11.29.2011

L'ittiologo del web -- Intervista a Stefano Porcellotti

Noi siamo sempre alla ricerca della verità suffragata da personaggi illustri, scientificamente preparati, quindi quale ittiologo nel web potrebbe dirimere alcune questioni, se non Stefano Porcellotti , noto ittiologo ed autore dell’ unico sito scientifico dedicato ai pesci e cioè http://www.ittiofauna.org



Egregio dottore cominciamo a tediarla con il solito siluro. Se questo pesce ha colonizzato il Po almeno fino a Casale Monferrato, il Ticino basso, l’Adda come mai è sporadico nel Po torinese e soprattutto nei grandi laghi? Questione di fondale non idoneo o cosa?

Contrariamente a quanto si pensa comunemente il siluro d’Europa non ama particolarmente le acque ferme, colonizza bracci morti dei grandi fiumi europei dove resta confinato durante le esondazioni, oppure è presente in modo massiccio in bacini chiusi dove è stato immesso.
In bacini provvisti di emissari ed immissari di buona portata tende a stabilirsi in questi, o nelle aree lacustri limitrofe. Questo è probabilmente il caso di molti dei grandi laghi prealpini. Inoltre, dove le condizioni lo consentano, i grossi esemplari tendono a stabilirsi in propri territori per cui la loro densità appare molto ridotta rispetto agli ambienti fluviali.
Il substrato influenza la specie solo per l’aspetto riproduttivo, in assenza di substrati ricchi di vegetazione sommersa, dove il maschio costruisce il nido pressando la vegetazione del fondale, la colonizzazione risulta difficoltosa (o perlomeno si crea una competizione intraspecifica per i terreni di frega).
Per il resto la specie ha ampia valenza ecologica, oltre che in acque calde e profonde a corrente lenta e substrato mobile, vive bene anche in corsi d'acqua di media portata, su substrati compatti non particolarmente profondi ed a corrente relativamente veloce. Tollera acqua salmastre (anche per la riproduzione).




Quali sono gli alloctoni più pericolosi (oltre il siluro) per gli autoctoni?

Tutte le specie alloctone sono dannose per l’ittiofauna autoctona. Dal persico trota (Micropterus salmoides) al pesce gatto nero (Ameiurus melas), dal siluro d’Europa (Silurus glanis) al barbo europeo (Barbus barbus) o alla pseudorasbora (Pseudorasbora parva) e al pesce rosso (Carassius auratus).
Inoltre sono da ritenere specie alloctone anche quelle oggetto di transfaunazione, come l’introduzione del barbo padano (Barbus plebejus), della lasca (Protochondrostoma genei), dell’alborella (Alburnus alborella) e della savetta (Chondrostoma genei) nei bacini del distretto arno-tiberino.
Si deve comprendere come le comunità ittiche di ciascun distretto idrogeografico si siano originate a partire da 5- 2 milioni di anni attraverso l’instaurazione di complessi e delicati equilibri, accompagnati da mutazioni evolutive peculiari che anno determinato per isolamento la formazione di specie uniche, costituiscono un patrimonio di biodiversità irrinunciabile da difendere ad ogni costo.
Disgraziatamente l’impatto antropico sta mettendo in gravissimo pericolo il tesoro genetico unico delle specie ittiche dei bacini perimediterranei. L’introduzione di una specie aliena all’interno di un ecosistema spezza equilibri consolidati con risultati del tutto imprevedibili.







In che modo l’introduzione di specie alloctone danneggia le specie autoctone?

Attraverso molteplici meccanismi, come inquinamento genetico, competizione alimentare, predazione, competizione per le aree di frega, specie parassite di sperma e, aspetto totalmente non considerato, introduzione di malattie virali e batteriche da parte di individui infetti o portatori sani.

Cosa si intende per inquinamento genetico di una specie?

La definizione classica di specie, valida per le classi dei vertebrati superiori, non si applica nel caso dei pesci ossei. Tra i pesci possono generarsi ibridi fecondi anche intergenerici, oppure esistono specie dello stesso genere non in grado di ibridarsi. Ad esempio, nel caso dell’ibridazione tra abramide (Abramis brama) e rutilo (Rutilus rutilus) si originano ibridi fecondi, ma la forma ibrida risultante risulta meno competitiva delle specie parentali rispetto all’ambiente e di conseguenza viene eliminata per selezione naturale.
Alcune specie non sono feconde tra loro o sono incompatibili ecologicamente, come la rovella (Rutilus rubilio) ed il triotto (Rutilus aula), ma se nel bacino viene introdotta una terza specie congenere, come il rutilo (R. rutilus) in grado di ibridarsi con entrambe e di agire da ponte genetico, si forma una popolazione ibrida che presenta caratteristiche di tutte le specie parentali. Molte specie congeneri (per alcuni sottospecie), comunque portatrici di un pool genetico peculiare, se poste a contatto tendono a dare origine a popolazioni ibride con esemplari che presentano caratteristiche morfologiche più o meno spostate verso l’aspetto dell’una o dell’altra popolazione parentale. Questo è il caso dei barbi che attualmente popolano gran parte dell’Arno aretino, dal comune di Laterina fino al comune di Pratovecchio.
Questi barbi sono il risultato di continue ibridazioni tra la forma autoctona Barbus tyberinus e le forme introdotte B. plebejus e B. barbus (vedere foto). I barbi ibridi presentano morfologia particolare, raggiungono maggiori dimensioni, e risultano molto aggressivi rispetto alla forma autoctona. Sono infatti attivi predatori di ghiozzi, cobiti, avannotti ed immaturi di altre specie. Attualmente rappresentano la componente principale della biomassa negli ambienti da loro colonizzati. La forma autoctona sopravvive geneticamente pura solo nei bacini degli affluenti isolati dall’asta principale da ostacoli invalicabili (briglie).




Cosa si intende per specie parassita di sperma?

In condizioni naturali le uova emesse dalle femmine di carassio dorato o pesce rosso (Carassius auratus), spesso chiamato impropriamente carassio, possono essere attivate dai gameti maschili di varie specie di ciprinidi, tra cui le più frequenti sono Cyprinus carpio, Tinca tinca, Blicca bjoerkna, Scardinius erythrophthalmus, sviluppandosi senza vera fecondazione (il corredo cromosomico del maschio non viene accettato).
Con tale modalità riproduttiva, detta ginogenesi, la prole riceve solo geni materni ed è perciò costituita esclusivamente da femmine. Ne deriva che la presenza di numerose femmine di carassio che emettano uova assieme alle femmine delle specie sopra citate, diminuisce la probabilità che avvenga la fecondazione delle uova della specie parassitata. Inoltre il pesce rosso risulta in grado di divenire infestante in un ecosistema partendo anche da una sola femmina o da pochissimi esemplari.


Come avviene l’introduzione di malattie virali e batteriche?

Nel loro habitat naturale molte specie hanno evoluto una naturale resistenza agli agenti patogeni per restando potenziali portatori della malattia.
L’arrivo di esemplari in ambienti popolati da specie congeneri o comunque sensibili al batterio od al virus può determinare forti morie o l’estinzione di intere popolazioni. Un po’ la stessa cosa occorsa agli indigeni americani all’arrivo degli europei.
Il problema è che chi attua immissioni illegali di specie alloctone non è generalmente al corrente di cosa può scatenare. Un gesto, spesso ritenuto innocuo o utile ai fini della pesca, può determinare una catastrofe ecologica di grandi proporzioni. Per questo si raccomanda di controllare, anche mediante quarantena, il materiale da ripopolamento e di contrastare duramente le immissioni illegali di materiale ittico
.

Luccio italico si ibrida con quello dell’est? Ibrido sterile o no?
Idem dicasi per il barbo?

Il luccio italico, recentemente riconosciuto come buona specie da Piergiorgio Bianco (Esox cisalpinus Bianco e Delmastro 2011), dovrebbe essere in grado di ibridarsi e dare prole feconda ma, per ulteriori informazioni, potete consultare Piergiorgio: piergiorgio.bianco@unina.it .
Riguardo ai Barbus ho risposto precedentemente.




Almeno per il Piemonte riscontro una quasi totale scomparsa del pesce piccolo cioè alborelle, vaironi, gobioni, triotti (le lasche chi se le ricorda) anche in luoghi ove non vi sono siluri, uccelli ittiofagi e con scarsa presenza aulietica. Come mai secondo Lei? Lo stesso cavedano, quasi un pesce hilander, ha subito un tracollo vertiginoso.

