6.01.2012

Pescare lucci in Irlanda



                        
  







Noi di P&P questa volta siamo ad intervistare Stefano Vallongo anche conosciuto come PikePride. Di lavoro fa la guida di pesca ed è detto tutto…



Di dove sei originario Stefano?

Sono di Rimini, città nella quale è sempre un piacere ritornare

Pensiamo che fin da bimbo ma da quanto tempo in Irlanda?

Pesco fin da bambino ma ho cominciato a pescare nei paesi anglosassoni nel 2002

 


Quali sono i pesci a cui si dedicano maggiormente gli irlandesi? Che tipologia di pesca usano maggiormente?

Gli irlandesi si dedicato principalmente alla pesca del pesce bianco e alla mosca alla trota. Il luccio lo pescano quasi solo con il pesce morto statico



Quale è la tua specialità?

La mia specialità è la pesca al luccio con artificiali, ma pratico anche la mosca al luccio, alle brown trout sia a spinning che a mosca. Il 2011è stato un anno record abbiamo catturato e rilasciato 368 lucci tra 90 e 125 cm più tanti altri di taglia inferiore.
 


O hai come amici pescatori eccezionali ho hai tanti amici. Li mantieni tutti tu?

Già, molti degli ospiti che vengono in Irlanda diventano amici, grazie sia alla atmosfera irlandese che all’ impronta amichevole che cerchiamo da anni di dare con le guide di pesca del team. Potete visitare il nostro sito www.pikepride.com

 

 





Essendo tu quindi uno specialista saprai come si slama un luccio senza fargli danni….Vi consiglio di visitare il sito di esox italia dove ho scritto un paio di articoli riguardanti lo slamare e maneggiare più correttamente possibile i lucci. PIKE WELFARE Ecco i link:

http://esoxitalia.blogspot.it/2010/12/pike-welfere-pt-12.html
http://esoxitalia.blogspot.it/2010/12/pike-welfare-parte-2-slamare-e.html

 

 

Generalmente si esce in barca in 2 e mentre un pescatore combatte un pesce di taglia il suo compagno di barca prepara velocemente guadino,pinze, macchina fotografica e attrezzi per la misurazione Una volta che il pesce comincia a cedere le armi viene accompagnato dal pescatore dentro il guadino che rimane ben affondato in acqua e il più orizzontale possibile.

 





Il pesce guadinato viene lasciato qualche secondo in acqua dentro il guadino finche non smette di dimenarsi. Potete procedere alla slamatura del pesce opercolandolo con una mano e slamandolo con l’altra ma lasciando in acqua dentro al guadino.
Una volta slamato, gli potete fare qualche foto, misuralo velocemente e infine rilasciarlo.

 


Nel caso vogliate salpare il pesce prima di slamarlo se non avete un ampio materassino, è meglio farlo senza mai appoggiarlo in barca, tenendo pesce e guadino sollevato.Mentre un pescatore mantiene il guadino sollevato con il pesce dentro, l’ altro provvede alla slamatura, solo alla fine il pesce viene tolto dal guadino per qualche foto e una veloce misurazione.
E’ comunque opportuno ricordare che il pesce va rilasciato nel suo ambiente massimo entro 2 minuti dalla sua cattura



Puoi ospitare e dare indicazioni per la pesca col galleggiante? I bigattini sono permessi e si trovano in loco?

Anche se non molti lo sanno l’Irlanda è un’ottima meta per la pesca al pesce bianco.
Sono presenti in loco Breme, Gardon e Persici reali. Grazie alla protezione delle acque non sono presenti carpe,cavedani, barbi, siluri ed altre specie alloctone invasive, questo permette di poter praticare un pesca al colpo mirata e senza spiacevoli sorprese.
Le tecniche più adatte oltre a roubasienne e fisse sono il legering e l’inglese. Non ci sono limitazioni per esche e pasture .

Una curiosità: In Irlanda ci vogliono permessi per ogni luogo o vi è una licenza unica?

In certi luoghi servono permessi regionali , in altri la pesca è libera.


 


Cosa offri d'altro?

In loco abbiamo a disposizione ogni anno nuovissime canne da spinning e da casting St croix e mulinelli Shimano.
Ogni pescatore avrà in prestito gratuitamente migliaia di esche artificiali molte delle quali inventate, testate e migliorate da noi.
Peschiamo in oltre 70 differenti spots e si può praticare la pesca a mosca al luccio, spinning e mosca per le brown trout ed anche il mort-manie ed il pikefishing da fermo. E’ vietato l’uso di esca viva e pratichiamo catch and release.
 


In zona sono presenti anche laghi e fiumi e risorgive dove catturare brown trout di tutto rispetto e coloratissimi persici reali.
Se lo desiderano i clienti con il nostro tour operator possiamo provvedere all’ acquisto dei vostri voli con le tariffe migliori, riservare parcheggi low cost nei pressi degli aeroporti e vi faremo trovare l’auto già prenotata per il vostro gruppo all’ aeroporto di Dublino.
In caso di giornate dedicate al turismo possiamo offrirvi sistemazioni alberghiere ed escursioni turistiche organizzate e se lo riterrete necessario potrete stipulare anche assicurazioni aggiuntive.




Pescatori con mogli? C’è possibilità di turismo?

Sono facilmente raggiungibili, molti tra i siti di maggior interesse turistico di tutta l’ Irlanda: Clonmacnoise, Bunratty castle, il Connemara, il Burren, le Cliff of Moher, Galway e le isole Aran, iKnock e Dublino.




5.17.2012

La Drava a Rosegg

Caratteristiche: Il letto è quello della Drava ma ridotto dall’ acqua presa dal canale che và ad alimentare una centrale idroelettrica.
Resta come un torrente dell’ alta italia nel suo corso in pianura come portata e scorre fra sassi e vegetazione riparia. Molto belle sono le lame con circa 1/ 1.5 metri di profondità e una grossa buca a valle oltre a delle correntine. Le correnti delle lame consentono una passata ideale.



Pesci presenti: Nasen (molti in primavera), cavedani, trote iridee e fario, barbi, carpe, lucci, persici reali,temoli.



Pesca: Si pesca bene a passata con una bolognese di 5-6 metri, mulinello piccolo, filo in bobina dello 0.16/0.18, finale dello 0.14 od anche 0.16, amo N 14/16 con innestati bigattini a grappolo.
Uno 0.12 potrebbe anche bastare come finale ma la presenza certa di un buon quantitativo di grossi barbi e belle carpe fa optare per fili più consistenti. Trovando in periodi caldi minutaglia innestare il mais. Pasturazione a fionda o incollato nei limiti consentiti col sistema del “poco ma sovente”.
E’ praticabile benissimo anche un ledgering leggero sia a feeder sia a Method nelle lame più profonde e specie nella buca dietro l’ hotel, magari mischiando nel feeder pastura e bigattini. I grossi cavedani sono pescabili anche a spinning con minnows e vi è la concreta speranza di qualche trota e persico reale anche. Le trote si possono insidiare a spinning utilizzando rotanti come quelli della https://www.extrafg.it/



Il luccio è presente ma non in maniera massiccia cosi come la carpa. Per guadare ci vogliono stivali a tutta coscia. Gli spot non regalano gli 80-100 Kg che può dare la Drava Grande ma cmq ci si diverte e bene a passata con qualità, bei pesci e varietà dato che ogni tanto ci scappa il temolo.



