Siamo tornati ad intervistare il Dr. Cesare Puzzi per domandargli qual è lo stato dei lavori del progetto di contenimento del siluro sul Lago di Varese.
Siluro, ma non solo quello, poichè il piano di studio e intervento riguarda diverse specie aliene.
Dr. Puzzi: "Sì, infatti il siluro rappresenta la specie più “appariscente” fra le specie aliene, ma come ben sappiamo è in compagnia. Ricordiamo carassio, gardon, pesce gatto tra le più abbondanti, ma anche rodeo amaro, pseudorasbora, abramide, cobite di stagno per citarne altre che abbiamo rilevato nel corso delle indagini."
Quindi entriamo subito nel vivo e cerchiamo di fare il punto della situazione.
Dr. Puzzi: "Il punto della situazione è il seguente: siamo in pieno svolgimento del secondo anno di attività sui tre complessivi, ed è stata consegnata a fine 2010 una relazione di avanzamento lavori al Parco del Ticino e alla Provincia di Varese. Il primo anno è stato caratterizzato dalla effettuazione di campagne di controllo delle specie aliene invasive, che hanno portato alla cattura di un buon numero di pesci esotici. In particolare, sul Lago di Comabbio ne sono stati catturati circa 22 quintali, dei quali 16 q di siluro e 6 q di carassio, oltre a qualche decina di Kg di gardon. Sul Ticino sono stati catturati circa 10 quintali di siluro, e qualche esemplare di altre specie esotiche come rodeo, pseudorasbora, carassio, abramide, cobite di stagno. Sul Lago di Varese sono stati rimossi circa 21 quintali di pesci, dei quali 14 q di carassio, 3,4 di siluro, 2,8 di pesce gatto, 0,6di gardon."
Ci eravamo lasciati più di dodici mesi fa alla vigilia dell'avvio dei lavori e lei ci aveva spiegato in modo dettagliato quali sarebbero stati i vari step del progetto.
Il primo di questi era la creazione di un network per la condivisione delle informazioni raccolte nelle aree di progetto; le chiediamo quindi quali risultati ha prodotto lo studio nelle aree interessate e se sono stati creati dei protocolli di gestione per facilitare il contrasto alla diffusione delle specie aliene.
Dr. Puzzi: "La redazione dei protocolli sarà un’attività del terzo anno, quando potranno essere tirate un po’ di conclusioni sulle migliori tecniche di controllo, con ottimizzazione dei risultati in rapporto allo sforzo di cattura.
Il network di controllo sta nascendo, ed è stata pubblicata una prima versione del sito: http://www.progettosiluro.altervista.org che sarà via via arricchito dai dati del progetto."
Le informazioni ecologiche sul siluro e le altre specie esotiche erano carenti per quanto riguarda il Lago di Varese, quindi sarebbe interessante sapere quali dati sono emersi attraverso le varie attività di studio. Le pescate selettive hanno fornito materiale utile?
Dr. Puzzi: "Senz’altro. In primo luogo la densità del siluro nel Lago di Varese non è ancora arrivata ad essere così massiccia come lo è nel Comabbio e nel Ticino. E’ questione di tempo, e dunque per il Lago di Varese pare che l’intervento di controllo possa essere particolarmente utile poiché colpisce la specie nella sua fase di espansione. I dati autoecologici sono stati raccolti e lo saranno anche per tutto il secondo anno. La loro elaborazione ed interpretazione sarà attività del terzo anno, contestuale alla produzione dei protocolli di contenimento."
Altro punto importante erano i ripopolamenti in programma per aiutare le specie autoctone in difficoltà. Ci aveva parlato di semine di lucci, alborelle e lacustri per il Lago di Varese e di marmorate, pighi e storioni cobice per il Ticino. Queste semine continuano? E soprattutto avete potuto registrare dati positivi riguardo alle popolazioni citate?
