4.13.2016

Pescare a Vercelli nelle acque "minori"

Scusate le mie orrende cartine ma in disegno avevo 4...la matita mi cadeva sempre e colla scusa di raccoglierla guardavo le gambe della professoressa sempre vestita in minogonna.
Visto il titolo escludiamo il fiume Sesia e i grossi torrenti Cervo ed Elvo.



Il territorio attorno a Novara, Pavia e Vercelli è un reticolato di piccoli torrenti, rogge e canali. Come torrenti troviamo il Rovasenda e la Marchiazza entrambi affluenti di sinistra del torrente Cervo prima che il fiume entri in Vercelli.
Sulla strada che porta dal capoluogo a Palestro le rogge interessanti sono 3 di cui so il nome solo di quella che passa da Vinzaglio che è roggia Gamarra. La roggia ha origine dal punto d'unione della roggia Bolgora con la roggia Morta. Attraversa il territorio di Vinzaglio (Torrione Scavarda) e alcune terre della provincia di Vercelli, per poi dividersi in due ramificazioni: lo scaricatore Gamarro (che sfocia nel Sesia) e la roggia Gamarra Manufatta (che rappresenta il corso principale della roggia).
Da questo punto in poi, la Gamarra Manufatta scorre in
provincia di Pavia per poi immettersi in parte, all'altezza di Rosasco nei pressi della frazione Rivoltella, nel Roggione di Sartirana.
Roggia Gamarra a Vinzaglio
La roggia Gamarra prosegue poi verso l'abitato del comune di Rosasco che attraversa in parte continuando verso il comune di Cozzo. Attraversato Cozzo prosegue verso Valle Lomellina dove, prima dell'abitato si dirama in vari fossi per l'irrigazione delle risaie e qui finisce la sua corsa. La Gamarra oggi svolge l'importante funzione di scaricatore e di colatore delle acque scorrenti nel Compresorio Irriguo del
Cavo Montebello




A ridosso di Vinzaglio une bella buca fà capolino colla presenza di un pò di ciprinidi con anche qualche esemplare degno di nota come quello della foto.....preso per una pinna.


Si consiglia una pesca con bolognesi di metri 6 e nella buca è possibile anche un leggero ledgering. Sul rettilineo che porta a Palestro incontriamo altre 2 interessanti rogge dal nome misterioso ma cogli stessi pesci  in cui in una molti anni fa feci una strage di cavedani a passata mai più ripetuta....misteri della pesca!!


In sponda opposta vicino al Carrefour di Vercelli scorre una intressante roggia con cavedani, carpe ed anche qualche raro luccio.

Il suo nome dovrebbe essere naviglio di Ivrea. Purtroppo la buca, che mi aveva regalato belle catture, è stata recemente sbarrata dall' ente che gestisce la roggia ma ve ne è una più a monte e qualche tratto intermedio fra le 2 buche è pescabile. .


Proseguendo verso Casale Monferrato incontreremo prima la roggia Bona e poi la Marcova con delle ottime portate di acqua specie nei periodi di allamento delle risaie.

Rodeo Amaro e pseudorasbore
Popolate dai soliti ciprinidi auctoni ed alloctoni con qualche carpa degna di nota(pseudorasbore e Rodei Amari in particolare)
Pseudorasbora
e la possibil sorpresa del luccio come quello in foto catturato dal mio amico Adriano nella Marcova.

Il torrente o roggia Bona assume assume nomi diversi a seconda delle zone che attraversa; viene chiamato "canale Bona" tra il ponte della Gardina e la confluenza del canale di Asigliano; "raccoglitore Bona" nei pressi di Asigliano e "torrente Bona" da Caresana alla confluenza nella Sesia.

Nei documenti ufficiali della Regione Piemonte è chiamata nel suo complesso "roggia Bona".La Bona sfocia infine nella Sesia vicino alla cascina Immacolata, poco a nord-est dell'abitato di Caresana e a poco più di 100 m di quota.

Il suo corso viene interrotto da alcune chiuse, gestite dal consorzio Ovest-Sesia, nei punti nei quali sono presenti derivazioni del torrente a scopo irriguo. Le sponde sono per la maggior parte non arginate e colonizzate da vegetazione ripariale arboreo/arbustiva o erbacea e presentano un buon grado di naturalità, anche se la fascia lasciata libera dall'agricoltura intensiva è esigua perché le coltivazioni si spingono a breve distanza dal corso d'acqua. Le poche arginature presenti sono in prevalenza collocate sul tratto del torrente che attraversa l'abitato di Asigliano. Se andando proprio verso Casale Monferrato girate a destra dopo un semaforo e a sinistra dopo qualche centinaio di metri trovate la roggia (sbarrato la stradina) e subito dopo una bella grossa buca.