Sembra di pescare in una antica Agogna o Terdoppio diciamo. Se dopo qualche ora di passata volete variare lo spinning può regalarvi trote,cavedani,persici reali e lucci. Fatevi dire le regolamentazioni bene dato che vi sono norme inusuali per gli italiani e i controlli ci sono. Ci sono anche carpe di grosse dimensioni nella buca proprio dietro l’ hotel.

Dove alloggiare:lAktiv Hotel

Come arrivare dall'hotel: Vedere cartina sottostante



Permessi: Erogati dall'hotel

Dove mangiare: La sistemazione è con prima colazione e cena preparata ottimamente da Erica la moglie del gestore.
Nella pensione vi è attrezzatura per cucinare i funghi e conservarli (ah già è zona da tantissimi funghi) Noi consigliamo per il mezzogiorno di rifornirsi di qualcosa nei vari negozietti e discount od al limite provare piatti locali.

Cosa vedere: Villlach e Castello di Landskron. Divertimento al casinò di Velden

Altri Hobby praticabili in zona: Raccolta di funghi, Equitazione, Mountain Bike specie sui 220 Km di pista ciclabile lungo la Drava, Sci di fondo

5.14.2012

Persico reale

Persico Reale al Quinto Sella
La seconda parte, riguardante il lago di Varese, è stata liberamente tratta da un opuscolo della provincia varesotta a cui hanno collaborato gli Ittiologi Puzzi e Ceccuzzi, già autori di interviste nel sito P&P e che ringraziamo.

Specie moderatamente eurialina. Di indole gregaria, nei primi anni di vita forma branchi di centinaia d’individui, mentre gli esemplari più anziani tendono a condurre vita solitaria. Il persico reale preda spesso crostacei, questa sua caratteristica lo configura come buon candidato per la lotta biologica alla specie alloctona gambero rosso della Louisiana . Riproduzione - Il persico reale raggiunge la maturità sessuale all’età di due anni. La frega si svolge da marzo sino a giugno - luglio.
La deposizione avviene in prossimità della riva con modalità collettive, ogni femmina viene seguita da numerosi maschi. Le femmine, a secondo della loro taglia, emettono da 16.000 a 44.000 uova del diametro di circa 2 mm, raccolte in cordoni che aderiscono al substrato.
Dopo circa 2 - 3 settimane, nascono le larve, di 4 o 5 mm, che dopo il riassorbimento del sacco vitellino, cominciano a cibarsi di microrganismi planctonici come dafnie, crostacei copepodi e rotiferi. Essenziale per il buon fine della stagione riproduttiva è la presenza di vegetazione sommersa a cui possano aderire le uova, in particolare dei canneti. Dove questi habitat vengano distrutti si assiste anche ad un calo della presenza di persico reale. (tratto da scritti del dottor Porcellotti) . Raggiunge i 60 cm di lunghezza, ma la taglia mediamente non supera i 20 cm.Vive fino a 20 anni.
Al contrario di altri percidi come il lucioperca e l’acerina ha abitudini diurne.Depone le uova, in relazione alla temperatura ambientale, tra febbraio e la fine di luglio (in Italia di solito tra aprile e maggio).



Le uova hanno un diametro di 2-2,5 mm e sono protette all’interno di lunghi nastri di muco che le femmine distendono tra i rami delle piante acquatiche. Per questo per la riproduzione predilige acque basse con fitta vegetazione o con abbondante presenza di radici. La schiusa si ha dopo 2-3 settimane: le larve misurano 5 mm e, riassorbito il sacco vitellino, si riuniscono in grandi banchi nelle acque superficiali lungo le rive.
IL persico reale è un affascinante predatore anche nella sua bellissima livrea ma è purtroppo da tempo in declino numerico e dove non lo è la maggior parte degli individui è al di sotto della misura minima di legge . Cementificazione dell’alveo ,cancellazione o diminuzione da parte dell’uomo di habitat importanti quali lanche e bracci secondari dei fiumi, nuovi predatori, scarsità di piccoli pesci sono le cause più importanti. Ne resistono ancora discrete popolazioni in alcuni luoghi comunque.

Benché surclassato nelle simpatie degli amanti dei predatori come lucci, siluri, perca, aspio, black bass e trote catalizza le simpatie della maggior parte di chi pesca per la bontà delle sue carni.
Il persico reale vive nelle acque ferme e moderatamente correnti dei fiumi di pianura e nei laghi non disdegnando i canali e cataletti. . Canneti, alberi in acqua ed altra vegetazione sono ottimi spot per il persico, ma nei laghi ,può darsi che stia proprio dove il fondale fa dei gradini, dei cambiamenti repentini di profondità.



Nei grandi laghi, ottime informazioni le potremo trarre dalle reti dei “professionisti”; Più che altro dovremo seguirli quando le depositano visto che è usanza mettere sul fondo da parte di questi signori dei quadrati di fascine appesantite di qualche decina di metri di lato in modo che il persico si rifugi e si riproduca lì.
Il reale comunque può spostarsi spesso in branchi, anche molto numerosi, e se oggi ce ne possono essere tantissimi, non è detto che domani ce ne saranno ancora e questo era appurabile meglio molti anni fa nei grandi fiumi. Comunque dove stazionano bei branchi di alborelle è facile che vi sia anche lui.

Esso abbocca a invertebrati come bigattini e vermi,
Persico reale a ledgering
a piccoli artificiali ma soprattutto era usato ed è usato il pesciolino vivo e specialmente il cobite e in alternativa (quando questo divento raro e costoso) la piccola alborella. Nei laghi si pescavano le alborelle cogli scoodibou cioè amettiere con ami piccoli e un minuscolo tubetto di plastica che agitato attirava l’alborella. Ma prima di recuperare il pesciolino si lasciava un po’ in zona la lenza colla speranza che l’alborella venisse “magnata” dal persico. Ad onor di cronaca venivano usate le lanziettiere che erano amettiere ma con molti più ami ….ami chiamiamoli ami
Essenzialmente, ci sono due alternative per pescare il persico reale: col galleggiante e a fondo.
Una bolognese da passata, che supporti galleggianti di una certa misura, è utile per pescare i persici col galleggiante, un mulinello che possa contenere un po’ di 0,18-0,16, piombi per tarare e ami da trota del 6/8 completano l’attrezzatura.

Il galleggiante deve essere rapportato alle dimensioni dei pesci esca: indicativamente dai 5 ai 12 grammi ed averne anche di scorrevoli per i laghi profondi.
Per tarare il galleggiante teniamo conto del peso e dei movimenti del pesce esca anche se la taratura esatta non è per nulla determinante vista l’ abboccata decisa del tigrato dopo qualche sussulto del tappo.. La profondità la valutiamo con una sonda di generosa grammatura, e peschiamo ad una spanna dal fondo.

Meglio scegliere i pesciolini più piccoli, sicuramente meno dei dieci centimetri, anche se bisogna dire che il reale non si spaventa di fronte a prede di “grosse dimensioni” anzi, molto spesso ingoia prede grandi quasi quanto lui! L’altra tecnica consiste nel pescare il reale “a fondo”.



