada e ho cominciato a scrivere narrativa, a raccontare storie e anche i miei articoli hanno pian piano preso questa piega. Fino a scomparire e a lasciare spazio ai libri.

-Quali erano le tue acque preferite quando abitavi in Piemonte?

Sono cresciuto come pescatore sul torrente Agogna, tra Gozzano e Bolzano Novarese. Ho passato le estati sul torrente Ovesca e sui laghi di Antrona e di Cheggio. Ho amato follemente il Toce e lo Strona. Poi tante acqua minori, torrenti di cui neppure conosco il nome.
Ovesca


Video Omegna

La "nera" del Toce


Ricordo che il fiume Toce attorno al 1500 colle sue piene e I conseguenti detriti fece distaccare una porzione del lago Maggiore e formo il lago di Mergozzo

Video Mergozzo (non badate al vocale che in una parte era indirizzato a miei vecchi/ amici/che di un social Network)
https://www.youtube.com/watch?v=YTR64nrU61g

Oggi, di tanto in tanto frequento il Sesia che rimane il corso d'acqua più affascinante del Piemonte orientale e, per certi versi, d'Italia.
Sesia a Piode

 Il Sesia è un fiume di rango europeo, come lo sarebbero il Ticino e l'Adda se non fossero molto più disastrati del Sesia. E io aggiungo che è il fiume più fiume come caratteristiche classiche.
Video Sesia
https://www.youtube.com/watch?v=R0fZsPAiH9g


-Le tue tecniche?
Quando scrivevo di pesca praticavo tutte le tecniche, nessuna esclusa, ma quelle che ho sempre amato sono la mosca con la Valsesiana e lo spinning. Le uniche due che pratico ancora oggi assieme alla camolera che uso solo in primavera per andare a temoli in Veneto e Trentino, quando riesco.



-Michele oltre agli articoli quanti e quali libri in cui la pesca è protagonista oltre ad una guida sulla pesca in Ossola edita nel 1993 dall'editore Grossi di Domodossola..

Ho scritto tantissimi libri di pesca in passato: diverse guide regionali per la Daiwa, La pesca alla trota in Italia edita dall'Edai, I custodi delle acque che racconta i decenni di buona gestione delle acque ossolane da parte dell'Avpmo, l'Associazione Volontaria Pesca Montanari Ossolani... Negli ultimi anni mi sono dedicato solo alla narrativa, ma in qusi tutti i miei libri c'è qualcuno che va a pescare: ne La trota ai tempi di Zorro il protagonista è un ragazzino che si allena alla vita lungo i torrenti, in Nel nome di Marco c'è un prete, don Remigio, che con la tonaca salta da un masso e l'altro del torrente con la canna in mano, persino in Umberto Dei c'è un cinese che cattura una grossa carpa – quasi un miracolo – sul naviglio della Martesana a Milano. Poi ho pubblicato una raccolta di racconti che narrano l'attualità attraverso la pesca, storie di oggi e di ieri, vissute con la canna in mano. Si intitola Un ombrello per le anguille (Guido Tommasi Editore). A scapito del titolo parla soprattutto di montagne e pescatori di trote. 
A settembre 2015 uscirò con un libro nuovo sulla filosofia della pesca, si intitolerà L'ossessione per Moby Dick, edito da Ediciclo.

-Attualmente peschi ancora e in che acque?


Pesco solo trote e solo a spinning. Vivo diviso tra Italia e Irlanda. In Italia pesco nell'Appennino tosco-romagnolo, a volte vado sul Sesia, altre volte in Trentino, sull'Adige e sull'Avisio. In Irlanda ci sono molti fiumi e laghi pieni di trote, ma non c'è la montagna. I pesci sono più grossi e il paesaggio è più selvaggio, ma a me piace meno. Preferisco lo scrosciare dei torrenti alpini.



-La tua preda più grossa?
Ho preso una carpa di quasi dieci chili e anche un siluro di oltre mezzo quintale, ma non li ricordo con interesse



. Per me contano solo le trote: la marmorata più grossa era 3,6 kg, l'iridea di torrente (quelle di laghetto non valgono) 2,2 kg, la fario 1,8 kg. Niente di speciale, ma conto di aumentare i miei record.





-La tua preda che ti ha dato maggior soddisfazione personale anche se non necessariamente la più grossa??

Una fario di 44 centimetri presa in un piccolo torrente dell'Appennino dove tutti giuravano da anni che non c'era più niente. Poi la prima Salmo Trutta Ferox, la trota nativa del Connemara, catturata in un laghetto naturale del nord ovest dell'Irlanda circondato da torbiere e cavalli selvaggi. Infine, più di tutti, la mia prima trota: torrente Agogna, apertura del 1975. Era 25 centimetri, ma era un pesce indimenticabile, dai colori bellissimi. Un marchio nella memoria.