La rarefazione dei ciprinidi autoctoni è generalmente imputabile a molti fattori, spesso in sinergia tra loro. Si va da immissioni a scopo alieutico di specie predatrici in quantità sovradimensionate rispetto alle capacità trofiche dell’ambiente, alla comparsa di agenti patogeni, all’alterazione ambientale (lavori in alveo e di regimazione) con distruzione delle aree di frega, interruzione della continuità fluviale (briglie, centraline idroelettriche, e fonti inquinanti di vario genere.
In alcuni casi è risultata determinane la conversione di tratti fluviali in “Zone No Kill”, in questi le specie predatrici immesse monopolizzano completamente l’ecosistema a spese delle altre specie presenti, spesso fino a giungere al cannibalismo intraspecifico.
A dispetto di atteggiamenti “animalisti”, la gestione di un ecosistema fluviale deve sempre comprendere un serio monitoraggio delle capacità trofiche dell’ecosistema, con determinazione del numero per classi di età dei predatori presenti compatibili con il mantenimento di un equilibrio ecologico soddisfacente e, nel caso applicare la rimozione degli esemplari in eccesso tramite l’istituzione di capi trofeo o quant’altro. La presenza di uccelli itiofagi resta tra le maggiori cause di rarefazione dei piccoli ciprinidi, ma la loro presenza non è facilmente rilevabile (ad esempio le nitticore sono prevalentemente notture).
In ogni caso, durante le operazioni di campionamento per la revisione della Carta delle Vocazioni Ittiche della Provincia di Arezzo, personalmente ho rilevato una presenza fino al 65% di esemplari feriti da uccelli ittiofagi, nelle popolazioni di cavedano, rovella e vairone presenti in molte delle stazioni campionate.


Ci spiega come agisce un elettrostorditore?

Sfrutta le reazioni indotte nei pesci dalla corrente elettrica che li attraversa, in conseguenza del campo elettrico che si realizza immergendo in acqua un polo a carica positiva e uno a carica negativa. I pesci presenti nel campo compreso tra i due poli sono attirati dal polo positivo, verso il quale si dirigono nuotando attivamente, per poi rimanere storditi dalla scarica elettrica.


La famosa linea laterale quanto è potente? Cioè un luccio diciamo di 3 Kg a che distanza avverte le vibrazioni del famoso martin 28 gr? (tanto come esempio)

Non ho dati precisi per il luccio. Come esempio posso citare il siluro d’Europa: è dotato di un sistema di canali sensoriali in grado di monitorare in meno di 10 secondi gli spostamenti idrodinamici e le tracce chimiche della preda a distanze fino a 55 volte superiori alla lunghezza della preda stessa.

Il nanismo del persico reale ovunque da dove deriva?

Nell’ittiofauna il cosiddetto “nanismo” non ha motivazioni genetiche, è sempre correlato alla mancanza di cibo. In poche parole il pesce aumenta di dimensioni se ha cibo sufficiente. Fenomeni di sovrappopolazione o di competizione alimentare con altre specie causano l’abbassamento delle dimensioni medie della popolazione colpita. In ogni caso il fenomeno non è presente “ovunque”, ad esempio la popolazione insediata nel bacino di Montedoglio (Sansepolcro AR) ha un tasso di crescita ponderale tra i più elevati d’Italia, come confermato dai campionamenti effettuati assieme al personale GRAIA s.r.l. del 2004 e del 2011.



Confronto tra l’accrescimento lineare di varie popolazioni di persico reale (F. Ticino: Graia, 1999; L. Trasimeno: Lorenzoni et al., 1996; L. di Piediluco: Lorenzoni et al., 1996; L. di Monate: Jamet et al, 1990), effettuato nel 2004.


I depuratori non è che in molti casi emettono acque distillate invece che depurate con conseguenze facilmente immaginabili?

Non capisco, se immettessero acqua distillata sarebbe anche meglio, sarebbe neutra. Riflettete. La pioggia, non legata ad agenti inquinanti presenti nell’atmosfera, è acqua distillata. E la pioggia forma i bacini idrici. In ogni caso l’eventuale acqua distillata si riequilibrerebbe attraverso il contatto con il substrato e l’acqua già presente nel bacino.
Il problema è che spesso gli impianti di depurazione sono assenti o, se presenti, sottodimensionati rispetto al carico inquinante da smaltire, per cui la loro azione risulta di scarso effetto.


Quali sono le diatribe scientifiche in corso fra voi ittiologi?

Qui si entra in un campo minato. Sono molteplici. Risulta più facile dire in cosa siamo d’accordo. Limitiamoci a dire che tutti concordano sul grande pericolo che corre la biodiversità delle acque interne dell’intero pianeta.

Le espongo i nostri pensieri
Noi riteniamo che la legge italiana di pesca debba essere una sola e che nelle consulte di pesca debbano esserci solo gli ittiologi; le acque figure combinano solo disastri. Come è concepibile che vi siano regolamentazione diverse su periodi di frega e misure minime fra province e regioni confinanti? Non sarebbe d’ accordo che vi dovrebbe essere una chiara legge italiana di pesca che deleghi molto limitatamente e che ogni pescatore debba ricevere un opuscolo illustrativo sulle specie.

Naturalmente se le leggi fossero veramente fatte per il beneficio di chi le deve rispettare dovrei ammettere di aver sbagliato pianeta, o perlomeno stato. Scherzi a parte diverse regolamentazioni su periodi di frega e misure minime fra province e regioni confinanti possono esistere a causa delle caratteristiche peculiari dei bacini da considerare, quindi possono anche rendersi necessarie.
In ogni caso è vero: dovrebbe esistere una legge quadro per la gestione delle acque interne che fissi perlomeno rigide regole per la qualità genetica del materiale di ripopolamento, pesanti sanzioni a chi immette pesci alloctoni nelle acque criteri di salvaguardia e protezione della biodiversità, delegando però localmente le modalità di applicazione.
Non sono d’accordo che la gestione venga affidata ai soli esperti del settore. Soltanto attraverso un consapevole e responsabile coinvolgimento dei pescatori, sportivi e non, potremo giungere a risultati soddisfacenti e duraturi nella gestione della pesca e nella conservazione della qualità ecologica delle nostre acque interne.
Purtroppo siamo nel paese in cui siamo. Uno stato che non applica mai criteri di ingegneria idraulica biointegrata e biocompatibile.
Una “casta incapace” che, di fronte a nefaste emergenze idrauliche (troppo frequenti e diffuse) fa intervenire le ruspe, abbatte la vegetazione riparia e canalizza. Alla faccia della difesa della biodiversità e della naturalità dei corsi d’acqua.
Mai, dico mai, impedisce di costruire o abbatte gli edifici presenti a ridosso o dentro gli argini naturali dei fiumi. Anzi, dopo le tragedie, fa costruire negli stessi luoghi illudendosi di poter arrestare o deviare le acque per la prossima volta, quando (sicuro come il levar del sole) si verificherà una nuova emergenza. Una “consorteria” che durante le magre stagionali, in nome di convenienze personalistiche, non applica quasi mai i criteri di “minimo deflusso vitale” o di trattamento adeguato delle acque reflue.


La ringraziamo per la sua pazienza e collaborazione e di sicuro i nostri lettori le saranno grati.

11.21.2011

Il Sartirana e i suoi silurotti



Per queso itinerario bisogna ringraziare subito Lesovitich, cioè un mio amico negoziante sito in Novara, Frazione Lumellogno in Via dei Muratori, che ha scoperto la grande possibilità di questo canale (detto anche Roggione di Sartirana) per una pesca ai siluri medio-piccoli (con anche esemplari di rispetto come un 168 cm), che non è tecnicamente difficile nell’ esecuzione vera e propria, ma di grande difficoltà nel scegliere le anse giuste e nel poi salpare i pesci.
Oltretutto Roberto ha ideato varie montature per la sua pesca sia con esche naturali che artificiali e ha centinaia di minnows auto costruiti nel suo negozio.
Molte volte si è prestato per servizi su una testata cartacea (Il Pescatore) in varie tecniche e non è quindi uno sprovveduto in materia alieutica.