Ci serve una canna da trota laghetto o similare con un mulinello caricato con 0,16-0,20 ,dei piombi scorrevoli (ad esempio quelli molto semplici allungati ed intagliati di diverse grammature e alle due estremità i tappetti in plastica in modo da poterli cambiare senza rompere la montatura) di giusta grammatura per l’eventuale corrente e per la distanza di lancio, girelle, ami del 6/8 e naturalmente, il vivo. Il terminale dovrà essere abbastanza lungo. Abbiamo due alternative: lanciamo e lasciamo il tutto lì in attesa di avvertire i colpetti del persico sul cimino, oppure, molto più fruttuosa, “strisciamo” il piombo sul fondo trascinando dietro l’esca; Oppure facciamo una via di mezzo.

C’è però un problema, pescando col piombo, specie a recupero, e cioè gli incagli.
Non è poi detto che la nostra esca viva sia attraente solo per i reali visto che può attrarre anche cavedani , black bass, lucioperca e aspi.



La perplessità di P&P è la piccola grandezza dei soggetti quasi ovunque. Vi sono troppi soggetti rispetto alla “pappa”? Non sarebbe meglio abbassare la misura minima? Sono solo interrogativi a cui gli ittiologi dovrebbero dare il loro parere.

CANNE PER LA PESCA DEL PERSICO REALE
Canna Maver Winner Spin Medium 2 Pezzi 2.40 mt [5/20 gr]

Canna Maver Winner Spin Medium 2 Pezzi 2.70 mt [6/25 gr]

Il Persico reale a Varese



Ringraziamo la Cooperativa Pescatori del Lago di Varese che ha contribuito in modo determinante alla riuscita del progetto e l‘Associazione APD Tinella‘72 (http://www.tinellanet.blogspot.com/ ) che ha concesso l‘utilizzo dell‘impianto ittiogenico di Groppello (Va), collaborando così alle attività di campo e di allevamento del persico reale.

Il Lago di Varese è un corpo lacustre di piccolo-medie dimensioni, collocato tra le colline moreniche della zona nord-occidentale subalpina lombarda. Di origine glaciale, si è formato su depositi morenici e alluvionali di vario spessore, anteriori all’ultima glaciazione Würmiana.
Il suo bacino imbrifero si estende su di un’area piuttosto eterogenea per una superficie complessiva di 110 km2, giace su rocce calcaree, raramente affioranti, le quali conferiscono al Lago una buona capacità tamponante ed elevata alcalinità.

Gli unici due immissari significativi sono il Canale della Brabbia, che riversa nel Lago di Varese le acque in uscita dal Lago di Comabbio ed il Torrente Tinella che nasce dal Campo dei Fiori e sfocia in zona Groppello di Gavirate; l’unico emissario è il Fiume Bardello, che origina dalla punta occidentale del Lago per sfociare poi nel Lago maggiore.
In base al rapporto tra il volume del Lago e la portata media dell’emissario, il tempo teorico di ricambio è calcolato in 1,9 anni. Come in tutti i corpi idrici isolati, anche nel Lago di Varese la composizione della comunità ittica autoctona o naturale, risalente ai periodi antecedenti la forte antropizzazione, era senza discussioni il risultato di un equilibrio raggiunto tra specie ricoprenti differenti nicchie ecologiche‖ che nel corso dell‘evoluzione del Lago avevano trovato tra di loro un compromesso ecologico.



Tale composizione naturale tuttavia non ci è nota con certezza e possiamo solamente tentarne una ricostruzione sulla base delle caratteristiche del Lago e delle poche testimonianze scritte, oltre che della memoria dei pescatori più anziani. Già nel corso del XIX secolo furono introdotte alcune specie alloctone, quali il persico sole ed il persico trota. Nel XX secolo poi, fin dagli anni ‘50, è iniziato un drastico decremento delle popolazioni di salmonidi, particolarmente esigenti, seguito dalla diminuzione di tutte le altre specie sensibili agli stress ambientali, quali il persico ed il luccio che per il ruolo di predatori terminali autoctoni sono particolarmente vulnerabili.
Alla fine degli anni ‘80 risale la scomparsa o quasi dell‘alborella la cui popolazione mostrava però, già da almeno un decennio, i primi segni di sofferenza sulla base delle informazioni sul pescato. L‘attuale composizione del popolamento ittico, può essere valutata dall‘analisi dei dati relativi alpesce sbarcato dai pescatori professionisti della Cooperativa Pescatori Lago di Varese. Questa è ormai per lo più caratterizzata da popolazioni ciprinicole limnofile particolarmente tolleranti come la scardola ,la carpa ,la tinca ,il gardon ed il carassio.

Particolarmente interessante è la presenza, seppure sporadica, della trota fario di ceppo atlantico che negli ultimi anni, anche grazie ad una campagna di semina, viene significativamente catturata nel Lago sia dai pescatori dilettanti che dai professionisti. La sua presenza potrebbe essere legata a qualche delimitata zona di risorgiva in Lago, in grado di mantenere temperature e concentrazioni di ossigeno idonee a questa esigente specie, anche nel periodo estivo.
La comunità ittica del Lago di Varese è stata modificata in maniera profonda anche a causa delle immissioni, accidentali o volontarie, delle numerose specie alloctone che attualmente rappresentano numericamente oltre un terzo delle specie presenti, ma che dal punto di vista energetico rappresentano un carico ben superiore.
Il peggioramento della qualità delle acque ha contribuito alla definitiva affermazione di specie ittiche euriecie quali il gardon (R. rutilus) immesso nel Lago da pescatori dilettanti ed il carassio (C. carassius), specie invasiva presente nel bacino fin dagli anni ‗90. Quest‘ultima specie, essendo particolarmente resistente all‘anossia, è diventata in breve tempo una delle componenti più abbondanti della comunità, sia in termini numerici che di biomassa.



Oltre al carassio ed al rutilo, è la sempre più evidente presenza di predatori quali il siluro (Silurus glanis), il lucioperca. Il promo oggeto di interventi di eradicazioni proprio dalla GRAIA, come potete leggere in altri articoli sul sito, (Sander lucioperca) ed il pesce gatto (Ictalurus melas-studio del dottor Ceccuzzi presente nel nostro sito), a costituire motivi di squilibrio della comunità ittica.
Tali modificazioni rappresentano un danno ingente non solo dal punto di vista faunistico-naturalistico, ma anche dal punto di vista economico, danno della pesca professionale che si era sviluppata nei secoli scorsi e che costituiva ormai una componente importante nell‘equilibrio del Lago oltre che dell‘economia locale.

Distribuzione

Il persico rappresenta l‘unico percide autoctono delle acque interne dell‘Italia Settentrionale ed è una specie in grado di adattarsi a numerosi ambienti, dai grandi laghi ai fiumi di pianura ricchi di vegetazione acquatica ed ostacoli sommersi.
In Italia, l‘areale di distribuzione originario era limitato al settore nord-orientale del distretto Padano-Veneto (Ticino, Po, Adige, Isonzo, laghi prealpini), ma nel corso degli anni la specie è stata introdotta anche nell‘Italia centrale e meridionale, in alcuni casi con grande successo. La riproduzione della specie, nei laghi prealpini, avviene tra la seconda metà di aprile e la seconda metà di maggio, quando la temperatura dell‘acqua è compresa tra 12 e 14°C.


