6.15.2017

Aspio; La nuova frontiera dello spinning


Ottima guida di pesca a codesto pesce è Paolo Baragioli di Novara che potete contattare al sito: http://www.pescamista.com/ oppure andare in Fb al link: https://www.facebook.com/paolo.baragioli/
Paolo Baragioli

L'Aspio (Aspius aspius) è un pesce d'acqua dolce appartenente alla famiglia Cyprinidae ed infatti all' inzio della sua comparsa in Italia molti lo confusero con un cavedano colla bocca strana.  L'aspio è originario delle acque dell'Europa centro orientale ed in parte settentrionale, il suo areale, infatti, va dalla Germania alla Russia europea comprendendo Svezia e Finlandia meridionali ed estendendosi anche al Caucaso ed a parte dell'Anatolia settentrionale; era invece finora assente nelle regioni mediterranee.
Dagli ultimi anni del XX secolo è stato introdotto nel bacino del fiume Po, dove si è ben ambientato ed ha raggiunto densità notevoli. Il suo habitat naturale è quello dei grandi fiumi di pianura come il Sesia medio basso con acqua a corrente moderata, ricche di piccoli ciprinidi che costituiscono le sue prede predilette. Può però vivere anche nella zona del barbo
Diego Stecco
L'introduzione dell'aspio nel bacino del Po ha causato gravi danni a molte altre specie di pesci, soprattutto a quelle di più piccole dimensioni, provocando, per esempio, la rarefazione delle alborelle ma anche dei cavedani e di altre che vengono predate durante le fasi giovanili. L'aspio è abbastanza adattabile alle rettificazioni dei fiumi e si può trovare anche nei canali con pareti di cemento. L'aspio è una cattura molto interessante per il pescatore sportivo, per le dimensioni che può raggiungere e per la bontà delle sue carni. Le tecniche che più gli si addicono sono due: lo spinning e la pesca con il mort maniè ma gli esemplari di non eccessive dimensioni attaccano anche esche come il bigattino.
Piccolo Aspio del Terdoppio
. La sua reazione alla cattura è molto energica ed impegna a fondo il pescatore. Le carni sono più apprezzate di quelle degli altri ciprinidi anche per la minore presenza di spine, soprattutto nei grandi esemplari.
Non una grande lottare, infatti si stanca piuttosto in fretta, ma l’abboccata è da arresto cardiaco! Inoltre spesso si muove sul filo di correnti potenti come quelle del Grande Fiume o del Sesia.
Marco Pellò
Pescando l’aspio a spinning dalla barca è importante lanciare il più possibile vicino alla riva. Nei primi due metri di recupero ci può essere l’attacco. L’aspio non è una specie pigra. Nuota veloce. Molto veloce. L’Aspio di taglia è un predatore che ama cacciare durante i cambi di luce, l’albeggio ed il tramonto sono periodi fantastici, i grossi capi entrano in caccia e se battiamo le zone dove staziona lo strike è assicurato. Gli spot da prendere in considerazione sono i posti dove si rifugia il baitfish come giri d’acqua con buona profondità, sponde con piante in acqua che rallentano il flusso, prismate, pontili ed ormeggi e tagli d’acqua tra corrente ed acqua ferma.­­­ Il mattino è ottimo sino ad una certa ora, appena il sole è alto e scalda le difficoltà di cattura aumentano notevolmente.
Delle catture possono essere comunque effettuale optando per una pesca di ricerca più mirata. Entrando nel discorso attrezzatura, bisogna optare per canne con potenza media diciamo sui ¾ oz circa 20 gr. da casting o da spinning a seconda del gusto personale in assenza di vento se si ha manualità con il si guadagna in precisione e delicatezza della presentazione.
Ottimo l’utilizzo della treccia di potenza media, diciamo 15/20lb. con finale in fluoro, va considerata l’azione della canna che non deve avere una rigidità esasperata ma deve comunque garantire la gestione dell’esca in corrente. Per quanto riguarda le esche possiamo optare per moltissime soluzioni, se peschiamo in prossimità di acqua che tende a rallentare notevolmente quasi fermandosi le esche top water oltre a garantire un buon numero di mangiate, regalano diversi strike. E‘ molto importante avere un’attrezzatura che garantisca lanci a lunga distanza, dobbiamo far passare le nostre esche vicino alle strike zone altrimenti rischiamo di non avere attacchi, e nei grandi fiumi se si pesca da riva o in wading la distanza tra pescatore e spot è elevata. Possiamo optare per wtd, popper, wake bait, flutter e noise lure. Le gorgate a galla dell’aspio sono davvero emozionanti, a volte e meglio ricercare un minor numero di mangiate pescando in superficie ma con un coefficiente emozionale altissimo, adrenalina a mille! Ottime anche sassaie e prismate che offrono riparo al foraggio, possiamo affrontarle con lipless, jerkbait e metaljig i grado di fronteggiare la corrente, le mangiate verranno percepite in modo secco e dobbiamo assicurarci di avere ami o ancorette di altissima qualità altrimenti i pesci slamati saranno molti.