Essere in due direi è essenziale e così la mia povera moglie si presta ad essere la mia socia al momento di guadinare il pesce.
Lo fa per Amore o perché il siluro gli piace bel impannato e fritto? Voi che ne dite? Tralasciamo qualsiasi discussione Kill o No Kill e passiamo a parlare di questo canale.

Il Roggione di Sartirana è un canale artificiale che attraversa il territorio pavese in Lombardia, da Nord a Sud. Esso deriva dal Sesia per via di una grandiosa diga posta sulla strada che va da Palestro verso Rosasco. Ha una lunghezza di 27 km e una portata di 27m³/s. È stato realizzato nel 1387 per ordine di Gian Galeazzo Maria Visconti e quindi fatto tutto a pala e picco ed è per questo che può anche considerarsi un corso semi naturale; Non fosse per le periodiche semi asciutte autunnali che lasciano comunque acqua nel corso e nelle buche. Oggi il canale è gestito dall'ente "Est Sesia" che controlla tutti i canali della Lomellina e le sue rive sono molto infrascate. La profondità si aggira sui 250/300 cm con buche che vanno ben oltre. Il fondo favorisce le alghe anche se è possibile fare pesca a passata individuati i corridoi giusti o nei rigiri adatti. La grammatura del galleggiante in corrente non deve essere inferiore ai 5-6 gr e la pesca è destinata ai barbi che entrano dal fiume assieme ad alborelle e pesciame vario. Anche il ledgering ha la sua valenza e permette anche l’aggancio di piccoli e medi siluri sui 1-2 kg.

Ma che và per la maggiore è la caccia al siluro nel sottoriva; nna pesca vagante effettuata a spinning coi pescetti siliconici colla coda tagliata oppure usando a fondo (anzi appena sollevati dalle montature Lesovitich J) sarde o calamri o comunque roba che puzza.
Dieci minuti qua, dieci là ad esplorare i tratti meno infrascati sempre al mattino presto o alla sera tardi. Canne potenti sui 4 metri, trecciati potenti , piombi a bandiera dai 50 a i 100 grammi da far sbattere in acqua al momento della posa nel sottoriva se non vi sono grossi rigiri. L’ abboccata è sempre franca e decisa e sarà bene avere un mulinello con Bait Runner per quei momenti in cui l’ occhio non è sulla canna. Una sera vuole che i rovi mi abbiano fermato il tutto ma al ritorno dall’ aver colto delle more mi sono trovato la canna fra i rovi e il tracciato dello 0.24 tranciato……



Volendo nei grossi rigiri, dopo i ponti generalmente, si può effettuare una pesca di ricerca con grandi galleggianti o palloncini e pesci vivi .Abbigliamento idoneo a sopportare moscerini, rovi e ortiche; bevande fresche al seguito specie di sera. Guadino grosso o raffio al seguito e mai da soli. Essendo un canale vi sono asciutte totali o parziali nel periodo in cui i campi e le risaie non hanno bisogno del liquido.




E poi? Nonna Rita, visto che arrivano da acque, se non proprio pulite ma comunque di discreto livello, li cucina sfilettandoli o facendoli a tranci. Li impanna nell’uovo sbattuto e pan grattato oppure in alternativa in una miscela di uovo ed erbette varie e li frigge; Birra, patatine e PROVATELI!!!





Viabilità: Arrivando da Novara o dall’ uscita di Vercelli Est seguite per Vercelli e poi per Palestro: Dieci Km circa e siete i paese; al semaforo a destra e seguite le frecce per Rosasco. Dopo 3 km di strada asfaltata ma tortuosa vedete la prima buca, dopo ancora una cava (zona piscina) e poi via a seguire il canale fino alla sua fine.

Il negozio più vicino resta Lesovitch anche dall’altra parte del Sesia vi è Luciano Pesca in Corso Casale .

Fermatevi un attimo all’inizio di Plalestro ove un grande momunento ricorda la battaglia di Palestro. Fu combattuta il l’ultimo giorno di maggio del 1859 , fra circa 14.000 austriaci e 21.000 sabaudi/piemontesi

Video


https://www.youtube.com/watch?v=zO1fS2LBqoY


https://www.youtube.com/watch?v=rl-V9AP6TPA

11.02.2011

Il Tanaro a Masio

Il Tànaro (in brigasco*) Tana, in dialetto ormeasco Tòn-no, in piemontese Tane o Tani, è il 2º fiume più importante del Piemonte dopo il Po (del quale è anche principale affluente di destra) e uno dei maggiori d’Italia in quanto 6º per lunghezza (276 km) dopo Po, Adige, Tevere, Adda e Oglio e ben 4º per ampiezza del bacino idrografico (8.324 km²) dopo Po, Tevere e Adige. E’ lungo 276 km nascendo dalle Alpi Liguri presso Piaggia e Monesi, frazioni di Briga Alta (CN) e di Mendatica (IM), dal Monte Saccarello e finisce la sua corsa nel Po presso Bassignana (AL). La portata alla foce mediamente è 131 meri cubi/secondo.
Affluenti: Stura di Demonte, rio Bisaola, fiume Belbo, fiume Bormida, Canale Dugale, Scolo Caldone, Canale Caldone, Fosso Fossegone, Fosso Osone, Fosso Paiolo, Torrente Redone.
Scorre verso nord-est fino ad arrivare in Piemonte e presenta un andamento fortemente meandriforme che dà luogo al fenomeno dei calanchi ed il suo colore è, eccetto alcune volte, marrone per via del tufo che lambisce..
È un fiume molto sfruttato dall’industria e dall’agricoltura, profondamente influenzato dagli insediamenti urbani che sono cresciuti nel tempo vicino alle sue rive e da un’esasperata attività estrattiva di sabbia e ghiaia.
È soggetto in più punti alla canalizzazione forzata delle acque ma resta comunque, in alcune sue parti, una zona di passaggio e di nidificazione gradita a numerosissime specie di uccelli.

Il fiume stranamente chiaro

I locali,i dicono di saltuarie trote probabilmente dalle mole riserve nel tratto montano.




A Masio, cioè un 12-15 Km a monte di Alessandria, è già un grosso fiume e presenta una lama dritta lunga almeno 800 metri e un ampio curvone. Essendo campo gara ci si arriva con l’auto fin all’ argine e le postazioni sono già fatte e molto comode. La profondità è notevole, ed è mediamente di 4 metri, ma con picchi di oltre 6 metri; perciò pescando a passata bisogna avere attrezzi di misura adeguata.
Vi sono stranamente un po’ di Channel (che sicuramente si sono riprodotti) ed obiettivamente non so se siano solo in quella zona o in tutto il fiume; quasi certamente è l’ unico del Piemonte ad avere questo pesce, almeno a mio sapere. Poi posso sbagliarmi ma…





Molto praticata nella stagione autunnale la pesca con l’uva nera a galleggiante; vidi prendere molti cavedani anche se di taglia medio-piccola, ma anche qualche soggetto di discrete dimensioni in più occasioni. Essendo il luogo alle spalle del paese credo che i locali facciano una abbondante pasturazione.
Nel fiume devono finire tonnellate di mais anche visto che nell’ultima uscita tale esca veniva aggredita in continuazione da barbi di massimo 20 cm; è l’ ennesima dimostrazione che il pesce si adatta a quello che trova pur di alimentarsi non essendo generalmente il barbo un pesce adatto per tale cereale.
Nelle precedenti occasioni invece tale esca si è rilevata efficace per la cattura di buoni esemplari di idridi carpe-carassio pescando col Method e pastura gialla. Conviene pescare pesanti come dimensioni del filo visto che sono presenti esemplari di carpa, e non pochi, a detta dei locali e dimostratami da un ragazzo con foto fatte col telefonino, di oltre 10 kg.



Sopra e sotto sempre Tanaro ma molto a valle



barbetti con amettiera

Il colore dell’ acqua modifica anche il colore dei pesci e lo sbiadisce così troviamo dei barbi più sul grigio che sul classico verde.
Naturalmente il bigattino è l’esca universale ma nella stagione calda attira parecchia roba piccola . Io consiglio vivamente il ledgering come tecnica principale, magari con due canne(una a Method con mais inserito e una a feeder con pastura rossa e bigattini) e la passata come secondaria.