In ambiente naturale la maturità sessuale è solitamente raggiunta dal secondo anno di età per i maschi e dal terzo anno per le femmine. Il persico non mostra dimorfismo sessuale tranne che durante il periodo riproduttivo, quando le femmine gravide di uova presentano il ventre gonfio e la papilla urogenitale sporgente ed i maschi espellono sperma, se maneggiati.
La femmina, depone le uova in un unico nastro ovarico (di forma cilindrica cava) sulla vegetazione acquatica o su rami sommersi. Questo, in base alle dimensioni della femmina, può contenere dalle 5.000 alle 120.000 uova. I nastri ovarici vengono deposti su substrati lontani dal fondale, per permettere una migliore ossigenazione delle uova ed evitarne il collassamento.

Le uova hanno un diametro compreso tra 1,0 e 2,0 mm in relazione alla taglia della femmina; dopo la fecondazione e l‘idratazione il diametro aumenta raggiungendo dimensioni comprese tra 1,9 e 2,8 mm. La misura delle larve alla schiusa dipende dalla popolazione di origine e dalla taglia dei riproduttori, normalmente presentano una lunghezza compresa tra 4 e 5 mm ed un peso inferiore ad 1 mg (0,4-0,8 mg).
Dopo il riassorbimento del sacco vitellino (5-8 giorni), la larva è in grado di catturare prede con dimensione inferiore a 190 μm (Tamazouzt et al., 1998).
Malgrado il persico alla stadio giovanile ed adulto abbia abitudini carnivore, la taglia delle larve risulta molto piccola (≈ 6 mm), paragonabile a quella di piccoli ciprinidi come ad esempio l‘alborella.

Negli ultimi anni, le buone prospettive di mercato e la ricerca di nuove specie candidate per l‘acquacoltura, hanno fatto crescere in Europa l‘interesse verso il pesce persico, sia per quanto riguarda la produzione di filetto per il consumo umano, sia per la produzione di giovanili destinati a programmi di ripopolamento (Craig, 2001).
Esemplari adulti di pesce persico mantenuti in cattività, possono ovulare spontaneamente, sia in presenza che in assenza di substrati adatti alla deposizione (es. rami sommersi).

Per questo motivo, la cattura di riproduttori selvatici in ambiente naturale, pochi giorni prima del periodo riproduttivo, è un‘attività praticata da parte di molti allevatori per la produzione di larve in cattività. La deposizione può avvenire spontaneamente in vasche nelle quali sono presenti entrambi i sessi.
La percentuale di fertilizzazione delle uova varia mediamente tra il 65–70% ma può raggiungere anche il 90- 100%.
È anche possibile praticare la fecondazione artificiale a secco con i nastri ovarici, controllando la deposizione da parte delle femmine e la fertilizzazione mediante spremitura diretta dei maschi sopra gli stessi nastri. Con questo metodo si possono ottenere percentuali di fecondazione superiori a quelli della fecondazione naturale (80- 97%). La riproduzione semi-naturale, in ambiente controllato, è comunque preferita in quanto evita la manipolazione dei riproduttori (Craig, 2001).

Incubazione delle uova

I nastri di uova vengono comunemente incubati su fili di supporto o altri tipi di substrati (sia artificiali che naturali), all‘interno di trogoli di acciaio inox che garantiscono una sufficiente ossigenazione delle uova; in alternativa possono essere usati vasi di Zug o McDonald, nei quali il nastro è libero di fluttuare nella corrente idrica ascensionale che si crea al loro interno.
Il numero di uova presenti in un nastro può essere stimato effettuando un rapporto fra il peso totale del nastro dopo l‘idratazione e il peso medio delle uova. Nastri prodotti da grosse femmine (1,5 kg) possono essere lunghi anche 2,5 m e contenere più di 120.000 uova (Craig, 2001).

II tempo d‘incubazione delle uova è temperaturadipendente ed i dati disponibili indicano un intervallo compreso tra 90 e 243 gradi/giorno (GG)1 dal momento della fertilizzazione alla schiusa. Thorpe (1977) e. Kestemont et al. (1999) hanno osservato che all‘interno di uno stesso nastro, ad una temperatura di 15 °C tra le prime uova che si schiudono e le ultime passano circa 5 giorni, che si riducono a 3 se la temperatura è di 19 C°.
1 II nastri di uova vengono comunemente incubati su fili di supporto o altri tipi di substrati (sia artificiali che naturali), all‘interno di trogoli di acciaio inox che garantiscono una sufficiente ossigenazione delle uova; in alternativa possono essere usati vasi di Zug o McDonald, nei quali il nastro è libero di fluttuare nella corrente idrica ascensionale che si crea al loro interno.

Il numero di uova presenti in un nastro può essere stimato effettuando un rapporto fra il peso totale del nastro dopo l‘idratazione e il peso medio delle uova. Nastri prodotti da grosse femmine (1,5 kg) possono essere lunghi anche 2,5 m e contenere più di 120.000 uova (Craig, 2001).
II tempo d‘incubazione delle uova è temperatura dipendente ed i dati disponibili indicano un intervallo compreso tra 90 e 243 gradi/giorno (GG)1 dal momento della fertilizzazione alla schiusa. Thorpe (1977) e. Kestemont et al. (1999) hanno osservato che all‘interno di uno stesso nastro, ad una temperatura di 15 °C tra le prime uova che si schiudono e le ultime passano circa 5 giorni, che si riducono a 3 se la temperatura è di 19 C°.



La taglia delle larve risulta molto piccola (≈ 6 mm), paragonabile a quella di piccoli ciprinidi come ad esempio l‘alborella. Le piccole dimensioni alla nascita hanno a lungo limitato lo sviluppo di tecniche di larvicoltura adatte a questa specie.
A partire dagli anni ‘90 però, l‘interesse è cresciuto al punto che sono state sviluppate diverse metodologie di allevamento, sia con tecniche estensive che intensive. Le principali problematiche che si devono affrontare per lo svezzamento larvale sono così riassunte: Le piccole dimensioni dell‘apertura buccale e dell‘intestino
La dipendenza da prede vive
La difficoltà nell‘accettare una dieta formulata in polvere o in micropellet, durante la fase di svezzamento,
la fragilità propria delle larve
il cannibalismo.

A causa di queste problematiche, nella maggior parte degli allevamenti europei si è preferito, fino a pochi anni fa, adottare tecniche di allevamento estensivo o semiintensivo allevando il persico in laghetti fertilizzati, vasche all‘aperto o gabbie galleggianti. Ultimamente l‘applicazione della tecnica dell‘allevamento con ricircolo dell‘acqua (RAS), dove le condizioni ambientali sono stabili, ha permesso di raggiungere ottimi risultati anche con questa specie.

Allevamento in vasca out-door e in-door

L‘allevamento del persico in vasca è sicuramente una delle tecniche più diffuse, presentando molti vantaggi rispetto all‘allevamento in laghetti o in gabbie galleggianti.
Tale metodo permette infatti un migliore monitoraggio delle condizioni di allevamento, un maggiore controllo delle malattie, delle parassitosi e del cannibalismo.