Dr. Puzzi: "Sì le semine continuano. Nel primo anno di progetto ci sono stati risultati particolarmente buoni per quanto riguarda la produzione di luccetti da ripopolamento, nei due incubatoi ittici del Tinella (Lago di Varese) e di Magenta (La Fagiana, Parco Ticino). Nell’incubatoio del Tinella sono stati prodotti e seminati nel lago circa 270.000 luccetti; nel Ticino e nel Lago di Comabbio sono stati seminati circa 90.000 luccetti prodotti dal Parco del Ticino.
Oltre ai lucci sono stati seminate tinche e storioncini cobice dal Parco Ticino, sempre prodotti nell’incubatoio della Fagiana, e sono state seminate alborelle nel Lago di Varese prodotte al Tinella.
Circa i dati positivi rispetto alle specie citate per ora non ci sono dati quantitativi, anche per la difficoltà oggettiva di avere tali dati in ambienti acquatici così vasti. Ci sono informazioni che arrivano dai pescatori, incoraggianti per lo storione del Ticino e per i lucci del Ticino stesso ma anche dei laghi di Comabbio e di Varese. L’alborella continua invece ad essere in grande crisi e le sue segnalazioni sono davvero poche."
Come ha risposto la comunità dei pescatori al progetto?
Dr. Puzzi: "Non pervenuta. Nel senso che noi non abbiamo avuto riscontri particolari. I pochi pescatori con cui siamo entrati in contatto, in particolare per i laghi di Comabbio e di Varese, erano ben contenti dell’intervento, perché sono molto affezionati ai pesci (magari anche esotici) che hanno pescato negli ultimi decenni, come i boccaloni o i persici sole, le scardole, le tinche, le anguille, il luccio. Ci sono appassionati di pesca al siluro, ma per ora, in questa area, prevalgono decisamente i pescatori contrari al siluro.
La comunità dei pescatori professionali è invece molto contenta del progetto, tanto che ne fanno pienamente parte, anche a tutela della loro attività minacciata da specie esotiche invasive di scarso pregio commerciale."
Sappiamo che parte integrante del lavoro sono proprio attività di sensibilizzazione e divulgazione e che anche i pescatori dilettanti possono prendere parte ai lavori contattando voi, il parco o la provincia.
Dr. Puzzi: "Certamente. Noi, il Parco del Ticino (Servizio Faunistico) e la Provincia di Varese (Ufficio Pesca) siamo a disposizione di chi volesse avere informazioni o partecipare in qualche modo al progetto. La piena divulgazione da parte degli Enti presumibilmente sarà realizzata nel terzo anno, quando ci saranno risultati pressoché definitivi e le idee più chiare su che cosa si possa effettivamente fare."
In cosa consisterà il lavori dei prossimi mesi?
Dr. Puzzi: "Nei prossimi mesi continueranno le pescate selettive, sia con reti che con elettropesca nell’area di progetto: Fiume Ticino, Lago di Comabbio e Lago di Varese. Al contempo si raccoglieranno dati sull’autoecologia delle specie esotiche invasive più importanti al fine della individuazione delle migliori strategie di contenimento. Oltre all’attività di campo c’è quindi un importante lavoro di laboratorio e di elaborazione dei dati raccolti.
Si aggiornerà inoltre il sito del progetto, completando con i dati il database che serve proprio al network di controllo e al coordinamento fra gli enti di gestione.
Nel frattempo si inizia a capire come dovranno essere strutturati i protocolli di controllo, avendo una buona esperienza che consente di valutare attrezzi, periodi, aree, metodi che con più efficacia permettono di intervenire contro le specie invasive."
Dottore, tracci lei un bilancio di questi mesi di lavoro. Avete riscontrato differenze rispetto a quanto pensavate di trovare?
Dr. Puzzi: "Il bilancio sino ad oggi direi che è decisamente positivo. Le attività svolte stanno rispettando il programma di lavoro e si conferma che la presenza e la diffusione di pesci esotici nei nostri ambienti è uno dei più importanti problemi relativi alla perdita di biodiversità. Stiamo raccogliendo moltissime informazioni e contiamo di arrivare in fondo al progetto con le idee chiare su che cosa si possa ragionevolmente fare per contrastare questa minaccia. E’ chiaro, e ne abbiamo piena consapevolezza, che i pesci esotici non sono eradicabili in ambienti acquatici vasti, articolati e complessi come quelli di studio. Si può però fare un contrasto efficace alle specie esotiche, evitando che prendano il completo sopravvento sulle specie native, e sostenendo con le immissioni i pesci autoctoni maggiormente minacciati.