COME ARRIVARE: Prendere la Torino-Piacenza e uscire a Felizzano. Girare a destra e a Quattordio subito a sinistra. Oppure si gira a sinistra ed alla seconda rotonda a destra e si seguono i cartelli. Oppure girare a destra e a Quattordio subito a sinistra.

A decorrere dalla data del 1/2/2014, con provvedimento deliberativo la Provincia di Alessandria ha istituito, compatibilmente alle vigenti disposizioni della Regione Piemonte, il tesserino catture ittiche che prevede l’obbligo della registrazione giornaliera del numero dei salmonidi trattenuti e del peso complessivo delle altre specie soggette a limitazione di cattura. Compatibilmente alla D.G.P. n. 13, del 22-01-14 la limitazione del numero di catture giornaliero di trote fario non può superare i 5 esemplari mentre per quanto riguarda la trota iridea è possibile trattenere al massimo 8 esemplari. Il limite di peso trattenibile per ogni giornata di pesca non può complessivamente oltrepassare i 5 chilogrammi. Dal calcolo del peso debbono essere decurtati gli esemplari delle specie di cui all’allegato C (Regolamento 1/R emanato con  D.P.G.R. 10/01/2012) ed il pesce più pesante delle rimanenti specie (alborella, carpa, cavedano, cobite comune, ghiozzo padano, gobione, ecc). Al raggiungimento di uno limiti giornalieri di quantitativo di pescato trattenuto previsto è fatto obbligo di cessare l'attività di pesca. Il tesserino catture è rilasciato gratuitamente presso l’Ufficio Provinciale Tecnico Faunistico ed Ittiofauna, via Galimberti 2/A (terzo piano) Alessandria nei giorni da lunedì a venerdì dalle ore 9,00  alle ore 12.30 o in alternativa presso la Federazione F.I.P.S.A.S.  sede di Alessandria, via Piave 18, che potrà avvalersi di punti di raccolta delle istanze presso i negozi  di articoli di pesca.  Per il rilascio è necessaria la presentazione della domanda all’uopo predisposta unitamente alla consegna di copia delle quietanze di versamento  (o eventuale licenza di pesca per residenti in altra regione) e copia di un valido documento di riconoscimento. La consegna di tale tesserino è prevista anche tramite  delega. Il tesserino catture é destinato ai titolari di licenza di pesca di tipo B, D, a quanti sono soggetti ad esenzione al pagamento della stessa, ed è obbligatorio in tutte le acque della provincia di Alessandria ad eccezione dei laghi privati, delle zone a regolamentazione particolare (no kill) e durante lo svolgimento di attività di pesca agonistica (gare o raduni sociali).  Il tesserino è strettamente personale e deve essere riconsegnato alla scadenza annuale della licenza di pesca, anche se deteriorato. La mancata riconsegna preclude il rilascio del tesserino per l’anno successivo. In caso di smarrimento o sottrazione del tesserino, il titolare e tenuto a provvedere alla denuncia dell’accaduto all’autorità di Pubblica Sicurezza competente prima di richiedere il duplicato agli uffici provinciali.
Il pescatore, prima di iniziare l’attività di pesca, è tenuto a scrivere in modo indelebile nella pagina del rispettivo mese, il giorno e il codice del bacino. Nel caso in cui si eserciti l’attività di pesca in un corso d’acqua (o canale) non previsto nel codice bacini, è necessario indicare il codice del bacino in cui lo stesso è incluso. Nella circostanza in cui, in una stessa giornata, venga esercitata l’attività di pesca in corsi d’acqua appartenenti a bacini diversi o in laghi diversi, è necessario riportare nella medesima casella il codice di riferimento dei bacini frequentati. Ogni esemplare di salmonide (trota fario e trota iridea) pescato e trattenuto deve essere immediatamente registrato sul presente tesserino, apponendo una - X -indelebile nella casella corrispondente. Qualora il pescatore decida di depositare il pescato nel proprio automezzo o in altro luogo, dovrà obbligatoriamente cerchiare la registrazione (x) dell’ultimo esemplare segnato di ogni specie.  Il quantitativo del pescato espresso in peso, dovrà essere sempre indicato a conclusione dell’attività giornaliera di pesca per tutte le specie ad eccezione di quelle elencate nell’allegato C del Regolamento 1/R, per cui è previsto un limite numerico giornaliero ed il pesce più pesante delle rimanenti specie. In caso di spostamenti è obbligatorio cerchiare il peso raggiunto al momento, che non dovrà comunque superare a fine giornata i limiti di peso consentiti. Qualsiasi tentativo di contraffazione o di cancellazione o abrasione sul tesserino sarà oggetto di provvedimenti sanzionatori.
Referente: Carlo Fortunato
Indirizzo: Via Galimberti, 2/A, 15121 Alessandria
Telefono: 0131304573 - 0131304551
Fax: 0131304702
Cosa fornisce/rilascia all'utente: Tesserino segnacatture da ritirare presso l’Ufficio
Cosa occorre: Fotocopia di un documento di identità in corso di validità del richiedente, fotocopia Tassa governativa di pesca Licenza tipo B - D
Tempi standard del procedimento: Immediato
Modulistica
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Icona pdf Modulo richiesta tesserino (file pdf 132.75 kb scaricato 625 volte)





COSA COMPRARE D BUONO
: krumiri sono dei biscotti di farina di frumento che si possono servire o a pranzo, o con caffè e thè, ed hanno la qualità di conservarsi a lungo mantenendo la loro freschezza e il delicato profumo
Mostarda d'uva: consistente come una confettura resa scura dall'uso del mosto, di sapore non piccante, si gusta con polenta, bolliti, formaggi e, come un sorbetto, con la neve. La ricetta antica di questa conserva prevede che al mosto (di barbera, dolcetto, nebbiolo, moscato) si aggiungano i frutti di fine stagione (mele cotogne, zucca, pere, fichi, prugne, noci, nocciole, scorza d'arancia, e limone).

NEGOZI DI PESCA:Fabri Sport ad Alessandria V San Giovanni bosco e Corso Acqui 76 Telefoni: 0131-234713 e 0131-248191

DOVE MANGIARE: : TRATTORIA LOSANNA STRADA SAN ROCCO 22
15024 - MASIO (AL) Tel. 0131799525

*Il brigasco (in brigasco “brigašc”, in francese “brigasque”) è una varietà della lingua ligure appartenente al dialetto roiasco, parlata nelle Alpi Marittime nella Terra Brigasca, a cavallo del confine italo-francese nella zona del Monte Saccarello

10.21.2011

Pesca a galleggiante controcorrente




Che vi fossero delle storture mentali e anche tecniche nel mondo della pesca c’è ne eravamo resi conto noi di P&P, ma l’ incontro col Dayaco in un forum di pesca ci ha aperto gli occhi e siamo andati ad intervistarlo e a pescare con lui con diverse tecniche durante un suo periodo di ferie in Toscana. La moglie sua è al mare e noi 3 a Calcinaia sull Arno a prendere carpe e channel. Abbocherà pure una piccola anguilla.

Perché Lei non si rileva apertamente?

- Ho avuto un passato, ed ancora adesso sono parecchio conosciuto nel mondo della pesca; Inoltre il mio consuocero ha notevoli interessi nella pesca. Voglio evitare discussioni inutili



Come mai i pesci abboccano anche con acque sporche come quelle in cui stiamo pescando?

- Hanno delle specie di sensori lungo i fianchi: detta linea laterale che avverte le vibrazioni. Ogni animaletto si muove ed anche le esche artificiali. Poi molti grufolano ed aspirano tutto rigettando poi quelle cose non di loro gradimento.



I pesci vedono il filo?

Non lo so ma è ininfluente ai fini della pesca.
- Loro non sanno cosa sia un filo ed a cosa serve. Di certo nei tratti No Kill o similari stanno ben ben attenti a cosa mettono in bocca dopo essere stati punti varie volte ma ho preso un barbo una volta con ben altri 7 ami sul labbro... Nel caso del cavedano col singolo bigattino usare fili fini è solo un modo di far fluttuare meglio il complesso della lenza dato che l’amo influenza notevolmente la caduta del bigattino singolo in acqua ed il cavedano, attento osservatore, nota la differenza fra quello innescato e quelli in pastura che scendono molto più lentamente. Pescare con 4-5 bigattini è tutta una altra cosa.



A passata quale è la cosa più essenziale?