Anche la Marcova prende nomi diversi;
A monte di Tricerro risultano i nomi di roggia Acquanera (e est di Lucedio), roggia Lamporo e roggia Mussa (nei pressi di Tronzano); a valle il torrente prende invece il nome, oltre che di Marcova, anche di cavone Borlino (a sud di Caresana) e di torrente Lamporo (presso Motta de' ContiMolti di queste denominazioni stanno però andando in disuso e il nome Marcova viene oggi utilizzato dai più per designare tutta l'asta fluviale o, quantomeno, tutto il tratto a valle di Tronzano.).la Marcova sfocia infine nella Sesia vicino alla cascina Giarone (Frassineto Po) appena a monte della confluenza della Roggia Stura, a circa 100 m di quota.Secondo gli appassionati nella Marcova sarebbero presenti cavedani, triotti, scardole e, più raramente, persici reali;
pescando a fondo nelle buche più grosse del corso d'acqua è anche possibile catturare barbi,  carpe e tinche.
Una bella buca la si vede a Stroppiana dalla statale che porta a Casale M. e un' altra è a Caresana deviando a destra dalla SP 118(il paese è dalla parte opposta).

In questa buca è ancora ben presente il ricordo di una giornata storica e strana ;Io e altri 2 pescatori prendemmo una grossa carpa a testa in circa 30 minuti e poi il nulla totale

. I miei "colleghi" se ne andarono e io cosi' tanto per provare pescai a spinning catturando parecchi cavedani di media pezzatura
. In tutte le roggie collegate al Sesia , specie nela parte finale, sono presenti siluri, lucioperca e Aspi.
Sono inoltre documentate catture di
lucci anche di notevoli dimensioni. Nel torrente è possibile pescare con la licenza di pesca ordinaria e la tessera F.I.P.S.A.S. Aggiungo che nel 2016 sono le uniche licenze che ci vogliono per la parte medio bassa del vercellese mentre nella parte medio alta è un pupulare di riserve.



Un paio di stivalini stanno sempre bene nel bagagliaio e nei mesi caldi anche dei buoni antizanzare anche negli ultimi anni fortunatamente sono in calo. Le tecniche da praticare sono essenzialmente la pesca a galleggiante e a fondo classico o ledgering ma anche lo spinning dà i suoi frutti. Non mi sono dimenticato della Marchiazza e del Rovasenda.
Il Rovasenda è un torrente del Piemonte che, dopo un breve tratto in provincia di Biella, bagna la provincia di Vercelli; è tributario del Torrente Cervo. Lungo quasi 35 kg.
A monte dell'
ex SS 142 Biellese prende il nome di Torrente Giara; ancora più a monte, nei pressi di Castelletto Villa (una frazione di Roasio), è ripartito tra diversi rami sorgentizi. Il perimetro del suo bacino è di 73 km.Il corso d'acqua si forma, con il nome di Torrente Giara, dalla confluenza di tre rami sorgentizi nei pressi di Castelletto Villa (una frazione di Roasio). Il più occidentale è la Riale Ravasanella, che nasce a sua volta dalla confluenza, in comune di Curino, dai corsi d'acqua che drenano la zona delle Rive Rosse e del Massucco del Turlo (561 m); viene poi sbarrato da una diga e forma il Lago Ravasanella. Detto lago è ottimo per lucci ma purtroppo super infrascato e quindi la pesca è molto molto difficile. A vocazione strettamente ciprinicola è pescabile a valle un paio di Km a sud del paese di Villarboit.

La Marchiazza è un torrente del Piemonte che, dopo un breve tratto in provincia di Biella, bagna la provincia di Vercelli; è tributario del Torrente Cervo.
A monte dell'
ex SS 142 Biellese prende il nome di Torrente Giara; ancora più a monte, nei pressi di Castelletto Villa (una frazione di Roasio), è ripartito tra diversi rami sorgentizi. Il perimetro del suo bacino è di 73 km ed è lungo 34 km. Il torrente si forma, nel punto in cui convergono i comuni di Sostegno, Lozzolo e Roasio, dalla confluenza di alcuni rami sorgentizi. Il più lungo di questi, il Rio della Moja, nasce attorno ai 600 m sul versante meridionale della Cima Frascheja (625 m).Arrivando da Vercelli girare a sinistra dentro il paese di Oldenico(10 abitanti e 400 galline...) e attraverso una buona sterrata raggiunge il torrente che essendo sbarrato da una diga ha quasi sempre acqua calma con un buon fondale in qualche punto.