Video marmorata
https://www.youtube.com/watch?v=IMr9vy-TeFo

Passiamo a domande un po’ velenose se hai voglia di rispondere

-…Come mai apristi con Giuseppe Boschetti (Profilo FB: https://www.facebook.com/giuseppe.boschetti?fref=ts)  il sito Spinningonline ma poi lo hai lasciato andare allo sbando?



Non mi risulta che il sito sia allo sbando. È semplicemente tenuto da una persona, Giuseppe Boschetti, che ha tanta passione ma fa altre cose nella vita. Anch'io ho avuto e ho molto d'altro da fare e non ho potuto seguirlo. E poi, a dirla tutta, penso che la pesca, come l'abbiamo conosciuta nel Novecento, sia finita. Non è più una passione popolare, chi ancora va a pescare lo fa in riserva, cerca i pesci immessi, difficilmente sa rapportarsi con la natura. I pescatori credo siano sempre meno.
Preferisco stare fuori, lontano, da un modo che non riconosco più, che non sento più capace di azzerare le diseguaglianze sociali com'era in passato. Preferisco andare a pescare, come fatto privato, come evento nella mia storia personale. Non mi piace questo mondo fatto di permessi ogni cento metri, pesci di plastica, no-kill in ogni angolo. Tutto comodo, tutto facile, tutto da consumare. Per me la pesca è la vita, come la capanna di Thoreau sul lago Walden.



-Cosa ne pensi delle riviste di pesca dei bei tempi e di adesso? Pregi e difetti di esse? Per me vi scriveva gente che sapeva solo di una tecnica e non puoi scrivere di spinning alla trota se non sai cosa è un vairone cioè il cibo preferito delle trote (esempio non a caso ma riferito ad una mia ex amicizia personale….Tal…chiamamolo “ Parrucchino di Pavia” e credo avrai capito).  Si trattava molto molto poco di leggi, problematiche ambientali e associazionismo. Fra gli autori vi erano molti toscani e il Serchio sembrava più famoso di tutti i fiumi e torrenti del Nord Italia e tu sai bene come solo nelle provincie di VB, NO, VC ci siano acque che nel centro-sud se le sognano….se poi mettiamo proprio tutto il Nord cavati cielo….A te il restante “veleno” se vuoi dirlo ovviamente



.
Sparare sul passato non serve. Del mondo di cui parli tu non è rimasto nulla. Con quelle riviste ci sono cresciuto, per me, prima di scriverci sopra, sono state belle letture: magari quello che imparavo era tutto sbagliato, però c'era gente che scriveva bene e poi col tempo è scomparsa. Sono arrivati i tecnici, magari più esperti, ma anche più noiosi. Comunque in edicola, oggi, ci sono i fac-simile sbiaditi delle riviste di cui parli tu.

-A  me qualche soldino per le collaborazioni da parte dell’ Olimpia mi arrivavano e li ho presi tutti dato che mi sono fatto sbattere fuori io qualche mese prima del fallimento ma da più parti si dice che qualche casa editrice non pagava anche ai tempi ….è vero? Attualmente le “potenti” riviste (che fanno molte meno copie delle mie visite mensili al mio blog…) usano addirittura gente vanagloriosa dei forum di pesca.
Onestamente io sono sempre stato pagato, spesso anche bene, da tutti. Altrimenti avrei fatto altro. Il problema è che è sempre stato un mondo un po' di vanagloriosi che invece di alzare la voce o andarsene quando non li pagavano cercavano comunque di tenere a galla i propri interessi. Il mio interesse, oltre a campare, è sempre stato solo quello di scrivere.
E comunque è un mondo del quale non mi interessa proprio più nulla. Oggi scrivo storie, vado a pesca e penso che la pesca sia ancora il modo migliore per essere felice o, almeno, per salvarsi la vita. Così come aiuta a salvarsi la vita guardare avanti, sognare il futuro, non il passato.
Mi hai chiesto di scrivere due righe sul VCO del bel tempo andato. Non ne ho voglia. Perché nel tempo di cui parli c'erano l'Ossola, il lago d'Orta, il lago Maggiore, non questa sigla ridicola.

Lago Orta


Video Orta
https://www.youtube.com/watch?v=g4pR7qTYwBk

Ho abitato per un anno a Fondotoce, di fronte al monumento partigiano dei 42 Martiri. (Credo di non sbagliare a dire che dentro vi è o vi era il museo della pesca anche che mi porto a vedere Giancarlo Ghiardello presidente della AP La Riva di VB Pallanza che detengono i Diritti Esclusivi nel lago Maggiore davanti a Pallanza )



.Uscivo di casa all'alba e dietro avevo due piccoli torrenti: sceglievo un giorno quello a sinistra, un altro quello a destra. Tutti i giorni prendevo belle trote. Di quei due torrenti è rimasto un rigagnolo, spesso senz'acqua. La casa era vecchia, è stata ristrutturata. I torrenti non li ha ristrutturati nessuno. Aggiungo però che chi ha buone gambe può inseguire ancora grandi sogni, almeno in Ossola. È più difficile. Ma oggi vivere è più difficile, per tutti, ovunque. Ma non per questo la vita è meno divertente.