Nessun pesce che popola i fiumi può raggiungere la velocità di cacciata dell’aspio.  Si consiglia di non aver paura a recuperare veloce. A volte è anche meglio, in quanto il pesce non si insospettisce. Ondulanti da almeno 12 grammi come il vecchio Arditoe teste piombate con gommine da sei – sette centimetri sono anche esse buone esche. Quest’ultime in particolare perchè fanno meno vibrazioni ed assomigliano più ad un pesciolino. Quando si pesca nei tratti larghi, dove la corrente si ammorbidisce, si può passare a dei crank che rasentano il fondo oppure dei rattlin. Con il passare delle ore e l’arrivo del pomeriggio, quando i primi strati di acqua si riscaldano, non è raro trovarli anche in superficie.  Fra i migliori artificiali per codesto pesce sembrano essere anche  Rapala Max Rap Fat Minnow. per quando gli aspi scendono un po’ in profondità, il Max Rap Fat Minnow è l’artificiale giusto per andare a stanarli, l’azione di nuoto stretta rimane efficace anche recuperato ad alte velocità, rendendolo efficace anche nei correntoni tanto amati da questi pesci e il Rapala Scatter Rap Shad che è ideale per insidiare gli aspi che cacciano vicini alla superficie, sia in corrente che in acque ferme. La gamma colori copre qualunque esigenza. 

6.14.2017

Pesca Ok alla La trota in Val Pesio (CN)



Il torrente Pesio, da cui prende nome l'intera Valle, raccoglie le acque dei valloni del Pis, del Saut e del Marguareis. La sorgente, il Pis del Pesio, forma un salto di circa 30 m: sgorga direttamente dalla roccia raccogliendo le acque della sovrastante Conca delle Carsene.
Sotto il Pian delle Gorre il torrente riceve le acque del Rio del Saut e di alcune sorgenti di subalveo. Prosegue poi verso la Certosa e da qui, dopo aver acquisito le acque di alcuni ruscelli, verso Chiusa di Pesio. Nei pressi di Morozzo riceve le acque del suo principale affluente, il Brobbio, e continua il suo percorso fino all'altezza di Carrù, dove sfocia nel fiume Tanaro.
Il Pesio, attraversando l'intera Valle, ha permesso nel passato lo sviluppo di molteplici attività produttive: i valligiani si servivano del torrente per trasportare il legname, mentre le prime industrie ne sfruttarono le abbondanti acque. Oggi l'alto corso del fiume è meta per sportivi e pescatori.




La RISERVA DI PESCA COMUNALE ALTA VALLE PESIO viene considerata una delle più belle esistenti nelle Alpi Liguri, dove la forte presenza di vegetazione assieme all’acqua cristallina presente nel torrente, sono elementi principali in un ambiente naturale di grande e suggestiva bellezza.
Il Tratto Giallo che va dal Vallone Paglietta al Ponte della Certosa sarà aperto mediante gestione diretta del Comune di Chiusa di Pesio La pesca è vietata nei giorni di lunedì e martedì (non festivi).