In entrambi i corsi d' acqua pescare con metodi a fondo o a galleggiante; Fare spinning non conviene. La prima volta che esegui la tecnica ultima citata catturai un luccio di medie proporzioni che resto l' unico e ultimo di tutti gli altri tentativi.
Qualche cavedano esce a spinning coi soliti minnows ma rende di più il Method con pastura da carpa o la pesca a passata.



In tutte queste acque è possibile ancora, anche se difficile, trovare branchi di alborelle.

 
Video:

Rovasenda
https://www.youtube.com/watch?v=venRZZsrjPU

https://www.youtube.com/watch?v=xyzMOBMBlhg

Marchiazza
https://www.youtube.com/watch?v=GdBLHcubVAQ

https://www.youtube.com/watch?v=Ufvg22iAlXA

Bona
https://www.youtube.com/watch?v=UOVh6DRKUuI




Marcova
https://www.youtube.com/watch?v=GwtWm74qoII

https://www.youtube.com/watch?v=fMG9tKQ4GxY

https://www.youtube.com/watch?v=OhyuJcyKXpc

https://www.youtube.com/watch?v=tFrm-cyNKyw




 

Negozio
Pesca: http://www.lucianopesca.it/ direttamente sulle rive del Sesia.

Da vedere: Il centro città è molto piacevole e la basilica di Sant Andrea risulta essere uno stupendo esempio dell' arte gotica



 

 

 

 

 

 

4.11.2016

Pesca nel torrente Orco

Il torrente è meta di molti bagnanti di cui alcuni/e fanno nudismo e quindi è meglio chiudere un occhio e andare a pesca in un altro spot.

Inoltre le trote selvatiche abboccano di più al semibuio o comunque all' ombra; Ma esistono ancora trote selvatiche selvatiche nell' Orco?
L'Orco (Eva d'òr in canavesano, cioè Acqua d'oro) è un grosso torrente del Piemonteaffluente a ovest del Po, che scorre per circa 90 km prima nella valle omonima e poi nel Canavese. Nasce da una piccola sorgente nei pressi del Lago Rosset (2.709 mslm), alimentato dalle nevi del versante piemontese del massiccio del Gran Paradiso, e viene quasi subito sbarrato da alcune dighe formando i bacini idroelettrici Agnel e Serrù. Impetuoso e copioso d'acque giunge a Ceresole Reale dove sbarrato da un'imponente diga forma il pittoresco Lago di Ceresole,anch'esso creato negli anni '50 del '900 per la produzione di energia elettrica della allora municipalizzata torinese A.E.M.Torino.
Pescabile solo in sponda sinistra fino a qualche centinaio di metri dall’ inizio dove entra far parte del parco del Gran Paradiso).
Subito a valle dello sbarramento si incassa raggiungendo in breve il centro di Noasca e incrementando progressivamente la sua portata grazie a vari contributi di affluenti provenienti per gran parte da sinistra. Proseguendo il torrente bagna i centri di Locana (che dà anche il nome a questo tratto vallivo) e Sparone sino a giungere a Pont Canavese dove riceve il Soana, suo principale affluente di sinistra. Rimpinguato nella portata dall'affluente raggiunge in breve la cittadina di Cuorgnè dove si allarga notevolmente in ampi ghiaioni ricevendo, ancora da sinistra, l'apporto idrico del Piova.
Poco più a valle, ormai entrato nella pianura canavesana, raccoglie in destra idrografica le acque provenienti dal Monte Soglio e dalla Val Gallenca.
Viene quindi scavalcato dalla ex Strada statale 565 di Castellamonte nei pressi di Rivarolo Canavese; superata la confluenza con il torrente Malesina(un altro affluente in sinistra idrografica) prosegue con un ampio letto ciottoloso che in breve viene sovrappassato da due autostrade, la A5 e la A4. Sfocia infine nel Po presso Chivasso a quota 177 m. Il bacino dell'Orco, specie nella sua parte montana, si presenta decisamente asimmetrico: mentre in destra idrografica la vicinanza dello spartiacque con le Valli di Lanzo impedisce al formazione di un reticolo idrografico molto articolato, sulla sinistra gli affluenti del torrente creano invece valloni anche piuttosto lunghi e ramificati in direzione della Valle d'Aosta.
Il bacino dell'Orco, specie nella sua parte montana, si presenta decisamente asimmetrico: mentre in destra idrografica la vicinanza dello
 spartiacque con le Valli di Lanzo impedisce al formazione di un reticolo idrografico molto articolato, sulla sinistra gli affluenti del torrente creano invece valloni anche piuttosto lunghi e ramificati in direzione della Valle d'Aosta.
I principali affluenti sono: in
 destra idrografica: torrente Gallenca ,in sinistra idrografica: torrente Piantonetto; rio Eugio; torrente Ribordone; torrente Soana, torrente Piova; torrente Malesina. Abbastanza diffusa la ricerca di pagliuzze d’ oro lungo il suo corso.

