1.04.2012

Incollare bigattini, di Michele Moscati e Nicola Zurru

Pratica sicuramente più diffusa in acque interne che in mare, qualcuno l’ha definita un’arte, l’incollaggio del bigattino sicuramente può essere utile in molte delle più comuni situazioni che prevedono l’uso delle larve, o addirittura fondamentale per il buon esisto della pesca in casi particolari. Ricorrendo a metodi di pesca che prevedono l’ausilio di canne come bolognese, inglese ecc., volendo impostare l’azione di pesca sul fondo (presenza di corrente, profondità ecc. o per semplice scelta) si ha la necessita di velocizzare e concentrare la discesa dei bigattini; evitando dispersioni qua e là di larve sfuse. Esistono sicuramente altri metodi di pasturazione con bigattini rilasciati sul fondo, ma decisamente non ci consentono come la colla di gestire la pasturazione totalmente sia come quantità, scelta di tempi, altezza di pesca ecc. Consigliamo di provare la colla a chi durante alcune giornate di pesca si tormenta pensando “chissà dove sono finiti…” Per affrontare diverse condizioni riscontrabili in pesca, potete ricorrere a tre tipi di incollaggio:

- Incollaggio “classico”
- Incollaggio “pesante”
- Incollaggio “leggero”

Cosa ci può servire….

I bigattini: se pasturando con larve sfuse possono bastare anche quantitativi minori, ricorrendo all’uso della colla per qualche ora di pesca, è utile averne una buana quantità almeno 1 kg da incollare, più la scorta. Collante: esistono diversi tipi di colla sia per marca che per tipo, con caratteristiche diverse, le principali sono la gomma arabica (di colore giallastro) e la colla bianco neve. Tra le due è sicuramente migliore la prima, ma purtroppo è anche molto più difficoltosa da usare e sono diversi anche i tempi di incollaggio quindi per i neofiti o per i semplici amanti della pesca, non agonisti, consigliamo la classica “bianca” che da ottimi risultati anche durante i primi tentativi ed è più facile da utilizzare. La gomma arabica è più collante rispetto all’altra, nella scelta valutate anche il tipo di contenitore, è utile ricordare che và tenuta in luoghi asciutti, se per sbaglio dovesse entrarci umidità o peggio acqua, potremo rischiare di dover buttare tutto.
Setaccio: per avere un buon incollaggio delle larve, queste devono essere più pulite possibile e prive di segatura ecc., le soluzioni possono essere due, o si chiede al negoziante di fiducia (anche se qualche furbetto con la scusa del mantenere “asciutti” i bigattini abbonda con quantità di segatura ecc.…. quello non può essere il nostro negoziante di fiducia… è preferibile andare dal falegname a comprare segatura, voi fatevi dare bigattini!!!!) o bisognerà rimuovere tutto con l’aiuto di un setaccio, procedimento che comunque comporta una perdita di tempo. Può andar bene un setaccio metallico a maglia da 2-2,5 mm, uguale a quelli per disgregare i grumi delle pasture (attenzione al materiale però i bigattini rilasciano una sostanza particolare che rovina reti metalliche e elastici delle fionde). Ora come ora esistono in commercio appositi setacci all’interno dei quali è anche possibile incollare i bigattini una volta puliti, sono in plastica con rete in plastica, una rada per la setacciatura, una un po più fitta per l’incollaggio.



Recipiente per l’incollaggio:
è necessario avere una bacinella o vaschetta ampia che ci consenta di distribuire correttamente colla e umidificazione anche su abbondanti quantità di bigattini; la scelta del materiale può variare anche a seconda della stagione, considerato che nella stagione calda i bigattini sudano molto e si potrebbe avere un eccesso di umidificazione naturale, in alcuni casi sarebbe da preferire il legno come materiale (mantiene stabile la temperatura al suo interno ed è un materiale assorbente) in tutti gli altri casi va bene un recipiente plastico; altri invece utilizzano recipienti con fondo realizzato con zanzariera per far respirare anche i bigattini sul fondo. L’ideale sarebbe farsi il telaio in casa semplicemente aprendo il fondo di una bacinella e attaccandoci con del nastro una rete plastificata molto fina al posto di questo.
Vaporizzatore o spruzzino: questo strumento per molti non è indispensabile, perché per l’umidificazione dei bigattini si bagnano le mani e mescolano il tutto, ma credo proprio che avere un piccolo spruzzino a portata di mano consenta di distribuire meglio l’umidificazione su tutti i bigattini, e controllarne l’eccesso che è la maggiore causa di incollaggi mal riusciti. Si può anche utilizzare il guadino bagnandolo e spolverando sopra le larve, ma è consigliabile farlo solo se c’è molto sole e quindi saremo sicuri che l’eventuale acqua in eccesso asciughi immediatamente, e mi raccomando, se vedete che l’incollaggio a causa della troppa acqua non prende in tempi ristretti, non fate l’errore di aggiungere nuova colla, è la cosa più sbagliata da fare, l’attesa è la miglior cosa, poi col tempo imparerete.

L’incollaggio “classico".
Questo tipo di incollaggio è utile in condizioni di acque medio-lente con profondità non eccessive. Come abbiamo accennato per avere un ottimo incollaggio si tiene conto di molti aspetti, tra cui i principali che sono l’umidificazione e il quantitativo di colla da impiegare, a seconda di questo rapporto possiamo avere un rilascio più o meno veloce delle larve sia sul fondo che in discesa. Considerato che ogni pescatore credo che abbia il suo metodo personale in base all’esperienza, cerchiamo di vederne uno che possa permettere di limitare il numero degli errori, con i vari passaggi.



1) verifica dello stato dei bigattini – prima di versare i bigattini nel nostro recipiente come abbiamo visto in precedenza dobbiamo verificare che siano puliti, se non lo sono si versano prima nel setaccio e procediamo a ripulirli per bene da segatura, residui di nutrimento ed altro. È importante per realizzare un incollaggio ben fatto. Meglio ancora recatevi in quei negozi in cui i bigattini li vendono puliti, ce ne sono parecchi.
2) verifica dello stato di umidificazione naturale - una volta puliti e versati nel nostro recipiente, testiamo lo stato di sudorazione naturale del bigattino (solitamente se li abbiamo mantenuti all’interno di una sacca in stoffa saranno asciutti o quasi, viceversa in un recipiente plastico potrebbero essere umidi) questa varia molto anche in relazione ai periodi dell’anno e all’umidità presente nell’aria, particolare attenzione và prestata nelle ore calde dei mesi estivi o nelle nottate umide, perché potrebbe aumentare l’umidificazione naturale anche dopo l’incollaggio. Per fare questo basta mettere il palmo della mano sopra le larve quando sono nel recipiente, la sensazione di secchezza o umidità è immediata (i bigattini umidi o trasudanti puzzano anche di più).



3) umidificazione artificiale – una volta valutato il grado di umidificazione naturale dobbiamo valutare, se necessaria, l’aggiunta di umidificazione artificiale (è bene ricordarsi che in molti casi il quantitativo di acqua necessaria è modestissimo con il vaporizzatore per 1 kg. di bigattini basta qualche spruzzata) in caso è preferibile aggiungerne in seguito, perché se eccediamo rischiamo di compromettere la possibilità di incollaggio. Adesso dobbiamo rendere uniforme l’umidificazione, c’è chi lo fa con le mani, c’è invece chi come me fa saltare il tutto più volte dal recipiente, la colla che si appiccica sulle mani è fastidiosissima ve lo assicuro. Se ci accorgiamo di aver esagerato con l’umidificazione, prima di cospargere la colla, possiamo provare a rimettere i bigattini in una sacca pulita e ascitta, asciugate la bacinella e si rincomincia da capo.
4) l’aggiunta della colla – questa forse è la parte più critica per chi inizia, c’è chi si regola a tappi, chi a cucchiai, chi a cucchiaini ed altri con l’erogatore forato sul tappo. Il quantitativo da cospargere sulle larve, dipende dal tipo di colla scelta e dall’umidificazione, la gomma arabica ad esempio è più collante quindi necessita di minori quantitativi. Considerato che queste due righe sono per chi vuole iniziare, ci sentiamo di consigliare la colla bianco-neve, anche se bisogna aumentare la dose di un bel po’. Questa sicuramente, rispetto all’altra più collante, consente di ridurre il numero di errori, riuscendo a valutare meglio i primi rapporti umidificazione/quantità colla, ed evitare problemi per eccesso di collante. Io mi regolo con l’erogatore, ma credo che come riferimento si possano prendere 2/3 cucchiai da cucina per kg di bigattini. Il vantaggio della gomma arabica è invece che risulta meno appiccicosa alle mani ad incollaggio ultimato, se abbiamo commesso qualche errore. Una volta cosparsi per bene i bigattini, si rigira nuovamente il tutto per rendere uniforme anche la distribuzione della colla.