Differenze su quanto pensavamo di trovare ce ne sono. Ad oggi, una sorpresa negativa è la rapida affermazione del gardon anche nei laghi di Comabbio e di Varese, nei quali è comparsa solo di recente, ma dove pare in rapidissima affermazione a discapito dell’autoctona scardola con la quale condivide la base alimentare (lo zooplancton) e con la quale dunque compete. Altra specie che mostra abbondanze superiori a quanto ci aspettassimo è il carassio, poco “visibile” nei laghi, ma molto abbondante nell’evidenza dei risultati delle catture.
Il siluro, specie simbolo del progetto, corrisponde grosso modo alle attese: abbondante nel Comabbio e nel Ticino, presente e in espansione nel Lago di Varese."
Ringraziandola per il tempo concessoci, le auguriamo buon lavoro e restiamo assolutamente disponibili a divulgare in futuro novità riguardo al progetto.
Ricordiamo ai lettori che sul sito è presente l'intervista rilasciataci dal Dr. Puzzi all'avvio del progetto. Potete leggere questa intervista cliccando QUI
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8.22.2011
3.26.2010
ittiologo Cesare Puzzi sul progetto di contenimento delle specie alloctone nel Lago di Varese (di Damiano Merlini)
Eccoci con il Dr. Cesare Puzzi, veterinario ittiologo presso GRAIA s.r.l (www.graia.eu), una delle maggiori società italiane ad occuparsi di ecologia acquatica, acquacoltura, ingegneria ambientale e ittiologia.
Siamo qui per parlare del progetto di contenimento del Siluro nel Lago di Varese e di tutto il piano di recupero messo in piedi per queste acque.
Dr. Puzzi, prima di tutto la ringrazio per la sua disponibilità nel rispondere a queste mie domande e vorrei subito chiederle da dove nasce questo progetto e attraverso quali collaborazioni lo porterete avanti.
Grazie a Lei per la divulgazione che potrà dare al progetto, che come ogni altro progetto di questo genere può dare risultati a lungo termine soprattutto per le attività di sensibilizzazione e divulgazione. Il progetto nasce dall’evidenza dell’espansione di specie ittiche esotiche nelle nostre acque e dall’esigenza di tutelare la fauna autoctona e la biodiversità, con particolare attenzione alle aree protette. E’ una iniziativa della Provincia di Varese, Servizio Pesca, che è il capofila di progetto e che agisce in partenariato con il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Prevede la collaborazione della Cooperativa Pescatori del Lago di Varese, dell’incubatoio ittico del Tinella, della FIPSAS di Pavia. Siamo poi coinvolti noi di GRAIA per la supervisione scientifica e la consulenza tecnica e la Fondazione Cariplo che cofinanzia il progetto.
L’area di intervento è data da ambienti compresi in Zone di Protezione Speciale (ZPS), Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Riserve Naturali, poiché l’obiettivo principale è la tutela della biodiversità. Si andrà ad operare sul Lago di Varese (ZPS), Lago di Comabbio (SIC), Palude Brabbia (Riserva Naturale), Fiume Ticino (ZPS e vari SIC).
Il dato di partenza, data la progressiva espansione del siluro, è anche la dimostrata pericolosità delle specie aliene, animali o vegetali, per gli ecosistemi. In ambito acquatico il siluro è particolarmente invasivo, come dimostrato dai lunghi studi effettuati sul Ticino dal Parco Lombardo nel corso di due progetti Life Natura: uno relativo alla conservazione della Trota marmorata e del Pigo, l’altro relativo allo Storione cobice. In entrambi i progetti il siluro del Ticino è stato ampiamente studiato, nei suoi vari aspetti di autoecologia e di rapporti interspecifici, ed è stato messo a punto un protocollo di contenimento.