Nel bacino di Ceresole la pesca è fattibile in varie maniere ma la più redditizia è la classi a pesca che si effettua nei laghi a pagamento.
Per i restanti tratti si peschi colle normali tecniche di trota torrente cioè pesca al tocco, spinning, mosca ed anche col galleggiante nelle buche.
Particolarmente positivo furono degli articiali della neonata (2016) https://www.extrafg.it/ che allora mi dette da testare da un mio amico di Torino socio della ditta.

A Fornolosa di Locana esiste una riserva di pesca della FIPSAS di Torino con l’ immissione anche di salmerini (che vedete in mano a mia figlia) che potete leggere al link: http://www.fipsas.it/nuovo_sfai/abwpagine/province/schedaimpianto.asp?ida=281

La proporzione catture/prezzo sono buone.

Negozi di pesca a Cuorgnè ad inizio valle in in via Ivrea 37(tel: 0124 657510) e in via Milite Ignoto 6 (tel: 0124 651168)





4.10.2016

Il CAVEDANO e i suoi pensieri

Che tipologia di trota è?
Mi sono proprio stufato, di cosa? Di certo non scrivo di beghe al lavoro o in famiglia e quindi mi sono stufato di varie situazioni di pesca e della testa di un po’ di pescatori che preferirei chiamare  possessori della licenza di pesca. Come ho scritto nell’ articolo” http://pescambiente.blogspot.it/2012/07/storia-dei-diritti-esclusivi-di-pesca-e.html” i DeP sono vere e proprie proprietà e quindi toglierli vorrebbe dire espropriarli.  A parte il fatto che l’ amministrazione pubblica dovrebbe risarcire un mucchio di “grano” in tempi di dura crisi perché dovrebbe farlo e siamo sicuri che poi quelle acque siano gestite peggio di adesso?

Essendo socio del Fishing Tour Novara dalla nascita, anzi direi da prima visto che sono stato consigliere fondatore e della prima legislatura del CAGeP (Coordinamento Associazioni  Gestionali Piscatorie)***, avendo frequentato zone con tante acque in gestione come Ente Turistico Pesca e sapendo di situazioni analoghe sono stufo che ogni acqua o frammento di  essa abbia una regolamentazione diversa.

***I primi 2 anni non gestiva nessuna acqua ma era solo per far diventare il mio vecchio conoscente Renato Pellò (presidente APD Novara e poi CAGeP)vicepresidente della consulta regionale piemontese di pesca e la cosa riuscii.

Il Quintino Sella, ad esempio, comincia con una grossa buca No Kill, prosegue come acqua ciprinicola fino a che diventa No Kill artificiali e poi No Kill ciprinidi per ritornare acqua ciprinicola. La roggia Mora derivazione del Sesia comincia con un tratto King Size
Inizio roggia Mora
cioè con grosse trote ma con ulteriore sborso di “sghei”, continua come zona salmonicola, vi è un tratto solo a mosca con dentro temoli e prosegue come salmonicola No Kill……
Roggia Mora tratto??????
Quando andai in Friuli , se ricordo bene, le acque erano divise in settori ed oltretutto dovevi segnarlo e in più dovevi segnare  il corso di acqua e pescare solo in quello….

A complicare le cose si sono messi provincie e sezioni FIPSAS provinciali con i segnacatture; Dove ho immerso l’ anno scorso la lenza avrei dovuto avere i DDEP di Torino (12 euro) cioè i DeP che sono di proprietà della provincia di Torino, La FIPSAS e il Fishing Tour che è (Acque in parte della FIPSAS Novara e in parte del CAGeP), i segna catture FIPSAS di Torino, Verbania e Varese; Questo anno è uscito il segna catture per la provincia di Vercelli e per fortuna è 2 anni che hanno eliminato quello di Biella.

E' un barbo autoctono, alloctono o ibrido?
Con la sempre più radicazione degli alloctoni determinare una specie qualche volta diventa problematico e anche senza la loro introduzione resta la questione trota Fario, Marmorata e ibridi. Chi determina che una cattura è al 20% marmorata e quindi dove deve segnalarla? “A me sembra tutta fario”..la segno nel segna catture come tale. Arriva uno dei rari guardiapesca e contesta la cosa….Andiamo assieme nella più vicina casa, gli diamo 100 euri per tenerla nel congelatore e poi la spediamo all’ ittiologo della provicnia o della regione???????
Che trote sono queste?