Ringrazio Michele per la sua disponibilità e passo a presentare attraverso copia/incolla dal suo sito i suoi libri di pesca.
Il suo sito personale è www.michelemarziani.org
La sua pagina Facebook è

Sintesi dei suoi articoli di pesca

Un ombrello per le anguille


Un ombrello per le anguille. Sarà forse un libro in cui piovono pesci? Non proprio. I pesci ci sono, sempre, guizzanti e carichi di significati come le parole di chi scrive, che racconta sì di pesca, ma anche di vita, ricordi, sensazioni, sentimenti, albe e fiumi, nostalgie. Un racconto via l’altro, non solo per chi ne capisce di esche, piombini e mazzacchere, ma sorprendentemente (o forse no), anche per chi tutte queste cose non saprebbe nemmeno riconoscerle ma che in una frazione di secondo si ritrova attaccato alla lenza della narrazione. “La pesca per me, a volte, è quasi una religione. È quello che non sono mai riuscito a far capire a mia madre, a mio padre, agli amici, alle donne che ho amato. Spero di riuscirci con i miei figli. Perché? Beh, perché io ho avuto un ottimo padre, ma oggi so che avrei voluto un padre pescatore. Qualcuno che mi segnasse le vie da percorrere, mi dicesse come fare il nodo per legare l’amo senza farmelo studiare sui libri con i disegni sempre poco chiari, qualcuno che si alzasse con me all’alba sapendo che cosa stavo provando”


Il caviale del Po. Una storia ferrarese



Lo storione del Po come Moby Dick. Il caviale come il Santo Graal.
Un viaggio interiore, nella memoria, nella storia materiale, nella leggenda: il caviale di Ferrara è il pretesto per raccontare uno scampolo di Novecento.
C’è un filo rosso che parte dalla corte degli Estensi, dal conte palatino per meriti gastronomici Cristoforo da Massisbugo, attraversa l’Adriatico, si lega con gli ebrei sefarditi della diaspora, con i cacciati dalla regina Isabella di Spagna, si intreccia con la grande cultura materiale del fiume Po, crea la rete che cattura un pesce, lo storione, arrivato direttamente dalla preistoria, si annoda infine con la ferrovia, per approdare sulle tavole dei signori, dei gourmet cosmopoliti.
Dei pescatori di storioni del Grande Fiume e degli artigiani del caviale di Ferrara, della tradizione di Benvenuta Ascoli, la Nuta, non rimane oggi quasi più nulla: di un’intera civiltà siamo riusciti a salvare solo una ricetta. E anche questo non è stato facile.
Un volume che racconta una sorta di back-stage narrativo che ha portato Michele Marziani a scrivere Lungo il Po e La signora del caviale e oggi a mettere insieme, in questo volume, i tasselli di un mosaico che si snoda tra Ferrara e il Grande Fiume.


La trota ai tempi di Zorro



È l’inverno del 1975. Stefano Baldazzi Morra ha 13 anni ed è arrivato in Piemonte, nel piccolo paese di Gozzano, assieme alla famiglia. A segnare la crescita di Stefano, la pesca alla trota: una passione vissuta come una sorta di allenamento alla vita, un passatempo a cui dedicare tutto il tempo libero dallo studio. In pochi mesi la tranquilla vita di Stefano si trasforma. Il padre, in grave crisi personale, abbandona la famiglia per ritrovarsi alcolizzato a condurre una vita da barbone. A scuola si respirano i profumi della rivolta, dei moti studenteschi che esploderanno nella primavera del 1977. Romanzo di formazione, “La trota ai tempi di Zorro “è la prima prova narrativa di Michele Marziani. Un romanzo in cui gli anni di piombo sono visti con gli occhi di un ragazzino, ingenui e curiosi e la pesca alla trota diventa chiave di lettura del mondo, possibilità di conoscenza e di riscatto rispetto al cinismo della vita.(Sarà mica la sua auto bibliografia per caso…)


La signora del caviale



“La signora del caviale” narra di una comunità di pescatori di storioni nel basso corso del fiume Po vista attraverso gli occhi del giovane nipote del capostazione del paese. Un intreccio di uomini e storia, all’ombra della seconda guerra mondiale. A tenere le fila della vicenda la presenza, discreta e distante, della signora del caviale. Lei, ebrea, scompare con le leggi razziali e assieme a lei finisce per sempre l’epoca del caviale del Po.
Una storia che attraversa due dei drammi maggiori del Novecento, la guerra con le persecuzioni razziali e il degrado ambientale causa della scomparsa degli storioni.

Con “La signora del caviale” Michele Marziani si conferma scrittore capace di affrontare grandi temi attraverso storie minori e utilizzando un linguaggio leggero, quasi poetico, che non rinuncia mai ad una nota ironica.













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Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...