5) attesa per la presa del collante
– se avete fatto tutto bene, dopo qualche minuto vedrete le larve incominciare a rallentare fino a fermarsi, se dopo una decina di minuti vedete che il collante non ha fatto presa (o restano ancora molti bigattini liberi) può dipendere o da un eccesso di umidificazione, o da una carenza di umidificazione, in questo secondo caso possiamo dare qualche altra spruzzata senza esagerare (un eccesso spropositato di acqua sui bigattini a inizio o già parzialmente incollati può costringerci a dover buttare tutto!!!) e si rigira.
6) utilizzo – dovremo essere riusciti a realizzare la nostra “torta” di bigattini, adesso possiamo staccare le nostre palle o palline pronte per essere usate per pasturare, se queste risultassero un po’ appiccicose nella mano, possono essere utilizzate comunque con qualche accorgimento (vi “sporcate” le mani con sabbia fine o borotalco o addirittura con la colla come si fa con la farina in casa, è sempre bene avere una bacinella d’acqua e uno straccio con se, la colla sulle mani è fastidiosiisima e compromette anche le normali operazioni di pesca).
È importante seguire questi passaggi per evitare di mettere la colla prima di umidificare, altrimenti questa con il movimento dei bigattini và a depositarsi sul fondo del recipiente con il risultato che avremo i bigattini che si andranno ad incollare alle pareti ed al fondo del contenitore.

Incollaggio “pesante”

Quando per motivi legati alla presenza di molto fondo, alla nostra scelta di velocizzare la discesa della pastura o per motivi legati alla presenza di corrente che possa far cambiare traiettoria in discesa alle nostre palle, si può appesantire il tutto ricorrendo all’uso di ghiaino di piccola pezzatura lavato, o quarzite o ghiaietta specifica per acquari ecc. Ricordarsi sempre che questi devono essere puliti da polverine e residui vari. Esistono diversi metodi di incollaggio dei bigattini insieme ai “pesi”, come al solito c’è chi incolla prima il ghiaino e dopo aggiunge i bigattini, chi fa due incollaggi separati e poi mischia ecc. Noi per restare legati alle fasi che abbiamo visto nell’incollaggio “classico” durante l’attesa per la presa del collante (aumentando in precedenza il quantitativo di colla), quando le larve incominciano a rallentare come movimento inseriamo la nostra ghiaia (la scelta del quantitativo è in base al grado di pesantezza che vogliamo raggiungere, per iniziare tenetevi su una percentuale dal 20 al 40% in proporzione al quantitativo di bigattini). Attenzione a non farlo prima altrimenti con le larve ancora belle in movimento la ghiaia andrà a depositarsi sul fondo e non si distribuirà uniformemente.





Incollaggio leggero…
Quando si decide di pasturare con l’ausilio della fionda per basso fondo o pesca superfice/mezzo fondo, la distanza che si può raggiungere anche con la fionda “havy” ad elastico grosso è di circa 20-25 mt con vento a favore. Per guadagnare qualche metro o per ridurre l’apertura delle larve fiondate limitando l’area di pasturata, possiamo realizzare un incollaggio leggero, sfruttando l’umidificazione naturale dei bigattini e cospargendoli di colla; se la sudorazione della larva non è sufficiente si dà solo una leggerissima spruzzatina. Questa operazione ha comunque bisogno di una buona dose di pratica in quanto le prime volte i bigattini rimarranno per lo più all’interno della fionda, col tempo si impara.



Questi tipi di incollaggi potrebbero tornarvi utili nelle più comuni circostanze di pesca, è bene ricordarsi che le prime prove è meglio farle con una piccola quantità di bigattini, altrimenti se fate errori rischiate di dover buttare via tutto!!!! Per avere incollaggi perfetti possono volerci molte prove e forse anni di esperienza, ma il pescatore è caparbio.

12.27.2011

Lucci dei laghi

Luccio del lago di Mergozzo(VB)




Chi va a lucci non ci va di certo per prendere roba da 2-3 kg, anche se poi alla fin fine un luccio di tali dimensioni è sempre meglio di nulla… Quindi quali luoghi sono ideali per tentare la cattura di grossi lucci se non i laghi ??? In Italia ne abbiamo a migliaia fra piccoli, medi, grossi e semplici stagni di qualche ettaro o più. Non tutti hanno soldi e tempo per andare a cercarli in Irlanda, Olanda, Svezia, Romania ecc ecc e se all’ estero, forse, ne prenderemo di più, in quanto a dimensioni anche nel nostro paese non scherziamo. La cattura più grossa avvenuta in Italia pare sia stata quella di un esocide di 27 Kg nel Po, ma la foto fece un po’ discutere in quanto fatta con Polaroid istantanea , di pessima qualità ed inviata all’allora articolista di spinning Roberto Cazzola. Anche ultimamente sono usciti grossi pesci oltre i 10 kg con catture oltre i 15 nel Lago di Como e nel Maggiore E lasciamo stare quelle non note e per lo più fatte da professionisti colle reti…



I lucci presenti in Italia sono di 2 specie; una alloctona proveniente dai paesi dell’ Est e una autoctona.
Si riproduce fra febbraio e fine aprile (a seconda delle zone) deponendo uova in più volte e in più giorni: esse sono delle dimensioni di circa 2.5 mm e si schiudono in circa 10-15 gg e gli avannotti sono lunghi 1 cm o poco meno. A 4-5 cm sono già carnivori a tutti gli effetti e una delle difficoltà maggiori dell’ allevamento è il cannibalismo che si registra. Quando insidiarlo? Di certo il periodo migliore è l’ autunno inoltrato quando il predatore deve prepararsi alla dieta dei rigori invernali visto che le prede diminuiranno molto di numero; in inverno si alternano giornate buone a periodi infruttiferi dal punto di vista delle catture. Nelle acque con poca profondità quando il sole scalda un pochino qualche piccolo pesce fa la sua timida comparsa ed ecco che anche Mister Esox si materializza per alimentarsi. Nei periodi caldi esso è ben presente ma anche ben sazio ed è difficile ma non impossibile catturarlo. Comunque il luccio è un pesce a sangue freddo e pertanto la sua biologia o, diciamo, i suoi ritmi biologici risentono di questo e specie l’innalzamento o abbassamento della temperatura e di questo, più che della stagione, dobbiamo tener conto.

Dove? Da riva senz’altro vicino ad ostacoli o erbe sommerse ove esso è nascosto ad attendere i pesci pasto. In barca con l’ecoscandaglio bisogna cercare queste posizioni. Una delle probabilità migliori di trovarlo è nelle vicinanze delle legnaie per persici reali. Comunque in ogni stagione bisognerebbe agire ove stazionano i branchi di pesce che mangia e questo include anche agire a grosse profondità, cioè anche a 15-20 metri. Un grosso luccio mangia di tutto e quindi anche persici reali ed agoni ad esempio o, ove coesistano, le trote.