- E’ come nel ledgering.
A ledgering il lancio del pasturatore ad intervalli regolari (a seconda della quantità di pesce) sempre allo stesso punto sia coi feeder sia col method. A passata una pasturazione iniziale nelle giuste dosi e il mantenimento regolare della stessa a piccole dosi una volta che il pesce abbocca. Non serve assolutamente a nulla continuare a pasturare, specie in acque ferme o lente, se i pesci non entrano nell’ area pasturata. Ovviamente la passata deve avvenire sempre ove si è pasturato




A ledgering servono fili fini!!

- A parte casi particolari che riguardano sempre i NO Kill (ma anche li’ nutro seri dubbi) e qualche volta i cavedani in acque trasparenti, ma proprio trasparenti, direi proprio di no. Tutto il resto ingoia senza problemi l’esca ben presentata e si autoferra quasi sempre. Il resto è suggestione dettata dalla leggenda.


Ma lei si rende conto che sta dicendo il contrario di quello che vari esperti dicono da lustri, anzi decenni, nelle riviste ?

- E’ una leggenda, oltre ad essere Marketing e cose derivanti dalle gare di pesca ove il pesce piccolo e medio rappresentava la maggioranza del pescato, ed anche legato al cavedano nelle gare. Cioè: una volta il cavedano rappresentava circa il 30% dei pesci sopra i 300 gr; i pezzi sopra i 2 kg vi erano ma di certo non erano oggetto delle attenzioni dei garisti al colpo mentre quelli di taglia media si. Questi ultimi collo 0.10 od anche 0.08 li tirate fuori tranquillamente anche voi 2 imbranati.
Questo assieme di cose ha fatto del filo fine una delle basi del pescatore a passata. Per me è un grande errore tecnico specie di chi pesca da anni. Può anche darsi che abbocchi il 10% in più di pesci ma di sicuro i pezzi veramente grossi spaccano. Lei ben capirà che più roba vi è nella cassetta meglio è per il portafoglio di industria e commercianti della pesca.




Non siamo convinti di questa storia….Lei vorrebbe che un pescatore legasse un amo del N 22 a dello 0.18 ?

- Uffà che barba...L’ amo può essere anche del N 16 o del N 14 o anche meno come numero e si innesca NON uno, ma parecchi bigattini.
Tutti innescano un bigattino con amo minuscolo e filo sottile per rendere il bigatto esca più similare nella calata e nelle movenze in acqua ai bigattini di pastura.
Ognuno fa quello che vuole ma io innescando più bigattini rendo diversa la mia esca….come se pescassi con un grosso verme, mais, uva ecc ecc. Con le esche alternative e voluminose i cavedani abboccano anche con lenze da oratorio e fili di diametro più generoso.
Chi pratica il carpfishing da anni può benissimo dire che ha preso grossi cavedani colle boiles; ditemi Voi che terminali usano stè persone per poter portare al guadino carpe anche di 20 Kg? . 7-8-9 o più bigattini diventano una esca similare come concetto ad esche grosse; Basta attirare i cavedano coi bigattini sfusi e pescarli con altra esca, o meglio, innesco.




E per lo spinning?

- Lo stesso per lo spinning. Te la menano sulle esche ma nessuno spiega a che profondità, in che luogo rispetto a quella tipologia di acqua e in che periodo staziona tal o tal altro pesce. Ma non perché non vogliano ma perché non lo sanno nemmeno loro.
Sanno lanciare, sanno che quella esca artificale fa una tale azione e basta.



E Lei?

- Io non sono capace e ho solo fortuna, direbbe anche adesso il capitano della mia squadra di pesca di molti lustri fa...Esperienza che aborro ma che mi è stata utile! Pesco da una vita anche in posti ove facevo il bagno e scrutavo colla maschera i pesci per vedere dove erano e poi pescarli. Ma tecnicamente sono scarso.
Mi piace girare svariati posti e provare di tutto meno mosca e carpfishing.


Amo senza ardiglione? Che ne dice?

- A passata si; meno in acque ove ci sono anche trote, cioè torrenti di fondovalle, ma già in zone ciprinicole.
Il pesce bianco lo tieni sempre in tiro e non salta a parte qualche caso. La trota tante volte si e si slama abbastanza con amo od ancoretta senza ardiglione. Idem anche a ledgering.
A spinning mai meno ove è obbligatorio. Non rischio manco un 1% di perdere un medio/grosso predatore.





Come mai Dayaco?

- Essi sono una razza malese che prima tagliava e poi rimpiccioliva le teste dei nemici. Io faccio metaforicamente la stessa cosa adesso.

10.11.2011

Contenimento alloctoni a Firenze

Gli interventi di contenimento delle specie aliene presenti nelle nostre acque continuano a moltiplicarsi.
Ormai su tutto il territorio nazionale si contano sempre più piani e progetti che tentano di porre rimedio a questo problema.

E' di nuovo il turno della Toscana: dopo Arezzo tocca a Firenze, con l'attuazione di un piano di contenimento degli esotici (in particolare Siluri e Channel)che interesserà le acque dell'Arno cittadino

Vi invitiamo quindi a leggere questo articolo apparso su "GREEN REPORT", che ci spiega come e dove verranno fatti questi interventi.

Pare da evidenziare soprattutto la sorte che spetterà al materiale raccolto durante le pesche di selezione. A questo proposito riportiamo uno stralcio dell'articolo.

"...Le operazioni di cattura sono assolutamente innocue per gli animali e si compiono tramite elettrostorditore e reti a tramaglio, lungo tratti di lunghezza di circa 500 metri di fiume, nel tratto cittadino dell'Arno. Gli animali prelevati sono tenuti in vita in acqua per il tempo necessario al completamento della sessione di cattura, al termine della quale vengono liberati in un apposito bacino di stoccaggio, ovviamente isolato dalle acque pubbliche..."

Quindi niente uccisioni di massa di questi animali, ma il trasporto in un'area loro destinata.
Speriamo che almeno questo importante particolare allevi le preoccupazioni di quelli che si oppongono a questo genere di intervento proprio perchè non vogliono vedere uccisi questi animali.

Qui il link all'intero articolo

http://www.greenreport.it/_new/index.php?page=default&id=12677&mod=greentoscana

9.17.2011

Gare di pesca galleggiante


 In questa intervista non intende polemizzare sulla “Pesca vera - o – non vera”, sull’etica, sulla filosofia etc., ma si limita a riportare una semplice intervista.

Sotto il nome di “pesca al colpo” si intendono varie tecniche: canna fissa, bolognese, roubaisienne, inglese e alborella ossia tipologie di pesca che si attuano in gara.

Fino a non molti anni fa, in Italia le licenze di pesca superavano il milione di libretti. Si può quindi ben immaginare quale fosse il “movimento” di denaro intorno al mondo della pesca e, specialmente, intorno al mondo dell’agonismo. Tenete conto che un agonista era ( ed è tuttora) un “cliente” molto interessante per le grosse Aziende di pesca, dato che un agonista spende all’anno, tra attrezzature varie, esche, pasture etc., almeno dieci volte di più di un normale pescatore per diletto . L’associazione di pesca sportivi degli agonisti Italiani era la FIPSAS (a quell’epoca semplice FIPS).

Denaro e onestà non vanno troppo d’accordo, ed ecco perché l’intervistato avrà un Nick, grazie al quale si potrà esprimere liberamente su certi argomenti. Noi, per comodità, lo chiameremo “Silvio Trambusti”.Io stesso ne certifico l' attentuità.

Trambusti è nato e risiede tuttora in Toscana. E’ stato un agonista di livello medio (e se ne vanta). Ha anche collaborato alla rivista “Pescare” negli anni ’90.

-S. Trambusti, che differenza c’è tra l’attrezzatura da garista dei tuoi tempi e quella di adesso?

R: Ho cominciato a fare le prime gare che ero ancora adolescente, quindi a metà degli anni ’70. A quei tempi , l’attrezzatura, specie per chi iniziava, era molto ridotta rispetto a oggi. Si trattava di avere una “batteria” di canne fisse telescopiche ad azione di punta, dai 5 agli 11 metri, poi un paio di bolognesi di 5-6 metri e alcuni cannini da alborella. A quell’epoca, non esisteva ancora né roubaisienne, né inglese né i grossi panchetti che usano oggi.
Tutto sommato, erano gare alla portata di tutti o quasi, specie se uno si limitava ai circuiti provinciali. Se poi salivi di livello ( Regionale, Nazionale ) i costi lievitavano in modo esponenziale perché, oltre alle attrezzature, esche e pasture, dovevi mettere in conto la benzina, i pedaggi etc.