Tutti i pescatori devono essere in possesso della Licenza Governativa di pesca
Per informazioni:
Ufficio Turistico 0171734990
Comune 0171734009
Faggio Romano 3349767677

E’ utile ricordare di indossare abbigliamento adatto alla stagione e indossare sempre stivali tutta coscai o wader con suola antiscivolo.
Altra caratteristica del torrente è la pulizia non solo dell'acqua, sempre fresca e limpida, ma  anche dell'alveo che consente una notevole facilità di movimento nell'azione di pesca anche   con le lunghe canne utilizzate per la pesca al tocco.
 Da un punto di vista morfologico, il torrente, in corrispondenza del tratto più a monte, quello più pregiato, corrispondente al lotto verde, offre le caratteristiche tipiche di un torrente alpino con bellissime buche di varia grandezza. Le buche più grandi, che ospitano esemplari di trota fario di mole notevolissima, sono poste in fondo a profonde gole rocciose. Si suggerisce quindi di raggiungerle seguendo i sentieri e non cercando di “tagliare” tra le stesse rocce.
Altro consiglio è quello di non forzare mai il recupero dell’eventuale preda allamata, visto la grandezza delle trote presenti, e di non posizionarsi mai, durante la battuta di pesca, in zone difficili, dalle superfici ristrette e umide che non consentano un buon equilibrio.
Il possesso e l’uso del guadino è essenziale per non ritrovarsi ad avere dei tristi ricordi relativi a trote da sogno perse a pochi centimetri da riva per la rottura della lenza  e mai avere fretta nel salpare una trota e cercare di capire se c’è un angolo del torrente privo di corrente dove si possa far dirigere la nostra preda per poterla catturare con il guadino.


Invece. la Riserva di pesca della valle pesio è suddivisa in quattro tratti: giallo, blu, verde e rosso.Il primo tratto giallo, parte dalla frazione di San Bartolomeo e arriva fino al ponte della Certosa, lo stesso è gestito dall’amministrazione Comunale di Chiusa di Pesio. I restanti tre tratti, gestiti dalla Valle Pesio Servizi sono:

·         il tratto blu  è  lo spazio della riserva di pesca che inizia dal ponte della Certosa e arriva fino al ponte del villaggio Ardua, il ripopolamento avviene ogni giovedì pomeriggio con trote fario di pezzatura 300/500 grammi;

·         il tratto verde, interamente nel territorio del Parco Naturale, inizia dal ponte del villaggio Ardua per arrivare fin quasi alla confluenza con il torrente Saut, il ripopolamento avviene ogni giovedì pomeriggio con trote fario di pezzatura superiore agli 800 grammi.

·         nel tratto rosso della riserva di pesca , che inizia dalla confluenza del rio del Saut per terminare al Ponte del Scalpe, è possibile praticare la pesca “No Kill”, utilizzando ami senza ardiglione o schiacciati ed al termine della giornata si può conservare un capo pescato.
·         Nella Riserva di pesca  vengono seminate ogni giovedì trote fario e salmerini (questi ultimi solo nel tratto giallo). Il permesso da pesca ha validità giornaliera e dà diritto alla cattura di 5 trote. Le tariffe variano in base al tratto del torrente Pesio scelto: si parte dai 20 euro del tratto giallo, per arrivare ai 30 euro del tratto blu e ai 60 euro del tratto verde, dove le trote in media superano i 6/7 etti. La misura minima del pescato è di cm 22; il pesce fuori misura deve essere liberato.

·         Orario di apertura della Riserva:
– tratto giallo: dal 4 aprile al 4 ottobre compreso, dalle ore 7.30 alle 19.00. Chiusura il martedì non festivo.
– tratto blu, verde e rosso no kill:  compreso, dalle ore 7.30 alle 12.00 e dalle 14.00 alle 19.00.