Se le è possibile può spiegarci quali sono i passaggi di questo piano? Immagino che siate partiti dallo studio dell'impatto delle specie aliene sull'ecosistema, qual è il passo successivo?
Il progetto prevede la creazione di un network per il controllo del siluro nelle aree di progetto in favore della biodiversità. Quindi in primo luogo una condivisione delle conoscenze raccolte e una scelta di lavorare insieme per l’obiettivo comune di fronteggiare le specie aliene. Il loro impatto è ampiamente documentato da tantissimi studi e ricerche e dai maggiori Enti di gestione e di ricerca vengono suggerimenti e sollecitazioni a contrastare tali specie. Quindi, accertato che l’obiettivo generale va nella direzione giusta, sono state individuate azioni specifiche di contrasto, con la consapevolezza che non sarà possibile eradicare le specie aliene, ma che si potrà contrastare la diffusione di quelle più invasive e favorire le specie autoctone. Gli Enti potranno disporre di indicazioni e di protocolli gestionali di contrasto delle specie aliene che ottimizzino gli sforzi e massimizzino i risultati.
Sulla stampa si è dato molto risalto al Siluro, ma non è l'unica specie alloctona e invasiva prensente nelle acque del lago. Quali sono le altre? E quali i danni che portano alla bio-diversità tipica di questo ambiente?
Le altre specie ittiche aliene sono numerose, con diversi gradi di invasività e di pericolosità. Nel Lago di Varese e di Comabbio le più diffuse sono il carassio, il pesce gatto, il gardon, il lucioperca e il persico sole , considerando la carpa para-autoctona. Nel Ticino ci sono anche l’aspio, l’abramide, la pseudorasbora, il rodeo amaro, il cobite di stagno orientale. Ognuna di esse può causare un danno alla biodiversità locale, in vari modi: predazione diretta, competizione alimentare, competizione per i rifugi, ibridazione. Ad esempio il gardon, nell’ambito del progetto life su marmorata e pigo, è stato dimostrato che si incrocia con il pigo, ma anche con il triotto, dando luogo a prole fertile. Ciò comporta un rimescolamento fra tre specie anticamente separatesi, che può portare alla perdita di due patrimoni genetici, del pigo e del triotto.
Quali saranno le attività che fungeranno da contrasto diretto alla diffusione di queste specie? Avete previsto pesche selettive?
Sì, la pesca selettiva negli ambienti di progetto sarà effettuata intensamente. Saranno catturati i siluri (e gli altri esotici indesiderati, che le normative regionali lombarda e piemontese impongono di sopprimere) con reti a grande maglia nei laghi, con elettropesca sulle rive in periodo di frega, con elettropesca in fiume sui rifugi e sulle freghe. Laddove manchino informazioni ecologiche sul siluro o su altre specie, come nel Lago di Varese, le pescate produrranno molto materiale biologico sul quale studiare. Vogliamo sapere che cosa mangiano, quando si riproducono, dove depongono le uova, quante ne depongono, quanto crescono in lunghezza e in peso, che comportamenti assumono. Conoscere bene questi aspetti permetterà di combattere meglio i pesci indesiderati.
Una delle peculiarità di questo ambizioso progetto è quella di tentare la strada della reintroduzione di specie autoctone che fungano da naturali competitori e vadano ad occupare nicchie ecologiche ora occupate da pesci alloctoni. Quali saranno le specie di cui tenterete la reintroduzione?
Più che una reintroduzione si tratta di ripopolamento, poiché le nostre specie-bersaglio sono rarefatte o in declino, ma ancora ci sono. Si andranno a seminare molti lucci, una specie che soffre moltissimo la competizione del siluro. Consideri che la campagna di semina del luccio è in corso in questi giorni e che l’incubatoio del Tinella ne ha prodotti circa 300.000, e l’incubatoio del Parco Ticino, localizzato presso il Centro Parco della Fagiana a Magenta ne ha prodotti altri 200.000.
Le semine vengono fatte in modo molto capillare, distribuendo poche unità alla volta nei canneti per ottimizzarne la resa. Nel Lago di Varese viene inoltre seminata l’alborella e la trota lacustre. Nel Ticino vengono poi seminati giovani di trota marmorata, di pigo, di storione cobice.