Sono stufo dei discorsi sul siluro. Non sono favorevole ad esso e quelli che prendo fanno una brutta fine ma è innegabile che il loro smaltimento , come le leggi dicono, è difficoltoso. Anche se preciso che chi prende un siluro di quelli tosti và per catturare solo quello visto la potenza dell’ attrezzatura in questione e quindi basterebbe che non ci andasse…..Inoltre ci sono vari escamotage per tutte le altre specie alloctone; Un giorno chiesi al signor Pellò se uno prende un gardon nel No Kill cosa ne deve fare visto che è alloctono? Lui tranquillo.” La provincia di Novara considerata da estirpare solo il siluro”….

Sono stufo dei discorsi sul No Kill visto è considerato che chi non lo pratica se rispetta la legge non deve manco essere contestato minimamente (appunto perche è in legge)e che comunque il pesce fin dalla notte dei secoli è stato un alimento per gli animali……e l’ uomo non è un vegetale o un minerale!!!!
Preservare delle specie dicono i fanatici ma essi sanno cosa succede nel mondo a livello di inquinamento? Credono forse che la vita umana nel pianeta Terra andrà oltre il 2150 a farla buona?
Ma sanno la situazione dell’ Amazzonia che è il polmone verde del mondo?

Essa si estende su un’area di circa 6,5 milioni di chilometri quadrati e attraversa nove paesi del Sud America per circa il 5% della superficie terrestre. Tra il 2000 e il 2007, l’Amazzonia brasiliana è stata deforestata a un tasso medio di 19,368 chilometri quadrati all’anno. In questo lasso di tempo, quindi, più di 154,312 chilometri quadrati di foresta sono andati perduti: un’area pari alla superficie della Grecia.
Il Brasile è al quarto posto nella classifica dei paesi emettitori a livello globale. La deforestazione e il cambio d’uso dei suoli forestali causa il 75% delle emissioni del paese. Di questa percentuale il 59% proviene dalla perdita di copertura forestale e dagli incendi nella regione amazzonica.

Sanno del lago Aral?

 Il lago d'Aral è vittima di uno dei più gravi disastri ambientali provocati dall'uomo. Originariamente, infatti, il lago era ampio all'incirca 68.000 km², ma dal 1960 il volume e la sua superficie sono diminuiti: nel 2007 il lago era ridotto al 10% della dimensione originaria.
Sanno di molte altre situazioni drammatiche a dir poco a livello mondiale? Hanno internet…SI INFORMINO!!! (http://www.greenme.it/informarsi/ambiente/1497-gli-8-maggiori-disastri-ambientali-creati-dalluomo)
E dei cormorani non parliamo? Io sono il primo a volerli toglierli ma chi lo farebbe? Quale sarebbe il costo e quando mai siete riusciti ad avvicinarvi ad uno di quei maledetti a tiro di scoppio che non và oltre i 100 metri, a dir tanto, per normali fucili da selvaggina.
Non vado oltre…sono solo stufo!!!!!!!!!!!!! e mi bevo un aperitivo sul Barcone bar sulla Mur a Graz   PRRRRRRRRRRR