Come detto in precedenza, le larve di persico alla nascita hanno un‘apertura buccale molto piccola e dipendono da una dieta composta da prede vive almeno per i primi 20 giorni di vita (Tamazouzt et al., 1998).
Nella maggior parte dei casi le larve vengono alimentate con zooplancton (es. nauplii di Copepodi), raccolto direttamente in bacini fertilizzati posizionati vicini all‘allevamento.
Il plancton viene poi suddiviso per dimensione attraverso una serie di setacci. In mancanza di ciò le larve possono essere allevate utilizzando colture artificiali di rotiferi come Brachionus calyciflorus o nauplii di Artemia salina che permettono ottime performance di accrescimento ed elevati tassi di sopravvivenza.



Le larve di persico infatti, possono catturare nauplii di μm) già quando hanno raggiunto una lunghezza di 6 mm, raggiungendo percentuali di sopravvivenza anche del 70% rispetto allo stock iniziale.
Pur essendo disponibili mangimi di elevata qualità nutrizionale, formulati per larve conPur essendo disponibili mangimi di elevata qualità nutrizionale, formulati per larve con apertura buccale molto piccola (< 200 μm), questi non possono essere utilizzati come cibo starter per il pesce persico in quanto difficilmente accettati.
In numerose prove, effettuate in cattività, utilizzando mangime artificiale fin dalla nascita, le percentuali di sopravvivenza si sono mostrate molto basse, non superando il 20-30% (Tamazouzt et al., 1998). Sono stati effettuati molto studi per determinare la temperatura ottimale di allevamento del pesce persico, risultata essere compresa tra 21 e 23 °C (Mélard et al., 1996).

Larve e post-larve di persico però sopravvivono difficilmente agli sbalzi termici, di conseguenza, la maggior parte degli allevamenti che effettuano svezzamento in vasca utilizzano sistemi RAS dove le condizioni ambientali possono essere grandemente più stabili.
Le condizioni di temperatura variabile che caratterizzano le vasche all‘aperto, con ricambio continuo di acqua, consentono sopravvivenze talvolta molto limitate.

Pond fertilizzati

Anche se l‘allevamento in laghetti fertilizzati è ampiamente praticato in acquacoltura, soprattutto nella porzione orientale dell‘Europa, solo recentemente il persico è stato allevato per scopi commerciali o di ripopolamento con questa tecnica.
Storicamente nelle policolture estensive il persico è stato considerato una specie ―invasiva‖ a causa della sua forte competizione alimentare con altre specie allevate (i.e carpa, tinca, ecc..) e la predazione attiva verso le classi giovanili di talune specie.

L‘allevamento in laghetti fertilizzati di giovani di persico destinati ad aziende che effettuano ingrasso e commercializzazione per consumo umano è tradizionalmente praticato in Francia, in Irlanda e nella Repubblica Ceca.
Nel Nord della Francia, alcuni allevatori producono persico in monocolture, oppure in policoltura in laghetti di grandi dimensioni, abituando progressivamente gli stock allevati ad accettare una dieta formulata in vasca o direttamente nei laghetti. In Irlanda, l‘allevamento di giovanili di persico in laghetto è una tecnica relativamente nuova, in parte a causa della predominanza di allevamenti dedicati ai salmonidi ed in parte alla limitata tradizione e familiarità con le tecniche di acquacoltura estensiva.

Nella Repubblica Ceca invece, la produzione di giovanili ed adulti di persico avviene sia in monocoltura che in policoltura, assieme alla carpa. In Italia, a parte in rari casi di policoltura, non sono ad oggi noti esempi di allevamento del persico con questa tecnica.
Accanto alla produzione di giovanili di persico, eventualmente abituati ad accettare una dieta formulata, l‘allevamento in laghetto include anche il mantenimento di uno stock di riproduttori e la produzione di pesci di taglia commerciale per la vendita diretta al consumatore. Tra i vantaggi dell‘allevamento del persico in laghetti fertilizzati, il più importante è la grande ―rusticità‖ che caratterizza gli stock e che li rende molto indicati in programmi di ripopolamento.

Alla fine del mese di maggio 2008, 2009 e 2010, è stata effettuata una prova di accrescimento di larve di persico, nelle acque di una risaia ritirata dalla produzione agricola.
La Comunità Europea, per far fronte agli eccessi produttivi di cereali, ha contingentato le produzioni agricole fino alla fine del 2008 (Regolamento CE n. 1272/1988), invitando gli agricoltori a destinare una parte della superficie agricola alla non coltura o ad usi alternativi (terreni detti set-aside), il tutto collegato ad incentivi economici ed ai criteri d‘attuazione della politica agricola comunitaria (PAC).

E‘ stata individuata una risaia disponibile nelle vicinanze del Comune di Mortara (Pv) ed il 25 maggio 2008, il 30 maggio 2009 e 2010, vi sono state immesse circa 30.000 larve ottenute da un nastro deposto in vasca dallo stock di riproduttori del Tinella.
La superficie messa a disposizione è stata di circa 1200 m2. L‘acqua usata per il riempimento della risaia derivava in parte da una risorgiva localizzata vicino alla risaia stessa ed in parte da un canale irriguo. Il flusso d‘acqua poteva essere regolato a piacere, entro 0,2 ed 1,2 m3 min- Nel 2010, a differenza delle due annate precedenti, la risaia è stata preparata con un solco centrale profondo circa 90 cm e largo 1,5 m.

Questo solco è stato ideato per poter facilitare le attività di recupero del pesce e per ridurre la predazione da parte di uccelli ittiofagi come la garzetta (Egretta garzetta)e l‘airone cenerino (Ardea cinerea), nella zona molto abbondanti. Nello stesso tempo il solco potrebbe facilitare lo sviluppo dello zoobenthos importante alimento per gli avannotti di persico.
Durante le prove, ogni 15 giorni, sono stati monitorati i principali parametri chimico-fisici dell‘acqua in ingresso ed in uscita: concentrazione e percentuale di saturazione di ossigeno, temperatura e pH.
Oltre a ciò, con scadenza mensile, è stato effettuato un monitoraggio dell‘accrescimento dello stock. Con l‘ausilio di una ―bilancia‖ con maglia da 0,5 cm venivano pescati circa 50 individui sui quali venivano effettuate una serie di misurazioni biometriche: lunghezza totale (cm), lunghezza standard (cm) e peso (g). Durante i campionamenti veniva anche osservato l‘aspetto esterno degli individui catturati al fine di determinare la presenza di parassiti o segni di batteriosi in corso.

Il 18 settembre 2008 ed il 12 ottobre 2009, la risaia è stata svuotata e tutti gli individui presenti (n ≈ 13.500 nel 2008 e n ≈ 15.600 nel 2009) sono stati prelevati e trasportati presso l‘incubatoio ittico del Tinella. Dopo un periodo di quarantena, circa il 90% di essi è stato liberato nel Lago mentre una piccola parte è stata mantenuta in impianto ad integrazione dello stock di avannotti presente.
I campionamenti effettuati nella risaia per il monitoraggio dello stock, hanno mostrato una crescita costante in tutte e due le annate.
Tenendo conto che la prova del 2010 è tutt‘ora in corso, riportiamo comunque i primi dati relativi al tasso di accrescimento delle post-larve immesse.