·          
·         La Riserva è chiusa il marPer il pernottamento  consiglio di prenotare un B&B a Chiusa Pesio oppure nelle vicine Peveragno (a 5 km), Beinette a poco più di 5 km, o Boves (11,6 km).
Quest’anno è stata affidata al Consorzio Valle Pesio Servizi Scarl la gestione del tratto più alto della Riserva di Pesca Alta Valle Pesio con inizio dal Ponte Villaggio d’Ardua fino ad arrivare quasi alle Sorgenti del Pesio. 
tedì per l’intera giornata e giovedi pomeriggio per il ripopolamento
·         Per informazioni telefonare 0171/735226 oppure andare in www.vallepesioservizi.it email info@valle pesioservizi.it
·         Come arrivare: dall'autostrada A6 Torino-Savona, seguire le indicazioni per la A33 uscita Cuneo. Proseguire in direzione di Beinette. Imboccare la SP 42 in direzione Chiusa di Pesio, risalire la valle fino alla Frazione San Bartolomeo, proseguire per circa 1 Km e sulla sinistra (prima dei due tornanti) c’è il casotto del guardiapesca con un ampio parcheggio.
·         RISERVA DI PESCA VALLE PESIO
Località Ruenc – 12013 Frazione San Bartolomeo di Chiusa di Pesio (CN)
Tel. +39.0171.735073 - fax +39.0171.735311
Info amministrative:  Assessorato caccia/pesca:
C.so Dante, 19 -12100 CUNEO
Tel: 0171 445365 / 0171 445302
Fax: 0171 445375
Negozi di pesca:
Nome Negozio
Indirizzo
Recapiti
Sito Internet
Note
Armeria emanuel di emanuel g. & c. s.a.s.
12100 Cuneo (CN)
16, lungo gesso giovanni xxiii papa
tel: 0171 693696
n/d

Ditta biglino pedro pescador
12051 Alba (CN)
41, corso piave
tel: 0173 283073
n/d

Oasi di crisafulli andrea
12051 Alba (CN)
78, via corso langhe
tel: 0173 363334
n/d

Massi sport di giraudo m.
12011 Bordo s.dalmazzo (CN)
73, via lovera
tel: 0171 262515
n/d
Shimano shop
Biglino emilio articoli per pescatori
12042 Bra (CN)
22, via s. rocco
tel: 0172 426281
n/d

Bonardo caccia & pesca s.n.c. articoli caccia pesca
12042 Bra (CN)
64, via vittorio emanuele ii
tel: 0172 44200
n/d

Oderda ivo articoli pesca
12073 Ceva (CN)
19, via marenco
tel: 0174 721989
n/d

Cerrato sport di cerrato aldo
12045 Fossano (CN)
4, viale vallauri
tel: 0172 695180
fax: 0172 695180
email: cerratosport@yahoo.it
n/d

Belletrutti mauro articoli sportivi pesca
12083 Frabosa sottana (CN)
3, via provinciale
tel: 0174 44131
n/d

L'arca animali e articoli pesca
12060 Niella tanaro (CN)
259, via venti settembre
tel: 0174 226333
n/d

Caccia e pesca gastaldi giuseppe
12035 Racconigi (CN)
17, via levis
tel: 0172 85678
fax: 0172 85678
n/d

Self service tuttopesca
12062 Roreto di cherasco (CN)
28/a, via bra
tel: 0172 495763
email: tuttopesca05@virgilio.it
n/d

Il martin pescatore di martino davide
12037 Saluzzo (CN)
99/a, via spielberg
tel: 0175 46355
n/d

L'armeria di palumbo luciano
12069 Santa vittoria d'alba (CN)
2, strada borra
tel: 0172 479249
fax: 0172 479663
n/d

Dotta adriano caccia pesca sport
12038 Savigliano (CN)
24, via nicolosino
tel: 0172 712454
n/d

Gramari francesco
12048 Sommariva del bosco (CN)
50, via g. marconi
tel: 0172 55891
n/d