4.02.2016

Le sorprese della Lacustre

Quando meno te lo aspetti

Testo e fotografie di Marco Altamura



Anche questo 2015 se ne è andato lasciando dietro di se una moltitudine di avvenimenti e ricordi non particolarmente piacevoli per ciò che ha riguardato la mia vita; ripercorrendo mentalmente questo lasso di tempo trascorso spesso in riva a fiumi, torrenti e laghi, ritrovo un po’ di conforto, quel conforto e quella serenità d’animo che solamente la mia grande passione per lo spinning è in grado di trasmettermi. Come spesso mi succede, cerco di dimenticare le cose negative tuffandomi nell’unica attività ludica capace di estraniarmi completamente dalla realtà: la pesca. Complici anche le imminenti vacanze natalizie, come di consueto decido di trascorrere una decina di giorni lontano da Milano, sul mio amato lago Maggiore che tante soddisfazioni alieutiche ha saputo regalarmi negli anni.
Inoltre devo presentarmi ad un appuntamento per me assolutamente irrinunciabile: l’apertura della pesca alla fantomatica trota lacustre che decreta l’inizio delle ostilità all’alba del 20 dicembre. Sul Verbano e più in generale nelle acque dove vige il regolamento della Convenzione italo-elvetica, in questi giorni di vigilia è tutto un affaccendarsi di preparativi per questa fatidica data che i possessori di un natante affrontano con la tecnica della Molagna o Trotiera nell’intento di catturare il pregiato predatore pelagico dal manto argenteo.
Ma chi come me ama lo spinning invernale alla Lacustre e può definirsi un antesignano di tale tecnica, può concepire questa pesca solo ed esclusivamente praticata da riva con la canna da spinning tra le mani! Cosi nei giorni subito seguenti l’apertura effettuo diverse uscite, accompagnato dalla mia attrezzatura Rapture, in luoghi che nel tempo mi hanno sempre gratificato senza però poter annotare alcuna cattura. Le cause, parlando anche con diversi pescatori del luogo, vanno ricercate nello andamento climatico molto anomalo che ha visto trascorrere tutto l’autunno senza alcuna precipitazione piovosa lasciando i bacini idrici quasi in asciutta; di conseguenza anche i grandi laghi come il Maggiore hanno risentito di tale anomalia associata anche a temperature primaverili, sicuramente non consone al periodo.
Insomma tutta una serie di circostanze avverse hanno fatto si che l’urlo di gioia per la cattura di una splendida Lacustre  si  fermasse in gola. Ma come l’esperienza insegna, in questa tecnica avara di successi e proprio per questo motivo prodiga di soddisfazioni intense, decido comunque di insistere nella speranza di un tanto atteso cambiamento climatico; cambiamento che fino alla fine dell’anno puntualmente non si verifica costringendomi a “macinare” chilometri di spiaggia e un numero imbarazzante di lanci a vuoto. Finche’ il giorno 30 dicembre, consultando un sito in rete specializzato in previsioni del tempo locali, apprendo che per fine anno e per i giorni a seguire è segnalato un significativo abbassamento di pressione atmosferica associato a deboli piovaschi e nevicate in collina. Sulla carta quindi niente di meglio per sperare in un’inversione di tendenza del tempo che dovrebbe portare in attività predatoria l’ambito salmonide. Il giorno seguente, ultimo giorno dell’anno, decido di preparare la mia fedele canna Inova da mt.2.40 della Rapture abbinandole il solito mulinello SX-1 taglia 4000 caricato con 150 mt di filo Spin Cast spessore mm 0,255 e la mia tackle-box colma di minnows e ondulanti dalla forma allungata e dal peso adatto a lunghi lanci, tutti materiali di alta qualità facenti parte del catalogo Rapture per il 2016.
L’ultimo giorno dell’anno si presenta con cielo nuvoloso ,nebbia bassa sul lago, scarsa luminosità ed una leggera brezza che increspa l’acqua; sulla carta quindi ci sono tutte le componenti per avere successo in questo tipo di spinning rivolto alla regina degli abissi. Inizio così a perlustrare una spiaggetta caratterizzata da un basso fondale a media granulometria; utilizzo un minnow lipless artigianale da venti grammi che un bravo amico costruttore mi confeziona appositamente per questa situazione. La scelta di minnow senza paletta direzionale è motivata dal bisogno di perlustrare più acqua possibile con lanci a lunga gittata che solamente con i lipless si rendono possibili. Lo spot presenta un fondale digradante da pochi centimetri fino ad una profondità di circa venti metri appena oltre la corona; qui negli anni ho conseguito numerose catture di Lacustri dal manto straordinariamente argenteo con esemplari che arrivavano a sfiorare anche i tre kilogrammi di peso.