Come mostrato in Figura 4.19, il peso medio degli avannotti derivanti dalla risaia alla fine di settembre 2008 e 2009 (rispettivamente 2,17±0,6 g e 2,19±0,7 g) non mostra differenze significative, (p>0,05). Come riportato nello stesso grafico, effettuando un confronto tra pesci allevati in vasca ed in risaia per le tre annate, il peso medio finale degli avannotti allevati in risaia nel 2008 e nel 2009, è risultato significativamente inferiore (p<0,05) rispetto a quello ottenuto in vasca (5,08 ±1,6 g).
I primi dati rilevati alla prova 2010, che al momento della stampa è ancora in corso, mostrano per il mese di luglio un peso medio delle post-larve di 1,48 g (± 0,37), anch‘esso significativamente inferiore (p<0,05) rispetto a quello dello stock allevato in vasca (2,08±1,6 g) (Figura 4.19).

Effettuando però un confronto tra il peso medio dei persici allevati in risaia nel mese di luglio 2010, con quello delle due annate predenti, si osserva che le post-larve allevate nel 2008-2009 sono significativamente più piccole (0,27±0,1 g) rispetto a quelle allevate nel 2010 (p<0,05). Tenendo conto di tale tasso di accrescimento, riportiamo in Figura 4.19, un tentativo di previsione del peso che potrebbero raggiungere gli avannotti nel mese di agosto e settembre 2010.
Questo dato che è del tutto previsionale e andrà poi confermato durante i prossimi campionamenti, mostra performance di accrescimento sicuramente migliori rispetto a quelle osservate precedentemente.
Il maggiore tasso di crescita che si sta prospettando per il 2010, potrebbe essere dovuto innanzitutto alla presenza del solco al centro della risaia precedentemente descritto, che funge sia da rifugio che da zona di foraggiamento per gli avannotti. Oltre a ciò la presenza del solco ha limitato anche lo sviluppo eccessivo di macrofite acquatiche (i.e Carex sp.), che nel 2008 e nel 2009, avevano invece raggiunto densità tali da limitare gli spostamenti degli avannotti i quali stazionavano nelle zone dove la densità di piante acquatiche si era mantenuta più bassa.
Negli stessi anni, a causa di questa grande produzione di piante acquatiche in pochi centimetri d‘acqua, anche la ricerca dell‘alimento potrebbe essere risultata difficoltosa, innescando fenomeni di competizione intraspecifica e cannibalismo.

A questo proposito, potrebbe essere consigliabile in futuro un diserbo preventivo della risaia in aprile-maggio, prima dell‘immissione degli avannotti. Inoltre anche le condizioni metereologiche, verificatesi nel 2010, potrebbero avere favorito il crearsi di un substrato alimentare particolarmente ricco.

http://www.youtube.com/watch?v=bo7X8U7SWgg

5.10.2012

Naviglio Martesana del Comitato Centro Adda



Il Naviglio Martesana o Naviglio Piccolo, è uno dei navigli milanesi, situato a sud del Canale Villoresi che incrocia e scavalca all’altezza di Groppello d’Adda.



La Martesana è un canale navigabile lungo 38 Km. E' alimentato dal fiume Adda da cui riceve l’acqua in loc. Concesa, appena a valle di Trezzo sull’Adda, si immette (sotterraneamente) a Milano, nel Cavo Redefossi. Larghezza variabile tra 9 e 18 metri. Profondità da 3 a 1 metro.
E' ben popolato di specie ittiche grazie alla limpidezza delle sue acque. Si posso osservare: specie come: come barbi, cavedani, pighi, savette, scardole, triotti, carpe, tinche, lucci, persici e Segnalazioni di presenze di storione cobice (Acipenser naccarii )specie protetta.



Specie alloctone presenti in Martesana in questo tratto: Barbo europeo o d’oltralpe, gardon, carassio,lucioperca, purtroppo si segnalano anche alcune presenze di siluro.
L'attuale condizione positiva del Naviglio non’è dettata dal caso; la presenza del pesce in Martesana nelle loc. sopracitate è dovuta all’impegno di svariate associazioni come il comitato centro Adda(http://www.comitatocentroadda.it/), che hanno cooperato con il Consorzio Est Ticino Villoresi (gestore del Naviglio Martesana) e Provincia di Milano al fine di tutelare la fauna ittica presente nello stesso.

Grazie a queste sinergie formatesi tra associazioni e consorzio e Provincia, il Naviglio Martesana da 5 anni circa non subisce piu’ delle asciutte totali dovute alle periodiche opere di manutenzione del Naviglio, che il Consorzio deve obbligatoriamente eseguire.
Attualmente tali operazioni manutentive sono effettuate in asciutte parziali, ovvero con una minina quantita' d'acqua (denominato Deflusso Minimo Vitale). Il DMV garantisce la stabilita' dell'habitat e delle biodiversita' del sistema acquatico che invece venivano seriamente compromesse durante le asciutte totali.

Le tecniche piu utilizzate sono: Passata con canna bolognese,fissa o barbarina (ultimamente sono molto utilizzati i galleggianti piatti o vela), roubassienne, legdering, spinning.
Le catture sono di molteplici specie ittiche a dimostrazione della buona condizione del Naviglio Martesana.



Negozi: indicati nel sito http://www.comitatocentroadda.it/



Noi come P&P e come al solito ci teniamo a lodare l’ associazione citata come tutte quelle che si impegnano nel reale sulle acque

5.08.2012

P&P andrà sulla Drava

Articolo volutamente con toni metaforici

P&P ha le sue domande!! Una è….Ma cosa c’è nella Drava oltre i soliti Nasen, Breme, cavedani e barbi e che in quantità?

I predetti TANTIIIIII, e di sicuro lucci (preso 1 alle 15.30 di un capodanno-purtroppo mangiò tutto e venne imbalsamato-un altro fece la stessa fine ma non veniva dalla Drava ma da una sua vecchia lanca e stimate Voi dalla foto quanto era.)), trote fario ed iridee, temoli, salmerini , Huco Huco (manco li tenteremo…se vengono vengono), pighi, lucioperca, siluri (rarissimi ma ci sono….affresco del 1602 nel castello di ..e chi se lo ricorda), carpe, tinche…vedremo in che quantità.



Per vecchi , ma non logori, “predatori, strangolatori, tagliatori di teste” (detto metaforicamente) tipo i corsari, i Thug (un thug di nome Behran, che nel corso della sua esistenza avrebbe ucciso o meglio strangolato 931 persone) adoratori della Dea Kali’, i Daiachi cioè i tagliatori e rimpicciolitori di teste della Malesia alleati con Sankokan come noi nei mass media ittici metaforicamente scrivendo questi pesci sono solo aperitivi dopo le precedenti esperienze



Potrebbe anche capitare il “capotto” sulla Drava a passata o Ledgring ma sarebbe come se grandinasse in Libia…50 Kg di ciprinidi in Drava grande sono assicurati per i pescatori medi almeno 25 in Drava piccola ma di più ampia varietà. Certo che se a Ledgering lanci al punto x e poi a 20 metri di distanza ecc ecc becchi poco. Io assieme ad un personaggio che vomito al solo nominarlo adesso avremmo fatto il quintale a testa in un pomeriggio appena a valle del ponte di Freistritz….Io onestamente meno di lui…ma lui aveva fatto 9 finali dei campionati italiani di pesca al colpo….