Ai miei tempi, poi, non esistevano gli Sponsor intesi in senso odierno. C’era qualche piccola azienda del tutto estranea al mondo della pesca che magari ci aiutava a pagare le piccole spese come affiliazione alla FIPS, tessere e poco altro.


-E i garisti di adesso che costi devono affrontare?

R: E’ difficile generalizzare. Certamente, oggi, anche un ragazzo giovane che comincia l’attività agonistica, deve mettere in conto di avere una roubaisienne, un buon panchetto, varie canne inglesi e bolognesi e relativi mulinelli e, in certi campi gara, ci vogliono anche le “vecchie” canne fisse e i cannini da alborella. Quindi, si può dire che, rispetto ai miei tempi, è una spesa superiore, anche perché molte Società di pesca sportiva, in pratica, “obbligano” il giovane (o la giovane) ad avere un certo tipo di attrezzatura, cosa che non succedeva ai miei tempi… Chi poi deve affrontare Campionati di un certo livello (Eccellenza Nord che corrisponderebbe ad una serie A in un altro sport oppure anche un’Eccellenza Zonale che invece sarebbe la serie B) si deve preparare a sostenere costi molto elevati, che sicuramente molti non si potrebbero permettere se non ci fossero gli Sponsor.
Da una recente indagine, pubblicata anche su di un noto forum, risulta che il 70 per cento circa dei 320 partecipanti all’Eccellenza Nord fanno parte del mondo della pesca, in quanto negozianti, rappresentanti, direttori commerciali di aziende produttrici e distributrici etc.



-Come si svolge una gara di pesca e come vengono redatte le classifiche ?

R: Tutti i partecipanti si ritrovano ad un luogo di Raduno. Lì, viene consegnata ad ognuno una busta che contiene le indicazioni per trovare il “picchetto” (posto di gara). Per esempio : Zona B, settore III, picchetto 5 , vuol dire che Ti dovrai recare nella Zona B, e poi al terzo settore della zona stessa. Lì, dovrai cercare il posto contrassegnato dal N° 5.
La gara, di solito, dura tre ore e per ogni tipo di Campionato sono previste delle “limitazioni” in fatto di esche e pasture.
Le Classifiche vengono redatte in base al peso del pescato da ogni singolo concorrente, quindi c’è una Classifica di Settore, di Zona e poi Assoluta.
Importante sottolineare che, prima e durante lo svolgimento della gara, i concorrenti sono (o, almeno, dovrebbero essere) controllati da un Giudice di Sponda, pronto a registrare ogni irregolarità e ad accogliere eventuali reclami.



-Ti è mai capitato di vedere od assistere a qualche “illecito” o “furbate” varie ?

R: Beh, sai, “la Madre dei furbi “ è sempre all’opera…Perché tutti vogliono vincere, o quanto meno “spulciare” il miglior risultato possibile.
Secondo me, bisogna distinguere due epoche : durante gli Anni Settanta, il pescato in gara veniva tenuto in buste di nailon legate alla cintola, per cui, a fine gara, i pesci erano morti. Ovviamente, c’è stato chi ha approfittato di questa norma, a volte, addirittura portando i pesci morti da casa per appesantire il sacchetto, e quindi vincere o quanto meno piazzarsi tra i primi.
Dopo, negli anni Ottanta, c’è stato l’obbligo tassativo di tenere il pesce in vivo nelle apposite nasse, per cui questo tipo di “escamotages” non è esistito più..
Le “furberìe” più evidenti sono quelle di chi detiene un quantitativo di esche
(bigattini) e pasture (sfarinati) di molto superiore al consentito dal Regolamento di questo o quel Torneo. E qui la “fantasia” dei furbi si scatena :
chi nasconde etti di larve dentro la fodera del giaccone da pesca (fodera cucita apposta), chi li nasconde in un calcio (o pompa) della Roubaisienne, chi cerca
di eludere i controlli celando cagnotti e pasture in borse, borsoni, fondi di secchi.. E la lista non finisce qui..


-Che mi puoi dire della situazione odierna ?

R_Oggigiorno, il mondo dell’Agonismo al Colpo in A.I. è in lento, ma (secondo
me), irreversibile declino. I giovani non sentono più, come una volta, il fascino delle gare. I motivi, del resto ci sono : la pesca in gara è uno “sport” costoso, per farsi una buona attrezzatura di base, occorre un mucchio di soldi. Poi, la benzina che costa ogni giorno di più. Mettiamoci anche che, negli ultimi 15-20
anni, sono nate discipline nuove di pesca come il Carp-Fishing, la grande esplosione dello Spinning e della pesca a Ledgering e la pesca al Siluro.
Queste nuove tecniche hanno affascinato sempre più giovani pescatori, promettendo grosse catture tutto sommato con un’attrezzatura che costa relativamente poco. Poi, c’è il fenomeno dei “laghetti” a pagamento (o cave), che offrono pesci a “pronta-pesca” (le famose “Trote-pollo”) e sono vicini alle città. Molti pescatori, anziani ma anche tanti giovani, vanno lì per “sfogare” la loro passione, sognando, magari, di pescare il bestione da dieci chili…



-Cosa mi dici dell’Arno Fiorentino ?

 2Video cattura siluro
Video cormorani
R: Purtroppo, tocchi un tasto dolente. L’Arno è MORTO !! Ed il brutto è che nessuno ne vuol sentire parlare.. E’ come la Favola del “Re Nudo” : tutti lo vedevano, ma nessuno aveva il coraggio di dirlo. L’Arno a Firenze è praticamente un fiume “morto”, in quanto non c’è più pesce bianco..Dove sono andate a finire le tonnellate di cavedani, scardole, savette, carassi che c’erano fino a dieci-quindici anni fa ? Inquinamento (certo), Effetto Diga di Bilancino (certo), ma soprattutto MILIONI DI SILURI che si sono mangiati tutto il pesce rimasto!! Se poi ai Siluri vogliamo aggiungere i Cormorani e i Channels, altra specie alloctona più invasiva del siluro stesso, il quadro è completo.
Nelle Gare in Arno si prende poco o nulla : qualche manciata di alborelle,oppure, ogni tanto, c’è chi pesca il “Jolly” sotto forma di carpona di 5-6 kg o
un Silurotto della stessa taglia e riesce, dopo non pochi sforzi, a portarli a guadino. Sull’Arno sono stati pubblicati Studi dell’Università di Firenze, in cui si dichiara che il 90 per cento della Bio-Massa del fiume, è costituito da Siluri.
Che altro vuoi che ti dica ? Che ..hanno ammazzato il fiume più pescoso d’Italia ? Te lo dico, e sono incavolato NERO ! Soprattutto con tutti i bigotti-ipocriti che fanno finta di niente, o con gli sciocchi che credono che “la Natura” metterà le cose a posto ! Sì, domani !! Stammi bene !



Silvio detto “I’ Trambusti”.

Video gara

http://pescambiente.blogspot.it/2011/09/gare-di-pesca-al-colpo.html

https://www.youtube.com/watch?v=6f_GOCGRHC0

9.14.2011

Precisazioni sul progetto "Pesca di Selezione"

In molti, a seguito della pubblicazione dell'intervista, ci hanno contattato e chiesto lumi riguardo alla deroga sulla pesca col vivo, soprattutto temendo ripercussioni sulle popolazini di lucci della zona. Anche su alcuni spazi web è nata la discussione, così ho pensato di chiedere di nuovo speigazioni ai fautori del progetto, L'Arci Pesca Fisa di Arezzo.

La mia domanda è stata semplice: la deroga alla pesca col vivo, non potrebbe rappresentare un pericolo per la popolazione di esocidi? Quali contromisure avete preso per evitare che questo avvenga?

Pronta la risposta del Comitato dell'Arci, che noi vi riportiamo testualmente.