6.13.2017

Pesca all' anguilla




Sono finiti i bei tempi dove io e mio padre andavamo a pescare le anguille nella lanca del Ticino a Cameri.
Nell' ultimo decennio ne ho preso solo una nel lago Maggiore assieme a Luca detto Selvatico e pure di buona dimensione .
L'anguilla europea (Anguilla anguilla) è un pesce teleosteo della famiglia Anguillidae. In alcune regioni italiane l'anguilla femmina viene chiamata "capitone". Ed è molto apprezzato dalle donne in assenza del compagno ah  ah ah L'anguilla è una specie di fondo che vive in acque dolci, in mare ma anche in caverne o pozzi e riesce ad esistere molto tempo fuori dall'elemento liquido parecchio tempo e quando era ben presente non era una novita trovarla in prati o bo schi anche  a qualche km dal più vicino corso di acqua specie dopo periodi di pioggia.  Presenta un corpo allungato, serpentiforme; la pinna dorsale, di modesta altezza è allungata fino a unirsi alle pinne caudale ed anale. La Colorazione è variabile tra il bruno-verdastro, grigio-bruno, giallastro, nerastro; ventre giallastro o bianco argenteo. Il colore cambia a seconda dell'habitat e dello stadio di sviluppo. La lunghezza nei maschi raggiunge il metro, nelle femmine anche 1 metro e mezzo. Ha una pelle molto spessa, di colore verde scuro sul dorso, più chiara sul petto. Le sue carni sono molto pregiate, grasse e saporite. .   Il maschio, giovane, sottile e trasparente (40–60 cm), prende il nome di ceca.  La mandibola è più sporgente della mascella, l'occhio è piccolo. Il colore cambia con le fasi vitali: bruno sul dorso e giallastro ventralmente per gli animali che vivono in acque dolci e nero sopra ed argentato sotto per quelli che risiedono in mare o che si apprestano ad effettuare la lunga migrazione. La femmina può raggiungere i 3 kg di pesor viene denominata Capitone in molti parti italiane.
Si tratta di un migratore catadromo ed il suo ciclo riproduttivo, straordinariamente complesso, è noto da relativamente poco tempo. Tutte le anguille nascono nel mar dei Sargassi, unico posto noto dove avviene la riproduzione di tale specie anche se alcuni sono dell' idea che vi sia un altro posto nel Pacifico.
La migrazione degli esemplari sessualmente maturi inizia dalle acque dolci o salmastre dove questi pesci risiedono, in autunno. L'istinto riproduttivo è talmente forte che le anguille che vivono in laghi o stagni chiusi non esitano ad uscire dall'acqua ed a raggiungere il fiume o il mare strisciando come serpenti, questo avviene durante la notte, soprattutto in condizioni di pioggia (che consente ai pesci in migrazione di evitare la disidratazione) e di assenza di luna (dato il carattere lucifugo della specie)[
In mare subiscono notevoli variazioni come l'aumento di dimensioni degli occhi (si suppone che la migrazione avvenga ad alte profondità, dove la luce è poca) e la degenerazione dell'apparato digerente (l'anguilla in migrazione smette di nutrirsi). Attraverso itinerari poco noti questi pesci, che non sono di certo forti nuotatori, raggiungono l'area dell'Oceano Atlantico in cui avviene la deposizione, effettuata la quale muoiono.
Alla schiusa dell'uovo il giovane (che ha una caratteristica forma fogliforme e che prende il nome di leptocefalo)
fa il medesimo percorso fatto dalla madre per tornare in Europa nell'esatto luogo da dove essa provenivaimpiegando circa 3 anni per effettuare tutto il viaggio ed arrivando allo stadio di "ceca"

Si nutre di animali, sia vivi che morti. Caccia la notte o quando l'acqua è molto torbida, anche in condizioni di piena, affidandosi prevalentemente all'olfatto.