Venne in Drava un mio ex collega col cugino, pescavano 2 volte l’ anno e prendevano (non tanti ma…ma comunque) Nasen e Breme guardando film porno sul telefonino…

Beh Volete che a P&P bastino questi pesci e nei soliti posti?

Andremo a vedere cosa offre il Night Club in effetti…Passata, ledgering, spinning in posti nuovi ed interessanti che abbiamo già individuati in parte e vi faremo sapere…Credo che a fine luglio avrete il report!!! Bello o brutto che sia!!!E magari andremo anche in altri posti.



Magari Alberto o Francesco (Adriano oramai è cotto piscatoriamente..) ci accompagnerà. Erika di sicuro ci preparerà piatti deliziosi. Ci sarebbe piaciuto andare a settembre anche a raccogliere i funghi ma precedenti impegni……

E se non si prenderà nulla..AMEN!! Un verde, una quiete cosi’ in Italia è rara e circoscritta.

http://www.adrianogargantini.it/

5.04.2012

Lago di Martignano

Come arrivare

Percorrere la Cassia bis, fino alla prima uscita per Campagnano e dopo prendere la strada per la valle del Baccano e percorrere una stretta stradina che conduce al lago, o meglio, al posteggio da dove si deve proseguire a piedi.
Per raggiungere la riva opposta si può percorrere la via Cassia Braccianese e all’altezza di Osteria Nuova dirigersi in direzione di Anguillara. Prima di giungere al paese imboccare, a destra, una stradina che conduce al lago.



Pesci presenti

Luccio,trota,persico reale,tinca, persico trota, scardola, anguilla, latterino, rovella, cefalo, coregone, persico sole.


Caratteristiche

E’ un lago di origine vulcanica con un area di quasi 2.5 km quadrati ed una profondità massimo di 60 metri. Il perimetro è di 6 km. Non vi è nessuna strada che lo percorra visto che a parte qualche cascinale non vi sono costruzioni.

Pesca


Si pesca bene con la canna all’inglese con galleggiante 8+2, filo in bobina dello 0,20 e un finale del revenge fluor carbon dello 0,15, finali dello 0.10/0.12, ami N 16 ed innesco di vermettino di letame o bigattini a fiocco. Oppure usare il mais. Si può benissimo pescare a fondo classico o a ledgering usando il method con pastura adatta a carpe, scardole e tinche ed innescando mais, vermi o bigattini. 
Una tecnica buona è lo spinning con canne di 8 piedi , filo dello 0.22 e minnows galleggianti o Shad Rap che possono attirare tutti i predatori. Per il luccio aumentiamo il diametro del filo fino ad arrivare anche allo 0.35 cavetto di acciaio e Martin 28 gr oppure minnows di dimensioni ragguardevoli. 
Avendo la possibilità di portare una piccola barca o un gommone le possibilità di cattura aumentano notevolmente. Può essere divertente pescare i persici sole e i zatterini con corta canna fissa, galleggiante leggero, innestando un solo bigattino. La pesca ai coregoni è fatta da una imbarcazione con corto cannino dal cimino molto sensibile e da tenere su una spalla; Si usera come esca apposite amettiere imitanti chirodromi . Essenziale è avere un ecoscandaglio.

Consigliamo di guardare QUESTO link.



Permessi

Licenza di pesca
Ufficio Pesca Roma
Telefoni: 0667663413-3433
Fax: 0667663410
www.provincia.roma.it/istituzionale/ufficio/136
Negozio pesca. MARIOTTI 97 S.R.L.
Piazza Del Molo, 20
ANGUILLARA SABAZIA (RM)



Dove dormire:
www.casaledimartignano.it/
www.martignanello.it/home.htm
Dove mangiare: Nell’ agriturismo che vi ospita

Cosa vedere: Roma è a neppure 30 km...

Video

http://www.youtube.com/watch?v=x400P3HVxqs...5FDBA780CDA2743






4.26.2012

Lago di Cavazzo (o dei Tre Comuni)


Il lago di Cavazzo o dei Tre Comuni, ha un perimetro di circa 6500 metri essendo lungo 2,250 km, largo da 400 a 800. La superficie è di 1,74 km e la profondità massima sui 40 metri. Di origine glaciale, sorge a 195 m s.l.m., più in basso del fiume Tagliamento che è a 3 km.


ACCESSIBILITA': una rotabile asfaltata compie il periplo del lago offrendo suggestivi scorci sul lago e sui monti che lo circondano. Prendere l’ autostrada per il Tarvisio, uscire a Gemona/Osoppo, attraversare Gemona, passare il fiume Tagliamento vicino  Trasaghis deviare per il lago.
Da notare che fino al 1957 il lago era molto più pescoso; Poi la costruzione di una centrale idroelettrica con immissione nel lago di acqua fredda ha scombussolato l’ habitat. Avvengono immissioni di trote.


SPECIE ITTICHE PRESENTI :Alborella, Anguilla, Coregone,Salmerino, Sanguinerola, Scazzone, trota fario e iridea, persico reale , carpa , spinarello,  cavedano, scardola , tinca il coregone di recente immissione da parte dell' Ente Tutela Pesca .


TECNICHE CONSIGLIATE : galleggiante , fondo , spinning , mosca , carp fishing , traina. E' possibile la pesca con la barca  che si può affittare nel periodo estivo senza motore. 





PESCA: Tutte le tecniche lacuali sono possibili. Consigliamo lo spinning con ondulanti allungati per trote  e minnows da 5-7 cm per specie miste con un leggero trecciato. Oppure avendo certezza di immissioni recenti di trote fare la tecnica trota lago con bombarde trasparenti e camole.  In estate verso notte mettere le canne a fondo con grossi vermi per anguille o quello che vuole abboccare. Per il coregone consigliamo di vedere cosa dice l’ amico Gianpaolo nel suo sito


http://www.webalice.it/p.gianpaolo/pesca%20del%20coregone.htm


Possibilità di campeggio , nei camping in riva al lago o nelle vicinanze .


http://www.valdellago.it/

4.23.2012

Claudio Carrara di Orvis Italia

Siamo questa volta con Claudio Carrara, esperto e noto pescatore a mosca e titolare della Orvis Italia per la vendita di attrezzatura di pesca a mosca, guida di pesca ed istruttore.

Curriculum professionale di Claudio Carrara:

Intorno alla metà degli anni ’80 Claudio inizia il suo percorso da istruttore tenendo corsi di lancio in varie sedi, nell’89 entra come istruttore nella SIM per uscirne pochi anni più tardi per accrescere il bagaglio tecnico/didattico e ampliare le sue conoscenze. Nel 1994 viene nominato Italian Board of Governor della FFF americana e fonda la Claudio Carrara Fly Fishing School. Il 1996 è l’anno in cui inizia la collaborazione con la rivista “La pesca mosca e spinning” collaborazione ancora attiva, dove scrive articoli di tecnica di pesca a mosca. Gli anni ’90 hanno visto la partecipazione di Claudio, insieme a suo fratello Riccardo e all’amico Walter Bianchi, a numerose competizioni di lancio tecnico, la squadra ha praticamente dominato per tutto il decennio vincendo nel 1996 il campionato italiano. Dal 2006 Claudio ha assunto la direzione della Scuola Nazionale di Pesca a Mosca dell’Arci Pesca FISA con sede a Terni. Claudio, insieme a suo fratello, dal 1990 gestisce un’attività di importazione e vendita di articoli per la pesca a mosca – Orvis Italia.  