(L'intervista al Comitato Arci Pesca Fisa di Arezzo sul progetto "Pesca di selezione" potete leggerla cliccando QUI)

I dubbi che hanno espresso i lettori sono corretti e direi anche apprezzabili perchè indicano che c'è stata una crescita notevole nella sensibilità
rispetto alla tutela del patromonio ittico. E questo ci piace molto.
Il rischio che viene paventato per il luccio è stato valutato da noi e direi contenuto al massimo. Ti spiego.
Il regolamento scritto da noi e approvato dalla nostra Amministrazione provinciale prevede l'assoluto divieto, nell'esercizio della Pesca di Selezione, di trattemimnento di qualsiasi altro pesce diverso dal Siluro. Per ulteriore tutela degli esocidi è stata definita inoltre un'area di applicazione del progetto ben precisa: si tratta di un tratto di Arno relativamente contenuto e di un breve tratto del Canale Maestro della Chiana, zone queste non votate alla presenza e alla pesca del luccio e facili da controllare con le guerdie ittiche della nostra associazione (me compreso).
Già dalla presentazione preliminare del progetto (Novembre 2010) abbiamo sottolineato che zone come Montedoglio, aree molto vocate alla presenza e alla pesca del luccio non dovevano essere incluse nell'areale di applicazione della Pesca di Selezione.
Se qualcuno abuserà di questa deroga che ci è stata data, abusando quindi della fiducia accordataci, sarà sanzionato. Ma questo vale per qualsiasi violazione commessa anche al di fuori di un progetto qualsiasi. Al corso saremo molto precisi e chiari su questo ed altri punti che ci stanno molto a cuore, come a voi.
Un'ultima cosa: la nostra Provincia vieta l'uso dell'esca viva perchè questa pratica piscatoria poteva, più o meno in buona fede, diventare veicolo di immissione di alloctoni (v. pseudorasbora parva). la deroga concessa non contraddice lo spirito della norma perchè nel nostro regolamento si impone di reperire l'esca viva nel luogo di pesca stesso.
Grazie per il vostro interesamento.

9.08.2011

"Pesca di selezione" -- Contenimento siluri Arno aretino

Siamo andati ad intervistare il Comitato Provinciale Arci Pesca Fisa di Arezzo per chiedere lumi in merito al progetto "Pesca di selezione".
Questo piano si è reso necessario a seguito dell'esplosione demografica della popolazione di siluri nel tratto Aretino dell'Arno.
Ringraziando il Comitato per la disponibilità nel rispondere alle nostre domande, vi lasciamo da subito all'intervista che spiega in modo dettagliato tutti gli aspetti della vicenda: su quali basi scientifiche poggia, quali sono gli obiettivi e in che modo saranno coinvolti i pescatori sportivi.
Purtroppo anche in questo caso c'è chi deve porre rimedio ai danni causati dalla stupidità altrui, ma ben vengano persone come queste che spendono il loro tempo nel tentativo di risanare quello che è il nostro patrimonio ambientale.

Il progetto è stato approvato dalla Provincia di Arezzo con delibera di Giunta 451 del 3-8-2011

Qual è la situazione siluro nell'Arno aretino? Da quanto sappiamo nelle vostre acque il glano era presente in modo limitato; cosa è successo negli ultimi anni? A cosa imputate l'esplosione demografica della specie?

R: La situazione dell'Arno aretino è preoccupante a detta degli ittiologi che proprio nel 2011 hanno competato un complesso lavoro di aggiiornamento della carta ittica. stiamo vivendo una fase in cui, dopo un lungo periodo di latenza, la diffusione del Siluro ha raggiunto livelli significativi.
tenete conto che l'asta dell'Arno scorrente in territorio aretino è interrotta da ben 2 dighe insormantabili (da monte a valle: diga di Levane, diga di La Penna) e da almeno 4 dighe/briglie nel tratto superiore. al momento attuale, diversamente da quanto registrato fino a 1/2 anni fa, il siluro ha fatto la sua comparsa (immaginate voi quale sia stato il veicolo...) fino sopra la seconda grande diga e ormai le catture di siluri sono all'ordine del giorno fino all'inizio del corso torrentizio del nostro Arno, ovvero fino al centro abitato di Castelluccio (comune di Capolona situato nel basso Casentino).
l'ittiologo che segue il nostro progetto da un punto di vista scientifico non è ottimista circa l'impatto che questa nuova popolazione ittica possa avere nel nostro fiume e paventa scenari simili a quelli dell'Arno fiorentino. Voi mi chiedete a cosa possa essere imputato l'incremento del numero di siluri.
credo che nel nostro Arno si verifichi quello che è già successo altrove: introduzioni di siluri, acclimatazione, l'ambiente ostitante che riesce in una fase iniziale a sostenere da un punto di vista alimentare la nuova popolazione di alloctoni, incremento esponenziale del numero dei siluri, impatto nelle popolazioni di autoctoni, ecc. ecc. una storia già vista. purtroppo.


Avete condotto degli studi prima di stendere un piano di intervento? Se si, cosa hanno evidenziato?

R: Quanto agli studi ho già detto sopra. gli stordimenti condotti dagli ittilogi incaricati dalla Provincia di Arezzo hanno evidenziato un incremento del numero dei siluri e soprattutto ne hanno rilevato la presenza in zone (v. Canale Maestro della Chiana, un affluente dell'Arno) nelle quali non era censito nei rilievi del 2008.

Una cosa che mi ha colpito molto è la notizia che voi, unitamente alla Provincia, avete organizzato dei corsi rivolti a tutti i pescatori muniti di licenza B, proprio per sensibilizzarli al problema. Con quali modalità verranno effettuati questi corsi e cosa imparerà chi deciderà di partecipare?

R: I corsi si terranno a partire dal mese di Settembre. il corso si prefigge in linea generale di responsabilizzare tutti i pescatori alla tutela del nostro ecosistema fluviale. In particolare prevedono una parte normativa (spiegazione dettagliata del regolamento per la pesca di selezione) e una parte
scientifica a cura dell'ittiologo finalizzata alla conoscenza della biologia Silurus Glanis. La partecipazione al corso abilita all'esercizio della pesca in deroga al divieto di utilizzo di esche vive o morte, solo per realizzare le finalità (monitoraggio e contenimento del Siluro) del progetto.


Un punto che spesso si rivela spinoso quando si parla di piani di contenimento e soprattutto di divieto di rilascio di specie esotiche è lo stoccaggio del materiale prelevato. Un animale come il siluro che può raggiungere lunghezze e pesi da brivido, non può essere gettato nel cassonetto dell'immondizia come un qualsiasi rifiuto organico, né può essere abbandonato sulla sponda o peggio gettato morto in acqua. Come dovrà comportarsi il pescatore dopo la cattura, qualora decidesse di non cibarsi della sua preda?

R: Il problema che ci ponete è serio. Al momento tuttavia non ci sono da noi siluri di taglia che possa creare difficoltà insormantabili di smaltimento.
Forniremo ai pescatori di selezione borse termiche per la conservazione delle catture, in attesa che poi l'ittiologo possa esaminare il contenuto stomacale. da esperienze recenti ci risulta che i siluri catturati ad oggi siano stati consumati dai pescatori o da loro conoscenti. I nostri pescatori hanno dimostrato un buon livello di maturità e di responsabilità.


Il piano sta prendendo il via in questi giorni, avete già potuto tastare il polso della comunità dei pescatori in merito?

R: Noi siamo un'Associazione di pescatori. Le nostre iniziative nascono (ed è un preciso dovere il nostro, dovere di rappresentanza!) dalle esigenze dei pescatori. Nei mesi scorsi abbiamo dovuto contenere la grande aspettativa dei pescatori in merito a questo nostro progetto dato che i necessari passaggi burocratici parevano rallentarne la realizzazione. Ci è stata mossa sempre e soltanto una critica: perchè non abbiamo agito prima?

Avete un sito web attraverso il quale anche i nostri lettori possono avere maggiori informazioni sul progetto ed eventualmente seguirne lo sviluppo?

R: Presto il nostro sito www.arcipescando.altervista.org sarà aggiornato con i contenuti del progetto.

D.M.

N.B Potete leggere alcune precisazioni in merito alla deroga al divieto di pesca con esca viva cliccando QUI

9.04.2011

La tinca




Se, per assurdo, questo pesce si trasformasse in un essere umano non potrebbe che diventare una elegante e bella signora dalle forme abbondanti e movenze sensuali, con atteggiamenti un po’ snob. Ad incontrarla vien da chiamarla Sabrina come la conturbante attrice romana Ferilli, ma il suo nome latino è “tinca tinca” (linnaeus 1758) della famiglia dei ciprinidi.