Avete previsto anche attività formative e di informazione rivolte a quanti si interessano a questi temi? Penso in particolare ai pescatori dilettanti che vivono il lago da vicino.
Sì, sono previsti momenti di divulgazione e di sensibilizzazione. Sarà a breve pubblicato anche sul web il progetto con il suo avanzamento dei lavori. Il progetto ha durata triennale e periodicamente ci saranno aggiornamenti. I pescatori dilettanti che vivono il lago da vicino possono partecipare al progetto contattando la provincia, il parco o noi in qualsiasi momento.
L'argomento alloctonia è molto dibattuto anche tra i pescatori sportivi. C'è chi in loro vede una delle principali cause del declino di molti ambienti, altri invece sostengono che la loro diffusione è una conseguenza del calo drastico di altre specie, dovuto principalemente ad inquinamenti chimico-batteriologici e dalla sistematica distruzione e antropizzazione degli ecosistemi acquatici. Lei che è così vicino a questi temi e che ha a disposizione dati scientifici, quale idea si è fatto?
Personalmente sono convinto che il declino di molti ambienti abbia come prima causa la distruzione o l’alterazione dell’habitat acquatico: rettificazione delle sponde, argini, derivazioni idriche, inquinamenti, frammentazioni di ogni tipo, distruzione dei canneti lungo le sponde lacustri. Queste sono le cause vere del declino dei nostri pesci.
Ad esse se ne sommano altre: le specie esotiche, che in ambienti alterati hanno il sopravvento sulle specie autoctone grazie alla loro adattabilità e versatilità, i cormorani che in alcuni casi fanno un completo repulisti dei pesci o lasciano banchi massacrati dalle beccate.
Ma ricordiamoci che prima di tutto c’è l’habitat acquatico da recuperare.
Molti pescatori ritengono che le leggi che obbligano alla soppressione della fauna alloctona siano un errore e che siano solo un modo per impoverire ulrteriormente le nostre acque. Da studioso, pensa che questo obbligo possa essere effettivamente utile al controllo sulla proliferazione di questi animali?
No. L’obbligo alla soppressione non è particolarmente utile al controllo sulla proliferazione degli esotici (anche se la rimozione di grossi siluri da un piccolo lago a qualcosa serve). E’ però estremamente importante il messaggio che le norme trasmettono: “Questi pesci sono dannosi e vanno soppressi. Pensaci bene prima di portare in giro queste o altre specie esotiche, perché potresti portare un danno all’ecosistema, alla biodiversità e dunque a tutti noi!”
Ringraziandola ancora per la gentilezza e per il tempo dedicatoci vi invitiamo a visitare il sito di GRAIA S.R.L (http://www.graia.eu) per avere tutte le informazioni relative alle attività svolte da questa società.
Damiano Merlini
Siamo qui per parlare del progetto di contenimento del Siluro nel Lago di Varese e di tutto il piano di recupero messo in piedi per queste acque.
Dr. Puzzi, prima di tutto la ringrazio per la sua disponibilità nel rispondere a queste mie domande e vorrei subito chiederle da dove nasce questo progetto e attraverso quali collaborazioni lo porterete avanti.
Grazie a Lei per la divulgazione che potrà dare al progetto, che come ogni altro progetto di questo genere può dare risultati a lungo termine soprattutto per le attività di sensibilizzazione e divulgazione. Il progetto nasce dall’evidenza dell’espansione di specie ittiche esotiche nelle nostre acque e dall’esigenza di tutelare la fauna autoctona e la biodiversità, con particolare attenzione alle aree protette. E’ una iniziativa della Provincia di Varese, Servizio Pesca, che è il capofila di progetto e che agisce in partenariato con il Parco Lombardo della Valle del Ticino. Prevede la collaborazione della Cooperativa Pescatori del Lago di Varese, dell’incubatoio ittico del Tinella, della FIPSAS di Pavia. Siamo poi coinvolti noi di GRAIA per la supervisione scientifica e la consulenza tecnica e la Fondazione Cariplo che cofinanzia il progetto.