Ora lo spot si caratterizza per la grande limpidezza dell’acqua e per la totale assenza di brezze che in questa pesca aiutano molto nel rendere più attive le trote. Ma tant’è. I miei lanci a raggiera coprono tutta la porzione d’acqua antistante senza regalarmi alcuna emozione se non quella di praticare il mio spinning preferito nel mio luogo preferito. E non è poco! Con i lipless da 25/28 grammi e con gli ondulanti da 20 grammi si riescono a realizzare lanci molto lunghi, anche fino a cinquanta metri, e posso assicurare che ferrare una grossa Lacustre a tali distanze è una delle motivazioni che mi fanno amare alla follia questo particolare tipo di spinning. Dopo aver sondato per bene tutta la spiaggia senza alcun risultato decido di cambiare spot e con l’aiuto dell’auto mi trasferisco in un'altra spiaggia distante pochi chilometri dove ho catturato pesci fantastici sopra tutti un maschio di Lacustre che nel lontano 2002 ha fatto fermare l’ago della bilancia a kg 6.300.
Questo spot si caratterizza per la presenza di numerose boe di ancoraggio per le imbarcazioni posizionate ad una trentina di metri dalla riva; inoltre il fondale qui non è molto marcato e spesso questa zona rappresenta un luogo sicuro e riparato dai venti periodici per la massa stabulante che si raduna in piccoli banchi nei pressi della riva. Non di rado mi è capitato di assistere a vere e proprie scorribande di grosse Lacustri che facevano incetta di pescetti atterriti mentre cercavano la salvezza nascondendosi negli anfratti del sotto riva. Ora però sul lago regna una calma irreale con le acque trasparenti e la totale assenza di moto ondoso, situazione questa che rende estremamente complicato effettuare catture.
Ed infatti anche in questo spot non realizzo nulla nonostante mi prodighi in lunghi lanci a coprire tutta la porzione d’acqua antistante. Ormai mi rimangono un paio d’ore scarse di luce e decido di trascorrere il lasso di tempo più interessante della giornata in una lunga spiaggia che raggiungo in cinque minuti d’auto; qui i ricordi felici si contano numerosi nel tempo e la mia speranza è quella di rinverdirli con una cattura degna di nota. Intanto assisto compiaciuto ad un sostanziale cambiamento dal punto di vista atmosferico: improvvisamente si alza una brezza tesa che increspa le acque e l’imminente cambio di luce del tramonto trasforma la giornata da negativa ad estremamente promettente. Con rinnovata euforia affronto lo spot con grande applicazione aspettandomi ad ogni lancio l’attacco di qualche salmonide della zona. Connetto al moschettone un Dexter di Rapture che riproduce la livrea di un’alborella ed inizio la ricerca sondando con lunghi lanci ogni angolo dello spot avanzando contemporaneamente sulla riva. Giungo in un angolo di spiaggia dove i rami delle piante arrivano a sfiorare l’acqua e proietto con forza il mio minnow ad una quarantina di metri dalla riva; ho appena il tempo di chiudere l’archetto del mulinello e compiere due giri di manovella che subito vengo svegliato dal torpore della ripetitività di tale movimento. Un attacco brutale, quasi cattivo, mi riporta alla realtà e dopo una frazione di secondo di incredulità porto una ferrata decisa e robusta: contemporaneamente il mio sguardo percorre la distanza che mi separa dall’artificiale e scorgo in superficie un’esplosione di vitalità. Finalmente!
Dopo una lunga serie di uscite infruttuose ed un’infinità di lanci a vuoto ora c’è l’ho in canna e compie ogni sorta di evoluzione per liberarsi dall’inganno. Capisco che si tratta di un magnifico esemplare di Lacustre che dà sfoggio di tutto il suo funambolico repertorio di acrobazie per tentare la fuga; allento la frizione dell’SX-1 che con la sua regolazione micrometrica mi garantisce una fuoriuscita del monofilo lineare e fluida, e lentamente ma in modo costante diminuisco la distanza che mi separa da questo pesce meraviglioso. Dopo un paio di ripartenze del salmonide cerco un anfratto adatto al salpaggio e decido di spiaggiare il pesce alla mia destra; una spiaggetta di sabbia fine ne accoglie il corpo stremato e finalmente capisco che il combattimento si è concluso a mio favore. La bilancia elettronica mi dirà che la mia felicità misura 52 centimetri per kg 1,800 di peso! Mi affretto a realizzare le foto di rito e, mentre ammiro il manto argenteo del meraviglioso salmonide, ringrazio il “mio” lago che ancora una volta mi ha regalato emozioni intense. Mi bagno bene le mani e restituisco al lago ciò che al lago appartiene di diritto.