Quali tecniche? Le principali sono 4 di cui solo 3 applicate in maniera costante nel nostro paese. L’ultima consiste nel presentare il pesce esca morto a fondo ed è tipica di altri paesi ma poco praticata in Italia.
Pesca col vivo: Si tratta di mettere un pesce vivo in acqua nei seguenti metodi:
a) A fondo semplice tenuto fermo in posizione dal piombo e spostato ogni tanto.
b) Tenuto all’ altezza desiderata da un grosso galleggiante
c) Tenuto vicino al fondo usando la “Giostra” che prevede un grosso galleggiante sferico dentro cui passa il filo ove prima avremo inserito uno stopper. Un altro galleggiante più piccolo a 1/1.5 m. dall’ attrezzo speciale detto appunto giostra. Un metro o più di finale di minor sezione della madre e piombo terminale. Il finale “fine” serve in caso di incaglio.

Pesca col Mort Manieè: E’ senza ombra di dubbio la più redditizia se applicata bene. Un pesce morto infilato in una speciale montatura detta Drachkovich (dal nome del suo inventore) con piombo in testa. L’ esca deve essere fatta saltellare di 10-30 cm sul fondo ad intervalli di qualche secondo con il filo ben in tensione. La canna deve essere sensibile in modo da avvertire i saltelli. I pesci esca dovrebbero essere pesci locali uccisi sul momento o poco prima; Roba decongelata si sfalda dopo qualche lancio.

Pesca a spinning: è’ senz’altro la più praticata ma agendo verso il luccio porta sovente il neofita a sbagli specie nei laghi. Il luccio non insegue l’esca per molto spazio ma si limita a veloci scatti della lunghezza di 1/1.5 m. e quindi è essenziale fare arrivare gli artificiali a portata di muso. Questo vuole dire che lanci a casaccio nella vastità lacuale sono solo perdite di tempo e che bisogna agire nelle zone descritte sopra. Quindi è anche essenziale saper scegliere l’ artificiale giusto che lavori all’altezza desiderata; se un leggero rotante o un minnow galleggiante sono adatti nei pressi di cannetti, non lo sono se agiamo su grossi fondali ove, grossi siliconici innescati su teste piombate od al limite Cranck Bait che raggiungano grosse profondità, sono più indicati. L’ ondulante colla sua versalità è molte volte il classico “asso nella manica”.
Sono della convinzione che il luccio attacchi tutto ciò che si muova se ha fame o è un po’ irritato ma comunque un di più è avere minnows colorati secondo i pesci che stazionano nel bacino in cui agiamo. L’ ex “collega” Giorgio Montagna ha più volte scritto che si fa fare minnows color agone quando pesca nel Mergozzo e nel Verbano e mi sembra un ottimo consiglio visto che l’ agone è molto presente in quei laghi.



In qualsiasi tecnica bisogna ricordarsi di alcune essenziali:
a) Finale sempre in acciaio per evitare tagli del filo perdendo il pesce e lasciandolo libero con una ancoretta e/o artificiale che gli procurerebbero problemi

b) Canne, mulinelli e fili in ottimo stato di conservazione in quanto i pesci possono e si spera siano grossi.
c) Non lesinare sulle dimensioni degli attrezzi e dei fili ..vedere punto a
d) Maneggiare il pesce con molta cautela nei pressi della bocca in quanto i suoi affiliati denti procurano ferite dolorose.
e) Per grosse prede guadino capiente o raffio oppure l’ apposita pinza a disposizione.
f) In barca non uscire ,se non espertissimi, con tempo cattivo visto che nei grandi laghi il vento causa moti ondosi quasi marini.
g) “pinze da luccio apri-bocca” e dalle comuni pinze per slamatura. Le pinze da luccio sono utili per tenere aperta la bocca del pesce, che in questo modo può velocemente essere slamato e liberato se non lo si vuole gustare a tavola.
h) La Pazienza!!!

12.20.2011

Centrale di Veveri

Vi è una porzione di circa 200 mq nel novarese in cui si mescolano acque “importanti” per il Piemonte; qui l’acqua passa sopra l’ acqua e il pescatore non sa ove immergere la lenza.

Il Canale Cavour è un canale costruito fra il 1863 e il 1866 a “picco e pala”.
Il suo inizio è a Chivasso (TO) e termina nel comune di Galliate (NO) dopo 85 km. La sua porta massima è di 200metri cubi secondo, che diminuisce gradualmente.
Fra Saluggia e Crescentino riceve il corto ,ma di grossa portata, canale Farini che deriva dalla Dora Baltea. Nel luogo in oggetto la profondità è sui 3 metri. Acqua colore dei fiumi da cui deriva, quindi varia seconda dei momenti.

Il canale Regina Elena è un canale di cemento che origina dal Ticino nei pressi della diga di Porto della Torre, non molto dopo che il fiume è uscito dal lago Maggiore detto anche Verbano.
Costruito fra il 1938 e 1954 è lungo 25 Km con una portata iniziale di 70 mcs e finale di 45 a Novara, frazione Veveri, ove si immette nel Cavour.
Il canale è pescabile solo a monte e leggermente a valle delle centraline idroelettriche. Acqua pulita, quasi trasparente.



Il canale Quintino Sella esce dal canale Cavour appena dopo che vi è entrato il Regina Elena, ma in sponda opposta e la portata è quasi la stessa dell’ Elena. Termina, come nome, a Cilavegna (PV) ove si divide nei diramatori Mortara e Pavia.
La buca ha profondità varie e il corso è sui 3 metri con corrente sostenuta.

Il canalino di Veveri esce dal Regina Elena appena prima che questo finisca, sovrapassa il Cavour con 3 grossi tubi e va a servire industrie di Novara. Poca portata, di cemento, acqua bassa ma con fondo “naturale”. 70-80 cm massimo di fondo e acqua trasparente.




Il torrente Terdoppio ha una portata media di 3.7 mcs e passa sopra al canale Cavour. Essendo alimentato da parecchie risorgive dopo la sua nascita nelle colline novaresi, era considerato acqua pregiata fino pochi km a monte del luogo in oggetto. Acqua più che discreta se non vi è qualche inquinamento.



Siamo in comune di Novara a neppure 500 metri dalla frazione Veveri, arrivando dalla SS che arriva dal lago Maggiore. Il Cavour riceve, a monte della SS, in sponda sinistra il R. Elena che esce dall’ ultima centralina posta sul suo percorso. Appena dopo la SS prende vita il Q. Sella sulla destra del Cavour passando prima entro una grossa centrale e formando dietro la stessa una grossa buca. Voltando lo sguardo verso il sinistra e perciò verso il Cavour, si vedranno i 3 tubi che passano sopra il canale e davanti gli stessi che emettono acqua e danno vita al canalino. Percorsi 100 metri circa si incontrerà il Terdoppio caratterizzato da un ponte stretto di cemento che porta sulla altra riva e il Cavour che gli passa sotto e sbuca dall'altra parte.



Tenete ben presente che i canali, eccetto il canalino, sono soggetti ad asciutte parziali o totali nel periodo autunnale/invernale per cui è bene sempre informarsi in qualche maniera.

C'è da considerare in che critica situazione ittica ci troviamo e quindi facciamo le debite proporzioni, ma vi possiamo assicurare che in quelle acque una volta si potevano trovare, fino a 15-20 anni fa, tutte le specie derivanti dai corsi d’ acqua naturale da cui derivavano e non elemosinate colla fantasia.
Comunque barbi e cavedani sono le specie più comuni nei canali assieme ad ondate di gardon (a seconda delle annate) e un po’ di trote a seconda delle immissioni, oltre ancora a qualcuna di discesa.
Il R. Elena ha portato sempre persici reali e negli ultimi anni anche Lucioperca. Qualche tinca e carpa è presente sia nei canali sia nel Terdoppio; stessa cosa dei lucci. Anzi il Terdoppio è rinomato per questi ultimi anche se non di taglia notevole.
Non presenti, per fortuna, siluri e breme.

Le tecniche dunque sono la passata, il tocco nel canalino e nell’ Elena, il ledgering e la pesca a spinning.