L’area di intervento è data da ambienti compresi in Zone di Protezione Speciale (ZPS), Siti di Importanza Comunitaria (SIC) e Riserve Naturali, poiché l’obiettivo principale è la tutela della biodiversità. Si andrà ad operare sul Lago di Varese (ZPS), Lago di Comabbio (SIC), Palude Brabbia (Riserva Naturale), Fiume Ticino (ZPS e vari SIC).
Il dato di partenza, data la progressiva espansione del siluro, è anche la dimostrata pericolosità delle specie aliene, animali o vegetali, per gli ecosistemi. In ambito acquatico il siluro è particolarmente invasivo, come dimostrato dai lunghi studi effettuati sul Ticino dal Parco Lombardo nel corso di due progetti Life Natura: uno relativo alla conservazione della Trota marmorata e del Pigo, l’altro relativo allo Storione cobice. In entrambi i progetti il siluro del Ticino è stato ampiamente studiato, nei suoi vari aspetti di autoecologia e di rapporti interspecifici, ed è stato messo a punto un protocollo di contenimento.
Se le è possibile può spiegarci quali sono i passaggi di questo piano? Immagino che siate partiti dallo studio dell'impatto delle specie aliene sull'ecosistema, qual è il passo successivo?
Il progetto prevede la creazione di un network per il controllo del siluro nelle aree di progetto in favore della biodiversità. Quindi in primo luogo una condivisione delle conoscenze raccolte e una scelta di lavorare insieme per l’obiettivo comune di fronteggiare le specie aliene. Il loro impatto è ampiamente documentato da tantissimi studi e ricerche e dai maggiori Enti di gestione e di ricerca vengono suggerimenti e sollecitazioni a contrastare tali specie. Quindi, accertato che l’obiettivo generale va nella direzione giusta, sono state individuate azioni specifiche di contrasto, con la consapevolezza che non sarà possibile eradicare le specie aliene, ma che si potrà contrastare la diffusione di quelle più invasive e favorire le specie autoctone. Gli Enti potranno disporre di indicazioni e di protocolli gestionali di contrasto delle specie aliene che ottimizzino gli sforzi e massimizzino i risultati.
Sulla stampa si è dato molto risalto al Siluro, ma non è l'unica specie alloctona e invasiva prensente nelle acque del lago. Quali sono le altre? E quali i danni che portano alla bio-diversità tipica di questo ambiente?
Le altre specie ittiche aliene sono numerose, con diversi gradi di invasività e di pericolosità. Nel Lago di Varese e di Comabbio le più diffuse sono il carassio, il pesce gatto, il gardon, il lucioperca e il persico sole , considerando la carpa para-autoctona. Nel Ticino ci sono anche l’aspio, l’abramide, la pseudorasbora, il rodeo amaro, il cobite di stagno orientale. Ognuna di esse può causare un danno alla biodiversità locale, in vari modi: predazione diretta, competizione alimentare, competizione per i rifugi, ibridazione. Ad esempio il gardon, nell’ambito del progetto life su marmorata e pigo, è stato dimostrato che si incrocia con il pigo, ma anche con il triotto, dando luogo a prole fertile. Ciò comporta un rimescolamento fra tre specie anticamente separatesi, che può portare alla perdita di due patrimoni genetici, del pigo e del triotto.
Quali saranno le attività che fungeranno da contrasto diretto alla diffusione di queste specie? Avete previsto pesche selettive?
Sì, la pesca selettiva negli ambienti di progetto sarà effettuata intensamente. Saranno catturati i siluri (e gli altri esotici indesiderati, che le normative regionali lombarda e piemontese impongono di sopprimere) con reti a grande maglia nei laghi, con elettropesca sulle rive in periodo di frega, con elettropesca in fiume sui rifugi e sulle freghe. Laddove manchino informazioni ecologiche sul siluro o su altre specie, come nel Lago di Varese, le pescate produrranno molto materiale biologico sul quale studiare. Vogliamo sapere che cosa mangiano, quando si riproducono, dove depongono le uova, quante ne depongono, quanto crescono in lunghezza e in peso, che comportamenti assumono. Conoscere bene questi aspetti permetterà di combattere meglio i pesci indesiderati.