Si cattura con vari tipi di reti, nasse e tecniche fra cui la più usata è la semplice pesca a fondo innescando grossi vermi,
 la "mazzacchera", un tipo di lenza senza amo innescata con una "corona" di lombrichi.
Tipica pesca praticata presso le zone lacustri e i fiumi ricchi di anguille, specialmente in Toscana e nella valle del Comacchio. Le poche attrezzature necessarie ne fanno una pesca accessibile a tutti, a patto di conoscere le abitudini del pesce e i periodi ideali alla cattura. Il momento migliore è maggio, quando le piogge primaverili intorbidiscono e rendono limacciose le acque dei torrenti e dei fiumi. Si pesca dall'imbrunire fino alle prime ore della mattina, momento in cui le anguille preferiscono cibarsi. Le attrezzature sono costituite da: una canna di bambù con una lenza di robusto spago scuro con un piombo legato all'estremità , un ombrello rivestito di rete fine ed elastica,
uno sgabello in legno da infilare nella sabbia della riva del fiume e, ovviamente, la mazzacchera. La mazzacchera viene così preparata: ci si procurano dei lombrichi di terra e, con l'ausilio di un agone legato ad uno spago, si infilano uno ad uno in modo da formare un cordone di di circa un metro e mezzo.Dopo di che si attorciglia il cordone a spirali in modo da formare un gomitolo, che al momento della pesca viene ancorato all'estremità della lenza, vicino al piombo, con l'ausilio di un moschettone metallico o semplicemente con un nodo ben stretto ma facile da sciogliere, nel caso in cui la vecchia mazzacchera vada sostituita con una nuova durante la pesca. Una volta gettata la lenza nell'acqua del fiume si tiene il filo in leggero tiro, in modo da sentire il momento in cui l'anguilla “becca”, ovvero sta tentando di mangiare l'esca, questo perché non viene usato nessun tipo di galleggiante e l'unico modo di capire quando è il momento di recuperare la lenza è quello di stare ben attenti ad ogni vibrazione.Una volta che l'anguilla ha mangiato parzialmente la mazzacchera si solleva semplicemente la canna estraendo il pesce dall'acqua. Con  molta attenzione si porta l'ombrello (con l'ausilio della prolunga di bambù) sotto la preda che in breve si stacca da se mollando l'esca e ricadendo dentro la rete dell'ombrello stesso. L'ombrello viene riposto per tre quarti in acqua vicino al pescatore e la pesca riparte. In momenti buoni si possono raggiungere catture considerevoli, anche decine di anguille per sera, ma se i tempi non sono maturi si può tornare a casa con la rete vuota.
Rarissime catture venivano fatte pescando col il Mort Maniè alla svizzera.Le carni sono squisite ma molto grasse. Ultimamente la comunità europa ha dato disposizioni di restituzione o per dirla alla buona vi è il divieto di pesca di tale specie che pero alcune amministrazioni non lo hanno recepito.
Fra i maggiori allevamenti d'Italia ci sono quelli delle Valli di Comacchio,
della Laguna di Orbetello, di Cagnano Varano e di Lesina.

L'anguilla è registrata come "In pericolo critico" dalla Lista Rossa IUCN, che è il gradino immediatamente precedente l'estinzione. Non si dimentichi che, a causa del peculiare ciclo riproduttivo, questa specie non è allevabile in cattività per ripopolamenti se non catturando i giovanili al loro ritorno dalla migrazione. Le principali cause della rarefazione non stanno nell'inquinamento (a cui l'anguilla è poco sensibile) ma nell'eccessivo sforzo di pesca, sia degli adulti che del novellame .