Il Terdoppio è pescabile colla sola licenza governativa mentre le altre acque nel 2011 erano in concessione alla FIPSAS NO/CAGeP ed in internet si può andare a vedere permessi e regolamentazione nel sito della FIPSAS Novara o in www.apd.no.it

12.15.2011

Roberto Ripamonti



Siamo questa volta ad intervistare Roberto Ripamonti nato a Torino nel 1960, ex pilota militare ed attualmente pilota Alitalia.
E’ uno dei padri del carpfishing italiano e senz’altro uno dei più noti pescatori/giornalisti italiani, autore di numerosissimi libri e video di pesca alla carpa, ma non solo, e autore di centinaia di articoli.

Roberto, quale è stata la tua carriera in Olimpia?

Da semplice autore delle pagine verdi (carta riciclata), passando per la rubrica “Tournament e Surf” sin dal primo numero di Pescare Mare (1988), quindi Pescare dal 1992 ininterrottamente fino al 2010 e quindi, come ideatore e direttore “de facto” di Pescare carpfishing, dal 1994 fino a quando ne decisi la chiusura.
In Olimpia ho fatto l’autore, il consulente del Presidente Cacciapuoti (Renato) e ho diretto con “carta bianca” Pescare carpfishing. Ho quindi costruito la pesca in video partendo da un vhs sul carpfihsing e quindi, La grande collana della pesca in dvd. In ambito video ho praticamente parlato di tutte le tecniche di pesca!
Per Olimpia ho scritto 6 libri e curato e coordinato la Serie “Come Pescare”.
Purtroppo ho dovuto lasciare quando il credito che vantavo e che non veniva onorato ha ampiamente superato i limiti della decenza, raggiungendo cifre molto elevate.


Perché è fallita l’Olimpia? Nella crisi generalizzata qualche testata rimane; L’ Olimpia non poteva rimanere in piedi anche Lei seppur ridimensionandosi?

L’Olimpia è fallita perché non è mai stata capace di rinnovarsi e fare delle scelte. Ha avuto mediocri dirigenti che non hanno capito cosa fare e si sono affidati a personaggi ancora più mediocri che hanno portato alla morte de “Il Pescatore.”
Olimpia è stata per anni una famiglia in cui si spendeva più di quanto entrasse e nella quale, idee strampalate (una web tv totalmente basata sul nulla ad esempio), causavano esborsi di denaro senza risultato alcuno.
Personalmente conservo le mille lettere di allarme che mandavo (senza risposta), i progetti che venivano boicottati senza motivo. Le idee che venivano respinte. Poi alla fine , mi sono reso conto che stavano giocando con il fondoschiena di tante persone e stavano andando verso un burrone. Ho le lettere mandate dall’AD, che mi ringraziavano per l’apporto dato dichiarando che si stava imboccando la strada giusta ma intanto, non venivano pagati gli articoli da circa 3 anni e non venivano onorati contratti che prevedevano i pagamenti ogni 4 mesi. Alla fine, d’accordo con tutti i collaboratori di Pescare Carpfishing, abbiamo deciso di fermarci.




Già prima della grande crisi le riviste erano spesso criticate… secondo te perché?

Troppe riviste, troppi autori improvvisati, troppe cose in contraddizione tra di loro. Ma va anche detto che il pescatore italiano spesso le riviste le guarda ma non le legge; è facile alla critica distruttiva ma, raramente a quella propositiva. In linea di massima direi comunque; troppe riviste spesso fatte con i piedi.

In FaceBook e in internet vedo un sacco di ragazzetti con in mano carpe gigantesche… peccato che siano quasi tutte prese in qualche laghetto. Non credo che questo sia lo spirito di quando hai iniziato tu…..

Quando io ho iniziato i laghetti non contenevano carpe giganti e si andava in acqua libera. Nel 1988 l’Italia era un paradiso del carpfishing; eravamo pochissimi, pescavamo male tecnicamente ma avevamo molte acque e molte carpe. Ora siamo lontani anni luce e io non avrei mai pensato di vedere il carpfishing italiano arrivare così in alto ed essere così condiviso. Quanto alle carpe giganti su FB; questo accade analogamente in tutta Europa per cui non mi stupisco e lo considero naturale.



Quali sono i tuoi record di pesci di AI presi in acque libere?

Diverse carpe attorno ai 25 kg. Ma dei record non mi importa nulla anche perché pesco per stare bene e non per fare record di alcun tipo.

Passiamo alla scottante questione del siluro. Quello che mi stranì , nonostante a verità non ho seguito tutti i tuoi passi, erano le tue posizioni a favore del GSI. Ognuno ha la propria sensibilità e io ancor prima di te (scusa se mi prendo il merito) scrissi in un articolo sui problemi delle acque (PESCARE inizi anni 2000) che il siluro non era un cancro ma che cmq era una verruca e cioè un male. Credo che ben saprai che nelle consulte di pesca vi sono gli ittiologi cioè i medici delle acque…. ERA ed E’ inverosimile che questi non contrastassero gli alloctoni compreso il siluro e che il GSI (che sono 4 gatti…) l’avessero vinta; Anche perché all’ epoca manco sapevano che vi erano le leggi di pesca.. Sono perciò rimasto allibito da alcune tue dichiarazioni a favore del GSI (non del siluro)…. Mi spieghi?

Le cose che dico vanno ascoltate attentamente e senza trarre conclusioni affrettate. Io sono favorevole a quelle associazioni (tra cui GSI) che si battono, mettendoci la faccia.
GSI è stato un rullo compressore e la sua difesa è un atto dovuto. Adesso, al suo interno ci sono frange di ultra conservatori che forse esagerano e questo mi piace meno. Che poi siano 4 gatti o 5 topi a me non interessa mi interessa il tipo di messaggio che cercano di dare e a loro garantisco libertà di parola (sulla mia testata) e piena presa di responsabilità.




Sono rimasto stupito che si sbandierassero 300 ungheresi (non nego che ve ne fossero ma 300 mi sembrava esagerato) e che le forze dell’ ordine non fossero mai intervenute dietro a denuncie. Ma le han fatte stè denuncie? Sai bene che una indagine deve essere fatta dietro una denuncia se no si rischia omissione di ufficio.
Cosa mi dici in proposito? Non vi sarà qualche giro di vil denaro anche li’?

Non ne ho idea. Se GSI dichiara di aver fatto denunce non ho ragione per dubitarne. GSI è un aspetto della pesca sportiva italiana, io cerco di studiare il fenomeno nella sua totalità e non dal punto di vista di una piccola parte.

Con la domanda precedente volevo entrare nel discorso delle leggi di pesca? Non trovi assurdo che via una LR Italiana del 1931, via siano leggi regionali e specie al Nord le disposizioni siano provinciali con decine di tesserini segnacatture provinciali e FIPSAS che servono a nulla e costringono chi viaggia per pesca a sapere 3000 disposizioni magari per lo stesso pesce? Tieni presente inoltre che abbiamo una miriade di Diritti Esclusivi di Pesca (che sono solo espropriabili) specie in Piemonte e Lombardia (Ma anche il lago di Nemi ad esempio) che vanno ad ingarbugliare le cose oltre ad intaccare il portafoglio se mal gestite.

Ho personalmente scritto un progetto di legge insieme a Gianluca Milillo qualche anno fa che sarebbe stato molto funzionale ma, non siamo riusciti a portarlo avanti. E’ chiaro che la situazione attuale è paradossale e va cambiata ma, con il federalismo demaniale andremo anche peggio



Cosa mi dici della FIPSAS e di tutte le miriade di sigle di 3 gatti che stanno nascendo e che qualche volta litigano fra di loro anche?