Molti sostengono che sia autoctona cioè vivente nelle acque della nostra penisola fin dagli albori delle sue origini, ma qualcuno pensa che sia arrivata in Italia dall’oriente ai tempi dei romani come la carpa. Porcellotti dottor Stefano asserisce che è autoctona al 100% e se lo dice Lui........ Di sicuro è stata introdotta in Sicilia e Sardegna.

La cosa interessa poco a noi pescatori che ci accontentiamo di insidiarla ed alcune volte di portare piacere alle nostre papille gustative colla sua carne. Ad onor del vero non tutti l’ apprezzano dato che la nostra signora passa la sua esistenza a succhiare invertebrati dal fango; ma molteplici sono comunque le ricette a lei dedicate.







MORFOLOGIA, HABITAT E DIETA:



La tinca ha una corporatura massiccia ed una colorazione verde con tonalità variabili a seconda del luogo in cui vive e piccolissime squame; ne esistono alcune con macchie bianche ed altre con grosse macchie nere, che io stesso ho catturato in un piccolo lago della Carinzia (Austria).

Ha dei denti faringei (4 o 5 per ogni lato) che sono claviformi. Il suo ventre è generalmente chiaro diventando più bruno verso il nerastro nelle parti superiori. La pelle della tinca è spessa e ricca di ghiandole mucose che la rendono viscida.

Nelle peschiere (generalmente vecchie cave per l’ estrazione dell’ argilla) di Poirino (TO) viene allevata a scopo commerciale la versione dorata.

Ama le acque ferme o a corso lento con fondali fangosi, specialmente se ricchi alghe. Vive però anche in acqua di risorgiva e si adatta pure nei laghi e laghetti di collina, oltre che ai grandi bacini dei grossi laghi.

Tollera acque leggermente salmastre.

Tipica è la sua presenza nelle lanche, cioè nei rami morti dei grandi fiumi.

Particolarmente significativa la sua presenza nel lago di Iseo.



La sua vocazione è gregaria e delle volte si incontrano branchi di individui della stessa taglia.

L’alimentazione è costituita da animali bentonici come vermi, larve di insetti, molluschi e crostacei, oltre alle alghe come componente secondario della dieta. E’ abbastanza adattabile alla temperatura dell’ acqua anche se nei periodi più freddi se ne sta in “letargo” (rallenta le funzioni vitali) in mezzo al fango. Resiste inoltre per parecchio tempo fuori dall’ acqua. Purtroppo è una specie che ha subito una netta regressione numerica a causa dell’ inquinamento.











RIPRODUZIONE:



La “frega” avviene in acqua bassa e la femmina depone fra la fine della primavera e l’ inizio dell’ estate , con temperature di 19-20 °C un numero di uova elevato ( circa 400.000/600.000 ogni Kg) con diametro di 0.8/1.3 mm

Le uova schiudono in 4-8 giorni avendo necessità di 100-120 gradi giorno e le larve possiedono organi adesivi e rimangono, fino all’ assorbimento del sacco vitellino, attaccate alle piante acquatiche. La crescita è piuttosto lenta; la maturità sessuale è raggiunta a 2 anni per i maschi e a 3-4 per le femmine. Nelle acque italiche raggiunge i 4 Kg di peso con qualche rara eccezione superiore; la media delle catture è compresa fra i 500 e i 2000 grammi. Vive in media 10 anni.


                                                           Tinche in Irlanda




LA PESCA:



Bisogna tener conto che essa è protetta da misure minime (generalmente attorno ai 20 cm) e periodi di divieto di prelievo durante il periodo riproduttivo in tutta Italia, con variabili da regione a regione per cui è meglio informarsi magari andando a cercare il link adatto nel nostro sito all’ articolo LINK LEGISLATIVI. In generale la protezione avviene nel mese di giugno e la misura minima è di 20 cm ma è meglio comunque informarsi.

La sua cattura avviene occasionalmente, ma non troppo, pescando a passata. Cose più uniche che rare è la cattura a spinning come è capitato nelle lanche del Ticino di Cameri(NO-Mio paese natale) al ragazzo della prima foto che stava insidiando Mister Esox.

Per la sua pesca specifica essenziale e ovvio è la certezza della sua presenza in maniera significativa nello spot; in acque circoscritte come stagni, piccole cave, stretti canali bisognerà adottare un comportamento ovattato atto ad evitare rumori inutili in quanto la “nostra signora” è particolarmente timida.

Una pasturazione preventiva di qualche giorno è il preludio per la sua cattura. Nel lago Maggiore , ma anche altrove, era consuetudine pasturare con bocconi di polenta mischiata a gorgonzola; non arrivando a tal punto si può benissimo comprare la polenta pronta venduta nei negozi di pesca o fare delle palline usando della pastura specifica a base dolce unendoci del mais.








Anche il pane, i piselli ed altri legumi sono adatti allo scopo.

Manipolando gli impasti è consigliato ai fumatori incalliti indossare guanti di plastica per non impregnare il composto di odore e sapore sgradevole.

Una buona tecnica, più raffinata della classica e vetusta pesca a fondo, è il cosiddetto Method, anche con l’esca infilata nella pastura che si stringe attorno al marchingegno.

Si può benissimo anche pescare col galleggiante. In questo caso l’ abboccata della tinca è caratterizzata sovente da sussulti del “tappo” più o meno marcati; si aspetta un deciso affondamento e poi si ferra; la sua massiccia conformazione fa che la “signora” attui una difesa poderosa almeno inizialmente, ma non certo paragonabile a quella di carpe o barbi.

Un finale dello 0.20 sarebbe sufficiente anche per grossi esemplari, ma il suo vivere presso alghe induce ad usare nylon di qualche misura superiore nel caso in cui durate il recupero vi si infili dentro.

Gli ami andranno scelti in base all’ esca magari usando quelli dorati innescando il mais.









CUCINA:



Traggo dalle tabelle di composizione degli alimenti dell’ Istituto della nutrizione: 100 gr di parte edibile cioè commestibile apportano 76 Kcal e contengono 18 gr di proteine, 80 mg di sodio, 244 di potassio, 0.5 gr di lipidi, 1 mg di ferro, 218 di fosforo, 31 mg di calcio, 0.06 di tiamina, 0.15 di riboflavina oltre a tracce di vitamina A e C.



Segnaliamo la sagra della tinca al forno a Clusane D’ Iseo

http://www.clusane.com/eventi/locandina_settimana_della_tinca.pdf



Altre sagre sono nella zona di Poirino e ci si informi nei siti adeguati.

Infatti in tal paese a metà maggio si svolge da molti decenni la fiera della tinca (70-80 vasche di esposizione) che è l’ unico concorso sull’ allevamento ittico di cui abbia sentito parlare.

Per chi fosse interessato all’acquisto di tinche nello stesso paese esiste un consorzio.



http://www.arcanova.info/mat/aziende_schede/razze_autoctone/TincaGobbaDorata.pdf
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La colorazione dorata di quelle tinche è dovuta alle terre argillose della zona e la gibbosità pare all’ eccesso di alimentazione. I pesci vengono immessi in commercio una volta raggiunto il peso di 100-120 gr.

Una taglia cosi piccola fa si che le loro carni non prendano gusto di fango. Esiste addirittura un disciplinare per il loro allevamento.







CURIOSITA’:



Come ogni signora di origini nobili anche la tinca ha le sue storie ed anche se non sono sentimentali sono alquanto interessanti e singolari.

Si diceva che fosse magica, avendo proprietà di guarigione di altri pesci ed anche della razza umana.

Alcuni antichi medici sostenevano che messa sul capo guarisse le infiammazioni agli occhi e se applicata alla pianta del piede guarisse la peste. Siccome all’epoca già esistevano le correnti di pensiero altri esimi dottori affermavano che l’ultima applicazione invece fosse adatta per curare l’ itterizia ed il mal di testa oltre a far cessare la febbre.





Pescare nei laghi di Bertignano e Masserano (entrambi nella provincia di Biella)

Dal PDF (stranamente scaricabile) della provincia “” In provincia di Biella le acque gravate da vincoli particolari sono: ...