Gli esemplari di dimensioni maggiori (femmine) sono molto apprezzati in cucina e vengono di solito messi in vendita vivi, in apposite vasche colme d'acqua dolce. L'anguilla è destinata tipicamente al consumo natalizio. Viene preparata in umido, o anche fritta. Gli avanzi vengono di solito riciclati il giorno successivo dopo averli marinati in aceto aromatizzato con origano, alloro, aglio e pepe. Si tratta di una pietanza molto grassa (circa 24 g di grassi su 100 g di prodotto fresco). Al di fuori della tradizione natalizia si preferisce la preparazione alla brace che, permettendo la colatura del grasso in eccesso, garantisce una digeribilità più elevata.
A Sasso d'Ombrone (GR), ogni anno a settembre si tiene una Sagra del capitone.
A Comacchio (FE), ogni anno tra fine settembre ed inizio ottobre si tiene una Sagra dell'Anguilla.
L'anguilla è una tipologia di pesce che sicuramente non piace a tutti, ma chi l'ha assaggiata ne è rimasto davvero colpito. Questo tipo di pesce viene impiegato nei pranzi natalizi, specialmente alla Vigilia, ed è anche un pesce che non richiede tanti condimenti, proprio perché possiede carni grasse, che costituiscono un sapore veramente delicato. A tale riguardo, nella seguente guida, attraverso una serie di utili e semplici passaggi, vi illustrerò come pulire e cucinare l'anguilla. Vediamo quindi come procedere.
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Occorrente
Assicurati di avere a portata di mano:
Taglierino
Anguilla
Ferri a legna
utensili vari
sale e altri condimenti a piacere
Innanzitutto, la prima operazione da compiere per pulire l'anguilla consiste nel togliere tutto il muco che si trova all'esterno e aprirla dalla parte della schiena. Con il taglierino infatti, dovrete incidere la carne, facendo attenzione a non rompere la spina dorsale. Dovrete pratica l'incisione dalla schiena fino alla testa, ma state attenti a non forare le viscere all'interno del pesce, altrimenti la carne assumerà una colorazione verde per via della cistifellea. Successivamente, con il taglierino, dovrete incidere dietro la spina dorsale e raschiare l'anguilla fino alla testa, dopodiché rimuovete la spina dorsale ed eliminate tutte le viscere interne. Cucinare l'anguilla, non è affatto difficile e può essere preparata in diverse maniere: ai ferri, alla brace (da non confondere con la griglia elettrica), in umido e persino fritta. La cottura ottimale per questo pesce è la cottura ai ferri, perché la carne è molto grassa. Anche se vi consiglio di mettere la fonte di calore corretta per la dimensione della vostra anguilla. Inoltre, più è grossa l'anguilla, e meno intenso deve essere il fuoco. La cottura deve essere almeno di 20-30 minuti. Oltre al resto, l'anguilla è un pesce molto calorico, quindi la legna da utilizzare dev'essere quella di vite o comunque di alberi da frutta non trattati. La cottura tradizionale spiega che bisogna girarla solo due volte. Il momento giusto di girare l'anguilla, è proprio quando inizia a fuoriuscire l'acqua e il grasso. Infine, dovrete cuocere la carne fino a che essa non diventi di colore dorata e la pelle non avrà formato una crosticina croccante. La carne dell'anguilla deve essere ben cotta, altrimenti assumerà una consistenza gommosa non molto piacevole, oltre al fatto che sarà ancora visibile tutto il grasso sotto la pelle. Se la cottura sarà ottima, il grasso in eccesso scomparirà e la vostra forchetta affonderà perfettamente la carne, mentre la consistenza sarà all'esterno croccante e soffice al suo interno. Non dimenticare mai:
Potete cucinare l'anguilla anche con la pelle, l'importante è che la strofiniate con del sale grosso.
Lavate bene il pesce sotto l'acqua corrente ed asciugatelo per bene, in modo da privarlo dell’acqua in eccesso.


Ingredienti:  Anguilla o Capitone (capitone) 1.20 kg Pomodoro pelati in scatola 3 Vino bianco secco 1 bicchiere Alloro 2 foglie Cipolla dorata, mezza Aglio 2 spicchi Prezzemolo 1 ciuffo Olio extra vergine d'oliva 3 cucchiai Peperoncino 1 Sale qb Istruzioni:  PULIRE IL CAPITONE (vedi Come pulire il capitone). Tolta la testa e la coda al capitone, pulitelo sfregando la pelle con sale grosso per rimuovere la pellicola viscida che lo ricopre. Mettetelo a bagno in acqua e aceto per 1 ora. Lavatelo e tagliatelo a tocchetti di 5 cm senza togliere la pelle. Mettete l'olio in un tegame di coccio o di ghisa, lasciatelo scaldare e poi fatevi rosolare i pezzi a fuoco vivace assieme alle foglie di alloro. Una volta dorato, abbassate il calore con mezzo bicchiere di vino che lascerete evaporare completamente. Quando il vino sarà evaporato, rimuovete i pezzi di capitone dal tegame e teneteli da parte. Fate un battuto con la cipolla, l'aglio, il prezzemolo e il peperoncino e fatelo appassire a fuoco lento nel fondo di rosolatura del pesce assieme alle due foglie di alloro. Quando il soffritto sarà appena dorato, bagnate con un altro mezzo bicchiere di vino bianco secco che lascerete evaporare completamente. Aggiungete i pomodori pelati e tritati, fate insaporire per 5 minuti e poi unite mezzo litro di acqua che lascerete evaporare per metà. Aggiungere i tranci e controllate che siano ben coperti dal brodo, salate e fate cuocere per 20 minuti mescolando ogni tanto. A cottura ultimata, togliete i tocchetti di anguilla, lasciateli raffreddare e deliscateli della spina centrale. Rimettete i filetti di anguilla nel sugo. Accendete nuovamente il fuoco per scaldare fino ad ottenere la consistenza giusta.

Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...