Io opero con la FIPSAS all’interno dell’Agenzia di Comunicazione e come esponente (unico tra i pescatori ricreativi) nel progetto UE, “Shark Like”. La federazione è del CONI e deve assoggettarsi a certe regole del CONI ma, sta facendo passi da gigante per soddisfare le esigenze dei non agonisti. Diamo tempo al tempo e questa gestione Matteoli /Gigli / Natucci /Nolli etc. darà i suoi frutti. Poi vedo associazioni di massa come CFI, Spinning Club e poche altre (legering, Esox) che sono ultra specialistiche che soddisfano quelle nicchie che necessariamente, la FIPSAS, non può soddisfare pienamente. Tutte dovrebbero collaborare con la federazione e viceversa. Questo è il mio sogno. Che poi in Italia ognuno voglia fare il presidente della propria associazione non è solo nella pesca ed è questa la ragione di “associazioni” con 12 iscritti che reclamano credibilità e peso a livello nazionale.

Noi di Pesca&Pesca ti ringraziamo per la disponibilità e ti auguriamo “Peter Heil” e buona vita a te, famiglia e al mio grande amore/odio Johnny Paolicchi

11.29.2011

L'ittiologo del web -- Intervista a Stefano Porcellotti

Noi siamo sempre alla ricerca della verità suffragata da personaggi illustri, scientificamente preparati, quindi quale ittiologo nel web potrebbe dirimere alcune questioni, se non Stefano Porcellotti , noto ittiologo ed autore dell’ unico sito scientifico dedicato ai pesci e cioè http://www.ittiofauna.org



Egregio dottore cominciamo a tediarla con il solito siluro. Se questo pesce ha colonizzato il Po almeno fino a Casale Monferrato, il Ticino basso, l’Adda come mai è sporadico nel Po torinese e soprattutto nei grandi laghi? Questione di fondale non idoneo o cosa?

Contrariamente a quanto si pensa comunemente il siluro d’Europa non ama particolarmente le acque ferme, colonizza bracci morti dei grandi fiumi europei dove resta confinato durante le esondazioni, oppure è presente in modo massiccio in bacini chiusi dove è stato immesso.
In bacini provvisti di emissari ed immissari di buona portata tende a stabilirsi in questi, o nelle aree lacustri limitrofe. Questo è probabilmente il caso di molti dei grandi laghi prealpini. Inoltre, dove le condizioni lo consentano, i grossi esemplari tendono a stabilirsi in propri territori per cui la loro densità appare molto ridotta rispetto agli ambienti fluviali.
Il substrato influenza la specie solo per l’aspetto riproduttivo, in assenza di substrati ricchi di vegetazione sommersa, dove il maschio costruisce il nido pressando la vegetazione del fondale, la colonizzazione risulta difficoltosa (o perlomeno si crea una competizione intraspecifica per i terreni di frega).
Per il resto la specie ha ampia valenza ecologica, oltre che in acque calde e profonde a corrente lenta e substrato mobile, vive bene anche in corsi d'acqua di media portata, su substrati compatti non particolarmente profondi ed a corrente relativamente veloce. Tollera acqua salmastre (anche per la riproduzione).




Quali sono gli alloctoni più pericolosi (oltre il siluro) per gli autoctoni?

Tutte le specie alloctone sono dannose per l’ittiofauna autoctona. Dal persico trota (Micropterus salmoides) al pesce gatto nero (Ameiurus melas), dal siluro d’Europa (Silurus glanis) al barbo europeo (Barbus barbus) o alla pseudorasbora (Pseudorasbora parva) e al pesce rosso (Carassius auratus).
Inoltre sono da ritenere specie alloctone anche quelle oggetto di transfaunazione, come l’introduzione del barbo padano (Barbus plebejus), della lasca (Protochondrostoma genei), dell’alborella (Alburnus alborella) e della savetta (Chondrostoma genei) nei bacini del distretto arno-tiberino.
Si deve comprendere come le comunità ittiche di ciascun distretto idrogeografico si siano originate a partire da 5- 2 milioni di anni attraverso l’instaurazione di complessi e delicati equilibri, accompagnati da mutazioni evolutive peculiari che anno determinato per isolamento la formazione di specie uniche, costituiscono un patrimonio di biodiversità irrinunciabile da difendere ad ogni costo.
Disgraziatamente l’impatto antropico sta mettendo in gravissimo pericolo il tesoro genetico unico delle specie ittiche dei bacini perimediterranei. L’introduzione di una specie aliena all’interno di un ecosistema spezza equilibri consolidati con risultati del tutto imprevedibili.







In che modo l’introduzione di specie alloctone danneggia le specie autoctone?

Attraverso molteplici meccanismi, come inquinamento genetico, competizione alimentare, predazione, competizione per le aree di frega, specie parassite di sperma e, aspetto totalmente non considerato, introduzione di malattie virali e batteriche da parte di individui infetti o portatori sani.

Cosa si intende per inquinamento genetico di una specie?

La definizione classica di specie, valida per le classi dei vertebrati superiori, non si applica nel caso dei pesci ossei. Tra i pesci possono generarsi ibridi fecondi anche intergenerici, oppure esistono specie dello stesso genere non in grado di ibridarsi. Ad esempio, nel caso dell’ibridazione tra abramide (Abramis brama) e rutilo (Rutilus rutilus) si originano ibridi fecondi, ma la forma ibrida risultante risulta meno competitiva delle specie parentali rispetto all’ambiente e di conseguenza viene eliminata per selezione naturale.
Alcune specie non sono feconde tra loro o sono incompatibili ecologicamente, come la rovella (Rutilus rubilio) ed il triotto (Rutilus aula), ma se nel bacino viene introdotta una terza specie congenere, come il rutilo (R. rutilus) in grado di ibridarsi con entrambe e di agire da ponte genetico, si forma una popolazione ibrida che presenta caratteristiche di tutte le specie parentali. Molte specie congeneri (per alcuni sottospecie), comunque portatrici di un pool genetico peculiare, se poste a contatto tendono a dare origine a popolazioni ibride con esemplari che presentano caratteristiche morfologiche più o meno spostate verso l’aspetto dell’una o dell’altra popolazione parentale. Questo è il caso dei barbi che attualmente popolano gran parte dell’Arno aretino, dal comune di Laterina fino al comune di Pratovecchio.
Questi barbi sono il risultato di continue ibridazioni tra la forma autoctona Barbus tyberinus e le forme introdotte B. plebejus e B. barbus (vedere foto). I barbi ibridi presentano morfologia particolare, raggiungono maggiori dimensioni, e risultano molto aggressivi rispetto alla forma autoctona. Sono infatti attivi predatori di ghiozzi, cobiti, avannotti ed immaturi di altre specie. Attualmente rappresentano la componente principale della biomassa negli ambienti da loro colonizzati. La forma autoctona sopravvive geneticamente pura solo nei bacini degli affluenti isolati dall’asta principale da ostacoli invalicabili (briglie).




Cosa si intende per specie parassita di sperma?

In condizioni naturali le uova emesse dalle femmine di carassio dorato o pesce rosso (Carassius auratus), spesso chiamato impropriamente carassio, possono essere attivate dai gameti maschili di varie specie di ciprinidi, tra cui le più frequenti sono Cyprinus carpio, Tinca tinca, Blicca bjoerkna, Scardinius erythrophthalmus, sviluppandosi senza vera fecondazione (il corredo cromosomico del maschio non viene accettato).
Con tale modalità riproduttiva, detta ginogenesi, la prole riceve solo geni materni ed è perciò costituita esclusivamente da femmine. Ne deriva che la presenza di numerose femmine di carassio che emettano uova assieme alle femmine delle specie sopra citate, diminuisce la probabilità che avvenga la fecondazione delle uova della specie parassitata. Inoltre il pesce rosso risulta in grado di divenire infestante in un ecosistema partendo anche da una sola femmina o da pochissimi esemplari.


Come avviene l’introduzione di malattie virali e batteriche?

Nel loro habitat naturale molte specie hanno evoluto una naturale resistenza agli agenti patogeni per restando potenziali portatori della malattia.
L’arrivo di esemplari in ambienti popolati da specie congeneri o comunque sensibili al batterio od al virus può determinare forti morie o l’estinzione di intere popolazioni. Un po’ la stessa cosa occorsa agli indigeni americani all’arrivo degli europei.
Il problema è che chi attua immissioni illegali di specie alloctone non è generalmente al corrente di cosa può scatenare. Un gesto, spesso ritenuto innocuo o utile ai fini della pesca, può determinare una catastrofe ecologica di grandi proporzioni. Per questo si raccomanda di controllare, anche mediante quarantena, il materiale da ripopolamento e di contrastare duramente le immissioni illegali di materiale ittico
.