Mi siedo su un sasso e rimiro le fotografie di quel prodigio pensando che anche se ho già vissuto infinite volte questa scena, ogni volta ha un sapore unico ed inconparabile. Normalmente quando effettuo catture di questo spessore decido di smettere di pescare e mi godo il momento, ma ora capisco che la giornata particolare potrebbe regalare altre piacevoli sorprese. Il vento si è ulteriormente intensificato e la possibilità di altre catture è tutt’altro che remota; come sempre faccio dopo una cattura, elimino circa 50 centimetri di monofilo e connetto con un nuovo nodo il moschettone con l’artificiale. Mi sposto in avanti lungo la spiaggia e ricomincio a sondare la rimanente porzione di lago. Ogni lancio potrebbe essere quello buono e l’attenzione maniacale che metto nel pescare è  massima. L’esperienza di trent’anni di pesca alla Lacustre mi dice che con queste condizioni atmosferiche la probabilità che in zona nuotino altre Lacustri è molto alta; lancio il più lontano possibile il mio Dexter e litigo con il forte vento per limitare al massimo la “pancia” del monofilo durante il recupero, pena una scarsa sensibilità in caso di attacco. Nell’acqua mossa dal vento le spanciate dell’artificiale con relativi bagliori di luce risultano molto accattivanti considerato il cielo plumbeo e la scarsa luce del crepuscolo. Procedo oltre la grossa pianta che proietta i propri rami fino sulla superficie dell’acqua ed effettuo un lungo lancio in diagonale sfruttando anche la spinta laterale del vento. Inizio un recupero lento e lineare che permette all’artificiale un movimento ampio e sinuoso, cerco di mantenere il monofilo sempre in tensione e al contempo mi prodigo per non incappare in fastidiose parrucche del filo sul mulinello (con l’utilizzo dei minnow lipless è molto facile cadere in questo inconveniente, soprattutto se si ha l’ardire di jerkarli !).
Gran parte della distanza complessiva del recupero è stata assolta senza che si verificasse nessun attacco e, proprio quando l’artificiale risulta essere visibile ai miei occhi avverto un attacco feroce allo stesso con risposta fulminea della mia Inova con la quale impartisco una possente ferrata e subito dopo mi appresto ad allentare la frizione del mulinello; immediatamente capisco che questa volta ho a che fare con un pesce di grandi dimensioni, la Lacustre che ogni pescatore vede protagonista nei suoi sogni. Vista la vicinanza dalla riva, i primi attimi del combattimento mi consentono di scorgere di lato alla bocca del salmonide il mio Dexter che sembra ben ancorato al vomere coriaceo del pesce; questo mi tranquillizza non poco e, forte anche della qualità della mia attrezzatura Rapture, cerco di condurre lo svolgimento della disputa a mio favore anche se un paio di ripartenze decise verso il largo mi fanno tremare per la resistenza del monofilo che è pur sempre di uno spessore di mm 0,255. Questi pesci selvatici non si possono ritenere mai domi e le ultime fasi dei combattimenti di solito sono le più pericolose in quanto, da una parte il peso corporeo rilevante e dall’altra il contatto con le asperità della riva, costituiscono spesso il trampolino di lancio verso la libertà. Fortunatamente non è questo il caso e dopo fiumi di adrenalina versata riesco finalmente a portare il pesce all’asciutto; solo ora realizzo appieno che razza di cattura ho effettuato!
Si è vero nella mia vita da pescatore ho catturato pesci ben più grandi, ma qui si tratta di Sua Maestà Lacustre, la Regina per antonomasia di tutti i pesci d’acqua dolce insieme alla consorella Marmorata. Da sempre aleggia un alone di mistero sulle origini effettive di questo endemico salmonide tanto da mettere in disaccordo persino gli ittiologi più quotati; una cosa è certa e cioè che la Lacustre rappresenta la preda più ambita sia per il suo pedigree che per le dimensioni che può raggiungere in natura. Ora è distesa innanzi a me in tutta la sua straordinaria bellezza e quasi non credo a me stesso, specialmente se penso a come era iniziata la giornata. Le misurazioni dicono 63 centimetri per kg 2.800 di peso! Un vero prodigio di pesce. Altre volte mi è capitato di effettuare doppiette in una sola giornata di pesca, ma mai di catturare due pesci di questa mole nel breve volgere di un’ora. La pesca a questo straordinario pesce è in grado di stupirmi sempre, anche dopo quasi cinquanta primavere trascorse a rincorrere pesci in Italia e nel resto del mondo. E’ quasi buio e dopo aver scattato diverse foto mi appresto a riossigenare il salmonide bene prima di riaffidarlo al suo ambiente; ha una ferita piuttosto profonda sull’apparato boccale ma, non perdendo sangue, se la caverà.
In questa giornata sono stato il protagonista di un avvenimento piuttosto raro e cioè quello di aver catturato due Lacustri di mole nella stessa sessione di pesca. Questo 31 dicembre 2015 resterà per sempre impresso nella mia memoria come un qualcosa di speciale, qualcosa da ricordare e se possibile, qualcosa da tramandare alle future generazioni di pescatori che forse non proveranno mai la gioia di catturare simili pesci perché nel frattempo si saranno estinti. Al di la di previsioni più o meno pessimistiche della realtà, la consapevolezza di poter catturare pesci geneticamente puri come le Trote Lacustri dovrebbe incentivarci alla conservazione del nostro patrimonio ittico che rappresenta pur sempre un valore inestimabile.

Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...