Una delle peculiarità di questo ambizioso progetto è quella di tentare la strada della reintroduzione di specie autoctone che fungano da naturali competitori e vadano ad occupare nicchie ecologiche ora occupate da pesci alloctoni. Quali saranno le specie di cui tenterete la reintroduzione?
Più che una reintroduzione si tratta di ripopolamento, poiché le nostre specie-bersaglio sono rarefatte o in declino, ma ancora ci sono. Si andranno a seminare molti lucci, una specie che soffre moltissimo la competizione del siluro. Consideri che la campagna di semina del luccio è in corso in questi giorni e che l’incubatoio del Tinella ne ha prodotti circa 300.000, e l’incubatoio del Parco Ticino, localizzato presso il Centro Parco della Fagiana a Magenta ne ha prodotti altri 200.000.
Le semine vengono fatte in modo molto capillare, distribuendo poche unità alla volta nei canneti per ottimizzarne la resa. Nel Lago di Varese viene inoltre seminata l’alborella e la trota lacustre. Nel Ticino vengono poi seminati giovani di trota marmorata, di pigo, di storione cobice.
Avete previsto anche attività formative e di informazione rivolte a quanti si interessano a questi temi? Penso in particolare ai pescatori dilettanti che vivono il lago da vicino.
Sì, sono previsti momenti di divulgazione e di sensibilizzazione. Sarà a breve pubblicato anche sul web il progetto con il suo avanzamento dei lavori. Il progetto ha durata triennale e periodicamente ci saranno aggiornamenti. I pescatori dilettanti che vivono il lago da vicino possono partecipare al progetto contattando la provincia, il parco o noi in qualsiasi momento.
L'argomento alloctonia è molto dibattuto anche tra i pescatori sportivi. C'è chi in loro vede una delle principali cause del declino di molti ambienti, altri invece sostengono che la loro diffusione è una conseguenza del calo drastico di altre specie, dovuto principalemente ad inquinamenti chimico-batteriologici e dalla sistematica distruzione e antropizzazione degli ecosistemi acquatici. Lei che è così vicino a questi temi e che ha a disposizione dati scientifici, quale idea si è fatto?
Personalmente sono convinto che il declino di molti ambienti abbia come prima causa la distruzione o l’alterazione dell’habitat acquatico: rettificazione delle sponde, argini, derivazioni idriche, inquinamenti, frammentazioni di ogni tipo, distruzione dei canneti lungo le sponde lacustri. Queste sono le cause vere del declino dei nostri pesci.
Ad esse se ne sommano altre: le specie esotiche, che in ambienti alterati hanno il sopravvento sulle specie autoctone grazie alla loro adattabilità e versatilità, i cormorani che in alcuni casi fanno un completo repulisti dei pesci o lasciano banchi massacrati dalle beccate.
Ma ricordiamoci che prima di tutto c’è l’habitat acquatico da recuperare.
Molti pescatori ritengono che le leggi che obbligano alla soppressione della fauna alloctona siano un errore e che siano solo un modo per impoverire ulrteriormente le nostre acque. Da studioso, pensa che questo obbligo possa essere effettivamente utile al controllo sulla proliferazione di questi animali?
No. L’obbligo alla soppressione non è particolarmente utile al controllo sulla proliferazione degli esotici (anche se la rimozione di grossi siluri da un piccolo lago a qualcosa serve). E’ però estremamente importante il messaggio che le norme trasmettono: “Questi pesci sono dannosi e vanno soppressi. Pensaci bene prima di portare in giro queste o altre specie esotiche, perché potresti portare un danno all’ecosistema, alla biodiversità e dunque a tutti noi!”
Ringraziandola ancora per la gentilezza e per il tempo dedicatoci vi invitiamo a visitare il sito di GRAIA S.R.L (http://www.graia.eu) per avere tutte le informazioni relative alle attività svolte da questa società.
Damiano Merlini
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