Luccio italico si ibrida con quello dell’est? Ibrido sterile o no?
Idem dicasi per il barbo?

Il luccio italico, recentemente riconosciuto come buona specie da Piergiorgio Bianco (Esox cisalpinus Bianco e Delmastro 2011), dovrebbe essere in grado di ibridarsi e dare prole feconda ma, per ulteriori informazioni, potete consultare Piergiorgio: piergiorgio.bianco@unina.it .
Riguardo ai Barbus ho risposto precedentemente.




Almeno per il Piemonte riscontro una quasi totale scomparsa del pesce piccolo cioè alborelle, vaironi, gobioni, triotti (le lasche chi se le ricorda) anche in luoghi ove non vi sono siluri, uccelli ittiofagi e con scarsa presenza aulietica. Come mai secondo Lei? Lo stesso cavedano, quasi un pesce hilander, ha subito un tracollo vertiginoso.

La rarefazione dei ciprinidi autoctoni è generalmente imputabile a molti fattori, spesso in sinergia tra loro. Si va da immissioni a scopo alieutico di specie predatrici in quantità sovradimensionate rispetto alle capacità trofiche dell’ambiente, alla comparsa di agenti patogeni, all’alterazione ambientale (lavori in alveo e di regimazione) con distruzione delle aree di frega, interruzione della continuità fluviale (briglie, centraline idroelettriche, e fonti inquinanti di vario genere.
In alcuni casi è risultata determinane la conversione di tratti fluviali in “Zone No Kill”, in questi le specie predatrici immesse monopolizzano completamente l’ecosistema a spese delle altre specie presenti, spesso fino a giungere al cannibalismo intraspecifico.
A dispetto di atteggiamenti “animalisti”, la gestione di un ecosistema fluviale deve sempre comprendere un serio monitoraggio delle capacità trofiche dell’ecosistema, con determinazione del numero per classi di età dei predatori presenti compatibili con il mantenimento di un equilibrio ecologico soddisfacente e, nel caso applicare la rimozione degli esemplari in eccesso tramite l’istituzione di capi trofeo o quant’altro. La presenza di uccelli itiofagi resta tra le maggiori cause di rarefazione dei piccoli ciprinidi, ma la loro presenza non è facilmente rilevabile (ad esempio le nitticore sono prevalentemente notture).
In ogni caso, durante le operazioni di campionamento per la revisione della Carta delle Vocazioni Ittiche della Provincia di Arezzo, personalmente ho rilevato una presenza fino al 65% di esemplari feriti da uccelli ittiofagi, nelle popolazioni di cavedano, rovella e vairone presenti in molte delle stazioni campionate.


Ci spiega come agisce un elettrostorditore?

Sfrutta le reazioni indotte nei pesci dalla corrente elettrica che li attraversa, in conseguenza del campo elettrico che si realizza immergendo in acqua un polo a carica positiva e uno a carica negativa. I pesci presenti nel campo compreso tra i due poli sono attirati dal polo positivo, verso il quale si dirigono nuotando attivamente, per poi rimanere storditi dalla scarica elettrica.


La famosa linea laterale quanto è potente? Cioè un luccio diciamo di 3 Kg a che distanza avverte le vibrazioni del famoso martin 28 gr? (tanto come esempio)

Non ho dati precisi per il luccio. Come esempio posso citare il siluro d’Europa: è dotato di un sistema di canali sensoriali in grado di monitorare in meno di 10 secondi gli spostamenti idrodinamici e le tracce chimiche della preda a distanze fino a 55 volte superiori alla lunghezza della preda stessa.

Il nanismo del persico reale ovunque da dove deriva?

Nell’ittiofauna il cosiddetto “nanismo” non ha motivazioni genetiche, è sempre correlato alla mancanza di cibo. In poche parole il pesce aumenta di dimensioni se ha cibo sufficiente. Fenomeni di sovrappopolazione o di competizione alimentare con altre specie causano l’abbassamento delle dimensioni medie della popolazione colpita. In ogni caso il fenomeno non è presente “ovunque”, ad esempio la popolazione insediata nel bacino di Montedoglio (Sansepolcro AR) ha un tasso di crescita ponderale tra i più elevati d’Italia, come confermato dai campionamenti effettuati assieme al personale GRAIA s.r.l. del 2004 e del 2011.



Confronto tra l’accrescimento lineare di varie popolazioni di persico reale (F. Ticino: Graia, 1999; L. Trasimeno: Lorenzoni et al., 1996; L. di Piediluco: Lorenzoni et al., 1996; L. di Monate: Jamet et al, 1990), effettuato nel 2004.


I depuratori non è che in molti casi emettono acque distillate invece che depurate con conseguenze facilmente immaginabili?

Non capisco, se immettessero acqua distillata sarebbe anche meglio, sarebbe neutra. Riflettete. La pioggia, non legata ad agenti inquinanti presenti nell’atmosfera, è acqua distillata. E la pioggia forma i bacini idrici. In ogni caso l’eventuale acqua distillata si riequilibrerebbe attraverso il contatto con il substrato e l’acqua già presente nel bacino.
Il problema è che spesso gli impianti di depurazione sono assenti o, se presenti, sottodimensionati rispetto al carico inquinante da smaltire, per cui la loro azione risulta di scarso effetto.


Quali sono le diatribe scientifiche in corso fra voi ittiologi?

Qui si entra in un campo minato. Sono molteplici. Risulta più facile dire in cosa siamo d’accordo. Limitiamoci a dire che tutti concordano sul grande pericolo che corre la biodiversità delle acque interne dell’intero pianeta.

Le espongo i nostri pensieri
Noi riteniamo che la legge italiana di pesca debba essere una sola e che nelle consulte di pesca debbano esserci solo gli ittiologi; le acque figure combinano solo disastri. Come è concepibile che vi siano regolamentazione diverse su periodi di frega e misure minime fra province e regioni confinanti? Non sarebbe d’ accordo che vi dovrebbe essere una chiara legge italiana di pesca che deleghi molto limitatamente e che ogni pescatore debba ricevere un opuscolo illustrativo sulle specie.

Naturalmente se le leggi fossero veramente fatte per il beneficio di chi le deve rispettare dovrei ammettere di aver sbagliato pianeta, o perlomeno stato. Scherzi a parte diverse regolamentazioni su periodi di frega e misure minime fra province e regioni confinanti possono esistere a causa delle caratteristiche peculiari dei bacini da considerare, quindi possono anche rendersi necessarie.
In ogni caso è vero: dovrebbe esistere una legge quadro per la gestione delle acque interne che fissi perlomeno rigide regole per la qualità genetica del materiale di ripopolamento, pesanti sanzioni a chi immette pesci alloctoni nelle acque criteri di salvaguardia e protezione della biodiversità, delegando però localmente le modalità di applicazione.
Non sono d’accordo che la gestione venga affidata ai soli esperti del settore. Soltanto attraverso un consapevole e responsabile coinvolgimento dei pescatori, sportivi e non, potremo giungere a risultati soddisfacenti e duraturi nella gestione della pesca e nella conservazione della qualità ecologica delle nostre acque interne.
Purtroppo siamo nel paese in cui siamo. Uno stato che non applica mai criteri di ingegneria idraulica biointegrata e biocompatibile.
Una “casta incapace” che, di fronte a nefaste emergenze idrauliche (troppo frequenti e diffuse) fa intervenire le ruspe, abbatte la vegetazione riparia e canalizza. Alla faccia della difesa della biodiversità e della naturalità dei corsi d’acqua.
Mai, dico mai, impedisce di costruire o abbatte gli edifici presenti a ridosso o dentro gli argini naturali dei fiumi. Anzi, dopo le tragedie, fa costruire negli stessi luoghi illudendosi di poter arrestare o deviare le acque per la prossima volta, quando (sicuro come il levar del sole) si verificherà una nuova emergenza. Una “consorteria” che durante le magre stagionali, in nome di convenienze personalistiche, non applica quasi mai i criteri di “minimo deflusso vitale” o di trattamento adeguato delle acque reflue.