Claudio da quanto tempo peschi e da quanto a mosca?

Ho iniziato a pescare da bambino, sia da solo sul fiume della mia città che raggiungevo in bicicletta, che con mio padre, come tutti cercando di prendere qualche pesce con le esche naturali e il galleggiante. Presto mi sono appassionato alla pesca alla trota, che ho praticato nei modi più svariati, dal verme allo spinning ( per poco tempo), per passare in breve alla mosca che pratico da circa 30 anni.


I luoghi tuoi prediletti italiani ed esteri quali sono?

Come tutti i pescatori anche io ho acque che potrei definire speciali, fiumi e torrenti che significano qualcosa di più di un semplice luogo dove andare a pescare. Come pescatore sono nato e cresciuto in Umbria e il fiume Nera rappresenta per me un destinazione particolare, quasi una mia seconda dimora o forse la prima? Credo che sia il fiume che metterei al primo posto tra quelli nazionali. Passo anche molto tempo nei fiumi d’oltre confine, sia per pescare che per i corsi di pesca a mosca, restando nelle destinazioni vicine all’Italia, per la Slovenia il Soca dall’inimitabile colore azzurro delle sue acque e per l’argento dei suoi bellissimi temoli, mentre in Croazia il Gacka è senza dubbio quello che preferisco e il fiume che certamente mi affascina più in assoluto, la sua vallata dove il tempo sembra essersi fermato, il silenzio che ti circonda e la difficoltà della pesca lo mettono al primo posto nella mia classifica. Per la pesca della trota in lago metto in “pole” la Parcolaghi di Acquapartita, un comprensorio dove ho trascorso, e spero di trascorrere ancora, bellissime giornate in compagnia di amici in un contesto veramente unico. Sono molto legato anche ad altri fiumi in paesi più lontani, magari ne parleremo in un’altra occasione.


Come si fa a diventare istruttore di pesca a mosca? Uno se lo inventa o vi è un albo, un esame ecc ecc?

Mai una frase è stata più azzeccata della domanda che mi hai posto! In effetti uno si alza al mattino e si inventa di essere un istruttore di pesca a mosca senza che nessuno glielo possa impedire. Nel nostro settore non esiste un organismo che regola l’istruzione, i corsi, la formazione degli istruttori ecc. come invece accade nelle attività sportive codificate, regolate da un comitato (CONI) che delega alle varie federazioni questa responsabilità. In Italia esistono molte scuole di lancio e pesca a mosca, tra cui anche quella da me diretta, e ciascuna organizza la propria attività in modo autonomo. Per quanto mi riguarda, per accedere alla qualifica di istruttore è necessario superare un esame di Master I° livello, attraverso un esame che attesti la capacità tecnica di lancio e la conoscenza delle basi della didattica dell’apprendimento. Personalmente, essendo un ex insegnante di Educazione Fisica, attribuisco molta importanza alla capacità di un istruttore di saper proporre la tecnica in modo corretto e questa è una delle caratteristiche che distingue la nostra scuola dalle altre, comunque valide, presenti nel nostro paese.

Marchio Orvis? Perché questo e non un altro?

Orvis è una casa americana con sede nel Vermont, è una casa produttrice di articoli per la mosca che rappresenta la storia di questa tecnica essendo stata fondata nel 1856. Oltre alla indiscutibile qualità dei prodotti commercializzati, sempre all’avanguardia in tutti i settori, Orvis propone una gamma completa che spazia dalle canne, mulinelli, code di tipo, waders, accessori, abbigliamento, insomma tutto il necessario per la pesca a mosca e anche di più. Inoltre rappresenta una garanzia sia per il cliente che per il venditore avendo nel proprio DNA la ricerca della soddisfazione del cliente che ottiene anche grazie alla garanzia incondizionata di cui godono molti dei suoi prodotti.


La tua preda più grossa?

Nella pesca a mosca la ricerca del grosso pesce non rappresenta l’obiettivo prioritario come avviene nel Big Game o nel Carp Fishing. La grossa trota, il salmone record, il Giant Tarpon vivono certamente nei sogni di ogni pescatore a mosca, ma questa tecnica è fatta anche da altro, un lancio ben riuscito, una trota che sale in una zona particolare del fiume e una preda difficile di cui si è avuto ragione anche se non particolarmente grossa. Anche se ho pescato diverse specie di pesci, mi ritengo un pescatore di trote e la mia trota più grossa è … quella che non ho ancora preso.

La tua preda più inaspettata?

Molti anni fa mi trovavo a pescare in una risorgiva nel pressi della mia città, un corso d’acqua popolato esclusivamente da trote Fario, ricordo che stavo pescando a mosca sommersa con una vecchia canna in bamboo molto leggera, non era una giornata particolarmente buona e faticavo a lanciare la mia mosca contro le forti folate di vento che catturavano la coda portandola lontano. Improvvisamente il finale si tende e istintivamente lascio partire una decisa ferrata, sento il peso sulla lenza e inizio a sollevare la canna quando, con mio grande stupore, vedo la mia preda sollevarsi dall’acqua agitando le ali … un’anatra, quella che i pescatori a mosca chiamano “mallard”, aveva preso la mia Partridge & Orange e stava cercando disperatamente di liberarsene.



Le mosche che usi le costruisci tu magari sul momento vedendo la schiusa?

La mia professione mi consente di disporre di molte mosche per cui sono ormai anni che non costruisco più i miei artificiali. Comunque l’osservazione delle schiuse e del comportamento del pesce è un momento fondamentale della pesca e mi permette di trovare la mosca giusta nelle diverse occasioni … o almeno diciamo che ci provo!

Che luogo consigli ad un pescatore a mosca che voglia abinare pesci, natura e portafoglio?

E’ una domanda abbastanza complessa, posso rispondere utilizzando due itinerari, uno italiano e uno estero. La Slovenia è un piccolo paese confinante con l’Italia, ricco di acque da salmonidi, c’è una cittadina chiamata Bled, in riva all’omonimo lago, dove è possibile trascorrere una piacevole vacanza per tutta la famiglia, con la possibilità di pescare nella Sava Bohinjka, un fiume meraviglioso, ricco di trote e temoli, immerso in un ambiente magnifico. In Italia consiglio ovviamente la Valnerina, il fiume Nera nelle sue due zone no-kill, dedicate alla pesca a mosca e spinning.
Un ambiente ancora selvaggio, a ridosso del parco dei Sibillini, dove è possibile praticare diverse attività come il parapendio, arrampicare, mountain bike ecc. e ovviamente pescare in un fiume unico, a volte anche difficile, ma sempre emozionante.


Hai un sito Web?

Si. http://claudiocarrara.com oppure la Orvis su www.orvisitaly.com

Ringraziamo Claudio e alla prossima cari lettori

Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...