La ringraziamo per la sua pazienza e collaborazione e di sicuro i nostri lettori le saranno grati.

11.21.2011

Il Sartirana e i suoi silurotti



Per queso itinerario bisogna ringraziare subito Lesovitich, cioè un mio amico negoziante sito in Novara, Frazione Lumellogno in Via dei Muratori, che ha scoperto la grande possibilità di questo canale (detto anche Roggione di Sartirana) per una pesca ai siluri medio-piccoli (con anche esemplari di rispetto come un 168 cm), che non è tecnicamente difficile nell’ esecuzione vera e propria, ma di grande difficoltà nel scegliere le anse giuste e nel poi salpare i pesci.
Oltretutto Roberto ha ideato varie montature per la sua pesca sia con esche naturali che artificiali e ha centinaia di minnows auto costruiti nel suo negozio.
Molte volte si è prestato per servizi su una testata cartacea (Il Pescatore) in varie tecniche e non è quindi uno sprovveduto in materia alieutica.





Essere in due direi è essenziale e così la mia povera moglie si presta ad essere la mia socia al momento di guadinare il pesce.
Lo fa per Amore o perché il siluro gli piace bel impannato e fritto? Voi che ne dite? Tralasciamo qualsiasi discussione Kill o No Kill e passiamo a parlare di questo canale.

Il Roggione di Sartirana è un canale artificiale che attraversa il territorio pavese in Lombardia, da Nord a Sud. Esso deriva dal Sesia per via di una grandiosa diga posta sulla strada che va da Palestro verso Rosasco. Ha una lunghezza di 27 km e una portata di 27m³/s. È stato realizzato nel 1387 per ordine di Gian Galeazzo Maria Visconti e quindi fatto tutto a pala e picco ed è per questo che può anche considerarsi un corso semi naturale; Non fosse per le periodiche semi asciutte autunnali che lasciano comunque acqua nel corso e nelle buche. Oggi il canale è gestito dall'ente "Est Sesia" che controlla tutti i canali della Lomellina e le sue rive sono molto infrascate. La profondità si aggira sui 250/300 cm con buche che vanno ben oltre. Il fondo favorisce le alghe anche se è possibile fare pesca a passata individuati i corridoi giusti o nei rigiri adatti. La grammatura del galleggiante in corrente non deve essere inferiore ai 5-6 gr e la pesca è destinata ai barbi che entrano dal fiume assieme ad alborelle e pesciame vario. Anche il ledgering ha la sua valenza e permette anche l’aggancio di piccoli e medi siluri sui 1-2 kg.

Ma che và per la maggiore è la caccia al siluro nel sottoriva; nna pesca vagante effettuata a spinning coi pescetti siliconici colla coda tagliata oppure usando a fondo (anzi appena sollevati dalle montature Lesovitich J) sarde o calamri o comunque roba che puzza.
Dieci minuti qua, dieci là ad esplorare i tratti meno infrascati sempre al mattino presto o alla sera tardi. Canne potenti sui 4 metri, trecciati potenti , piombi a bandiera dai 50 a i 100 grammi da far sbattere in acqua al momento della posa nel sottoriva se non vi sono grossi rigiri. L’ abboccata è sempre franca e decisa e sarà bene avere un mulinello con Bait Runner per quei momenti in cui l’ occhio non è sulla canna. Una sera vuole che i rovi mi abbiano fermato il tutto ma al ritorno dall’ aver colto delle more mi sono trovato la canna fra i rovi e il tracciato dello 0.24 tranciato……



Volendo nei grossi rigiri, dopo i ponti generalmente, si può effettuare una pesca di ricerca con grandi galleggianti o palloncini e pesci vivi .Abbigliamento idoneo a sopportare moscerini, rovi e ortiche; bevande fresche al seguito specie di sera. Guadino grosso o raffio al seguito e mai da soli. Essendo un canale vi sono asciutte totali o parziali nel periodo in cui i campi e le risaie non hanno bisogno del liquido.




E poi? Nonna Rita, visto che arrivano da acque, se non proprio pulite ma comunque di discreto livello, li cucina sfilettandoli o facendoli a tranci. Li impanna nell’uovo sbattuto e pan grattato oppure in alternativa in una miscela di uovo ed erbette varie e li frigge; Birra, patatine e PROVATELI!!!





Viabilità: Arrivando da Novara o dall’ uscita di Vercelli Est seguite per Vercelli e poi per Palestro: Dieci Km circa e siete i paese; al semaforo a destra e seguite le frecce per Rosasco. Dopo 3 km di strada asfaltata ma tortuosa vedete la prima buca, dopo ancora una cava (zona piscina) e poi via a seguire il canale fino alla sua fine.

Il negozio più vicino resta Lesovitch anche dall’altra parte del Sesia vi è Luciano Pesca in Corso Casale .

Fermatevi un attimo all’inizio di Plalestro ove un grande momunento ricorda la battaglia di Palestro. Fu combattuta il l’ultimo giorno di maggio del 1859 , fra circa 14.000 austriaci e 21.000 sabaudi/piemontesi

Video


https://www.youtube.com/watch?v=zO1fS2LBqoY


https://www.youtube.com/watch?v=rl-V9AP6TPA

11.02.2011

Il Tanaro a Masio

Il Tànaro (in brigasco*) Tana, in dialetto ormeasco Tòn-no, in piemontese Tane o Tani, è il 2º fiume più importante del Piemonte dopo il Po (del quale è anche principale affluente di destra) e uno dei maggiori d’Italia in quanto 6º per lunghezza (276 km) dopo Po, Adige, Tevere, Adda e Oglio e ben 4º per ampiezza del bacino idrografico (8.324 km²) dopo Po, Tevere e Adige. E’ lungo 276 km nascendo dalle Alpi Liguri presso Piaggia e Monesi, frazioni di Briga Alta (CN) e di Mendatica (IM), dal Monte Saccarello e finisce la sua corsa nel Po presso Bassignana (AL). La portata alla foce mediamente è 131 meri cubi/secondo.
Affluenti: Stura di Demonte, rio Bisaola, fiume Belbo, fiume Bormida, Canale Dugale, Scolo Caldone, Canale Caldone, Fosso Fossegone, Fosso Osone, Fosso Paiolo, Torrente Redone.
Scorre verso nord-est fino ad arrivare in Piemonte e presenta un andamento fortemente meandriforme che dà luogo al fenomeno dei calanchi ed il suo colore è, eccetto alcune volte, marrone per via del tufo che lambisce..
È un fiume molto sfruttato dall’industria e dall’agricoltura, profondamente influenzato dagli insediamenti urbani che sono cresciuti nel tempo vicino alle sue rive e da un’esasperata attività estrattiva di sabbia e ghiaia.
È soggetto in più punti alla canalizzazione forzata delle acque ma resta comunque, in alcune sue parti, una zona di passaggio e di nidificazione gradita a numerosissime specie di uccelli.

Il fiume stranamente chiaro

I locali,i dicono di saltuarie trote probabilmente dalle mole riserve nel tratto montano.




A Masio, cioè un 12-15 Km a monte di Alessandria, è già un grosso fiume e presenta una lama dritta lunga almeno 800 metri e un ampio curvone. Essendo campo gara ci si arriva con l’auto fin all’ argine e le postazioni sono già fatte e molto comode. La profondità è notevole, ed è mediamente di 4 metri, ma con picchi di oltre 6 metri; perciò pescando a passata bisogna avere attrezzi di misura adeguata.
Vi sono stranamente un po’ di Channel (che sicuramente si sono riprodotti) ed obiettivamente non so se siano solo in quella zona o in tutto il fiume; quasi certamente è l’ unico del Piemonte ad avere questo pesce, almeno a mio sapere. Poi posso sbagliarmi ma…





Molto praticata nella stagione autunnale la pesca con l’uva nera a galleggiante; vidi prendere molti cavedani anche se di taglia medio-piccola, ma anche qualche soggetto di discrete dimensioni in più occasioni. Essendo il luogo alle spalle del paese credo che i locali facciano una abbondante pasturazione.
Nel fiume devono finire tonnellate di mais anche visto che nell’ultima uscita tale esca veniva aggredita in continuazione da barbi di massimo 20 cm; è l’ ennesima dimostrazione che il pesce si adatta a quello che trova pur di alimentarsi non essendo generalmente il barbo un pesce adatto per tale cereale.
Nelle precedenti occasioni invece tale esca si è rilevata efficace per la cattura di buoni esemplari di idridi carpe-carassio pescando col Method e pastura gialla. Conviene pescare pesanti come dimensioni del filo visto che sono presenti esemplari di carpa, e non pochi, a detta dei locali e dimostratami da un ragazzo con foto fatte col telefonino, di oltre 10 kg.



Sopra e sotto sempre Tanaro ma molto a valle



barbetti con amettiera

Il colore dell’ acqua modifica anche il colore dei pesci e lo sbiadisce così troviamo dei barbi più sul grigio che sul classico verde.
Naturalmente il bigattino è l’esca universale ma nella stagione calda attira parecchia roba piccola . Io consiglio vivamente il ledgering come tecnica principale, magari con due canne(una a Method con mais inserito e una a feeder con pastura rossa e bigattini) e la passata come secondaria.

COME ARRIVARE: Prendere la Torino-Piacenza e uscire a Felizzano. Girare a destra e a Quattordio subito a sinistra. Oppure si gira a sinistra ed alla seconda rotonda a destra e si seguono i cartelli. Oppure girare a destra e a Quattordio subito a sinistra.

A decorrere dalla data del 1/2/2014, con provvedimento deliberativo la Provincia di Alessandria ha istituito, compatibilmente alle vigenti disposizioni della Regione Piemonte, il tesserino catture ittiche che prevede l’obbligo della registrazione giornaliera del numero dei salmonidi trattenuti e del peso complessivo delle altre specie soggette a limitazione di cattura. Compatibilmente alla D.G.P. n. 13, del 22-01-14 la limitazione del numero di catture giornaliero di trote fario non può superare i 5 esemplari mentre per quanto riguarda la trota iridea è possibile trattenere al massimo 8 esemplari. Il limite di peso trattenibile per ogni giornata di pesca non può complessivamente oltrepassare i 5 chilogrammi. Dal calcolo del peso debbono essere decurtati gli esemplari delle specie di cui all’allegato C (Regolamento 1/R emanato con  D.P.G.R. 10/01/2012) ed il pesce più pesante delle rimanenti specie (alborella, carpa, cavedano, cobite comune, ghiozzo padano, gobione, ecc). Al raggiungimento di uno limiti giornalieri di quantitativo di pescato trattenuto previsto è fatto obbligo di cessare l'attività di pesca. Il tesserino catture è rilasciato gratuitamente presso l’Ufficio Provinciale Tecnico Faunistico ed Ittiofauna, via Galimberti 2/A (terzo piano) Alessandria nei giorni da lunedì a venerdì dalle ore 9,00  alle ore 12.30 o in alternativa presso la Federazione F.I.P.S.A.S.  sede di Alessandria, via Piave 18, che potrà avvalersi di punti di raccolta delle istanze presso i negozi  di articoli di pesca.  Per il rilascio è necessaria la presentazione della domanda all’uopo predisposta unitamente alla consegna di copia delle quietanze di versamento  (o eventuale licenza di pesca per residenti in altra regione) e copia di un valido documento di riconoscimento. La consegna di tale tesserino è prevista anche tramite  delega. Il tesserino catture é destinato ai titolari di licenza di pesca di tipo B, D, a quanti sono soggetti ad esenzione al pagamento della stessa, ed è obbligatorio in tutte le acque della provincia di Alessandria ad eccezione dei laghi privati, delle zone a regolamentazione particolare (no kill) e durante lo svolgimento di attività di pesca agonistica (gare o raduni sociali).  Il tesserino è strettamente personale e deve essere riconsegnato alla scadenza annuale della licenza di pesca, anche se deteriorato. La mancata riconsegna preclude il rilascio del tesserino per l’anno successivo. In caso di smarrimento o sottrazione del tesserino, il titolare e tenuto a provvedere alla denuncia dell’accaduto all’autorità di Pubblica Sicurezza competente prima di richiedere il duplicato agli uffici provinciali.
Il pescatore, prima di iniziare l’attività di pesca, è tenuto a scrivere in modo indelebile nella pagina del rispettivo mese, il giorno e il codice del bacino. Nel caso in cui si eserciti l’attività di pesca in un corso d’acqua (o canale) non previsto nel codice bacini, è necessario indicare il codice del bacino in cui lo stesso è incluso. Nella circostanza in cui, in una stessa giornata, venga esercitata l’attività di pesca in corsi d’acqua appartenenti a bacini diversi o in laghi diversi, è necessario riportare nella medesima casella il codice di riferimento dei bacini frequentati. Ogni esemplare di salmonide (trota fario e trota iridea) pescato e trattenuto deve essere immediatamente registrato sul presente tesserino, apponendo una - X -indelebile nella casella corrispondente. Qualora il pescatore decida di depositare il pescato nel proprio automezzo o in altro luogo, dovrà obbligatoriamente cerchiare la registrazione (x) dell’ultimo esemplare segnato di ogni specie.  Il quantitativo del pescato espresso in peso, dovrà essere sempre indicato a conclusione dell’attività giornaliera di pesca per tutte le specie ad eccezione di quelle elencate nell’allegato C del Regolamento 1/R, per cui è previsto un limite numerico giornaliero ed il pesce più pesante delle rimanenti specie. In caso di spostamenti è obbligatorio cerchiare il peso raggiunto al momento, che non dovrà comunque superare a fine giornata i limiti di peso consentiti. Qualsiasi tentativo di contraffazione o di cancellazione o abrasione sul tesserino sarà oggetto di provvedimenti sanzionatori.
Referente: Carlo Fortunato
Indirizzo: Via Galimberti, 2/A, 15121 Alessandria
Telefono: 0131304573 - 0131304551
Fax: 0131304702
Cosa fornisce/rilascia all'utente: Tesserino segnacatture da ritirare presso l’Ufficio
Cosa occorre: Fotocopia di un documento di identità in corso di validità del richiedente, fotocopia Tassa governativa di pesca Licenza tipo B - D
Tempi standard del procedimento: Immediato
Modulistica
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COSA COMPRARE D BUONO
: krumiri sono dei biscotti di farina di frumento che si possono servire o a pranzo, o con caffè e thè, ed hanno la qualità di conservarsi a lungo mantenendo la loro freschezza e il delicato profumo
Mostarda d'uva: consistente come una confettura resa scura dall'uso del mosto, di sapore non piccante, si gusta con polenta, bolliti, formaggi e, come un sorbetto, con la neve. La ricetta antica di questa conserva prevede che al mosto (di barbera, dolcetto, nebbiolo, moscato) si aggiungano i frutti di fine stagione (mele cotogne, zucca, pere, fichi, prugne, noci, nocciole, scorza d'arancia, e limone).

NEGOZI DI PESCA:Fabri Sport ad Alessandria V San Giovanni bosco e Corso Acqui 76 Telefoni: 0131-234713 e 0131-248191

DOVE MANGIARE: : TRATTORIA LOSANNA STRADA SAN ROCCO 22
15024 - MASIO (AL) Tel. 0131799525

*Il brigasco (in brigasco “brigašc”, in francese “brigasque”) è una varietà della lingua ligure appartenente al dialetto roiasco, parlata nelle Alpi Marittime nella Terra Brigasca, a cavallo del confine italo-francese nella zona del Monte Saccarello

Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...